Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. Cisl: discriminatorio l'obbligo di idoneita' alloggiativa per gli immigrati

U.E. - ITALIA
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Un ricorso al Giudice del Lavoro, per dimostrare che il certificato di idoneita' alloggiativa, richiesto agli immigrati regolarmente in Italia ogni volta che cambiano posto di lavoro, e' "una discriminazione a tutti gli effetti". Secondo la Cisl di Milano, infatti, questo meccanismo, operativo dall'entrata in vigore, nel febbraio 2005, dei regolamenti attuativi della Legge Bossi-Fini, "intrappola gli stranieri regolari nel nostro Paese in un cortocircuito irrazionale e assolutamente discriminatorio".
"E' un vero controsenso che gli immigrati con permesso di soggiorno, per poter cambiare lavoro, debbano obbligatoriamente presentare un certificato di idoneita' alloggiativa che attesti la qualita' della loro abitazione - ha detto Stefano Resmini, responsabile dell'Ufficio vertenze della Cisl -. E' un controsenso perche' a me, cittadino italiano, nessun datore di lavoro chiedera' mai, come clausola determinante per la mia assunzione, la qualita' dell'alloggio in cui vivo".
Il caso concreto da cui e' partita l'intera vicenda e' quello di due lavoratrici marocchine, Aicha Anouar e El Hannat Fatima che, pur avendo tutte le carte in regola, non sono state assunte perche' non sono riuscite a procurare per tempo il certificato alloggiativo richiesto dal datore di lavoro. A questo punto le donne si sono rivolte alla Cisl di Milano, attraverso cui e' stato presentato un ricorso, poi vinto. Ora il sindacato milanese attende l'esito di un ricorso generale presentato contro l'idoneita' alloggiativa. L'udienza e' prevista per il prossimo 7 luglio.
"Con questa norma, che e' contenuta in un Dpr, non in una legge, uno straniero e' condannato a restare senza lavoro perche' non ha la casa e senza casa perche' non ha un lavoro, con il rischio di perdere anche il permesso di soggiorno - ha ribadito Alberto Guariso, l'avvocato delle due lavoratrici". Con questi regolamenti attuativi della Legge Bossi-Fini, si condannano le persone a restare in Italia senza la prospettiva di crearsi una vita migliore".
Con il ricorso presentato ora "vogliamo dimostrare che il contratto di soggiorno e' discriminatorio - ha aggiunto Maurizio Bove del Servizio Stranieri della Cisl milanese - e contrasta con il principio fissato dall'articolo 2 del Testo Unico sull'Immigrazione, secondo cui 'gli extracomunitari regolari in Italia possono spostarsi sul mercato a parita' di condizioni con il cittadini italiano. Se vincessimo il ricorso apriremmo una nuova strada che anche il Ministero dovrebbe poi percorrere'".
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