Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Clonazione contro "dogmi" biologici

U.E. - ITALIA
Notizia ·
In un intervento sul quotidiano "La Stampa", il prof. Vittorio Sgaramella, dell'Universita' di Pavia, ha cercato di "smontare", in termini di leggi naturali della biologia, il processo noto come clonazione riproduttiva.
Secondo il prof. Sgaramella, clonare un essere vivente attraverso il trasferimento dei nuclei somatici in ovuli enucleati viola essenzialmente due principi teorici empiricamente dimostrabili, ossia:

1) La discontinuita' genomica zigote-soma. "Nel corso di differenziamento, sviluppo, malattie, invecchiamento, il genoma delle cellule somatiche diventa sempre piu' diverso da quello delle cellule di partenza."
2) L'ineguaglianza DNA-gene. "Non tutte le sequenze di DNA sono geni. Lo sono quelle che determinano le diverse caratteristiche di un individuo, variabili da cellula a cellula. La stessa sequenza sara' un gene in una cellula, in un tessuto, in uno stadio dello sviluppo; in altri no."

In sostanza, il "dogma centrale" della biologia molecolare sostiene che le informazioni ereditarie sono trasmesse attraverso meccanismi genetici. In realta', lungo le generazioni, una cellula scambia con le cellule figlie anche informazioni non contenute nella sequenza di basi del DNA. Questa trasmissione di caratteri ereditari non attribuibili direttamente alla sequenza di DNA, prende il nome di epigenetica. Per Sgaramella, l'epigenetica e', di conseguenza, "il peggior nemico della clonazione"/>.
Secondo questo principio infatti, un genoma trasferito nell'ovulo deve essere: come sequenza, "continuo" rispetto a quello dello zigote di partenza; e come complesso deve rimodellarsi fino a diventare un nuovo zigote. Ma queste due condizione non sempre sono facilmente e contemporaneamente realizzabili: "ovulo e genoma somatico sono spesso inadeguati".
Un altro fattore che rende la clonazione un processo attualmente rischioso e inaffidabile e' il metodo di concepimento del clone stesso: "il sesso, evolutivamente e' un successo, non perche' assicura biodiversita' alla specie e piacere all'individuo, ma perche' permette ai figli di ricevere dai genitori il meglio dei loro genomi", e serve a riparare il DNA, favorendo nuove ricombinazioni fra i geni, ottimizzandoli e revisionandoli. Tutto questo, ai cloni e' negato.
Conclude Sgaramella: "Produrre una copia fedele di un uomo adulto e' enormemente difficile: bisogna trasferire nel clona anche l'intera biografia del modello, con tutti gli effetti complessi e irriproducibili che ha avuto sulla sua biologia. Missione impossibile? Pare proprio di si', anche per i Raeliani. Ma quel che volevano era tanta pubblicita', e l'hanno avuta, gratis per giunta."
Ma se per la clonazione riproduttiva le difficolta' appaiono insormontabili, per quella terapeutica gli ostacoli riguardano "il dopo". Cioe': "nella clonazione terapeutica, le cellule vengono coltivate in vitro e poi, dopo una caratterizzazione per campionamento, trapiantate nel paziente a milioni. Una volta immesse in circolo, non si possono piu' recuperare: se tra loro ce ne sono di non-funzionali, o di potenzialmente dannose, creeranno problemi." In generale, quando si parla della trasgenetica, accade spesso che un risultato inaspettato rovini il lavoro attento fatto su un singolo gene o su una sequenza. Questo accade perche' "una volta trasferiti nell'ospite, dei costrutti transgenici si perde il controllo: si integrano in posizioni e in numeri variabili del genoma dell'ospite con effetti imprevedibili".
La soluzione a tutto questo risiede sempre e comunque, nello studio e nella ricerca continui: "occorre capire l'origine di questi incidenti e quindi prevenirli." Un processo lento e lungo, che secondo Sgaramella "non e' facile, ma neppure impossibile."
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