Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Cna: sono circa 95mila gli imprenditori stranieri

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nel 2005 in Italia operano 94.633 titolari d'impresa stranieri, a fronte dei 71.843 dell'anno precedente. Tra il 2004 e il 2005, dunque, il numero delle imprese condotte in Italia da cittadini stranieri e' aumentato, del 31,7% e, senza l'apporto degli immigrati, il tasso di crescita delle imprese individuali italiane nel 2004 non sarebbe stato positivo. Sono questi alcuni dei dati contenuti nell'indagine conoscitiva sulla situazione socio-lavorativa degli immigrati nel nostro Paese ('Valorizzare la differenza. L'integrazione degli stranieri: lavoro e impresa') condotta dalla Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) e presentata oggi a Roma.
Tra il 2004 e il 2005, si legge nella ricerca, la Liguria e' la regione ad aver registrato la maggiore crescita (+68%), seguita da Puglia (+54%) e Toscana (+40%), mentre Milano e' la prima citta' per numero di titolari d'impresa stranieri (17.321), Roma ne conta 13.397 e Torino 'solo' 8.553. Lo studio s'inserisce nell'ambito del progetto comunitario 'Integration' (Equal Fase II) teso a contrastare qualsiasi fenomeno legato al razzismo o alla difficile integrazione degli stranieri negli Stati ospitanti.
L'iniziativa, coordinata in Italia dal ministero del Lavoro, si avvale anche dell'adesione di 'Total Target' (societa' di servizi), di Snals (sindacato di categoria della scuola), della cooperativa sociale 'Solidarieta", di Upi (Unione province d'Italia), della societa' 'Apulia' e di 'Prometeo s.a.s'.
Secondo l'indagine della Cna, inoltre, Prato e' la provincia con la piu' solida vocazione multietnica, con un numero di imprese condotte da stranieri pari al 18,8% del totale. Praticamente una ditta su 5 e' guidata da immigrati. Ancora, il 41% del lavoro immigrato autonomo in Italia opera nel settore del commercio, il 31% nelle costruzioni, il 9% nei servizi e il 6% nel settore manifatturiero. I marocchini sono il gruppo piu' nutrito di imprenditori stranieri, seguiti da cinesi e albanesi, anche se, secondo le ultime stime fornite dal Rapporto Eurispes, sono cinesi e senegalesi a dimostrare la maggiore attitudine imprenditoriale nel nostro Paese.
Sul fronte del lavoro dipendente, invece, i dati forniti dalla Cna fanno riferimento ai numeri degli iscritti all'Inps nel 2002. Secondo lo studio erano 992.300, di cui oltre 320 mila impiegati nel commercio e quasi 175 mila nel settore dell'edilizia. La maggior parte lavora in Lombardia, Veneto ed Emilia Romana, mentre secondo dati piu' recenti (relativi al 2005), la citta' di Milano ha registrato un incremento di assunzioni di immigrati dipendenti pari a 36 mila unita'. Circa il 70% degli stranieri dipendenti in Italia, inoltre, lavora in imprese con meno di 50 addetti e la maggior parte di questi in realta' a conduzione familiare (meno di 20 addetti).
L'indagine condotta dalla Cna evidenzia anche cifre importanti sul versante del lavoratori 'in nero'. Un terzo di essi e', infatti, costituito da manodopera immigrata, di cui il 14,3% lavora in aziende industriali, il 16,7% in aziende artigiane e il19,4% in aziende agricole. "L'indagine e tutte le iniziative da noi condotte nell'ambito del progetto 'Integration' -ha spiegato Giulio Baglione, responsabile Cna del progetto comunitario- sono perfettamente in linea con i propositi espressi dal nuovo governo circa la necessita' di modificare la normativa relativa all'immigrazione. L'attivita' imprenditoriale -ha continuato- non ha colore, ne' convinzione religiosa, ma fa capo a un unico sistema valoriale di riferimento".
"Nel nostro progetto -ha detto Stefania Cosi della 'Total Target'- abbiamo valorizzato due canali privilegiati: le imprese e la scuola". E proprio della centralita' della scuola nel processo di integrazione degli stranieri ha parlato anche Emilio Fatovic dello Snals. "Valorizzare la differenza -ha detto- non vuol dire fare in modo che una cultura sovrasti l'altra, ma che esse coesistano armonicamente nel rispetto delle reciproche diversita'. La differenza -ha concluso- e' un valore sia sul piano sociale che su quello economico".
A chiudere i lavori, Romano Benini, esperto delle politiche del lavoro della Cna: "Il tentativo di 'Integration' -ha spiegato- e' quello di creare una sinergia tra le imprese artigiane che creano opportunita' di lavoro, le province e il territorio per quanto riguarda la possibilita' di migliorare l'occupabilita' degli immigrati, soprattutto quelli di seconda generazione".
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