Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Cnel: al Nord maggiori possibilita' di integrazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Dagli anni 2000 le regioni settentrionali, soprattutto quelle nord orientali, sono quelle che in Italia offrono le condizioni piu' favorevoli per l'integrazione socio-lavorativa degli immigrati; mentre sembra accentuarsi la differenza fra le aree centro settentrionali e quelle meridionali-insulari. E' quanto emerge dal quinto rapporto Cnel sugli 'indici di integrazione degli immigrati in Italia' presentato ieri e realizzato con l'aiuto dei redattori del dossier sull'immigrazione della Caritas.
Trentino Alto Adige, Veneto e Lombardia guidano la graduatoria dell'indice complessivo di integrazione e sono pressoche' allineate in cima alla classifica. Quasi tutto il meridione, con Campania e Sicilia in coda si colloca invece nelle parti basse della graduatoria, ad eccezione dell'Abruzzo che lambisce la fascia alta.
Per quanto riguarda le province, secondo il rapporto, nel corso di un anno quelle a massimo potenziale di integrazione sono piu' che raddoppiate passando da 11 a 25. Sono incluse in questa fascia oltre alle province autonome del Trentino Alto Adige, ben sette delle undici lombarde, due delle sette venete, cinque delle nove emiliane romagnole, tre delle quattro del Friuli e tre delle piemontesi. Tra le diciassette province a basso potenziale si colloca un terzetto costituito da Bari, Cagliari e Napoli mentre tra le diciotto a potenziale di integrazione minimo l'unico capoluogo di regione e' Palermo.
In generale, secondo il Cnel 'e' nel 'piccolo', cioe' in contesti raccolti anche dal punto di vista amministrativo, che si giocano in gran parte i delicati processi di integrazione sociale'.

"Le risorse che lo Stato mette a disposizione per gli immigrati non vanno considerate una spesa, ma la restituzione di una minima parte di quello che riceviamo da loro". A dichiararlo il ministro della Solidarieta' sociale, Paolo Ferrero, che, durante la presentazione del V rapporto del Cnel.
"Lo Stato- spiega Ferrero- risparmia 150mila euro per ogni immigrato ventenne che arriva in Italia per lavorare". Questa e' la cifra che spendiamo, infatti, per l'assistenza e l'istruzione di ogni "cittadino italiano" da 0 a 20 anni. Si aggiunga poi che "gli immigrati pagano ogni anno allo Stato italiano circa tre miliardi di tasse". A fronte di questi guadagni, rileva Ferrero, "lo Stato, tolte le risorse stanziate per la repressione e l'ordine pubblico, spende meno di 100 milioni l'anno per gli immigrati".

'Il nostro Paese esprime politiche di integrazione sempre piu' efficaci, ma queste rimangono ancora frammentate e diversificate. Cio' che sembra mancare, ed e' sempre piu' evidente, e' la capacita' di programmazione e definizione di obiettivi a livello nazionale, che renda i risultati raggiunti da alcune zone conosciuti e piu' facilmente trasferibili adottando un'impostazione decentrata e valorizzando le capacita' di inclusione delle realta' medio-piccole'. Cosi' si e' espresso Fabio Sturani, sindaco di Ancona e Vice Presidente Anci con delega sull'immigrazione intervenendo ieri a Roma alla presentazione del rapporto Cnel.
Secondo il Vice Presidente Anci, 'dal rapporto Cnel viene fuori uno scenario fatto di luce ed ombre'. E' positivo il fatto che emergano 'forti segnali di una crescente capacita' dei territori di integrare: dalle 11 Province in fascia di indice di integrazione massima del 2003, oggi siamo passati a 25'. Cosi' come sono da salutare con soddisfazione i risultati raggiunti da una regione come le Marche sul fronte della stabilita' sociale, a conferma che 'un contesto socio-urbano fatto di Comuni medio - piccoli, quindi omogeneo, in cui il rapporto tra cittadini stranieri e territorio e' piu' semplice e diretto, favorisce particolarmente i processi di stabilita' sociale'.
Per contro va considerato in negativo da un lato l'allargamento della forbice che separa le Regioni che riescono a integrare da quelle che ancora non ci riescono, o lo fanno in minima parte. 'Sembra che i 'bravi' diventino sempre piu' bravi, mentre i 'meno bravi' rimangono fermi', ha affermato Sturani. Dall'altro le difficolta' incontrate dalle grandi aree metropolitane, 'che hanno mediamente una certa difficolta' ad esprimere una politica dell'integrazione all'altezza del numero di persone straniere che attraggono'.
Per questo motivazioni - conclude Sturani - ci auguriamo che il Governo gia' in occasione della stesura del Documento di programmazione triennale sull'immigrazione tenga conto delle conclusioni cui e' pervenuto il Cnel, 'puntando a valorizzare le capacita' di inclusione delle realta' medio - piccole che sono quelle che hanno in questi anni espresso il miglior potenziale di integrazione sociale'.
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