Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Il Comitato Nazionale di Bioetica e gli embrioni sovrannumerari, ancora se ne parla…

U.E. - ITALIA
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L'8 maggio nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi il presidente del Consiglio Nazionale di Bioetica Francesco D'Agostino ha illustrato il parere che il comitato ha fornito al ministro dell'Istruzione e della Ricerca Letizia Moratti in merito alla possibilita' di usare cellule staminali derivate da embrioni umani. Il voto risaliva all'11 aprile, ma i documenti sono stati resi noti solo a distanza di un mese.
Al Comitato di bioetica, ha spiegato D'Agostino, era stato chiesto un parere in relazione al programma di ricerca quadro dell'Ue sulla ricerca finalizzata all'uso di embrioni umani. Ma mentre la maggioranza dei paesi Ue sarebbe orientata verso un si' all'uso di staminali da embrioni, l'Italia ha maturato un parere diverso. Il Cnb si era gia' occupato della problematica nel '96 con un documento sulla identita' e lo statuto dell'embrione umano, e poi nel 2000 sull'impiego di staminali per finalita' terapeutiche; ed in entrambe le occasioni si erano evidenziate differenti linee di pensiero tra gli esperti, favorevoli e contrari. "Oggi -ha aggiunto D'Agostino riferendosi al voto dello scorso 11 aprile- il Cnb ha ritenuto di votare differenti mozioni: la prima (proposta dai professori Fiori e Loreti), votata a larga maggioranza, sostiene che la vita embrionale e' vita umana a pieno titolo, ha diritto ad una vita totale; per questo non e' etico fare sperimentazione sull'embrione. La seconda (proposta dal genetista Neri), votata da 10 componenti, ritiene al contrario etico l'uso per ricerca delle cellule staminali raccolte dagli embrioni congelati e non utilizzati per la fecondazione artificiale. Questi componenti sostengono pragmaticamente che questi embrioni sarebbero destinati alla distruzione, meglio quindi utilizzarli. Una terza mozione (ha avuto 5 voti) sosteneva la riformulazione del metodo Ue per il finanziamento della ricerca".
"Il principio su cui si basa la mozione di Mario Fiori, approvata dalla maggioranza dei componenti del comitato -spiega D'Agostino- e' chiaro: se l'embrione e' una vita umana a pieno titolo ha un diritto alla vita totale, che va riconosciuto senza se e senza ma". Una posizione "eticamente cristallina, che rifiuta ogni compromesso, anche quando questi sono allettanti -aggiunge D'Agostino- e anche se contrasta con l'opinione prevalente in Europa". La tesi più diffusa in Ue si accordava con la seconda mozione, approvata da 10 membri del Cnb e 'firmata' dal genetista Demetrio Neri. "Una minoranza non piccola, pur sostenendo l'illiceità' di produrre embrioni umani a scopo di ricerca, si e' schierata a favore dell'uso di quelli in sovrannumero, creati per procedimenti di fecondazione assistita e mai utilizzati, quindi destinati alla distruzione". Una posizione sostenuta da numerosi ricercatori in Europa, che pero' lascerebbe aperta la porta a possibili 'deviazioni': alla produzione cioe' di embrioni solo apparentemente a scopo riproduttivo, che potrebbero essere 'dirottati' nei laboratori di ricerca. "Un rischio che il Cnb non si e' sentito di correre".
Prima di pronunciarsi per il 'no', il Comitato ha esaminato anche un'altra mozione (che ha raccolto i voti di cinque componenti), che proponeva di riformulare il modo in cui era stato pensato il Programma quadro. "Occorre comunque specificare che, fra gli embrioni in sovrannumero, sono inclusi sia quelli 'freschi', che attirano l'interesse dei ricercatori, sua quelli 'crioconservati', che interessano loro meno", dice Adriano Bompiani. Secondo gli esperti, comunque, il parere del Cnb potrebbe anche orientare gli specialisti della fecondazione assistita a ridurre lo 'spreco' degli embrioni, se insieme al diritto della madre prevalesse un'attenzione all'interesse dell'embrione. "Gia' adesso non e' più necessario impiantarne tre: molti ne impiantano solo due, e presto ne potrebbe bastare uno solo", dice infatti Bompiani. "In ogni caso, non intendiamo mettere i bastoni fra le ruote alle pratiche di fecondazione -precisa D'Agostino- il nostro documento riguarda le ricerca sugli embrioni e non la fecondazione. In bioetica -aggiunge D'Agostino, commentando il no del Cnb- conta che la riflessione sia meditata e sincera, e la nostra e' tale".

"Non e' condivisibile" il parere negativo del Comitato nazionale di bioetica. Lo ha detto il direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'universita' di Pavia, Carlo Alberto Redi. Per Silvia Garagna, dello stesso laboratorio, quella presa oggi dal Comitato "e' una decisione in cui prevale l'ideologia". "Gli embrioni congelati sono destinati alla distruzione -ha osservato Redi- cosi' come e' accaduto in Gran Bretagna, dove sono stati distrutti 237.601 embrioni congelati, nonostante ci sia un registro precisissimo". Al di la' delle considerazioni sulla natura dell'embrione, "l'etica responsabile impone di decidere su cosa fare di essi, e non trovo corretto decidere di buttarli: decidere di non impiegarli equivale a deciderne la distruzione. In quanto vita meritano rispetto, che puo' essere quello di partecipare alla vita di altri individui seppure in forma disgregata, come cellule".

Sull'uso delle cellule staminali embrionali e' intervenuta l'associazione Luca Coscioni che plaude all'iniziativa del ricercatore Carlo Redi che "ha reagito alle affermazioni del Comitato nazionale di bioetica secondo il quale gli embrioni sovrannumerari hanno diritto ad una vita totale senza se e senza ma". Redi, secondo l'associazione, "sfida il presidente del Cnb D'Agostino sul suo stesso terreno sostenendo che proprio in quanto vita gli embrioni meritano rispetto che puo' essere quello di partecipare alla vita di altri individui, seppure in forma disgregata, come cellule". "I buonisti del Cnb -aggiunge l'associazione-, quelli del senza se e senza ma, accettano ipocritamente invece che decine di migliaia di embrioni vengano distrutti, fregandosene delle persone che potrebbero essere curate e forse salvate proprio con quelle cellule staminali di provenienza embrionale". Redi, ricorda l'associazione, e' fra quei 1.115 scienziati che hanno firmato l'appello di Luca Coscioni ai parlamentari perche' non approvino i provvedimenti che bloccheranno definitivamente la possibilita' di ricerca scientifica sulle staminali embrionali.

Il no del Comitato non e' condiviso neppure da Leonardo Santi, oncologo e presidente del Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie. "A livello europeo sembra si vada verso il prolungamento della moratoria -dice l'esperto-. Non ho portato la questione in Comitato perche' il problema e' etico, non tecnico. Personalmente sono per l'utilizzo degli embrioni in sovrannumero. Chi si oppone dovrebbe chiarire cosa farne: adottarli mi sembra impossibile, e il loro destino resta incerto. Non sono stati impiegati per lo scopo per il quale erano stati creati, e cioè la fecondazione. Quindi sembrano destinati ad essere distrutti. Allora -conclude- perche' non impiegarli per la ricerca?".

"E' troppo presto per porre limiti alla ricerca. E quello delle staminali e' un settore molto delicato, in cui ancora oggi non possiamo dire cosa e' meglio. In laboratorio si deve fare ricerca a 360 gradi". Il genetista dell'Universita' di Roma Tor Vergata, Giuseppe Novelli, spiega infatti che "non si puo' dire a priori cosa e' giusto e cosa no, ne' se le staminali adulte sono migliori di quelle embrionali. A questo stadio della ricerca - dice- e' troppo presto per mettere paletti". "Non si tratta di creare embrioni da sezionare per gli studi, ma di capire se quelli in sovrannumero possono essere utili per curare le malattie degenerative". Dagli studi piu' recenti, poi, sembra che "il grado di plasticita' e le potenzialita' offerte dalle staminali embrionali siano maggiori rispetto a quelle adulte". Quella offerta dalle cellule staminali e' una miniera di possibilita' ancora da esplorare. "Anche perche' esistono sul mercato linee cellulari embrionali gia' disponibili, che i ricercatori stranieri utilizzano. Non sono per la creazione di embrioni 'ad hoc', ma per l'uso di cio' che altrimenti andrebbe distrutto".

"Il no del Comitato nazionale di bioetica all'uso di cellule staminali embrionali e' sacrosanto". Lo afferma il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di AN per le politiche della famiglia. Il senatore di AN ha affermato in una nota che "l'utilizzo a fini terapeutici delle cellule staminali embrionali e' un delitto del tutto ingiustificato dal punto di vista scientifico, perche' le cellule staminali dell'organismo adulto, del sangue, del cordone ombelicale e del tessuto fetale derivante da aborto spontaneo stanno rivelando ogni giorno di piu' la loro elevata qualita' di totipotenza, alla pari di quelle embrionali, dimostrando che per curare le persone e per far progredire la scienza non c'e' alcun bisogno di usare queste ultime". L'embrione "e' uno di noi e non si puo' uccidere un essere umano per curarne un altro. La logica del motto 'mors tua vita mea' e del cannibalismo biologico e' aberrante e va respinta. Non e' vero, poi che gli embrioni congelati siano destinati a morte certa: si potrebbero adottare, come prevedeva originariamente il testo di legge sulla procreazione medicalmente assistita approvato dalla Camera. In tal modo si scongiurerebbe, per quanto possibile, la loro eliminazione".

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