Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Commenti alla proposta di Fini

Notizia ·
All'annuncio di Gianfranco Fini durante la quinta Conferenza mondiale sulla prevenzione e contro le droghe, si sono succeduti, nelle ore, diversi commenti, da parte dei soliti esponenti politici e non, che intervengono di solito in queste occasioni.

Partendo da coloro i quali sono favorevoli al ddl prospettato dal vicepremier, si registra il commento dell'"immancabile" Riccardo Pedrizzi, responsabile per la politica della Famiglia di An, secondo il quale, la "riforma" annunciata da Fini si muove nel solco della proposta avanzata da Alleanza nazionale e punta "ad aiutare il tossicodipendente a liberarsi dalla schiavitu'", a "colpire gli spacciatori e a recuperare lo spirito della legge Iervolino-Vassalli prima dello stravolgimento operato dal referendum del '93. Si tratta di colpire gli spacciatori, che oggi -ha spiegato l'"immancabile"- sono di fatto liberi di vendere morte. Evidentemente, c'e' chi ne difende l'impunita'. Scopo della riforma e' quello di rimediare al madornale errore prospettico commesso con il referendum del '93, che ha fatto abbassare la guardia nella lotta alla droga, ha trasmesso ai giovani un messaggio nocivo e ha avuto effetti deleteri nella societa', il piu' inquietante dei quali e' l'assuefazione culturale alla droga: l'assunzione di uno stupefacente, soprattutto la cannabis, e' considerato un fatto naturale". Secondo l'"immancabile" la diffusione si e' incrementata dopo quel referendum. "La prova dei fatti, ha decretato il fallimento di quell'esito referendario e, d'altronde, se prima del voto si fosse spiegato agli italiani che, dicendo 'si', avrebbero di fatto legalizzato non soltanto il consumo personale, ma anche lo spaccio di droga (?), siamo convinti che quella consultazione sarebbe andata diversamente".
"Con la riforma si intende -ha aggiunto Pedrizzi- reprimere lo spaccio e far leva sull'elemento della sanzione amministrativa o penale per spingere i tossicodipendenti ad intraprendere la strada della disintossicazione e della piena riabilitazione umana e sociale, lontano da ogni droga. L'obiettivo e' di far affluire i tossicodipendenti verso le comunita', di farli uscire dal tunnel della droga, non di farli entrare in galera".
Ad avviso di Pedrizzi il provvedimento consentira' di rafforzare l'azione di prevenzione "reincardinando il principio secondo cui drogarsi non e' lecito". "Il fine -conclude il nostro eroe- e' quello di tornare alla filosofia ispiratrice di una legge targata centrosinistra, la Iervolino-Vassalli (qui l'Immancabile da' il suo meglio: all'epoca della legge, varata nell'estate del '90, la Jervolino era ministro degli Affari Sociali Dc di un qualche Governo Andreotti, Vassalli era socialista, e la legge la volle Craxi. Il 'centrosinistra' semplicemente non c'era, c'era ancora il Pci, che sarebbe diventato Pds a breve, ed era all'opposizione e fece una discreta campagna contro la legge. Considerare la Jervolino-Vassalli "targata centrosinistra", e' per lo meno una forzatura), che, prima dello stravolgimento operato dal referendum, ottenne risultati incoraggianti, con una notevole diminuzione dei morti per droga (vedi la dichiarazione di Luana Zanella), un marcato incremento dei sequestri di sostanze stupefacenti e un cospicuo aumento degli ingressi dei tossicodipendenti nelle comunita' di recupero. Anche per questo e' singolare che arrivino critiche proprio dal Centrosinistra".


Rimanendo "in casa", nel partito di Fini, Giorgia Meloni, Coordinatrice nazionale di Azione giovani, esprime soddisfazione in merito alle dichiarazioni del vicepremier e sottolinea: "e' la prima volta che un governo italiano assume un atteggiamento coraggioso di lotta alle droghe su tutti i fronti. Anni di politiche irresponsabili del centrosinistra hanno portato ad una scarsa percezione della pericolosita' delle sostanze stupefacenti da parte dei giovani, salvo poi considerarli malati irrecuperabili e contrastare l'attivita' delle comunita' terapeutiche di recupero. "Per la prima volta, invece, aggiunge, un governo ha il coraggio di ammettere che la distinzione tra droghe cosiddette leggere e droghe pesanti e' ipocrita ed estremamente controproducente per quanto riguarda la salute dei giovani".
"E' una svolta epocale nelle politiche giovanili. Per la prima volta -ribadisce la Meloni- la salute e il futuro di noi giovani vengono messi al primo posto nell'interesse della nazione".


D'accordo si dichiara anche il presidente della commissione Igiene e Sanita' di Palazzo Madama, Antonio Tomassini (FI): "non si puo' aprire -dice- il fronte della legalizzazione delle droghe e non e' possibile una distinzione tra droghe leggere e pesanti. Occorre seguire la strada della prevenzione e tutte le vie per il recupero del tossicodipendente. Quanto alla separazione tra droghe leggere e pesanti, a mio parere e' sbagliata e ingannevole anche perche' spesso dalle droghe leggere, che creano comunque dipendenza, si passa a quelle pesanti".


"E' ora di finirla -secondo il segretario del sindacato di polizia Ugl, Paolo Varesi, che dimostra quanto sia distante l'Inghilterra, e non solo per la guida a sinistra- con la tolleranza nei confronti della droga. Per questo apprezziamo le proposte del vice presidente del consiglio, Gianfranco Fini. Si tratta di un argomento delicato che va affrontato con concretezza. Gli operatori di polizia vivono quotidianamente situazioni di grande disagio dovute a giovani che fumano spinelli pensando che sia come bersi una birra o che si mettono alla guida di una macchina sotto l'effetto di sostanze stupefacenti". "A chi ancora pensa -conclude Varesi- che l'uso libero delle droghe sia la miglior strada possibile, consiglio di scendere dal pulpito e vedere quanto dolore e quanti morti abbia causato la politica permissivista".


"E' giustissimo -secondo il farmacologo Silvio Garattini, direttore dell'istituto Mario Negri di Milano- cancellare la distinzione tra droghe leggere e pesanti", spiegando i motivi della sua adesione alle posizioni del ministro Girolamo Sirchia e auspicando interventi "molto piu' efficaci rispetto al periodo di relativa inanizione e di permissivismo di questi ultimi anni, complice anche il mondo dei mass media".
"Negli ultimi tempi -spiega Garattini- abbiamo assistito ad un grande lassismo: lo spinello, cioe' la cannabis, e' considerato quasi una moda come se non avesse conseguenze; la cocaina e' diventato un termine che sembra portare solo benessere".
Quanto ai rimedi Garattini fa dei distinguo: "mi sembra giustissimo mettere in atto strumenti nuovi che debbano dare una forte sensazione all'opinione pubblica sulla dannosita' delle droghe; tuttavia le metodologie possono essere discusse: personalmente sono contrario al proibizionismo assoluto, non credo che si possa risolvere il problema solo con le proibizioni anche se queste hanno il loro peso come nel caso del fumo in alcuni luoghi. Per aver successo un programma deve passare attraverso le vie educative, culturali, la convinzione".


Che fumare il piu' innocente degli spinelli sia da equiparare allo spaccio di eroina, e' d'accordo anche Andrea Muccioli, responsabile della comunita' di San Patrignano: "Riteniamo sia corretto superare la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Tutte le droghe sono nocive e dannose per la salute e la vita delle persone".


E' favorevole al disegno di legge che sanziona non solo l'abuso ma anche l'uso delle droghe, il presidente dell'associazione comunita' papa Giovanni XXIII, don Oreste Benzi. "La prospettiva di un ddl -dice- che sancisce l'illiceita' dell'uso degli stupefacenti, quindi anche delle droghe cosiddette leggere, ma che leggere non sono, suscita la speranza di un comportamento educativo serio, nei confronti dei tossicodipendenti", oltre "ad aiutare l'azione preventiva".
La droga, aggiunge don Benzi, "arreca non solo danni fisici ma ancor piu' danni morali e spirituali. Nell'ultraventennale esperienza abbiamo constatato sempre piu' che l'uso della droga blocca la formazione della coscienza morale e sociale, portando all'incapacita' di assunzione di responsabilita' da parte del soggetto".


Rimanendo tra i cosiddetti "operatori del sociale", ma spostandosi tra coloro che sono almeno scettici sul progetto, per don Luigi Ciotti, "su un'unica affermazione ci si puo' trovare d'accordo con il vicepresidente del Consiglio: il recupero non deve essere solo farmacologico, ma soprattutto
sociale. Sulle altre affermazioni, alla base dell'annunciato ddl contro l'uso delle droghe il disaccordo e' totale ed e' noto da tempo".
In ogni caso, riferendosi all'aspetto sociale, don Ciotti chiede il "perche' gli organici dei servizi per le tossicodipendenze (Sert) vengono progressivamente ridotti, perche' le rette per le comunita' terapeutiche permangono a livelli inaccettabili senza consentire la presenza di un numero di educatori adeguato, perche' le assistenti sociali dei comuni sono sempre meno e hanno sempre minori risorse, perche' si e' arrestata la riforma della sanita' penitenziaria che avrebbe consentito strumenti piu' adeguati per il recupero dei detenuti e delle persone tossicodipendenti in particolare?".
"Quanto alla punibilita' della persona tossicodipendente in quanto tale -aggiunge don Ciotti- la proposta evoca un ritorno indietro alla cura coatta che espropria il malato delle sue liberta' civili. Inoltre, il mero consumo di sostanze, anche leggere, e' bene ricordarlo, e' gia' perseguito dall'attuale legge in vigore. Chi viene trovato in possesso di una dose per uso personale e' inviato in Prefettura e, in caso di mancata presentazione o di recidiva, si procede al ritiro della patente e del passaporto, fino al procedimento penale nel caso di comportamenti persistenti".
"Anziche' recupero si avra' maggiore repressione e sofferenze. L'illusione di arrivare al recupero tramite la scorciatoia della coercizione comporta molti piu' effetti negativi di quanti positivi si possa sperare".

Per Achille Saletti, responsabile della comunita' Saman " e' disarmante l'idea di un Governo che, a fronte di una evoluzione dei consumi di sostanze, pensa solamente alla criminalizzazione indiscriminata di centinaia di migliaia di persone". Secondo Saletti, "le comunita' terapeutiche, del tutto inadeguate a rilasciare la certificazione di tossicodipendenza rischiano di affibbiare lo stato di tossicodipendente a chi non lo e' mai stato. Chiaramente di risorse economiche nessuno ne parla".


"La maggioranza di centrodestra -secondo Giuseppe Bortone, responsabile per la Cgil della politica sulle tossicodipendenze- in materia di politica delle droghe, si sta purtroppo omologando sulle posizioni piu' retrive. Un approccio, che rischia di portare molti giovani e giovanissimi in carcere per uno spinello o poco piu'".
Per Bortone, "quello che oggi preoccupa in particolare sono le clamorose dichiarazioni del ministro Sirchia e del presidente della Camera Casini: anche loro -dice- insistono, purtroppo, sul fatto che tutte sostanze illegali producono fondamentalmente gli stessi danni e vanno combattute allo stesso modo, confondendo cosi' la loro posizione con quella di Fini. Casini dovrebbe sapere che buona parte delle forze cattoliche impegnate nel campo della droga polemizza apertamente con l'ipotesi ultrarepressiva del vicepremier, mentre Sirchia, dovrebbe ricordarsi che le risorse impegnate dall'attuale governo in questo settore sono del tutto inadeguate, sia per quanto riguarda i servizi pubblici (Sert) sia per quel che attiene alla certezza e alla trasparenza nel finanziamento al privato sociale".


Una mosca bianca nella maggioranza di Governo, e' il vicepresidente della Camera Alfredo Biondi, secondo il quale, sulla questione della droga "come al solito i radicali hanno ragione quando rilevano che non e' una politica proibizionista e quella soltanto dell' inasprimento delle pene o dell'omologazione nell'uso e nel commercio di droghe di diversa pericolosita', che si possono eliminare le cause e gli effetti di una piaga che ha motivazioni tanto differenti e profonde nella societa' di cui si avvalgono i grandi delinquenti che producono, intermediano e distribuiscono".
"Nella maggior parte dei casi questi ultimi infatti sfuggono ad ogni responsabilita' che e' attribuita ai 'paria cavalli' che trottano e distribuiscono nelle periferie e che sono le prime vittime e gli ultimi anelli di una catena criminosa". Secondo il vicepresidente della Camera, "puo' darsi che ridiscutere come propone Fini tutto questo in modo serio e senza preclusioni di carattere ideologico possa essere utile, quello che utile non mi pare e' intervenire pur di farlo, perche' la sanzione, anche la piu' grave, non ha mai eliminato il delitto contro il quale la prevenzione e' la prima arma da usare".


E ci spostiamo nel centro-sinistra, dove, per Luana Zanella, deputata Verde della commissione Affari sociali, "le proposte di modifica alla legge sulla droga annunciate nuovamente oggi da Fini sono un vero e proprio manifesto ideologico che affronta il problema delle tossicodipendenze solo con una logica fortemente punitiva". Per la Zanella anche il discorso del ministro della Salute, Sirchia, e' stato "sconcertante" e "senza basi scientifiche".
"Emerge con sempre maggiore chiarezza la volonta' di 'sorvegliare e punire' i tossicodipendenti -dichiara- e una strategia tesa ad infliggere una stretta repressiva su chi fa uso di droghe, senza distinguere quelle pesanti e leggere. Una soluzione -prosegue- gia' sperimentata in passato, con esiti ben noti a tutti, cioe' aumenti delle morti (vedi dichiarazione di Pedrizzi, uno dei due bara), piu' malati, piu' detenuti e piu' illegalita"'.
Per la deputata Verde, "resta inoltre sconcertante che il ministro della Salute basi le sue considerazioni su presupposti non scientifici: dal centrodestra insomma -conclude- ricette dannosissime non in grado di guardare oltre il proibizionismo con i conseguenti danni per tutta la societa'".


L'opposizione al ddl, secondo Giuliano Pisapia, indipendente di Rifondazione Comunista, sara' "dura e senza tentennamenti", e Fini sappia "che siamo pronti a far pronunciare tutti i cittadini, con un nuovo referendum, che cancellera' ogni tentativo di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici".
Secondo il deputato, il "Governo, su un tema cosi' delicato, intende riproporre una battaglia ideologica che non solo non risolvera' il problema, ma anzi lo aggravera"'. Equiparare sostanze che hanno effetti e conseguenze "profondamente diversi", dice Pisapia "non solo portera' ad un aumento dello spaccio e dell'uso di droghe mortali ma rafforzera' la criminalita' organizzata".
"Equiparare le cosiddette droghe leggere con quelle cosiddette pesanti -dice ancora il parlamentare- contrasta con tutta la letteratura scientifica e soprattutto con l'esperienza di chi quotidianamente si occupa di tossicodipendenza".
"La differenza tra spacciatore e consumatore, e la necessita' di risposte diverse rispetto a condotte diverse, e' di tale evidenza che non ci si puo' esimere dal dire che, chi ha ruoli istituzionali di tale livello come il vice presidente del Consiglio , avrebbe il dovere, prima di parlare, di conoscere le leggi, di informarsi da chi le conosce e di prendere atto del fallimento in tutto il mondo delle politiche repressive".


Giuseppe Fioroni, responsabile del Dipartimento delle Politiche delle Solidarieta' della Margherita, accusa il governo di contraddirsi su una questione delegata come la lotta alla droga e di non prevedere nessuna azione di prevenzione.
"Da una parte si afferma che l'azione di contrasto alla tossicodipendenza va combattuta sul piano della consapevolezza e dei valori e dall'altra -ha osservato Fioroni in una nota- si propone come unico strumento operativo la repressione anche nei confronti di chi ne e' vittima. Nelle previsioni del governo non c'e' traccia di una seria politica di prevenzione, non si prende in seria considerazione il ruolo delle comunita' terapeutiche nel processo di recupero dei tossicodipendenti, ad eccezione di quelle telegeniche e teleamiche, non si chiarisce quali siano le risorse utilizzate per la campagna contro le droghe, ma si decide ugualmente di punire solo le vittime". "Ancora: si afferma -conclude Fioroni- che e' errato distinguere tra droghe pesanti e leggere e non si predispone nessuna seria azione di prevenzione e recupero per la lotta contro le droghe di sintesi e figurate. Scelte miopi e controproducenti che di fatto suonano come una resa dello Stato".


Tutto il centrosinistra, si e' schierato compatto contro la proposta di Fini: "dal vicepresidente del Consiglio Fini -ha dichiarato l'ex ministro della Sanita' Rosy Bindi- abbiamo la solita visione poliziesca e repressiva del contrasto alla droga".
Secondo la responsabile delle Politiche sociali e della salute della Margherita "non e' questo il modo di combattere il problema soprattutto se si punta, come fa il governo, a uniformare le pene tra chi spaccia e chi ne fa consumo. Il disegno di legge si annuncia quindi come un modo per aggravare il problema e non risolverlo. Occorre invece puntare sulla educazione, sulla prevenzione e sulla rete dei servizi. E' necessario motivare e far funzionare nel migliore dei modi le strutture pubbliche, come i Sert, in una reale integrazione con le comunita' terapeutiche, senza distinzioni tra quelle amiche del governo e quelle non".
"Tra la liberalizzazione e la repressione esiste la strada della responsabilizzazione della comunita' nei confronti di tanti giovani, evitando che vengano criminalizzati, altrimenti uscire dal dramma diverra' ancora piu' arduo e difficile".


"Quella del Governo -per l'esponente Ds Livia Turco- non e' la lotta alla droga ma la promessa del carcere e dell'abbandono per i ragazzi e i tossicodipendenti. Il Governo che aveva preso i voti degli italiani presentandosi come lo sceriffo antidroga ha brillato per il nulla. Basta guardare ai fatti: sert e comunita' sono con l'acqua alla gola per il taglio indiscriminato delle risorse e dei fondi; le carceri scoppiano di ragazzi detenuti, che aumenteranno di piu' con le loro leggi; la politica della prevenzione e' stata abbandonata sia nella scuola che nella societa', cosi' come non si e' fatto nulla contro le nuove droghe e l'alcolismo dilagante; si sono lasciati indenni i trafficanti".
"La svolta troppe volte annunciata, tanto da non essere, per fortuna, credibile prevede cose gravissime. Il superamento della distinzione tra droghe pesanti e leggere rischia di portare in galera i giovani che si fanno uno spinello e di far diventare la cannabis un buon affare per la criminalita' organizzata". Gravissima inoltre, secondo la parlamentare diessina "la decisione di affidare ai privati la certificazione di tossicodipendenza. Questo non significa aiutare le comunita' ma esporre i ragazzi al rischio di fattucchiere e speculatori. La nostra strada resta: prevenire, educare, non punire, prendere in carico".


Per un'altra esponente diessina, l'on.Gloria Buffo, "a questo Governo non interessa ridurre i morti per droga, i detenuti, i malati, i margini d'azione dell'illegalita' ma poter dire 'se ti spinelli ti spedisco in galera o in comunita'. Se avesse un senso quello che sostiene Mantovano e cioe' che se non esistono droghe buone e droghe cattive, perche' si permette la vendita dell' alcol e delle sigarette, che uccidono a differenza di hascisc e marijuana?". Secondo la Buffo, "la verita' e' che il proibizionismo serve a Fini e alla destra per raccogliere consenso tra i 'ben pensanti' non certo per fare una politica davvero efficace".


Marco Rizzo, del Pdci, ci va un po' piu' sul pesante: "con la legge sulla droga il governo conferma il suo atteggiamento classista, lo stesso che sta avendo sulla vicenda delle pensioni: forte con i deboli e debole con i forti. Da una parte si favorisce l' illegalita' con i condoni fiscali e con la vergogna del condono edilizio. Dall' altra si invoca una inutile fermezza contro l' uso di droghe cosi' come per il taglio della previdenza".


Per il responsabile nazionale della Fgci Alessandro Pignatello, "ancora una volta la destra fa leva sulla paura, sull' intolleranza, sulla repressione. Ancora una volta dimostra la sua incapacita' a trovare soluzioni valide e, soprattutto civili. Proibizionismo e cattiva informazione sono la ricetta di Sirchia Volere affrontare il problema della droga, non partendo dal fallimento delle politiche proibizioniste sino ad ora attuate e non differenziando le varie sostanze 'stupefacenti', come invita a fare ancora il ministro Sirchia, significa non avere il coraggio di assumersi le dovute responsabilita' del caso e nascondersi dietro ad un retaggio morale, che ha impedito sino ad ora una reale ricerca di soluzioni per questo drammatico problema".
Per la Fgci e' indispensabile un disegno di legge che vada verso la legalizzazione delle droghe leggere, mentre per quel che riguarda le altre droghe la federazione giovanile dei comunisti italiani ritiene ci si debba indirizzare verso la somministrazione controllata: "una soluzione che ha il pregio di garantire la salute dei consumatori, la sicurezza dei cittadini e che puo' contrastare veramente il narcotraffico".


Sull'argomento interviene anche il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, secondo il quale, (contrariamente a quelle che furono le idee dei loro "antenati" socialisti che vollero la Jervolino-Vassalli), e' meglio liberalizzare e legalizzare.
"La proposta avanzata dal vicepresidente del Consiglio mi sembra un passo indietro in una storia che gia' conosciamo di fallimenti nella lotta contro la droga. Dovremmo trovarci invece tutti d'accordo nella riduzione del danno, nella distinzione tra coloro che sono i carnefici e coloro che sono le vittime, tra i grandi spacciatori multinazionali e i poveri diavoli asserviti a un piacere malefico e mortale. Liberalizzare le droghe leggere non significa affatto incentivarne l'uso, come del resto avviene con l'alcool e con il tabacco. Legalizzare le droghe pesanti non significa affatto liberalizzarle ma attivarne una somministrazione controllata che come sostenuto, sia dalla sinistra che dalla destra liberale, darebbe un colpo mortale al multimiliardario commercio mondiale di queste sostanze. Nel contempo bisogna sostenere e attivare tutte le iniziative che siano rivolte a sottrarre i giovani dall'uso della droga, pesanti o leggere che siano, promuovere una campagna di persuasione e di convinzione che in una societa' aperta conta piu' di qualsiasi proibizionismo".
"Non posso che concordare pienamente con quanto dicono i giovani socialisti, alla vigilia del loro congresso, che non diversamente dalle generazioni che li hanno preceduti sanno distinguere cio' che va distinto. Il vicepresidente del Consiglio dovrebbe ben ricordarsi che gia' c'e' stato un referendum su questa materia e che chi la pensava come lui e' stato clamorosamente sconfitto".


Per il Verde Paolo Cento, vice presidente della Commissione Giustizia della Camera, "le proposte del vice presidente del Consiglio Fini e del ministro della Salute Sirchia sulle droghe sono un vero e proprio atto di proibizionismo che riempira' le carceri italiane di tossicodipendenti e aumentera' i carichi pendenti nei tribunali paralizzando il funzionamento della giustizia penale. Se sara' necessario, e se questa proposta dovesse diventare legge, ricorreremo in tutte le sedi costituzionali ed europee per evidenziarne l'illegittimita'. Fini e Sirchia sappiano che cosi' come hanno fatto tanti militanti antiproibizionisti negli anni scorsi, saranno migliaia coloro che disubbidiranno a una legge ingiusta e forcaiola".


Piu' pesante e' la dichiarazione del presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: "il Festival del proibizionismo andato in onda questa mattina e che ha visto la partecipazione degli stati maggiori della CdL e' un regalo alla mafia. Grazie al proibizionismo, infatti, la mafia acquisisce patrimoni multimiliardari. Tutte le posizioni espresse oggi sono vecchie di vent'anni, becere e frutto di un estremismo ideologico stantio. Tutte le soluzioni piu' avanzate che si stanno diffondendo oggi in Europa, infatti vanno verso politiche di riduzione del danno e di controllo del mercato delle droghe con le leggi".


Non ci va leggero neanche Maurizio Bolognetti, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani quando dice che "Fini ha annunciato 'La soluzione finale' contro droghe e drogati. Si va alla guerra e non si fanno prigionieri". Una guerra, dice, che nelle parole del vicepremier "'s'ha da fare' e poco importa se a pagarne le conseguenze saranno in primis coloro che Fini and Sirchia vorrebbero 'salvare'; poco importa - prosegue - se il preannunciato giro di vite andra' contro la volonta' espressa dal popolo italiano nel referendum radicale del '93".
"Si tratta di un atteggiamento iperprotezionista che avra' l'unico effetto di mandare nelle patrie galere centinaia o migliaia di consumatori di droghe leggere e pesanti". Al contrario, chiede l'esponente radicale, la legalizzazione, "non ci consentirebbe di indirizzare verso altre attivita' il lavoro di migliaia di tutori dell'ordine, oggi costretti ad inseguire i fumatori di spinelli? La legalizzazione non toglierebbe alle narcomafie un mercato che nella sola Italia vale decine di migliaia di miliardi delle vecchie lire?".


"Una scelta molto emotiva, sicuramente sbagliata e controproducente" quella prospettata dal governo in tema di droga. Lo ha detto a Radio Radicale Tiziana Maiolo, assessore alle politiche sociali del comune di Milano e responsabile diritti civili di Forza Italia.
"La conseguenza piu' grave e' che questa scelta vuol dire ripristinare il mercato unico e mettere il ragazzo che va a comprare dell'hashish nelle mani dello spacciatore che il giorno dopo gli dara' l'eroina o la cocaina, la sostanza piu' di moda in questo momento. Fini potrebbe forse mettersi d'accordo con il ministro Sirchia che sta facendo una campagna contro il fumo, contro l'obesita', i cani. Ma siamo liberi di vivere o dobbiamo soltanto sopravvivere? In questo maggioranza e opposizione sono abbastanza speculari, salvo piccole aiuole verdi dove si respira l'aria pura. Spero che Radio Radicale smascheri tutte le code di paglia che ci sono in Parlamento andando a intervistare quelli che dovrebbero pensarla come noi o che sicuramente una volta la pensavano come noi. Per esempio il ministro Martino, che sono sicura la pensa ancora come prima". Forse Martino potrebbe votare contro il ddl in Consiglio dei ministri? Le e' stato chiesto: "Votare contro non lo so, pero' potete intervistarlo, lui come tanti altri, per esempio Fragala' di An". "Si e' sempre saputo che Fini la pensasse cosi' e con lui molti di An, ma sicuramente non i loro giovani. Quello che mi stupisce e' che ha parlato a nome del Governo di un disegno di legge gia' pronto che sanziona il consumo e che non fa differenza tra le sostanze. E' un ritorno indietro di tantissimi anni che ritengo sbagliato e assolutamente inutile. Il proibizionismo e' servito solo ad avere gli effetti contrari a quelli desiderati. Basta camminare nelle vie di una delle nostre citta' per vedere come anche la repressione spicciola della polizia non fa altro che spostare lo spaccio da un parco all'altro, come ho visto proprio di recente a Milano in piazza Vetra".
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