Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Commenti sul caso Colombo

Notizia ·
"Profondamente turbato per i dolorosi casi umani del caro amico Emilio Colombo, cui dai tempi della mia gioventu' mi lega un rapporto non esaurito ne' esauribile di devozione, debbo con rincrescimento notare che, pur nel rispetto dell'Autorita' giudiziaria di Roma, a quanto si dice non sarebbe stata e a suo danno osservata la 'par condicio' (si fa per dire) nella pubblicita' degli atti e delle altre informazioni relative a questa delicata vicenda". Lo afferma in una dichiarazione il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, in merito alla diffusione delle dichiarazioni del senatore Colombo rese note nella giornata di ieri, in cui ammetteva di far uso di cocaina.
"E questo -prosegue Cossiga- proprio mentre Colombo, con atto di fiducia verso la giustizia di un Paese da lui per lungo tempo servito, dimostrava un non comune coraggio e spirito di sacrificio per la verita' ed a tutela dell'altrui testimoniata innocenza, con le sue spontanee dichiarazioni cosi' stranamente subito divulgate. E da chi? Dal mio portiere!".

Ad intervenire sulla vicenda e' anche Antonio Bacchi, membro del Comitato nazionale di Radicali Italiani. "Il caso di Emilio Colombo che si dichiara consumatore di cocaina rappresenta il riassunto e l'emblema dell'inutilita' ed ottusita' delle politiche proibizioniste sulle droghe".
"Ai sostenitori della 'soluzione carcere' contro i consumatori, e quindi contro Emilio Colombo oltre che contro i tanti 'Colombo' d'Italia non possiamo a questo punto non chiedere di spiegare all'opinione pubblica quale sarebbe la pericolosita' sociale di questo tranquillo signore di 83 anni che per di piu' ricopre la carica di senatore a vita della Repubblica senza venir meno, che ci risulti, ai propri doveri istituzionali".
"Siamo di fronte ad un caso sintomatico: l'Italia e' piena di persone che vivono la loro vita di tutti i giorni convivendo col consumo di sostanze stupefacenti e dovendo i propri problemi piu' alla legislazione proibizionista e alle sue tragiche conseguenze che alle sostanze consumate. La societa' italiana e' ormai matura per un cambio di rotta antiproibizionista, come dimostrato gia' dieci anni fa col voto referendario sulla non punibilita' del consumo. Risulta sempre piu' urgente andare ad una doverosa regolamentazione sia delle droghe che delle nondroghe leggere, in modo da sottrarre alla malavita non solo il traffico e le ingenti risorse che ne derivano ma anche e soprattutto le vite e i destini di milioni di cittadini soltanto in Italia. Rispetto a cio' il nostro Governo dimostra uno spaventoso ritardo, politico e culturale, e ci ripropone ricette e giri di vite gia' sperimentati e verificati nel loro fallimento".

Solidarieta' al senatore a vita Emilio Colombo e' stata espressa in una nota da Gianfranco Bettin, prosindaco di Venezia e vicepresidente dei Verdi.
"Desidero esprimere solidarieta' al senatore Emilio Colombo per almeno due ragioni. La prima, legata alla violazione del suo diritto alla privacy di cittadino (tra l'altro, nel caso, nemmeno indagato), a causa delle indebita divulgazione delle notizie che lo riguardano (frutto di una sua libera deposizione in Procura). La seconda, per essere egli stato costretto a ricorrere al circuito illegale dello spaccio di sostanze stupefacenti e ai personaggi privi di scrupoli che lo affollano per assumere, per ragioni terapeutiche, la sostanza di cui ha avuto bisogno. E' una riprova di come sia facile criminalizzare e denigrare chiunque si trovi in queste condizioni. Il senatore Colombo e' un uomo pubblico, un prestigioso esponente delle Istituzioni, e percio' il fatto e' diventato notizia e, quindi, un 'caso', di cui si sono occupati in molti, giustamente. Ma tutti i giorni decine di persone qualunque finiscono negli stessi micidiali ingranaggi. L'unica cosa utile di questa brutta vicenda potrebbe emergere da un radicale ripensamento del quadro normativo e del modo concreto di funzionare della nostra Giustizia che una riflessione seria su episodi del genere dovrebbe produrre".

Una lettera per ricordare al senatore Emilio Colombo quanto sia stato 'trattato bene' e non 'strapazzato' come i 'normali assuntori di droghe'. A scriverla e' Mons. Emilio Albanesi, che si rivolge direttamente al senatore, finito nell'inchiesta sulla droga ai vip e che ieri ha ammesso di fare uso di cocaina.
"Gentile Presidente -scrive- la chiamo anch'io cosi': le sue dichiarazioni sull'uso personale di cocaina ci hanno lasciati tutti di stucco. Saranno rimasti male sia il Presidente del Senato che quello della Camera che si erano preoccupati dei privilegi dei Senatori e dei Deputati. Per la verita' anche noi che ci occupiamo di tossicodipendenti, siamo rimasti interdetti. Alla sua eta', nella sua posizione, come si fa? Sara' stata depressione, noia, lei parla di 'uso terapeutico', o che cos'altro?". In realta', prosegue Mons. Albanesi, "l'hanno trattata bene: la procura, i giornali, l'establishment. E' vero che hanno divulgato la notizia della sua deposizione, ma non hanno infierito su di lei. Un redattore di telegiornale delle 20 ieri ha detto che ha 'il vizietto' con la parolina allusiva e comprensiva, come si conviene a persone di rango". Ben diversa e' invece la situazione, assicura, per "i normali assuntori di droghe", con loro "non e' che siano poi cosi' educati, una strapazzata, qualche giorno di galera, un po' di sana (dicono) paura non guasta, come si arrabbierebbe un padre di famiglia. Non sappiamo che cosa ora le succedera': probabilmente nulla. Fa uso personale di droga, e' incensurato, ha un'eta' veneranda, nessun giudice l'obblighera' a nulla. Potra' patteggiare la pena, sempre che il Senato permetta il processo. Nessuno le tocchera' il titolo di Senatore a vita con relativa prebenda". Eppure "quella cocaina che dice di assumere da poco piu' di un anno, e' la stessa che rovina ragazzi e famiglie, facendoli precipitare nella non vita. Non c'e' droga di ricchi e di poveri. Ma droga coltivata da contadini, contrabbandata da delinquenti criminali, spacciata in ambienti squallidi per denaro e per uso personale". E conclude: "Le e' andata bene. Se l'avessero scoperta dopo l'introduzione della nuova legge, le avrebbero tolto la patente (non so se anche l'autista), il passaporto (che vergogna) e l'avrebbero spedita ai servizi sociali. A meno che la quantita' sequestrata non avesse superato i 500 mg perche' allora sarebbero stati guai: l'avrebbero considerata spacciatore. Se potessi suggerire qualcosa al giudice, consiglierei di farle fondare una comunita' di recupero per vip, politici e industriali, imprenditori e ricchi nullafacenti. Il tutto per il dono della vita che e' un bene prezioso per ognuno".

"Non c'e' alcun intento persecutorio ne' tanto meno movente giustizialista nell'auspicare che il senatore a vita Emilio Colombo si dimetta da tale carica. La sua condotta in questa squallida vicenda di cocaina e' di evidente ed inconfutabile immoralita', al di la di una sua punibilita' penale". Lo afferma in una dichiarazione il senatore Roberto Salerno (An) che auspica questa scelta "in nome della dignita' dell'Aula del Senato e del prestigio dell'istituzione stessa che non puo' essere compatibile con condotte di questo genere".
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