Italia. Un commento sulle paure dei politici italiani in materia di bioetica
Riportiamo qui ampi brani di un interessante articolo di Gian Enrico Rusconi, pubblicato sul quotidiano La Stampa il 18 ottobre. Nel suo articolo Rusconi riassume e commenta un documento prodotto dalla Consulta di Bioetica su temi quali eutanasia, fecondazione assistita, clonazione. Secondo l'autore, il documento ben individua le ragioni che condannano alla sterilita' il dibattito politico su questi temi e ribadisce i criteri che dovrebbero ispirare un approccio liberale agli stessi:
(...) Li riassumo liberamente. 1) L'autorita' politica non puo' decidere (magari a colpi di maggioranza) in merito a teorie, credenze religiose o congetture scientifiche su temi di grande rilevanza, come ad esempio la definizione della "personalita'" dell'embrione nei suoi vari stadi. L'autorita' politica deve legiferare cioe' nello scrupoloso rispetto della liberta' di tutti i cittadini in un universo controverso di opinioni. 2) Il diritto al piu' ampio dibattito pubblico da parte di tutti, comprese le organizzazioni ecclesiastiche, e il ricorso ad efficaci strategie comunicative non puo' portare alla violazione, alla elusione o alla diffamazione delle leggi vigenti, con la limitazione di fatto della liberta' dei cittadini che la pensano diversamente. 3) La ricerca scientifica richiede un nuovo rapporto interattivo con il legislatore e i criteri etici che lo ispirano, senza preclusioni o sanzioni ideologiche e religiose. La Consulta laica di bioetica sostiene che nel nostro paese un approccio alla bioetica che risponda ai criteri di uno Stato "liberale" -in sintonia con altri paesi europei- e' ostacolato dalla influenza esercitata dalla Chiesa, con il suo apparato dottrinale. Il testo elenca alcuni esempi di quella che considera l'influenza impropria della Chiesa: limiti alla fecondazione assistita, pesanti preclusioni verso l'ingegneria genetica, equivoci diffusi a proposito della ricerca sulle cellule staminali adulte, resistenze verso una normativa che regoli la fase terminale della vita. Una delle conseguenze di questa situazione e' anche una severa restrizione delle possibilita' di sviluppo della ricerca in Italia. A ben vedere pero', il vero bersaglio della critica e' l'atteggiamento elusivo, contraddittorio e spesso opportunistico dei politici italiani, cui e' demandato in ultima istanza il diritto/dovere di legiferare.
E' inaccettabile che nel nostro paese gran parte delle forze politiche deleghi di fatto la bioetica e l'etica pubblica alle direttive, addirittura agli interventi ad hoc della gerarchia ecclesiastica. Questo accade anche presso un pubblico non esattamente religioso, anzi in alcuni casi agnostico. Allora la polemica non riguarda tanto la Chiesa, quanto strati di opinione pubblica e buona parte della classe politica che pretende a parole di dichiararsi "laica". Mai la qualifica di "laico" ha goduto di tanto favore in Italia come in questi ultimi tempi, quando invece -secondo la Consulta- nel dibattito bioetico e delle conseguenti decisioni legislative prevalgono motivi o "pregiudizi" religiosi anziche' argomenti, ipotesi o congetture con fondamento scientifico. Non c'e' dubbio che se nell'affrontare ad esempio i limiti etici da imporre alla ricerca sperimentale sulle cellule embrionali, si discute sull'"anima" nella fase fetale, si introducono motivi teologici, in modo manifesto. Ma qualcosa di analogo avviene, in modo surrettizio, in certi discorsi sulla persona/personalita' dell'embrione. Il concetto di persona/personalita', cioe', anziche' aprirsi a nuove riflessioni, sotto gli impulsi della ricerca scientifica, e' gia' dato e funziona come un surrogato teologico. Naturalmente i bioteologi, nel dibattito pubblico, dichiarano di fare ragionamenti di pura "razionalita'" o attinenti la "natura umana" o "la vita". Ma e' proprio questo il punto: il senso della sfida in atto nelle scienze biologiche sta nella rimessa in discussione dei concetti tradizionali di persona, di vita umana ecc. dei loro confini. Non e' in discussione il loro irrinunciabile contenuto etico, ma la loro estensione e applicazione (...)
La Consulta di Bioetica, fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri, e' un'associazione di cittadini di diversa formazione (filosofi, operatori sanitari, giuristi) e di differente orientamento, impegnata a promuovere lo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche. Per maggiori informazioni visitare il sito clicca qui
(...) Li riassumo liberamente. 1) L'autorita' politica non puo' decidere (magari a colpi di maggioranza) in merito a teorie, credenze religiose o congetture scientifiche su temi di grande rilevanza, come ad esempio la definizione della "personalita'" dell'embrione nei suoi vari stadi. L'autorita' politica deve legiferare cioe' nello scrupoloso rispetto della liberta' di tutti i cittadini in un universo controverso di opinioni. 2) Il diritto al piu' ampio dibattito pubblico da parte di tutti, comprese le organizzazioni ecclesiastiche, e il ricorso ad efficaci strategie comunicative non puo' portare alla violazione, alla elusione o alla diffamazione delle leggi vigenti, con la limitazione di fatto della liberta' dei cittadini che la pensano diversamente. 3) La ricerca scientifica richiede un nuovo rapporto interattivo con il legislatore e i criteri etici che lo ispirano, senza preclusioni o sanzioni ideologiche e religiose. La Consulta laica di bioetica sostiene che nel nostro paese un approccio alla bioetica che risponda ai criteri di uno Stato "liberale" -in sintonia con altri paesi europei- e' ostacolato dalla influenza esercitata dalla Chiesa, con il suo apparato dottrinale. Il testo elenca alcuni esempi di quella che considera l'influenza impropria della Chiesa: limiti alla fecondazione assistita, pesanti preclusioni verso l'ingegneria genetica, equivoci diffusi a proposito della ricerca sulle cellule staminali adulte, resistenze verso una normativa che regoli la fase terminale della vita. Una delle conseguenze di questa situazione e' anche una severa restrizione delle possibilita' di sviluppo della ricerca in Italia. A ben vedere pero', il vero bersaglio della critica e' l'atteggiamento elusivo, contraddittorio e spesso opportunistico dei politici italiani, cui e' demandato in ultima istanza il diritto/dovere di legiferare.
E' inaccettabile che nel nostro paese gran parte delle forze politiche deleghi di fatto la bioetica e l'etica pubblica alle direttive, addirittura agli interventi ad hoc della gerarchia ecclesiastica. Questo accade anche presso un pubblico non esattamente religioso, anzi in alcuni casi agnostico. Allora la polemica non riguarda tanto la Chiesa, quanto strati di opinione pubblica e buona parte della classe politica che pretende a parole di dichiararsi "laica". Mai la qualifica di "laico" ha goduto di tanto favore in Italia come in questi ultimi tempi, quando invece -secondo la Consulta- nel dibattito bioetico e delle conseguenti decisioni legislative prevalgono motivi o "pregiudizi" religiosi anziche' argomenti, ipotesi o congetture con fondamento scientifico. Non c'e' dubbio che se nell'affrontare ad esempio i limiti etici da imporre alla ricerca sperimentale sulle cellule embrionali, si discute sull'"anima" nella fase fetale, si introducono motivi teologici, in modo manifesto. Ma qualcosa di analogo avviene, in modo surrettizio, in certi discorsi sulla persona/personalita' dell'embrione. Il concetto di persona/personalita', cioe', anziche' aprirsi a nuove riflessioni, sotto gli impulsi della ricerca scientifica, e' gia' dato e funziona come un surrogato teologico. Naturalmente i bioteologi, nel dibattito pubblico, dichiarano di fare ragionamenti di pura "razionalita'" o attinenti la "natura umana" o "la vita". Ma e' proprio questo il punto: il senso della sfida in atto nelle scienze biologiche sta nella rimessa in discussione dei concetti tradizionali di persona, di vita umana ecc. dei loro confini. Non e' in discussione il loro irrinunciabile contenuto etico, ma la loro estensione e applicazione (...)
La Consulta di Bioetica, fondata nel 1989 dal neurologo Renato Boeri, e' un'associazione di cittadini di diversa formazione (filosofi, operatori sanitari, giuristi) e di differente orientamento, impegnata a promuovere lo sviluppo del dibattito laico e razionale sui problemi etici nel campo della medicina e delle scienze biologiche. Per maggiori informazioni visitare il sito clicca qui
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