Italia. Conferenza e Controconferenza di Trieste, II giornata. Associazioni presentano Libro Bianco su legge Fini-Giovanardi
La legge Fini-Giovanardi ha un impianto 'equilibrato' e 'non ha prodotto i danni che alcuni dicono', ma il governo e' pronto ad apportare modifiche se provengono da eccezioni 'di buon senso'. Ad esempio, reintroducendo la sospensione delle sanzioni amministrative previste per chi detiene droga a uso personale, se la persona accetta di sottoporsi a un percorso terapeutico. E' questa la novita' della seconda giornata della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga in corso a Trieste, dalla quale ieri sono anche giunti numerosi allarmi su nuovi tipi di sostanze, come la cannabis sintetica o su nuove modalita' di commercializzazione, come il metadone in regalo a chi compra eroina o le nuove frontiere della droga sul web.Carlo Giovanardi, il responsabile governativo delle politiche sulle dipendenze, ha quindi 'aperto' oggi a una modifica in senso meno restrittivo della legge. 'Si puo' valutare la sospensione delle sanzioni se il consumatore accetta di curarsi'. La norma, prevista dalla legge 309 del 1990, era stata abolita dalla Fini-Giovanardi, ma oggi da piu' parti e' giunta al governo la richiesta di tornare indietro. Senza questa possibilita' infatti - ha spiegato Giuseppe Montebelli, capo della Direzione centrale per la documentazione del Viminale - e' diminuito di molto il numero di coloro che hanno scelto un percorso terapeutico. 'Dal 1991 al 2007 sono state segnalate alle Prefetture oltre 600 mila persone, ma solo il 22% ha scelto un percorso di cura'. Dello stesso parere il procuratore di Pinerolo, Giuseppe Amato, che ha aggiunto l'idea di introdurre nuove sanzioni per gli assuntori, come ad esempio 'costringerli a frequentare una comunita' di recupero per mostrare loro che rischio corrono'. Le sanzioni attualmente previste dalla legge sono il ritiro della patente, del porto d'armi, del passaporto o del permesso di soggiorno in caso di consumatore straniero.
Giovanardi ha anche difeso la legge dagli attacchi delle associazioni Forum Droghe, Antigone e La societa' della ragione, che hanno presentato un Libro bianco sui tre anni di applicazione della normativa. Secondo i promotori, la Fini-Giovanardi ha fatto aumentare le sanzioni amministrative del 62% dal 2004 al 2007 e diminuire i sequestri di droga del 10% tra il 2006 e il 2007. Pronta la replica del sottosegretario: i sequestri di sostanze stupefacenti sono aumentati in Italia del 64% tra il 2007 e il 2008, mentre facendo riferimento al periodo 2005-2008 l'aumento e' stato del 73%.
A supporto di Giovanardi anche il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che ha reso noto come in un anno sia triplicata la confisca di beni di provenienza illecita legati al traffico di droga, passati da 1,3 (2007) a 4,3 milioni di euro (2008). Diversi gli allarmi giunti oggi dagli operatori presenti a Trieste. Innanzitutto quello sulla cannabis sintetica, o spice drug, un cannabinoide preparato in laboratorio e che ha effetti uguali se non piu' potenti della cannabis di origine vegetale, e in piu' non lascia tracce riscontrabili nelle urine. La si puo' comprare su Internet o negli smart shop, in Italia e negli altri Paesi dove la legge lo consente. Ma il governo, ha assicurato Giovanardi, sta gia' pensando a una regolamentazione piu' severa. E sempre a proposito di web, dalla Conferenza e' emerso che i narcotrafficanti usano skype e i pagamenti elettronici, mentre su Internet si possono trovare oltre 4 milioni di shop per comprare droga. Infine, la nuova tendenza del mercato della droga: vendere una boccetta di metadone 'a corredo' della dose di eroina, in modo che il consumatore, se colpito da crisi di astinenza, possa - dietro accurata istruzione del pusher - porre fine alla sofferenza usando il farmaco antagonista.
PRESENTATO A TRIESTE LIBRO BIANCO SULLA FINI-GIOVANARDI - Le associazioni Antigone, Forum Droghe e La Societa' della Ragione, da anni impegnate sui temi delle sostanze stupefacenti e del carcere, hanno presentato a Trieste il 'Libro bianco sulla Fini-Giovanardi'. Nel rapporto sono illustrati e commentati i dati sulle conseguenze penali e sulle sanzioni amministrative della legge. In primo luogo, si registra un aumento notevole del numero dei tossicodipendenti presenti in carcere. Subito prima dell'approvazione dell'indulto, (varato nel luglio 2006), i tossicodipendenti in carcere erano il 26,4% dei detenuti. Con l'indulto la percentuale e' scesa notevolmente (21,4%), perche' i tossicodipendenti sono spesso condannati per reati di modesta entita', e quindi molti hanno beneficiato del provvedimento. Nonostante questo, gia' alla fine del 2007 la percentuale di tossicodipendenti in carcere era risalita al 27,6%. Il numero dei tossicodipendenti detenuti cresce, dunque, con una velocita' mai vista prima. Il fenomeno, denuncia il Libro bianco, e' ormai fuori controllo. Rispetto a prima dell'indulto, infatti, la percentuale di persone che quotidianamente entrano in carcere per il reato che riguarda la produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope (Art.73 del Dpr 309/90) cresce del 3,6%, ma soprattutto aumenta dell'8,4% l'ingresso dei tossicodipendenti. E se si entra facilmente, non altrettanto facilmente poi si esce. Il numero delle misure alternative e' ancora fermo a un quinto rispetto a quelle concesse alla meta' del 2006.
Un dato fondamentale per comprendere quanto la legge Fini-Giovanardi stia cominciando a incidere sulle imputazioni di reato riguarda i procedimenti pendenti. Rispetto a prima dell'approvazione dell'indulto, cresce del 31,5% il numero dei procedimenti pendenti per l'art. 73, e addirittura del 44,5% il numero di persone implicate in tali procedimenti.
Il dato relativo al numero delle persone in carcere (anche) per spaccio, resta invece per il momento stabile. Alla meta' del 2008, il 38,2% dei detenuti e' ristretto per l'art. 73, di cui 49,5% sono stranieri. L'impatto del reato di spaccio sul carcere e' incomparabile rispetto a qualunque altro reato per numero di presenze negli istituti di pena. Cio' si spiega con il fatto che la legge Fini Giovanardi ha provocato una forte impennata nelle imputazioni, ma non ancora negli ingressi in carcere, a eccezione dei tossicodipendenti.
E' da segnalare che questa impennata nelle imputazioni (e, presumibilmente, tra non molto, denuncia il Libro bianco, negli ingressi in carcere), a seguito dell'approvazione della Legge Fini- Giovanardi, non evidenzia una maggiore capacita' di colpire il traffico di stupefacenti, quanto la volonta' di punire persone che, in realta', detengono per proprio uso le sostanze, ma assai piu' facilmente possono essere accusate di un reato che comporta dai 6 ai 20 anni di carcere. O la volonta' di punire il piccolo spacciatore, italiano o immigrato, spesso tossicodipendente, che sopravvive e/o si procura le proprie dosi attraverso un'attivita' di spaccio 'al minuto'. Ancora una volta, sostiene il Libro bianco, a pagare sono i piu' deboli, le principali vittime dell'ondata securitaria che ha investito il Paese. Infine, e' da rilevare che e' in aumento anche il numero delle sanzioni amministrative: al 31 dicembre 2008 sono addirittura +62,6% rispetto al 2004.
ITALIA SPENDE 8,2 EURO AL GIORNO PER TOSSICODIPENDENTE - L'Italia spende poco piú di 804 milioni di euro all"anno per la cura e il recupero delle persone tossicodipendenti, una somma pari allo 0,9% dell'intero bilancio nazionale della sanità. E che equivale a circa 3.000 per ognuno dei 272 mila utenti (compresi 73 mila alcolisti): 8,2 euro al giorno. Sono le cifre piú eclatanti della ricognizione sullo stato dei servizi per le tossicodipendenze. I dati sono stati esposti da Arcangelo Alfano, funzionario della sanità della Toscana e rappresentante della commissione tecnica sulla salute del coordinamento delle regioni. Alfano ha concluso l'illustrazione delle numerose slide, da cui via via è emerso un sistema sostanzialmente "povero" rispetto al panorama sanitario italiano, domandandosi se "al di là della retorica e delle tante parole che si spendono in Italia sul tema della droga, questo problema stia veramente a cuore a qualcuno".
GLI SCIENZIATI DI GIOVANARDI: NO A LEGALIZZAZIONE - La legalizzazione delle sostanze stupefacenti non e' la strada giusta per vincere la battaglia contro la droga: ne sono convinti gli scienziati, italiani e stranieri, del Comitato scientifico del Dipartimento nazionale delle politiche antidroga. Interpellati, nel corso della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga in corso a Trieste, a esprimersi sull'idea, lanciata in questi giorni dal settimanale britannico The Economist, di legalizzare tutte le sostanze per fronteggiare quello che il giornale definisce il fallimento delle politiche finora attuate, gli esperti hanno detto 'no'. 'L'aumento della disponibilita' di un prodotto - ha spiegato Fabrizio Schifano, farmacologo che insegna all'universita' dello Hertfordshire in Inghilterra - determina inevitabilmente un incremento della domanda e quindi dei rischi della salute'. Per Antonello Bonci, ricercatore alla Clinica Ernest Gallo e docente di neurologia all'universita' di California, il problemna e' anche educativo: 'legalizzare qualcosa di sbagliato rende questa cosa giusta e soprattutto per gli adolescenti il messaggio e' devastante'. D'accordo con il no anche Kathleen Carroll, docente di psichiatria all'Universita' di Yale: 'l'adolescenza e' un momento molto delicato, in cui il cervello e' piu' vulnerabile all'alcol e alle sostanze stupefacenti. Quanto piu' tardi l'adolescente viene a contatto con le droghe, tanto minore e' la probabilita' che sviluppi dipendenza'. Drastico il farmacologo Silvio Garattini: 'la liberalizzazione sarebbe una rovina'
CONTROCONFERENZA; OCCUPATO ASSESSORATO SALUTE FVG - La sede dell'assessorato alla Salute e Protezione Sociale del Friuli Venezia Giulia di Trieste e' stata occupata nel pomeriggio da un gruppo di operatori partecipanti alla 'controconferenza' sulle droghe parallela a quella governativa in corso nel capoluogo giuliano. Gli occupanti, una trentina di persone in gran parte appartenenti a comunita' e unita' di strada, sono entrati pacificamente negli uffici, situati di fronte al luogo dove si svolge la conferenza governativa, e hanno srotolato uno striscione con lo slogan 'La liberta' e' tutto'. Scopo della protesta - hanno spiegato gli occupanti - non e' quella di contestare la conferenza nazionale ma le linee politiche assunte dalla Regione Friuli Venezia Giulia di 'allineamento' acritico alle linee nazionali che, a detta delle organizzazioni, minerebbe alla base le scelte di autonomia in campo socio-sanitario attuate da 20 anni in regione.
VIMINALE, DENUNCE E ARRESTI IN AUMENTO ULTIMI 5 ANNI - Le denunce e gli arresti per il reato di produzione, traffico e detenzione di droga sono aumentati dal 2003 al 2008: lo ha reso noto il capitano Federico Quatrini della Direzione centrale servizi antidroga del Ministero dell'Interno. In particolare, gli arrestati sono passati da 22.276 nel 2003 a 28.548 nel 2008, con una crescita costante. Per quanto riguarda invece i denunciati, la tendenza e' stata crescente dal 2003 (29.568) fino al 2007 (35.434), per poi scendere leggermente nel 2008 (35.154). Da notare l'aumento dei denunciati stranieri, passati dagli 8.188 del 2003 agli 11.443 del 2008.
AUMENTATO DEL 40% ACCESSO A SITI INTERNET PER ACQUISTO - 'Nell'ultimo anno anno l'accesso ai siti Internet per acquistare droga e' aumentato del 40% in Italia e del 60% in Inghilterra'. Lo ha riferito Claudia Rimondo del Progetto nazionale 'Sistema di allerta rapida droghe sintetiche'. 'E' un fatto particolarmente preoccupante perche' sappiamo che da una recente indagine un giovane trascorre in media 40 ore al mese davanti a un computer navigando su Internet con la disponibilita' quindi di poter entrare in siti che vendono droga con in piu' il rischio di avere informazioni non corrette. Tra smart shop e drugstore on line abbiano il 53% di presenze nel Regno Unito seguito dall'Olanda con il 46%. Tra le sostanze controllate, oltre a Lsd, cannabis, ectasy e oppiacei, ci sono anche sostanze psicoattive che vengono vendute come alternative a quelle controllate: sono sostanze vegetali di origine sintetica che possono indurre effetti molto simili a quelli dell'ecstasy'.
SERPELLONI, SPICE DRUG PRATICAMENTE INCONTROLLABILI - "Le spice drug sono una categoria molto ampia di sostanze stupefacenti che sono state messe in commercio come alimenti e come tali vengono vendute, poi invece si fumano. Cosi' sta andando in Germania e Austria e cosi' probabilmente sara' anche in Italia. E' praticamente una droga incontrollabile". Lo ha detto Giovanni Serpelloni, capo dipartimento per le politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio dei ministri. "Si tratta di confezioni varie con diverse sostanze contenute all'interno una diverse dall'altra. E' come parlare della qualita' e dei tipi di biscotti. Per cui - ha aggiunto - non bisogna pensare di vedere una sola busta con una quantita' definita di droga all'interno. E all'interno - ha aggiunto - sono state trovate delle sostanze che hanno delle sigle estremamente complesse che sono simili a cannabinoidi, solo che sono sintetiche, attraverso un processo chimico che le rende molto piu' pericolose perche' sono 4-5 volte piu' potenti dei cannabinoidi e poi perche' all'interno di queste sostanze non ci sono altre sostanze, contenute nel Thc, che andrebbero a ridurre quello che e' il potenziale psicogeno o psicotico. Oltre a questo - ha aggiunto Serpelloni - i dosaggi non sono stabili in quanto non vengono confezionati con sistemi tradizionali e controllati. Non sono clandestine perche' sono legali, in quanto sono sostanze 'non tabellate' in quanto nuove e quindi possono essere vendute". "Il nostro problema - ha spiegato Serpelloni - e' che noi dobbiamo rincorrere tutte droghe che sono parecchie e nascono come i funghi e identificarle attraverso un processo che richiede mesi. E nel frattempo ne crescono altre".
Quanto alla "skunk o super skunk - ha ricordato Serpelloni - e' una droga tratta da pianta geneticamente modificata, fatta in laboratorio, coltivata in ambienti adatti e con alte temperature perche' richiede tanta umidita'. In Italia ci sono stati sequestri di skunk ma non come in Inghilterra dove e' molto di moda".
"In Italia l'utilizzo di skunk - ha aggiunto - non e' molto alto e non supera il 5-10% di coloro che usano droghe. Chi usa cannabis normalmente, a parte una fascia di affezionati, sono giovani e giovanissimi, per lo piu' dai 14 ai 20 anni". Ma nelle droghe non bisogna focalizzarsi su una cosa sola. "Le persone che ne fanno uso - ha spiegato - nell'arco di sei mesi accumulano vari tipi di sostanze: skunk, hashish di vari tipi, poi spice drug. Per cui il problema e' che in queste persone c'e' un effetto accumulo. Anche perche' queste stesse persone, ragionando in termini epidemiologici, vanno alla ricerca di sostanze a sempre piu' alta efficacia e questa e' la moda. E poi dobbiamo anche dire che il mercato della droga sta offrendo sostanze a piu' basso costo e a piu' alto principio attivo.
Questa e' la domanda che viene dai consumatori. Percentuali precise su questi usi ancora non ne abbiamo in quanto stiamo studiando il fenomeno che e' recentissimo".
"Il problema e' che queste droghe sono piu' dannose di quelle che contengono il Thc, perche' mancano alcune componenti che in qualche modo ne potrebbero contrastare l'effetto primario. Quello che ci preoccupa e' principalmente l'alterazione dei meccanismi di apprendimento nei ragazzini, anche perche' il sistema della motivazione salta, per cui non hanno piu' piacere a fare, diventano apatici, perdono anche memorizzazione e coordinamento. E poi siccome e' un allucinogeno puo' creare negli individui predisposti aggressivita'".
"No - spiega Serpelloni - queste sostanze non portano alle stragi che si sentono, queste sono piu' collegate all'uso di anfetamina e cocaina, mentre spice e skunk hanno piu' un effetto eccitatorio e di 'non percezione', cioe' allucinogeno distorcendo la realta'. C'e' da dire che purtroppo cominciano a comparire anche nei smartshop. Chi compra queste sostanze viene identificato, controllato, ma in quanto merce non tabellata, non si puo' sequestrare. L'acquisto comunque avviene soprattutto via internet".
SISTEMA DI ALLERTA PRECOCE PER LE NUOVE SOSTANZE - Contro l'uso di nuove droghe o nuove modalità di consumo, scatta il Sistema nazionale di allerta precoce. Un sistema voluto dal Dipartimento politiche antidroga della presidenza del consiglio e presentato a Trieste. Il sistema ha l'obiettivo di rilevare sul territorio nazionale e in maniera precoce, la comparsa di fenomeni come l'uso di sostanze o nuove modalità di consumo al fine di migliorare le forme di prevenzione e ridurre gli effetti negativi dalla salute delle persone. Il sistema lavora tramite punti di input e output scaturiti da una serie di unità operative dislocate su tutto il territorio nazionale che individuano le informazioni da processare la sintesi finale. Inoltre lo strumento lavoro sul web da cui ricava informazioni rilevanti soprattutto per quanto riguarda il commercio illecito di nuove sostanze psicotrope su portali Internet. Il Sistema nazionale di allerta precoce prevede la collaborazione con le forze dell'ordine e con la Direzione centrale servizi antidroga e con altre organizzazione di rilevanza internazionale come l'Oedt, con i centri antiveleni, le tossicologie forensi e l'Agenzia delle Dogane.
CNCA, SENZA FINANZIAMENTI LE COMUNITA' RISCHIANO LA CHIUSURA - il presidente del Cnca (Coordinamento nazionale comunita' di accoglienza), Riccardo De Facci, ha denunciato lo scollamento tra i vari enti e istituzioni che combattono l'uso degli stupefacenti e anche "i ritardi dei finanziamenti in almeno tre, quattro regioni italiane: piu' di 20 milioni di euro di debiti -ha detto- con attese che arrivano anche a cinque anni. Cosi' -ha proseguito- le comunita' chiuderanno". "La nostra proposta forte, ha dichiarato De Facci- e' un rilancio di luoghi, metodi e percorsi concreti di coordinamento, sintesi e sviluppo. E' un aspetto importante -ha precisato- per le profonde differenze che le nostre comunita' trovano nei vari territori". De Facci ha ribadito che "c'e' uno scollamento tra piu' livelli e funzioni. Dopo la riforma della Costituzione -ha denunciato- non abbiamo trovato sui temi sociali e sanitari un equilibrio reale tra funzione di indirizzo e controllo nazionale, lo sviluppo (anche nella loro originalita') delle Regioni e talvolta nei piani locali e territoriali di Asl e Comuni".
ALTRI INTERVENTI E COMMENTI
'Chiaro che l'Italia facendo una scelta proibizionista sulla droga si pone fuori dall'Europa'. Lo ha detto a Trieste l'eurodeputato Vittorio Agnoletto (Prc). 'Siamo di fronte a una forte ignoranza. L'Europa ha messo al centro dei suoi quattro pilastri anche la riduzione del danno e quindi questo fa parte della politica europea. Non solo, ma l'Europa ha ribadito piu' volte che le politiche nazionali devono fondarsi sulle conoscenze scientifiche, tanto che le strutture a bassa soglia sono distribuite in tutta Europa. Addirittura oggi in Europa - ha aggiunto Agnoletto - ci sono 62 stanze del consumo, rivolte a tossici che hanno fallito i tentativi di uscire dalla dipendenza di eroina e che possono far uso della sostanza dove e' presente personale sanitario anche per evitare di evitare altre patologie infettive tra le qualil'Hiv e l'epatite che possono essere mortali. Quindi l'Europa e' rivolta in tutt'altra direzione, mentre l'Italia da questo punto di vista ha anche formalizzato a Vienna che la sua posizione e' diversa da quella di tutti gli altri 26 paesi europei'. 'Voglio precisare che quando parliamo di 'riduzione del danno' parliamo di un approccio complementare a tutti gli altri approcci terapeutici. Per noi medici e' un dovere professionale. Sono interventi salvavita: chi non riesce a uscire dalle sostanze non lo puoi abbandonare, lo devi assistere, aiutare, affinche' un domani, quando ce la fara', possa uscire'. 'E' vergognoso che un governo che ha fatto di tutto per rendere obbligatoria la nutrizione a una persona che era gia' clinicamente morta - e mi riferisco al caso Eluana Englaro - abbandoni a se stessi migliaia di persone che hanno invece ancora bisogno di cure'. Sulla conferenza di Trieste Agnoletto ha poi precisato che 'siamo di fronte a un manifesto ideologico, di chi tra l'altro conosce molto poco l'esperienza sul campo. Ho trovato stupefacente la dichiarazione dell'ex ministro Turco che ha detto 'facciamo una moratoria sulla legge'. No questa e' una legge da cambiare, perche' e' quella che ha concentrato l'attenzione sulla repressione dei giovani con lo spinello e che ha portato centinaia di migliaia di persone in Prefettura e che e' stata abbandonata dai servizi pubblici, ha ridotto il personale e non li ha aiutati ad affrontare le nuove droghe'. 'Una conferenza questa quindi che non ha nessun obiettivo concreto se non l'ennesimo annuncio che saranno smantellati i servizi pubblici'.
'E' Agnoletto che e' fuori dal mondo': cosi' il sottosegretario Carlo Giovanardi replica all'europarlamentare. 'La nostra posizione e' quella delle Nazioni Unite'.
"Schierare i sindaci nella lotta alla droga". Lo ha affermato il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano, a margine della Conferenza nazionale sulle politiche antidroga che si tiene a Trieste. "Quando si da' al sindaco poteri di ordinanza in materia di sicurezza urbana - precisa - gli si da' uno strumento per prevenire quel degrado urbano che rappresenta la cornice ideale per il piccolo spaccio ed il consumo in luogo pubblico". "In Italia vi e' una strategia di contrasto sul piano internazionale e c'e' un'attenzione anche agli aspetti di dettaglio". Mantovano ha poi ricordato che "la droga destabilizza il singolo e allo stesso modo destabilizza gli stati ed i contesti sociali, perche' con la ricchezza che e' capace di muovere nei traffici che attraversano tutto il mondo ed in particolare l'Europa e' fonte di corrutela anche nell'ambito delle amministrazioni degli Stati e rappresenta da tempo una delle fonti principali di approvvigionamento di risorse e quindi uno dei canali principali di riciclaggio".
Il vicepresidente del Gruppo Abele, Leopoldo Grosso, si dice soddisfatto dei lavori della quinta Conferenza nazionale. Sono emersi tre elementi fondamentali: "il primo e' stato la volonta', espressa da tutti, di andare a un confronto con il superamento delle ideologie, verificare i problemi e intendersi, anche da punti di vista diversi, sapendo che abbiamo un comune obiettivo". "Il secondo risultato -prosegue Grosso- riguarda invece il volersi intendere sulla riduzione del danno, un argomento che ci ha molto divisi. Anche in questo caso -sottolinea- i punti di vista sono divergenti, ma mi sembra si siano superati la negazione del problema e la considerazione della riduzione del danno come una metodologia contrapposta agli altri tre pilastri. Oggi non e' piu' cosi', ne prendiamo atto e ne siamo soddisfatti". Il terzo elemento, afferma, e' che e' emersa "la fatica di lavorare insieme in rete, fra diversi soggetti, tra ministeri, dipartimento, regioni, enti locali, Asl, organizzazioni no-profit e volontariato. Si sono toccati fino in fondo tutti i limiti, che abbiamo sperimentato fino ad oggi, della collaborazione. Il vantaggio -chiarisce Grosso- e' che sono venuti fuori tutti i problemi ed e' emerso, forse, un primo accenno di procedure di collaborazione che dovranno essere ben definite perche' sappiamo tutti che o si lavora insieme o non si raggiunge l'obiettivo". L'esponente del gruppo Abele ha concluso ribadendo che "solo tramite il rispetto delle procedure, anche se lente, le parti vengono rispettate e possono essere coinvolte, arrivando cosi' alla maggior approssimazione possibile della soluzione dei problemi difficili".
il presidente dell'associazione Saman Achille Saletti, ha definito la sessione plenaria con le Regioni un momento di incontro e confronto importante, che avrebbe potuto essere maggiormente proficuo, "se avessero partecipato le Regioni meno virtuose, quelle del centro e del sud italia, e che stanno mettendo in ginocchio questo sistema. In sala erano invece presenti delle Regioni difficilmente criticabili, quelle del Nord". A proposito dell'assenza di alcune regioni e della loro situazione debitoria, Saletti ha auspicato che "queste carenze e queste assenze vengano riportate in un tavolo che il sottosegretario Giovanardi dovra' sforzarsi di convocare. Altrimenti anche occasioni come queste rischiano di diventare vane, perche' il problema e' quello della mancanza di comunicazione tra i partner istituzionali, gli enti locali e noi, che siamo l'ultima ruota del carro". "Penso che l'assenza delle Regioni meno virtuose sia voluta perche', probabilmente, non vogliono confrontarsi su questi temi -ha concluso il presidente di Saman- vista la loro condizione di grande debolezza e svantaggio ai nostri occhi e anche perche' , forse, non sono neanche interessate a questo confronto".
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