Giovedì 11 giugno 2026
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Italia. La Conferenza episcopale sull'uso pervasivo delle droghe

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La societa' che non aiuta i giovani, vittime dell'uso pervasivo delle droghe, dell'alcol o di comportamenti che portano allo sprezzo della morte come le corse in auto, "non si rende conto della reale posta in gioco". E' quanto affermano i vescovi italiani, che nel messaggio per la Giornata della vita 2006, lanciano un appello per "una cultura della vita e non della morte".
Questo, scrive il consiglio permanente della Cei, vale "in modo speciale per i giovani, tra cui non manca chi sembra ricercare la liberta' e la felicita' con espressioni esasperate o estreme". In particolare, "l'uso pervasivo delle droghe, che in taluni ambienti sono cosi' diffuse da essere considerate cose normali; l'assunzione di stimolanti nella pratica sportiva; le ubriacature e le sfide in auto o in moto e altri comportamenti analoghi non sono semplicemente gesti di sprezzo della morte, un gioco tanto infantile quanto incosciente. No, essi dicono soprattutto indifferenza per la vita e i suoi valori; scarso amore per se stessi e per gli altri".
Secondo i vescovi, "una societa' che tollera una simile deriva e non si interroga sulle cause e sui rimedi, o che la considera una malattia passeggera da prendere alla leggera, da cui si 'guarisce' crescendo, non si rende conto della reale posta in gioco: chi da giovane non rispetta la vita, propria e altrui, difficilmente la rispettera' da adulto. E' nostro dovere, percio', aiutare quei giovani che si trovano in particolare disagio e difficolta' a ritrovare la speranza e l'amore alla vita, a guardare con fiducia e serenita' a progetti di matrimonio e famiglia, a servire la cultura della vita e non quella della morte".
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