Italia. Conferenza Palermo: ancora diserzioni, stavolta e' la comunita' di Capodarco
"Dialogare con un Governo che, in materia di droga, non si raccapezza e non e' capace neanche di reprimere, diventa dannoso perche' rischia di coprire un vuoto colpevole mentre i tossicodipendenti aumentano, dialaga la cultura dello sballo e il traffico di stupefacenti e' quanto mai prospero.". Cosi' mon. Vinicio Albanesi, presidente della comunita' di Capodarco, motiva la non partecipazione alla conferenza governativa sulle tossicodipendenze in programma a Palermo che, come gia' annunciato, sara' disertata da una consistente fetta di 'addetti ai lavori': da Federserd, al Cnca, da Saman a Exodus, ai centri salesiani, alla Lila, alla Sitd, Itaca, Agesci, Arci, Acli, Forum del terzo settore, Movi, Arcadia. "Tutti convinti che sia inutile partecipare a una conferenza che non si sa di che cosa trattera"', dopo cinque anni "che sono stati un calvario per chi opera nei servizi pubblici e nelle comunita' di recupero".Una presa di posizione, secondo Albanesi "che non e' 'antigovernativa', ma la semplice constatazione del balletto di annunci, spot, confusioni, disinteresse, abbandoni, nonostante la drammaticita' del consumo di droghe, soprattutto cocaina".
E mons. Albanesi passa ad elencare: "i contenuti della riforma proposta dall'on. Fini (approvata dal Consiglio dei Ministri il 13 Novembre 2003) si sono perduti nell'ipotesi di uno stralcio di cui a tutt'oggi pubblicamente nessuno conosce i contenuti. Le competenze in materia di droga sono passate dal Commissario straordinario (Pietro Soggiu 2002), al Dipartimento nazionale politiche antidroga (istituito Aprile 2004), con una relazione al Parlamento ancora redatta dal Ministro Maroni e infine all'affidamento delle deleghe al Ministro Giovanardi. I Direttori del Dipartimento delle Politiche antidroga sono stati in tre anni Nicola Carlesi, il generale Antonio Ragusa (solo nominato), attualmente Raffaele Lombardo e di nuovo (per Palermo) Pietro Soggiu".
"La conclusione e' sostanzialmente l'impotenza, frutto di incapacita' frammista a disinteresse e le conseguenze sono evidenti. Le dipendenze da droga sono in espansione; i nuovi consumi mettono tutti in difficolta', le carceri continuano ad essere piene di poveri cristi; la cultura dello sballo e del piacere dilaga, il traffico di stupefacenti e' quanto mai prospero. Vanno di moda le cliniche svizzere e americane, ad alto coefficiente di spesa, per chi puo' permetterselo".
"Cosi' non si combatte nulla e nessuno. La responsabilita' politica e' alta, perche' ad oggi la politica governativa e' stata piena di parole e non di fatti, di annunci e non di sostanza. A noi il compito di riprendere le fila di un percorso interrotto da velleita' giustizialiste. Crediamo anche si sia perduto troppo tempo". Secondo Albanesi, dunque, "occorre ripartire dall'esperienza della strada: un momento di riflessione che sappia leggere l'evoluzione del consumo di droghe ed offra percorsi di recupero efficaci". "Spiace doverlo fare da soli. Ma non ci sono date scelte, considerata l'inaffidabilita' degli interlocutori. Nel frattempo le vittime aumentano: sono soprattutto i giovanissimi che se non mettono a rischio la vita continuano a rovinarsi l'esistenza. Con loro sempre piu' numerose famiglie".
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