Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. La Conferenza di Palermo, la terza ed ultima giornata

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Un adolescente come tanti, che la solitudine potrebbe spingere verso il consumo di droga, ma che invece grazie al supporto della famiglia recupera una sua dimensione affettiva: e' il nuovo spot, televisivo, radiofonico e sul web, che il Dipartimento antidroga ha realizzato nell' ambito della nuova campagna informativa "Vivere e' stupefacente - La droga non serve".
La campagna, presentata stamani a Palermo nell'ambito della quarta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze dal ministro Carlo Giovanardi, vuole sottolineare l'importanza del dialogo e del confronto genitori-figli, comunicare ai giovani il rischio di gravi conseguenze fisiche derivanti dall'uso di sostanze stupefacenti, implementare la capacita' dei ragazzi di accettare i propri limiti e le proprie piccole e grandi difficolta' e inadeguatezze. "Le piu' recenti statistiche internazionali e gli studi di settore indicano chiaramente che la principale causa dell'ingresso dei giovani nel mondo delle droghe e' legata a disagi familiari, a mancanza di dialogo, a solitudini che spesso si determinano gia' tra le mura domestiche". "Puo' sembrare uno spot da Mulino Bianco, ma in realta' e' una storia di un ragazzo e di una famiglia normali", ha commentato il ministro Giovanardi presentando l'iniziativa.

I consumi e i rimedi delle Regioni
La Lombardia in testa per il consumo di cocaina ed eroina, la Sicilia in testa per l'hashish, la Calabria e' la regione che coltiva piu' cannabis e il Piemonte e' in cima ai produttori di droghe sintetiche. Sono i dati piu' recenti sul fenomeno droga in Italia, presentati stamani dal generale Carlo Gualdi, direttore centrale Servizi antidroga, nella giornata conclusiva della quarta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze in corso a Palermo. I due principali canali di rifornimento della cocaina, ha anche spiegato il gen.Gualdi, passano attraverso le rotte dell'Atlantico e dell'Africa, mentre per l'hashish si confermano quelle del Mediterraneo. "Il fenomeno del consumo di droga in Italia e' ancora sicuramente un dato preoccupante". Ma la risposta delle forze di polizia, ha aggiunto, e' in aumento: i sequestri di cocaina, nei primi 11 mesi del 2005, sono aumentati rispetto al 2004 del 20,41%, mentre quelli di hashish segnano un +41,40%.
"I dati in nostro possesso ancora una volta confermano una preferenza dell'uso di cocaina nel mercato delle sostanze stupefacenti, ma anche un importante aumento del consumo di hashish. In controtendenza, invece, i consumi di marijuana, associata a quello di eroina".
I due principali canali di rifornimento della cocaina, ha detto Gualdi, passano attraverso le rotte dell'Atlantico e dell'Africa, mentre per l'hashish si confermano quelle del Mediterraneo. Ha poi fornito i dati dell'ultimo monitoraggio, dai quali emerge che il consumo di cocaina tocca le punte piu' alte in Lombardia, Toscana e Lazio; per l'hashish, invece, le prime tre Regioni sono Sicilia, Lombardia e Liguria, mentre l'eroina il consumo e' maggiore in Lombardia, Veneto e Marche. Inoltre, dai dati emerge che le maggiori concentrazioni di piantagioni di cannabis si trovano in Calabria, Puglia e Sicilia, mentre la produzione delle droghe sintetiche si concentra soprattutto in Piemonte, toccando anche l'Emilia Romagna e la Campania.
"Cosa Nostra, con riguardo ai traffici di eroina e cocaina ha perso il tradizionale controllo del mercato europeo, perdendo la posizione monopolistica degli anni '80 e '90 e cedendo il campo alle altre organizzazioni criminali italiane, soprattutto 'ndrangheta e camorra. La Sacra Corona Unita, invece, continua a interagire con la criminalita' albanese". Gli albanesi, secondo i dati forniti dal generale Gualdi, sono molto attivi sia nel traffico di eroina e marijuana che in quello della cocaina, mentre la criminalita' turca entra in affari con i trafficanti croati, macedoni e albanesi nei flussi di eroina destinati all'Italia".
Quanto alle operazioni antidroga, infine, i dati sono in aumento rispetto a quelli dello scorso anno: per la cocaina sono state 5.790 (+7,78%), per l'hashish 5.988 (+0,66%) e 3.081 per l'eroina (+1,65%). Le persone denunciate nel 2005 sono in aumento del 2,21% (10.847 persone), ma solo per lo spaccio e la detenzione di cocaina. "Complessivamente nel 2005 le sostanze sequestrate sono state pari a 28.424 chilogrammi di stupefacenti (+17,65%), mentre le operazioni di polizia sono state 18.103 (+4,37%) e 27.301 le persone denunciate (-1,25%).
In Molise la Regione realizzera' un Osservatorio sulle tossicodipendenze. Lo ha annunciato l'assessore regionale alle politiche sociali, Michele Picciano, nel suo intervento alla quarta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze di Palermo. Prevenzione, repressione e recupero sono i punti dai quali l'assessore intende partire per fronteggiare un fenomeno ormai dilagante. "Nessuna tolleranza verso chi spaccia ma al contempo non si vuole criminalizzare i consumatori", mentre per il recupero si dovra' puntare non solo al versante tossicologico, ma anche a quello sociale. "Su questo aspetto l'Osservatorio regionale sulle tossicodipendenze potra' essere parte integrante dell'Osservatorio regionale sui fenomeni sociali che e' in fase di realizzazione". A gennaio saranno liquidati 7 milioni di euro a favore delle Comunita', mentre altri progetti serviranno per il recupero dei tossicodipendenti in carcere, per la valorizzazione e il sostegno alle Comunita' terapeutiche e per il recupero della criminalita' minorile legata agli stupefacenti. "Altri due progetti riguardano il 'programma cocaina', che prevede la creazione, su tutto il territorio nazionale, di unita' operative che si dedicheranno al trattamento dei cocainomani e, infine, il 'progetto famiglia' che avra' come scopo la prevenzione e coinvolgera' scuole, societa' sportive e oratori".
"La Sicilia e altre regioni ormai accolgono migliaia di immigrati spesso con problemi di droga. Occorrono leggi adeguate, finanziamenti appropriati, strutture specializzate. La droga e' un problema globale, la solidarieta' deve essere globale". Lo ha detto, alla quarta conferenza nazionale sulle tossicodipendenze in corso a Palermo, don Vincenzo Sorce, presidente del coordinamento delle comunita' della Sicilia e direttore di "Casa Rosetta". "Sollecitiamo il governo nazionale e quello regionale, tutti i partiti e le forze sociali a farsi carico in modo stabile e organico del mondo della tossicodipendenza e delle comunita' di recupero soprattutto delle piu' piccole e isolate. La regionalizzazione delle politiche e delle risorse non puo' portare isolamento e frammentazione. Abbiamo bisogno di grandi coalizioni sociali".

Il "diritto" di scegliere la comunita' terapeutica
"Le persone con problemi di droga hanno diritto di scegliere la comunita' che piu' risponde alle proprie convinzioni etiche e religiose e che ne garantisce la validita' terapeutica": e' la posizione dell'arcivescovo metropolita di Palermo, card. Salvatore De Giorgi, che ha aperto stamani a Palermo la giornata conclusiva della quarta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze. "La Chiesa si colloca all'interno delle problematiche della tossicodipendenza con il suo specifico pastorale, che la spinge ad essere attenta alle persone piu' ferite, piu' deboli, piu' bisognose di aiuto, sottolineando innanzitutto la centralita' e la sacralita' della persona". Dopo aver affermato che "non e' lecito drogarsi con qualsiasi tipo di sostanza", l'arcivescovo, ricordando le parole di Giovanni Paolo II, ha invitato le famiglie ad "aprire le porte a Cristo". "Non abbiate paura Cristo ha vinto la morte. E la droga e' morte".
"L'equiparazione tra Sert e comunita' private mi sembra il punto piu' importante del ddl Giovanardi". Lo ha detto Andrea Muccioli, presidente della comunita' di San Patrignano. "Bisogna superare il dualismo, nel rispetto reciproco tra pubblico e privato, consentendo ai cittadini di potere scegliere sistemi differenti di cura. In questi anni sono diminuite le persone che sono andate in comunita' a causa della politica di trattamento al metadone dei Sert, imposta ad alcuni tossicodipendenti". Il presidente di San Patrignano e' anche pienamente d'accordo con la volonta' del Governo di mettere in un'unica tabella droghe pesanti e leggere. "E' una scelta giusta che da anni auspichiamo". "Quello che chiediamo e' una ricerca scientifica che possa verificare tutti i tipi di terapie. Il ministero della Sanita' ha mandato una lettera a cento Sert a altrettante comunita' per eseguire l'esame del capello, ma solo 13 sert su cento e 26 comunita' l'hanno fatto".

Don Mazzi: il cattivo maestro alla controconferenza
"Io un cattivo maestro? Speriamo che con le elezioni cambi qualche cosa, che ci sia un nuovo governo e un nuovo ministro". Con questo auspicio Don Antonio Mazzi, fondatore della comunita' Exodus -dal palco della conferenza sulla droga organizzata da associazioni ed enti locali in alternativa alla conferenza di Palermo- ha sintetizzato le critiche alla politica antidroga del governo e ha risposto al ministro Giovanardi che lo aveva accusato di essere "un cattivo maestro". Duro e sarcastico l'intervento del popolare prete che ha definito il ministro Giovanardi "piu' che un ministro delle droghe un capitan uncino, un divoratore di culatelli. E non ha competenze". Critiche anche a Don Gelmini: "e' un cappellano di corte assunto al posto di Baget Bozzo" con un compenso di "5 milioni di euro".
All'aula magna della Sapienza di Roma, dove e' in corso la cosiddetta controconferenza di Palermo, che ha fra i promotori la campagna nazionale "Non incarcerate il nostro crescere" a cui partecipano circa 400 persone, secondo i promotori, don Mazzi ha chiesto il ritiro del ddl sulla droga e ha proposto una strategia di lotta alle dipendenze che riguardi non solo la droga ma anche il fumo e l' alcol. Ha quindi sollecitato un tavolo per avviare nuove politiche intorno al quale far sedere enti locali, sindacati, imprese, scuole, associazioni del tempo libero. A suo avviso, "le nuove dipendenze hanno bisogno di nuove strategie. Vanno ripensate le comunita' terapeutiche, hanno fatto il loro tempo, e i Sert, che dovrebbero avere un ruolo meno sanitario". Tutti luoghi che per don Mazzi possono servire solo ad una minima parte dei tossicodipendenti, quelli storici. Vanno inoltre pensate politiche per adolescenti ("si devono divertire la notte, ma in ambienti sani, non possono fare le veglie") e ridotto il ricorso al carcere. Tutti questi, ha affermato ancora don Mazzi, "sono sogni i miei lontanissimi da cio' che sta succedendo a Palermo, ecco perche' non siamo li"'. Infine, un'altra stoccata al ministro Giovanardi: "So che il cappellano di corte ha fondato una comunita' con il nome di Silvio Berlusconi, fondero' una comunita' a nome di Carlo Giovanardi". Ed ancora: "Sulla mia tomba ci sara' scritto qui giace Antonio Mazzi, cattivo maestro, firmato capitano uncino".

Ancora sul ddl Fini, critiche e difese
Lo stralcio del ddl Fini sulle tossicodipendenze non piace alle comunita' terapeutiche, che propongono di avviare una riflessione piu' approfondita per elaborare una legge piu' organica e maggiormente condivisa: lo ha detto don Egidio Smacchia, presidente della Fict (Federazione italiana comunita' terapeutiche), nel suo intervento alla quarta Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze in corso a Palermo. Forte di un'esperienza ultraventennale, durante la quale ha visto passare dai suoi centri decine di migliaia di persone con problemi legati alla droga, don Smacchia ha criticato il ddl soprattutto nella parte riguardante ripristino delle tabelle sulle sostanze, che "limita fortemente gli spazi di valutazione soggettiva del magistrato e crea uno spartiacque troppo rigido fra consumo e spaccio". Inoltre, secondo la Fict la sanzione amministrative, da prevedere solo per i consumatori, deve tenere presente la differenza di eta': per i minorenni, va prevista una progressivita' di interventi educativi, mentre per i maggiorenni bisogna "procedere alla sanzione amministrativa o penale offrendo, allo stesso tempo, l'opportunita' di colloqui con operatori". Don Smacchia ha espresso criticita' anche rispetto all'equiparazione tra pubblico e privato soclale contenuta nello stralcio: "si corre il rischio di creare comunita' di serie A e di serie B". Dove le prime sarebbero quelle che sono in grado di dotarsi di una equipe multidisciplinare in grado di certificare lo stato di tossicodipendenza e di mettersi quindi in concorrenza con il servizio pubblico, mentre le secondo continuerebbero a dipendere "in toto" dal servizio pubblico. "Riteniamo dannoso e impraticabile ogni modello che contrapponga servizio pubblico e privato, cio' di ci invece abbiamo bisogno e' di sommare le poche forze in campo rafforzando la collaborazione fino a giungere alla piena integrazione dei servizi". Infine, perplessita' anche sull'ampliamento delle pene alternative: c'e' il rischio, ha spiegato, che le comunita' diventino mero "strumento di controllo sociale" o "spazio di custodia attenuata". Inoltre, l'estensione da 4 a 6 anni della possibilita' di usufruire delle misure alternative per il detenuto per droga "potrebbe essere vanificata dalle limitate disponibilita' di fondi". Ancora, la legge ex Cirielli recentemente approvata, ha aggiunto, "pone un serio problema di applicabilita' delle misure alternative previste dallo stralcio".
"Sulle tabelle che fissano le quantita' di sostanze stupefacenti faremo un decreto ministeriale, non saranno inserite nello stralcio al ddl Fini": lo ha detto il ministro Carlo Giovanardi chiudendo i lavori della conferenza di Palermo.
Le tabelle che fissano la quantita' di sostanza stupefacente al di sopra della quale ci sara' lo spaccio "saranno predisposte successivamente": cosi' il vicepremier Gianfranco Fini ha confermato quanto preannunciato dal ministro Giovanardi, che aveva parlato di "decreto ministeriale sulle tabelle". "E' giusto che siano gli esperti, i tossicologi a stabilire qual e' la quantita' di sostanza stupefacente al di sopra della quale c'e' lo spaccio e non l'uso personale". "Nel ddl, pero' ci sara' il principio che non esistono droghe buone e cattive, droghe leggere e pesanti, ma elencheremo tutte le sostanze stupefacenti". Nel ddl "rimangono le sanzioni amministrative per chi fa uso personale di droga e ci saranno misure penali nei confronti di chi spaccia". Lo stralcio al ddl sulle tossicodipendenze in discussione in Parlamento "non e' una legge repressiva, se non nei confronti dello spaccio" ed e' una legge "che non manda in galera chi fuma uno spinello ma tende a educare e prevenire", e spiace che ci sia "chi in palese malafede non conosce il ddl e ne parla per ragioni propagandistiche", ha spiegato ancora Fini. Sulla legge "il governo ha preso un impegno" perche' "combattere la droga e' un dovere morale". Il ddl, ha spiegato, vuole "potenziare tutte le strutture di recupero". La Conferenza, ha aggiunto, "e' stata utile proprio perche' coloro che in buona fede si sono confrontati hanno dato suggerimenti utili".

"Lancio un appello agli opinion leader giovanili: facciano sentire la loro voce, facciano capire che drogarsi non e' un diritto. I cantanti, gli uomini del mondo dello sport tutti coloro che sono un esempio per i piu' giovani, si uniscano alle famiglie, se non si vogliono unire al governo, nel far capire che drogarsi non e' un diritto, che drogarsi significa innanzitutto aver paura di vivere. Tutti coloro che possono indurre un giovane a non fumare la sua prima canna, a non farsi la sua prima pasticca, a non inalare la sua prima striscia, a non farsi il suo primo buco, davvero lo facciano, perche' e' un problema di coscienza".
"Il governo prenda atto del rigetto della sua ipotesi tutta carceraria (con 7-8 spinelli in galera) e rimetta nel cassetto il ddl di stralcio", quindi "apra una discussione seria in vista della prossima legislatura": cosi' Daniele Capezzone della segreteria della Rosa nel pugno. "Tutti dicono no: le comunita', i Sert, le forze di polizia, i prefetti, le famiglie, i medici, gli operatori sociosanitari...", quindi "non resterebbe al Governo che una soluzione ragionevole, cioe' quella della 'moratoria'".
"Capezzone colpito da mania di grandezza": cosi' Luca Volonte' capogruppo Udc alla Camera, che ha aggiunto: "Per Capezzone si puo' fare tutto a condizione che si faccia nella prossima legislatura: dall'indagine sulla 194 alla lotta alla droga. Sembra eccessiva la sua mania di grandezza. Il desiderio di sedersi su qualche poltrona gli sconvolge la mente!".
Con il Ddl Fini "non si amplia ma si restringe la liberta' di cura''. E' quanto ha detto Carmelo Palma, segretario organizzativo dei Riformatori Liberali, spiegando che "fra le tante e pericolose scelte del ddl Fini, vi e' la cancellazione dei trattamenti farmacologici sostitutivi e prolungati, che, come un'ampia e incontestata letteratura dimostra, sono l'unico. ancorche' parziale, strumento di aggancio ai servizi di cura dei tossicodipendenti da eroina che non riescano a sostenere un trattamento disintossicazionista. Costoro non sono un'esigua minoranza, ma almeno il 30% dei tossicodipendenti in cura presso i servizi pubblici e privati e la totalita' di quelli 'sommersi': dunque la maggioranza assoluta dei tossicodipendenti da eroina. E i trattamenti metadonici prolungati sono piu' di 2/3 di tutti i trattamenti metadonici effettuati in Italia. La possibilita' di cura, quindi, viene cosi' piegata alle esigenze di una lotta propagandistica e senza quartiere alla 'droga di stato', come con notevole leggerezza e incuria si continua a chiamare il metadone".
"Quanto emerge dai resoconti provenienti dalla grande sbornia di Palermo ci induce a pensare che si siano persi completamente i termini veri della questione". Cosi' Marco Contini, Segretario di Antiproibizionisti.it.
"Non si tratta infatti di stabilire una quantita' -piu' o meno modica- per consentire, aprioristicamente, di individuare (in maniera peraltro del tutto opinabile) i presunti spacciatori, distinguendoli dai presunti consumatori. Cio' porterebbe solamente a una condizione per cui si e' tutti presunti colpevoli, a meno che non si riesca a dimostrare il contrario. Il nostro Stato di diritto prevede, invece, la presunzione di innocenza e, proprio ispirandosi a questo principio, il corpo elettorale - chiamato a pronunciarsi nel suo ruolo costituzionale di supremo organo dello Stato, in occasione del referendum del 1993 - ha deciso, solennemente e senza alcuna esitazione, di abrogare quella parte del D.P.R. 309/90 che proprio a questa questione, in particolare, voleva dare risposta. Per questo motivo, ribadiamo la nostra volontà di proseguire il percorso che, come già abbiamo annunciato nel mese di settembre, ci porterà a presentare alcuni quesiti referendari. Un ulteriore passo avanti in questo senso è stato fatto in occasione della nostra Assemblea, conclusasi lo scorso 3 dicembre, in occasione della quale si è ribadita questa scelta, supportata ora da alcune ipotesi di lavoro su quesiti specifici (tra i quali, alcuni relativi alla coltivazione ad uso personale). Questo riteniamo essere il punto centrale, su cui è necessario un pronunciamento chiaro e diretto da parte di tutti coloro, che - a partire dal centrosinistra per arrivare al centrodestra - sostengono di avere a cuore questo tema. Tutto il resto non è altro che uno spettacolo autoreferenziale messo in scena dai professionisti del proibizionismo insieme ai professionisti dell'antiproibizionismo, nel tentativo di mantenere un ruolo che possa consentire loro, nell'autolegittimarsi a vicenda, di continuare a vivere di rendita.

La contro-conferenza di Roma
No alla 'criminalizzazione' dei tossicodipendenti. E' il filo conduttore, in forte contrasto con le politiche del governo, della Conferenza sulla droga promossa da un cartello di organizzazioni di operatori, di servizi pubblici e privati oltre che di comunita' che per protesta ha disertato l'appuntamento istituzionale a Palermo ed ha dato vita oggi ad una sorta di controconferenza alla quale hanno partecipato, secondo gli organizzatori, circa 400 persone. Il cartello, 'Non incarcerate il nostro crescere', e' sostenuto fra gli altri da Federserd, Cnca, Gruppo Abele, Cgil, Saman, Exodus, Itaca, Acli, Agesci. Luogo del confronto, l'Aula magna dell'Universita' La Sapienza di Roma nella quale erano stati affissi anche striscioni con su scritto: 'Giovanardi sei acido' o 'Vi fate di Tav.or'. Gli operatori riuniti a Roma ('e' solo l'inizio di un percorso e di un dibattito che vogliamo allargare' hanno detto) hanno rivendicato l'esperienza sul campo ed hanno criticato il governo per non 'averli ascoltati' ed aver predisposto un ddl prima, e uno stralcio poi, 'tanto distanti dalla realta''. Senza esprimere forti differenze, i partecipanti hanno tenuto a sottolineare le convergenze, volendo evitare 'il rischio di ideologizzare' il dibattito e di procedere invece con sperimentazioni e monitoraggi. Tutti d'accordo sulla depenalizzazione del consumo, sulle alternative al carcere, sugli investimenti nei servizi, sulla riduzione del danno, sull'integrazione pubblico-privato, sulla revisione delle comunita'.
Ogni tanto e' aleggiata la parola liberalizzazione che pero' non ha trovato sponde fra le organizzazioni degli operatori. Il radicale Daniele Capezzone, che ha rilanciato la 'moratoria' invitando a trattare le questioni dopo le elezioni, ha detto che la liberalizzazione resta un obiettivo anche se 'non e'un orizzonte immediato'.
Questione in piedi anche per Luigi Manconi, responsabile diritti civili dei Ds: "anch'io sono per la legalizzazione ma i tempi sono lunghi. Bisogna comunque tornare ad uno Stato sociale e non come oggi stato penale. L'Unione dovra' rovesciare le tendenze da cima a fondo".
"L'Unione dovra' dare una svolta" anche per il verde Alfonso Pecoraro Scanio, secondo il quale va punito solo chi fa spaccio. Sulla riduzione del danno, la diessina Livia Turco ha proposto di fare un 'salto di qualita'' prevedendo, come avviene gia' in altri Paesi europei, la sperimentazione di somministrazione controllata di eroina per quei tossicodipendenti di vecchia data che rischiano la vita e la marginalizzazione.
C'e' chi fra gli operatori, come Fausto D'Egidio di Federserd, ha negato la validita' della conferenza di Palermo: "non e' una conferenza nazionale. Non ha nulla degli obiettivi richiesti dalla legge e vi ha partecipato neanche un terzo di quanti sono stati alle conferenze precedenti di Napoli e Genova. E poi, e' stata preparata da gente sconosciuta ed inadatta, noi non siamo stati ascoltati e le modifiche legislative erano gia' pronte. Si e' trattato di un appuntamento elettoralistico. Noi vogliamo un'altra conferenza". Al via una protesta simbolica: inviare sul sito del ministro Giovanardi messaggi di protesta al suo stralcio.
Forti anche le critiche avanzate al governo dal fondatore del Gruppo Abele, don Luigi Ciotti: "Non si educa con le leggi e non vorremmo che per conto dei principi si allargassero le sofferenze e le discriminazioni". Un altro prete, un emblema del sostegno ai giovani, don Antonio Mazzi, fondatore della comunita' Exodus, ha attaccato con sarcasmo il ministro Carlo Giovanardi e Don Gelmini. Al primo, che lo aveva accusato di essere un 'cattivo maestro', ha replicato: "mi sembra capitan uncino, piu' che un ministro delle droghe e' un divoratore di culatelli. E non ha competenze". Il secondo e' stato definito "cappellano di corte assunto da Berlusconi per un compenso di 5 milioni di euro".

Esplode il caso ex-Cirielli
Il vicepresidente del Consiglio Gianfranco Fini, e' categorico: "Avevamo colto anche noi e io personalmente ne ero cosciente che nell'ex Cirielli c'e' una norma che punisce i recidivi e non menziona affatto che molti recidivi sono proprio ex tossicodipendenti, mentre nel ddl stralcio sulle droghe, a riprova che non e' certamente una norma che porta in galera i tossicodipendenti, c'e' la previsione di uscire dal carcere per seguire percorsi di recupero a richiesta. Modificheremo quindi l'ex Cirielli e la uniformeremo al testo della legge".
A rivelare che esistono forti 'contraddizioni' e 'incongruenze' tra ex Cirielli e ddl sulle droghe e', tra gli altri, Andrea Muccioli. "Come potete da una parte approvare una legge che estende la possibilita' di usufruire dei benefici alternativi al carcere per condanne fino a 6 anni e contestualmente approvare l'ex Cirielli che lo impedisce di fatto ad ogni tossicodipendente che abbia commesso piu' di un reato connesso alla sua condizione? Di fatto un tossicodipendente, una volta in galera non ne puo' piu' uscire. Se non intervenite immediatamente per correggere questa contraddizione nel giro di 3 anni avremo altri 20.000 tossicodipendenti in carcere senza alcuna possibilita' di recupero".
Il 'ripensamento' di Fini viene accolto da un coro di critiche dall'opposizione che accusa il governo, come sostiene il responsabile Giustizia della Margherita Giuseppe Fanfani, di portare avanti "una legislazione schizofrenica, senza lungimiranza e senza un pensiero organico".
La diessina Anna Finocchiaro, ad esempio, chiede come faccia Fini 'a non vergognarsi' quando annuncia l'intenzione di modificare un testo che ancora non e' legge e per di piu' con un emendamento ad un altro provvedimento 'che probabilmente non vedra' mai la luce...' visto che la legislatura e' ormai agli sgoccioli.
E analogo e' il commento del Verde Paolo Cento: "Avevamo ragione in Parlamento a denunciare gli effetti devastanti della legge. Ora senza vergogna anche il vicepremier se ne accorge dichiarandosi pronto a modificarla".
Anche il responsabile Giustizia dello Sdi Enrico Buemi attacca osservando che "le esigenze di modifica che oggi emergono nella riflessione di Fini dimostrano quanto superficiali ed improvvisate siano le proposte di Cdl e governo".
Duri anche i giudizi del capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante che invita il vicepremier direttamente 'a cancellare' la legge e di Giuliano Pisapia (Prc) che non sembra molto fiducioso sul fronte dei 'cambiamenti': "se li fa questa maggioranza sara' peggio...".
Non lesinano critiche, infine, il primo presidente della Cassazione Nicola Marvulli ("E' un obbrobrio che mi auguro venga cancellato anche se ho deboli speranze") e il presidente dell' Anm Ciro Riviezzo ("si rivede? Bene, ma prescrizione e recidiva vanno inserite in riforma complessiva delle impugnazioni").
La Lega invece tace, mentre l'Udc Bruno Tabacci rivendica il suo ruolo di 'Cassandra': "Lo avevo detto io che era nata male...". Piu' cauto il responsabile Giustizia di FI Giuseppe Gargani secondo il quale "tutti i ripensamenti vanno Rispettati", anche se "questa legge e' stata discussa per un anno e mezzo in Parlamento e si poteva tener conto allora di questi casi...". La modifica comunque "venga fatta solo per quello che riguarda i tossicodipendenti".
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