Sabato 6 giugno 2026
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Italia. Consiglio superiore di Sanita': testamento biologico vincolante e obiezione per medici

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Serve una legge 'per imboccare la strada del 'living will', le direttive anticipate di trattamento', ma il format del testamento biologico 'dovra' essere elaborato da un board di esperti, con domande ben comprensibili ai pazienti'. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Superiore di Sanita' Franco Cuccurullo, audito questa mattina dalle commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera. Le volonta' del paziente, che debbono essere 'attuali e dunque aggiornate periodicamente', secondo il Presidente Cuccurullo 'devono essere vincolanti per medici e personale sanitario', ma si devono prevedere 'meccanismi di obiezione di coscienza analoghi a quelli contemplati nella legge sull'aborto'.
E' un fatto, secondo l'esperto del Consiglio Superiore di Sanita', che 'l'accanimento terapeutico vada definito meglio, perche' sconfinare in quel terreno e' un reato'. Se il principale ostacolo all'emanazione di una legge sulle direttive anticipate, secondo Cuccurullo, 'e' quello dell'attualita' del consenso o del dissenso alle cure', c'e' anche chi ritiene nel nostro Paese 'che le direttive anticipate di trattamento possano introdurre in modo surrettizio pratiche di tipo eutanasico'. La soluzione del 'living will', secondo l'esperto 'potrebbe rappresentare, limitatamente a un campo molto ristretto, un punto di equilibrio tra il rispetto delle volonta' individuali e una cornice di principi etici condivisi, che non puo' ne' deve venir meno nelle decisioni di accompagnamento alla fine vita'.
Per questo c'e' bisogno di una legge 'che dirima la questione e dica chiaramente che cosa si puo' fare o cosa e' illecito'. In attesa di una norma, tuttavia, ha sorrolineato il presidente del Consiglio Superiore di Sanita', 'e' auspicabile che si proceda, in tempi rapidi, all'emanazione di specifiche linee guida di riferimento, per ricondurre l'accanimento terapeutico ad una sfera di principi e di valori definiti e condivisi, delineandone gli estremi di liceita' entro i quali deve necessariamente muoversi la cura del paziente.

Uno studio condotto su 31mila pazienti ha rivelato che in Europa circa il 15% dei malati ammessi in terapia intensiva, principalmente per insufficienza respiratoria acuta, 'riceve una decisione di fine vita da parte del personale ospedaliero'. L'astensione dalla ventilazione in caso di crisi viene praticata, invece, nel 38% dei casi e la sospensione della ventilazione nel 33% dei casi. Lo ha reso noto Stefano Nava, primario responsabile dell'unita' di riabilitazione pneumologica presso la Fondazione Salvatore Maugeri di Pavia, audito questa mattina dalle Commissioni Affari Sociali e Giustizia della Camera.
A seguito del caso Welby si e' molto discusso in questi mesi della sospensione della ventilazione che, ha sottolineato l'esperto 'non e' considerata eutanasia secondo gli standard della comunita' scientifica ed e' pertanto pratica comune, come dimostrano i dati'. Il 90-95% delle persone che sopravvive a una crisi respiratoria viene definitivamente liberata dal supporto meccanico di ventilazione. Sono, tuttavia, 28mila i pazienti che, a seguito di traumi o di malattie croniche, vengono ventilati a domicilio, cioe' hanno bisogno di avere in casa un respiratore piu' o meno invasivo per vivere. Di questi 2.200 abitano in Italia, la maggioranza dei quali, circa il 60%, respira attraverso l'ausilio di maschere nasali o facciali, mentre gli altri attraverso l'intubazione. 'Trattandosi di terapia la pratica di sospensione della ventilazione e' paragonabile al soggetto nefropatico che decide la sospensione della dialisi o del malato di tumore che, a causa degli effetti collaterali, esige la sospensione di una chemioterapia che ragionevolmente puo' allungare la sopravvivenza'.
Un altro aspetto di cui si e' molto dibattuto, anche rispetto ai recenti casi di cronaca, e' la sedazione terminale, che precede spesso la sospensione dei supporti meccanici o delle terapie che tengono in vita i malati terminali, per lenirne le sofferenze fisiche e psicologiche.
'Si e' a lungo pensato e scritto anche in documenti ufficiali che tale pratica velocizzasse il processo di morte' ha ricordato Nava. Per questo la sedazione terminale e' stata spesso associata con pratiche eutanasiche e condannata. 'Un recente studio ha evidenziato che la somministrazione di narcotici e benzodiazepine a dosi elevate dopo la sospensione di ventilazione meccanica non precipiti il processo di morte che ha comunque un tempo assai variabile, da pochi minuti a molte ore'. Una precisazione da tenere presente, soprattutto in vista di una possibile definizione normativa di che cosa sia eutanasia e di che cosa non lo sia.

COMMENTI

"Prendo atto con soddisfazione del convinto e netto no all'eutanasia dichiarato oggi in Commissione Affari Sociali da eminenti esponenti del mondo scientifico quali il Prof. Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di Sanita', il prof. Vella dell'Istituto Superiore di Sanita' e dai Proff. Nava, Rossini e Bellino". Sono parole di Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera, in merito alle audizioni oggi alla Camera in commissioni Affari sociali e Giustizia sulla tutela della dignita' e della volonta' della persona umana nelle patologie incurabili e terminali, anche con riferimento al tema dell'eutanasia.
"Sono invece deluso per quanto dichiarato nella stessa sede dal Prof. Lecaldano che ha criticato la situazione legislativa italiana attuale sostenendo, oltre al diritto della persona ad autodeterminarsi, anche la liceita' della sospensione della nutrizione e della idratazione nei malati terminali." "Come ho gia' detto piu' volte anche in commissione voglio ribadire ancora una volta che il no assoluto all'accanimento terapeutico, all'abbandono terapeutico e all'eutanasia e' fondamento necessario per un corretto comportamento professionale medico, da cui e' imprescindibile una alleanza terapeutica, base per un rapporto fiduciario tra medico e paziente".
"Prendo atto con soddisfazione del convinto e netto no all'eutanasia dichiarato oggi in Commissione Affari Sociali da eminenti esponenti del mondo scientifico quali il Prof. Cuccurullo, presidente del Consiglio superiore di Sanita', il prof. Vella dell'Istituto Superiore di Sanita' e dai Proff. Nava, Rossini e Bellino". Sono parole di Domenico Di Virgilio, capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera, in merito alle audizioni oggi alla Camera in commissioni Affari sociali e Giustizia sulla tutela della dignita' e della volonta' della persona umana nelle patologie incurabili e terminali, anche con riferimento al tema dell'eutanasia.
"Sono invece deluso per quanto dichiarato nella stessa sede dal Prof. Lecaldano- continua Di Virgilio- che ha criticato la situazione legislativa italiana attuale sostenendo, oltre al diritto della persona ad autodeterminarsi, anche la liceita' della sospensione della nutrizione e della idratazione nei malati terminali." "Come ho gia' detto piu' volte anche in commissione- afferma il deputato di Fi- voglio ribadire ancora una volta che il no assoluto all'accanimento terapeutico, all'abbandono terapeutico e all'eutanasia e' fondamento necessario per un corretto comportamento professionale medico, da cui e' imprescindibile una alleanza terapeutica, base per un rapporto fiduciario tra medico e paziente".

'Il ciclo di audizioni sui temi legati alla tutela della dignita' dei malati terminali, che stanno svolgendo le Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera, mette in luce le difficolta' di un approccio solo giuridicista al problema cosi' drammaticamente segnalato dal caso Welby, e al tempo stesso la necessita' di dare risposte normative certe'. Lo afferma il presidente della Commissione Giustizia alla Camera, Pino Pisicchio, al termine della giornata di audizioni con gli scienziati e i filosofi convocati dalle Commissioni congiunte per acquisire conoscenze sul tema.
'Quest'oggi, per esempio - prosegue Pisicchio -, e' emersa la necessita' di una definizione certa della nozione di accanimento terapeutico e, al tempo stesso, l'estrema difficolta' di inquadrare la fattispecie in un comportamento tipizzabile. Concetti e consapevolezze mediche, filosofiche e giuridiche confliggono tra loro. Cio' nondimeno occorre raggiungere alcuni punti non controversi. Sulla definizione dell'accanimento terapeutico, per esempio, e' stata avanzata una interessante ipotesi su cui occorrera' lavorare, ipotesi che argomenta intorno alla sproporzione tra strumenti medici usati e bene tutelato'.
'Nell'idea di accanimento terapeutico, affermata dai medici in Commissione, inoltre - conclude il presidente -, rientra anche un atteggiamento che prevarica la volonta' del paziente e fa si' che la pratica medica venga compiuta contro chi soffre e non in suo favore.
Si tratta, come si puo' comprendere, di scelte delicatissime che hanno a che vedere con il testamento biologico. Il ciclo delle audizioni continua: credo che il metodo adottato sia quello giusto'.

 "Anche le audizioni in corso alla Camera confermano quanto sia necessaria una legge per l'introduzione del testamento biologico, come quella a cui stiamo lavorando in Senato". Lo dichiara il senatore dell'Ulivo Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' di Palazzo Madama.
"La legge che ci proponiamo di approvare al Senato  e' necessaria per raccogliere le indicazioni del nuovo codice di deontologia approvato dalla Federazione degli Ordini dei medici. Il codice prevede che il medico si astenga dall'ostinarsi in trattamenti terapeutici che non possano ragionevolmente condurre a un miglioramento per il paziente o comunque in un beneficio. Ma - osserva il senatore - e' anche in linea con il principio dell'interruzione delle procedure mediche pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto al loro esito, affermato dal catechismo della Chiesa Cattolica'.
'Secondo quel testo  si puo' parlare in questi casi di accanimento terapeutico. In queste situazioni, secondo il catechismo, la rinuncia all'intervento medico, o la limitazione delle cure, deve ritenersi legittima'.
'Personalmente - prosegue Marino - ritengo che il catechismo sia ancora piu' chiaro ed esplicito nel richiedere l'approvazione di una legge che aiuti a fare chiarezza. In quel testo leggiamo infatti anche che 'le decisioni devono essere prese dal paziente se ne ha la competenza e la capacita', o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volonta' e gli interessi legittimi del paziente'. Proprio l'avverbio 'legalmente' e' significativo'.
'Oggi, in assenza di una normativa che regoli le problematiche legate alle malattie terminali, una decisione come quella indicata dal catechismo per evitare l'accanimento terapeutico  non potrebbe che essere adottata illegalmente".
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