Italia. Consulta islamica e carta dei valori. No dell'Ucoii?
Si annuncia burrascoso l'incontro fissato per oggi pomeriggio tra il ministro dell'Interno Giuliano Amato e i 15 membri della Consulta islamica. Al centro dell'incontro una questione cruciale per il futuro stesso di questo organismo: la definizione di una "Carta dei Valori" che tutti i componenti della Consulta dovranno impegnarsi a sottoscrivere per rafforzare l'integrazione delle comunita' mussulmane nel nostro paese. Sul tavolo di Amato c'e' da qualche giorno la "Carta dei Valori" presentata da uno dei membri della Consulta, Souad Sbai, che non e' solo presidente dell'Associazione che riunisce decine di migliaia di immigrate di origine marocchina ma una personalita' di spicco dell'Islam moderato in Italia. Sono tre paginette che aprono un abisso tra le componenti moderate e l'ala fondamentalista della Consulta, rappresentata da Nour Dachan, presidente dell'Uccoi, l'associazione ispirata al potente movimento integralista dei "Fratelli mussulmani" che esercita la gestione e il controllo di gran parte delle moschee italiane.
Stabilita nella premessa la piena adesione delle comunita' islamiche alla Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, il documento dei moderati della Consulta gia' nel suo primo capitolo ribadisce il principio che "la liberta' di pensiero e di espressione deve comportare il rispetto delle liberta' altrui" e impegna di conseguenza a rifiutare ogni forma di propaganda, di predicazione o di provocazione che istighi all'odio etnico e interreligioso, chiaro riferimento a quanto succede ancora oggi in molte delle moschee del nostro paese. Stabilisce inoltre la liberta' di culto anche per i cittadini di origine mussulmana, sconfessando cosi' le leggi islamiche che condannano l'apostasia ricorrendo perfino alla pena di morte.
Ma e' nel campo del codice di famiglia che la Carta dei Valori proposta da Souad Sbai ha l'effetto piu' dirompente. Riaffermata la parita' dei diritti tra uomo e donna, "conquista di civilta' irrinunciabile e non negoziabile", il documento invita infatti i membri della Consulta a sottoscrivere il divieto assoluto della poligamia (in Italia sono molte migliaia le famiglie poligame nelle comunita' di immigrati) e a riconoscere la comune responsabilita' delle madri nell'educazione dei figli, diritto negato o mortificato dalle leggi della shari'a che assegnano alla volonta' del padre una posizione di assoluto predominio in ambito familiare. A questo il documento aggiunge la sconfessione dell'istituto dei "matrimoni forzati", con il quale ragazze giovanissime vengono obbligate con ogni forma di coercizione fisica e psicologica ad accettare il matrimonio con uomini che il piu' delle volte non hanno mai visto (pratica che in Italia ha gia' provocato una lunga catena di violenze e di sangue). Molto netto, nel documento, anche il rifiuto delle scuole islamiche sul territorio italiano, veri e propri "ghetti" di emarginazione al di fuori da ogni controllo e fabbriche di propaganda ideologica invece che luoghi d'istruzione. Con una sola eccezione: le scuole islamiche riconosciute dal ministero della Pubblica Istruzione, parificate alle scuole statali italiane e con un programma di insegnamento controllato e certificato dal Ministero che porti al conseguimento di titoli di studio riconosciuti e validi in Italia.
In nome della parita' dei diritti delle donne, la Carta dei Valori dell'Islam moderato invita la Consulta a sconfessare anche l'utilizzo pubblico del burqa e del niqab, le vesti mussulmane che coprono pressoche' integralmente la figura. Non solo perche' impediscono di accertare l'identita' della persona cosi' come prescrivono le leggi italiane, ma perche' di fatto creano una "discriminazione inaccettabile tra i sessi", umiliano le liberta' della donna e si traducono in un segnale di sudditanza e di oppressione. Facile prevedere che lo scontro piu' acceso tra integralisti e moderati all'interno della Consulta, si verifichera' sulla parte finale del documento. Dove si chiede, oltre al riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere un proprio stato autonomo e sovrano, anche il riconoscimento del diritto di Israele "all'esistenza e alla sicurezza dei propri confini", riconoscimento che l'Uccoi si e' sempre rifiutato di sottoscrivere. Il documento si chiude lanciando un appello per i diritti dell'Uomo anche in quei paesi retti da regimi autocratici e teocratici, come molti paesi mussulmani, nei quali vengono ancora negate le liberta' fondamentali dell'individuo. Quante probabilita' ci sono che l'Uccoi ponga la sua firma sotto una Carta dei Valori cosi' formulata? "Vicine allo zero", ammette Souad Sbai. E se questo non avviene? "La nostra posizione e' che se l'Uccoi non accetta i principi della Carta, la Consulta puo' benissimo fare a meno della sua presenza. Quando entrano in gioco principi e valori fondamentali dell'individuo e le regole di base dei giusti dei processi di integrazione, non e' piu' tempo di compromessi. L'Islam moderato si aspetta dal governo italiano una scelta di campo. E un segnale di coraggio".
Stabilita nella premessa la piena adesione delle comunita' islamiche alla Costituzione italiana e alla Dichiarazione universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, il documento dei moderati della Consulta gia' nel suo primo capitolo ribadisce il principio che "la liberta' di pensiero e di espressione deve comportare il rispetto delle liberta' altrui" e impegna di conseguenza a rifiutare ogni forma di propaganda, di predicazione o di provocazione che istighi all'odio etnico e interreligioso, chiaro riferimento a quanto succede ancora oggi in molte delle moschee del nostro paese. Stabilisce inoltre la liberta' di culto anche per i cittadini di origine mussulmana, sconfessando cosi' le leggi islamiche che condannano l'apostasia ricorrendo perfino alla pena di morte.
Ma e' nel campo del codice di famiglia che la Carta dei Valori proposta da Souad Sbai ha l'effetto piu' dirompente. Riaffermata la parita' dei diritti tra uomo e donna, "conquista di civilta' irrinunciabile e non negoziabile", il documento invita infatti i membri della Consulta a sottoscrivere il divieto assoluto della poligamia (in Italia sono molte migliaia le famiglie poligame nelle comunita' di immigrati) e a riconoscere la comune responsabilita' delle madri nell'educazione dei figli, diritto negato o mortificato dalle leggi della shari'a che assegnano alla volonta' del padre una posizione di assoluto predominio in ambito familiare. A questo il documento aggiunge la sconfessione dell'istituto dei "matrimoni forzati", con il quale ragazze giovanissime vengono obbligate con ogni forma di coercizione fisica e psicologica ad accettare il matrimonio con uomini che il piu' delle volte non hanno mai visto (pratica che in Italia ha gia' provocato una lunga catena di violenze e di sangue). Molto netto, nel documento, anche il rifiuto delle scuole islamiche sul territorio italiano, veri e propri "ghetti" di emarginazione al di fuori da ogni controllo e fabbriche di propaganda ideologica invece che luoghi d'istruzione. Con una sola eccezione: le scuole islamiche riconosciute dal ministero della Pubblica Istruzione, parificate alle scuole statali italiane e con un programma di insegnamento controllato e certificato dal Ministero che porti al conseguimento di titoli di studio riconosciuti e validi in Italia.
In nome della parita' dei diritti delle donne, la Carta dei Valori dell'Islam moderato invita la Consulta a sconfessare anche l'utilizzo pubblico del burqa e del niqab, le vesti mussulmane che coprono pressoche' integralmente la figura. Non solo perche' impediscono di accertare l'identita' della persona cosi' come prescrivono le leggi italiane, ma perche' di fatto creano una "discriminazione inaccettabile tra i sessi", umiliano le liberta' della donna e si traducono in un segnale di sudditanza e di oppressione. Facile prevedere che lo scontro piu' acceso tra integralisti e moderati all'interno della Consulta, si verifichera' sulla parte finale del documento. Dove si chiede, oltre al riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere un proprio stato autonomo e sovrano, anche il riconoscimento del diritto di Israele "all'esistenza e alla sicurezza dei propri confini", riconoscimento che l'Uccoi si e' sempre rifiutato di sottoscrivere. Il documento si chiude lanciando un appello per i diritti dell'Uomo anche in quei paesi retti da regimi autocratici e teocratici, come molti paesi mussulmani, nei quali vengono ancora negate le liberta' fondamentali dell'individuo. Quante probabilita' ci sono che l'Uccoi ponga la sua firma sotto una Carta dei Valori cosi' formulata? "Vicine allo zero", ammette Souad Sbai. E se questo non avviene? "La nostra posizione e' che se l'Uccoi non accetta i principi della Carta, la Consulta puo' benissimo fare a meno della sua presenza. Quando entrano in gioco principi e valori fondamentali dell'individuo e le regole di base dei giusti dei processi di integrazione, non e' piu' tempo di compromessi. L'Islam moderato si aspetta dal governo italiano una scelta di campo. E un segnale di coraggio".
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