Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Continua il dibattito politico sulla politica del governo. Botta e risposta Veneto-Toscana

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Nel formulare la politica dell'immigrazione "si deve contrastare ogni concezione 'separatista' e pretendere il rispetto dei diritti umani da parte di ogni comunita'". Lo scrive l'Avvenire in un editoriale di Carlo Cardia dedicato al disegno di legge sull'immigrazione.
A partire dal "principio della totale eguaglianza di tutti gli esseri umani che si trovano a vivere sul nostro territorio - argomenta il quotidiano dei vescovi - il problema che non puo' piu' essere rinviato e' quello dell'identita' linguistico-culturale degli immigrati, che a sua volta chiama in causa la scuola e le strutture educative". La "prima vera integrazione" si ha infatti quando gli immigrati "ottengono gli strumenti per essere soggetti attivi della nostra societa'...". Quindi "ogni concezione separatista, avallata da un multiculturalismo che guarda agli stranieri come fossero degli alieni o delle 'enclave della storia', va rifiutata e contrastata sul piano culturale e, ancor piu', sul piano normativo".
Anche il Welfare va esteso, secondo Avvenire, ma scoraggiando "ogni fortezza etnica o confessionale che riproponga al proprio interno poteri domestici estranei a un ordinamento democratico..". Infine, serve una "parola chiara" sul fatto che "tutti i diritti umani (nessuno escluso) devono essere garantiti a ogni uomo e donna dell'immigrazione, senza che nessuna autorita' familiare, confessionale o para-sociale, possa limitarli o violarli". Tra questi diritti, soprattutto ci sono la "liberta' e l'eguaglianza religiosa", cioe' "rispetto per i culti e le opinioni senza che la religione possa essere utilizzata per introdurre concezioni familiari diverse da quelle nostre tradizionali o per intaccare i capisaldi della nostra identita' italiana ed europea".

"I recenti provvedimenti del governo in materia di cittadinanza agli immigrati extracomunitari prescindono totalmente da un minimo di cautela indispensabile nell'affrontare un argomento delicato come questo e risentono in modo evidente di un'impostazione demagogica e strumentale". Lo afferma il deputato bolognese di Forza Italia Fabio Garagnani.
"Per quanto concerne Bologna e l'Emilia-Romagna c'e' da essere estremamente preoccupati - scrive Garagnani - in quanto l'approccio del centro sinistra al problema dell'integrazione e' stato finora affrontato con provvedimenti assurdi che ipotizzavano il voto alle amministrative solamente funzionale ad obiettivi elettorali. Manca nella guida Cofferati e nelle altre della regione la consapevolezza che accanto ai diritti esistono precisi doveri e che la conoscenza della legislazione italiana, come pure della storia, cultura ed identita', e' parte imprescindibile dell'appartenenza ad una collettivita' e precondizione alla cittadinanza. Finora da parte dei vari gruppi del centro sinistra bolognese e' prevalso un atteggiamento di accettazione acritica di ogni fenomeno collegato alla presenza ad esempio islamica con un parallelo zelo nell'annullare nella scuola e nelle istituzioni ogni riferimento alla cultura giudeo-cristiana. Quasi una rivincita verso la presenza bimillenaria della Chiesa".
"E' questo nichilismo che preoccupa, accompagnato dalla mancanza di senso patrio - conclude Garagnani - E' evidente la assenza di senso dello Stato nella sinistra bolognese che, almeno in alcune sue componenti estreme, ha coperto ampiamente l'immigrazione illegale favorendo la disapplicazione della Bossi-Fini ed attaccando spesso senza motivi le forze dell'ordine, impegnate unicamente nell'adempimento del proprio dovere. La campagna di demonizzazione dei CPT e' semplicemente vergognosa. Non nego la necessita' di affrontare in modo equo e solidale il fenomeno dell'immigrazione che caratterizza tutto il nostro continente. Questo deve avvenire nei tempi programmati e soprattutto con adeguati controlli atti ad impedire quelle forme di razzismo e xenofobia che si verificano quando, per effetto dell'ingresso massiccio di immigrati, una comunita' si sente minacciata nelle proprie radici. In questo senso occorre insegnare il rispetto della legge, non la tolleranza ad ogni costo, atteggiamento culturale tipico della sinistra nostrana costantemente alla ricerca di attenuanti anche per gravi violazioni di legge".

"Ferrero ha annunciato di voler smantellare la legge Bossi-Fini? Mi allarma".Cosi' Beppe Pisanu, ex ministro dell'Interno della scorsa legislatura, commenta le nuove regole sull'immigrazione e sul diritto di cittadinanza per gli extracomunitari, in un intervista a 'La Repubblica'.
"Mentre nei maggiori Paesi europei si impongono misure restrittive per l'immigrazione regolare e controlli severissimi per quella clandestina, in Italia - spiega Pisanu - si lanciano segnali irresponsabili di apertura, attirando migliaia di disperati da ogni angolo del Mediterraneo. Non ci resta che sperare nell'intelligenza del ministro Amato!".
"Sui limiti di tempo si potra' tranquillamente discutere in Parlamento. A priori cio' che piu' conta e' la volonta' di integrarsi nella realta' nazionale e, dunque, l'adesione convinta ai nostri ordinamenti e alle nostre leggi", conclude.

"Quando in un governo c'e' un ministro come Ferrero, altroche' se c'e' da aver paura. L'irresponsabilita' al governo partorisce fenomeni che causano razzismo, discriminazione sociale, sofferenze d'ogni genere. Ferrero: un uomo che produrra' xenofobia in Italia, se il governo Prodi gli dara' ascolto". Lo ha dichiarato, oggi Giancarlo Galan (Fi), Presidente del Veneto.
"Ferrero - prosegue il Presidente - aprirebbe i confini del nostro Paese a chiunque, non preoccupandosi affatto se a entrare in Italia sia un terrorista oppure un fanatico e intollerante nemico dell'Occidente, o piu' semplicemente un criminale in fuga. Il buonismo cretino, come lo chiama qualcuno, e' il grande pericolo dell'Italia di questi anni. Gli apostoli del buonismo cretino faranno entrare in Italia centinaia di migliaia di extracomunitari, cui verra' data subito la cittadinanza senza che a costoro sia chiesto nulla in cambio. Nulla in termini di garanzie sia sul piano di un condiviso senso della legalita', sia sul piano di una per davvero sentita appartenenza ai valori di un paese democratico e occidentale".
"I messaggi contro la Bossi-Fini che quotidianamente lancia questo signor Ferrero - prosegue Glaan - di cui non si sa nemmeno se abbia mai svolto un qualche vero lavoro che non sia stato quello di militante comunista, sono messaggi che gia' stanno richiamando in Italia migliaia e migliaia di persone, tutte clandestine e tutte in grado di innescare condizioni di "rifiuto" che sono l'anticamera del razzismo" .
"Se l'arrivo in Italia - sottolinea- non e' programmato, se non e' misurato su autentiche possibilita' di un civile inserimento nelle nostre comunita', si e' posti di fronte a condizioni proprie di una barbarie allo stato puro. Adesso che Prodi ha fatto il "miracolo" previsto da piu' di un secolo di farci vincere i mondiali di calcio, gli europei di nuoto, nonche' di abbattere l'evasione fiscale nei mesi che non era nemmeno capo del governo, faccia un miracoloso atto di solidarieta' sociale: ci liberi da Paolo Ferrero. E se poi tutto dovesse andare male, cioe' secondo i desideri di quel Ferrero, non riterrei sbagliato ricorrere al referendum."

"Irresponsabile non e' chi si e' impegnato per approvare una legge che e' un fatto di civilta' e un traguardo doveroso per un paese moderno, ma chi si scaglia contro la legge agitando allarmismi che non hanno ragione di essere". Cosi' il vicepresidente della Regione Toscana Federico Gelli risponde, in una nota, alla presa di posizione del presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan contro la nuova legge sulla cittadinanza.
"In questo modo si finira' per accusare questa legge anche per gli sbarchi a Lampedusa che pure avvengono da molti anni - ricorda Gelli -. Eppure mi sembra che le cose stiano esattamente al contrario, cioe' che sia stata la legge Bossi-Fini che, nel tentativo di arginare il fenomeno migratorio senza reali strumenti per governarlo, abbia favorito l'immigrazione clandestina piuttosto che arrivi trasparenti e legali di persone che possono aspirare a un lavoro. Quanto alla legge sulla cittadinanza e' assolutamente ovvio che non potra' applicarsi ai clandestini, ma solo a persone che da anni risiedono regolarmente in Italia, lavorano, condividono i nostri stessi valori civili. E si applichera' soprattutto ai bambini di queste persone, bambini nati in Italia e che hanno diritto a un futuro dignitoso".
Gelli, tra l'altro, ha rappresentato la Toscana nell'ultima Conferenza delle Regioni che, lo scorso 3 agosto, ha esaminato lo schema di decreto sulla programmazione dei flussi di ingresso di lavoro extracomunitario. "Proprio grazie all'iniziativa della Toscana le Regioni avranno modo di pesare ancora di piu' in questa programmazione - conclude Gelli -. E' certamente legittimo richiedere un referendum contro la legge sulla cittadinanza, come sembra orientato a fare il Veneto, ma io sono convinto che la strada sia proprio quella che abbiamo definito anche in sede di Conferenza, assumersi le responsabilita' di governo di questo fenomeno complesso, sapendo che esso, se ben gestito, puo' rappresentare una straordinaria opportunita' per il nostro paese".
Il governatore del Veneto aveva parlato oggi, tra l'altro, di "irresponsabilita' al governo" e annunciando la possibilita' di chiedere un referendum sulla normativa.

"No allo smantellamento della Bossi-Fini e alla cittadinanza veloce agli immigrati voluti dal governo Prodi". E' la presa di posizione di Mara Bizzotto, esponente della Lega nel Consiglio regionale del Veneto, che sottolinea "la netta contrarieta' del mio partito a provvedimenti che avranno l'effetto di smantellare la struttura sociale e culturale del nostro Paese".
"Oltre alla megasanatoria per 350 mila immigrati - continua Bizzotto- e ai ricongiungimenti familiari aperti a tutti gli extracomunitari, ora il Governo Prodi vuole concedere ad oltre un milione di immigrati la cittadinanza italiana e il diritto di voto dopo appena cinque anni di permanenza in Italia. Siamo di fronte ad un vero e proprio scandalo, che indica chiaramente come le sinistre stiano procedendo ad un pericoloso stravolgimento dell'identita', della cultura, delle tradizioni e dei valori della nostra societa'. In questi due mesi di governo la sinistra ha letteralmente spalancato le porte agli immigrati che, con lo smantellamento della Bossi-Fini e le agevolazioni sui ricongiungimenti familiari, potranno entrare senza problemi sul territorio. Ora, altrettanto facilmente, potranno acquisire, con un attesa dimezzata, la cittadinanza e quindi anche i diritti di elettorato attivo e passivo, cioe' la possibilita' di votare e di essere votati, con ogni probabilita' gia' dalle prossime elezioni. Il vero obiettivo del Governo Prodi e' ormai chiaro: allargare la base elettorale agli immigrati per raggranellare nuovi voti, anche a costo di mettere a repentaglio la sicurezza e l'identita' del nostro Paese. Il voto anticipato ad un milione di immigrati, insieme alla riduzione dei termini per la cittadinanza e allo 'ius solis' (i figli degli stranieri nati in suolo italiano acquistano automaticamente la cittadinanza italiana) porteranno in pochissimi anni a stravolgere completamente l'identita', la cultura e la vita collettiva nel nostro Paese, esponendolo seriamente al rischio dell'islamizzazione".

"Caro ministro, nel progettare le nuove politiche per gli immigrati, guardi prima alle esperienze dei nostri emigrati, partiti per cercare lavoro e prosperita' in altri paesi, accolti con diffidenza e integratisi grazie alla dignita', alle capacita' lavorative e al rispetto per le regole che hanno saputo dimostrare". Inizia cosi' la lettera aperta che Diego Cancian, esponente di Progetto Nordest nel Consiglio regionale del Veneto, indirizza al ministro della Solidarieta' sociale Paolo Ferrero a seguito di quanto ha dichiarato sulla revisione della legge Bossi-Fini e sui permessi di soggiorno agli immigrati extracomunitari anche non in possesso di un contratto di lavoro. "Parlo per esperienza diretta - precisa Cancian - in quanto sono nato in Belgio, figlio di immigrati che a quel tempo portavano la forza lavoro che i belgi non avevano, disponibili a fare quei lavori che i belgi non volevano fare. Mio padre ha fatto 15 anni di miniera prima di riportarci in Italia. Mio padre era arrivato in Belgio dopo aver fatto richiesta e dopo che la sua domanda era stata accettata: il resto della famiglia l'ha potuto raggiungere solo dopo sette anni, e cioe' solo quando mio padre ha potuto dimostrare di avere un reddito fisso continuativo da piu' anni, di essersi comportato secondo le regole di quel Paese e di essere una persona degna di fiducia. All'inizio eravamo 'extracomunitari' in terra straniera, negli anni siamo diventati parte integrante di quel Paese grazie alla voglia di lavorare dimostrata, al rispetto delle loro regole e della loro civilta', alla civile convivenza con i 'padroni di casa' e con gli altri immigrati. In tutti gli Stati dove sono arrivati, gli immigrati italiani che andavano per lavorare si sono integrati, hanno formato comunita' e tuttora convivono nel rispetto reciproco con gli altri residenti. E' vero che gli immigrati italiani hanno portato nei Paesi di emigrazione anche fenomeni delinquenziali, come mafia, camorra e 'ndrangheta, ma i Paesi ospitanti risolvevano il problema caricando sul treno gli indesiderati e spedendoli fuori dai confini, oppure mandando in galera e lasciandoveli tutti quelli che non rispettavano le regole e i cittadini del Paese che li ospitava".
"Quindi, caro ministro - scrive ancora Cancian - la smetta con gli annunci irrealistici e con proposte di leggi pensate solo per tutelare gli extracomunitari: ora che ha responsabilita' di governo e rappresenta l'Italia si preoccupi piuttosto di tutelare i cittadini italiani gia' esistenti, che hanno il diritto di poter trovare un lavoro, di avere un'abitazione, di non essere in balia di criminali e mafie straniere. Prima di formulare nuove proposte di apertura indiscriminata delle frontiere con il pretesto di combattere l'immigrazione clandestina, si vada a riguardare la storia e le testimonianze di chi questa storia l'ha gia' vissuta da immigrato in terra straniera. Potra' cosi' accorgersi che nessuno di noi immigrati ha accusato i Paesi ospitanti di razzismo o di xenofobia, perche' semplicemente eravamo consapevoli che ai nostri 'padroni di casa' andava riconosciuto il diritto di stabilire le regole e di farle rispettare in casa propria. Infine, non si faccia condizionare troppo dal bisogno di segnare discontinuita' con le politiche del centrodestra: l'ex maggioranza, che ora grida allo scandalo, nei cinque anni in cui ha governato ha realizzato la piu' grande sanatoria della storia italiana, i centri di permanenza temporanea che ora impegnano il 15%delle forze dell'ordine e con mezzi per scorazzare i delinquenti extracomunitari da una regione all'altra, e non e' riuscita a offrire ne' piu' sicurezza ai cittadini italiani, ne' percorsi di vera integrazione per gli immigrati onesti".
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