Domenica 7 giugno 2026
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Italia. Un convegno per fare il punto sulle staminali per rigenerare il fegato

U.E. - ITALIA
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La ricerca attualmente in corso sugli animali che utilizza cellule staminali, apre grandi speranze sulla possibilita' di curare la cirrosi epatica. E' questa una delle maggiori novita' emerse al recente convegno della Associazione per lo Studio del Fegato (Aisf), che si e' tenuto a Roma.
La scoperta della possibilita' di migrazione di cellule staminali dal midollo osseo al fegato cirrotico ha suggerito ai ricercatori italiani l'ipotesi che sia possibile stimolare con fattori di crescita midollare una massiccia mobilizzazione delle cellule staminali multipotenti.
"Prima ritenevamo che il danno da cirrosi, una sorta di cicatrizzazione del tessuto epatico, fosse stabile -spiega Stefano Fagiuoli, membro del Comitato coordinatore dell'Aisf- ora invece la nostra convinzione, supportata dalla sperimentazione su modelli animali, e' che la fibrosi sia un processo dinamico, potenzialmente reversibile e che le cellule staminali possano contribuire alla riparazione e possano essere mobilitate in maniera efficace con fattori di crescita".
Sono ogni anno circa 11-12.000 i morti per cirrosi epatica in Italia e piu' in generale le malattie al fegato sono responsabili di circa 23.000 vittime all'anno. "La cirrosi colpisce in media tra i 40 e i 50 anni d'eta' il problema e' che la patologia e' sostanzialmente silente sino a quando una larga parte dell'organo e' compromessa, anche fino al 70%. E' ormai dimostrato che, quando e' in atto un danno epatico, tra i molti meccanismi di riparazione certamente viene innescata una attivazione sia di cellule staminali residenti nel fegato che una migrazione di staminali dal midollo. Ma quando il danno epatico e' avanzato spesso questi meccanismi di riparazione risultano insufficienti o inadeguati a contrastare il processo di cicatrizzazione del tessuto. Accertata la capacita' di stimolare la mobilizzazione di staminali somministrando fattori di crescita i nostri sforzi sono orientati a definire le modalita' corrette ed efficaci di stimolazione midollare e le reali applicazioni cliniche nell'uomo".
In Italia tra i Centri che conducono ricerca in questo settore vi sono: la Gastroenterologia dell'Azienda Ospedale-Universita' di Padova, il Policlinico Gemelli di Roma, l'Ospedale Sant'Orsola di Bologna e l'Ospedale Molinette di Torino. "Si tratta di ricerche pionieristiche ma molto promettenti. L'intento e' quello di capire se mobilizzare staminali e' praticabile (anche senza inocularle dopo averle prelevate e fatte crescere in vitro), successivamente se queste cellule sono in grado di ripristinare la funzione metabolica del fegato e infine se le staminali possano costituire nuclei di rigenerazione epatica, perche', come e' noto, il fegato e' un organo in grado di rigenerarsi", ha spiegato Fagiuoli.
Un importante passo verso la comprensione delle potenzialita' di questa terapia e' stato compiuto lo scorso dicembre, quando e' apparso un lavoro sulla rivista Digestive and Liver Diseases. La pubblicazione, a firma del gruppo di ricerca del Gemelli di Roma, ha mostrato che le staminali umane, impiantate nel fegato di un topo immunotollerante (geneticamente modificato per evitare il rigetto), sono cresciute differenziandosi in epatociti. Un risultato che ha incoraggiato gli esperti a tentare questa via anche nell'uomo. "La mobilizzazione di staminali verso il fegato e' attualmente un campo di ricerca in grande fermento in tutto il mondo -ha detto Antonio Gasbarrini del Gemelli- e in Italia sta progredendo molto rapidamente".
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