Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Convegno Fict: cambiare la legge Fini-Giovanardi

Notizia ·
Il 34,9% delle persone in trattamento per la dipendenza da cocaina nei centri della Fict (152 persone) ha concluso in modo positivo il percorso di cura, contro un 29% che ha abbandonato e un altro 24,9% che sta ancora continuando il trattamento. Lo hanno reso noto gli operatori della Federazione comunita' terapeutiche, che hanno presentato oggi i risultati di una ricerca effettuata nei 10 centri Fict che si occupano di cocainomani.
Circa l'11% dei 5.241 soggetti complessivamente entrati in trattamento nel corso del 2005 nei centri della federazione sono cocainomani puri, il 42% invece ha problemi di poliabuso. La ricerca, che copre un arco temporale di tre anni, ha coinvolto 435 persone, monitorate dalla diagnosi fino a un anno dopo la conclusione del trattamento. Quest'ultimo e' di solito piuttosto breve: la durata media e' stata di 13,3 mesi.
A conclusione della cura, il 28,7% e' ricaduto nella dipendenza. Il follow up delle persone, e' stato precisato, e' consistito in controlli delle urine e colloqui di verifica periodici per almeno un anno dopo la conclusione del trattamento. Piu' della meta' degli utenti (57,7%) ha scelto un percorso ambulatoriale, il 20,2% un percorso tradizionale (comunita' classica) e il 22,1% ha optato per una comunita' specifica per questo tipo di problema. Emerge pero', e' stato sottolineato, un orientamento ad alternare l'ambulatorio a brevi periodi in comunita' (due-tre mesi).
Il modello Fict di trattamento dei cocainomani, ha sottolineato Alessandro Dionigi di Bologna, privilegia una metodologia d'intervento psicoeducativa e modulabile sulla persona. L'approccio e' sostanzialmente di tipo psicoterapeutico: da una parte "colloqui motivazionali", cioe' un'azione persuasiva graduale per portare la persona a realizzare di avere un problema (il cocainomane spesso non ne ha consapevolezza); dall'altra, si insegna alla persona ad autotutelarsi verso situazioni ad alto rischio, come ad esempio frequentare certi ambienti dove tutti sniffano cocaina, etc. L'uso di psicofarmaci e' di solito riservato alle situazioni acute.
Dall'esperienza dei centri Fict l'assuntore di cocaina, ha spiegato Paolo Fioravanti, e' trasversale a tutte le classi sociali. Il titolo di studio e' per il 50% circa quello di scuola media inferiore e per il 20% quello di scuola media superiore. Pochi i laureati. Uno su tre e' lavoratore dipendente, uno su quattro autonomo. Gli studenti con problemi di dipendenza da cocaina che si sono rivolti ai centri della federazione sono stati solo il 5,1% del totale.

ALTRI INTERVENTI

Se per "stanze del buco" si intende un luogo dove ci si possa iniettare in modo assistito eroina acquistata da uno spacciatore, questo e' stato piu' volte ritenuto dalle Nazioni Unite una violazione dei trattati internazionali in materia di droghe: e' l'opinione di Gilberto Gerra, dell'International Narcotics Control Board dell'Onu.
La violazione, secondo Gerra, riguarda proprio il fatto che chi si rivolge alle "narcosalas" ha dovuto comperare la sostanza al mercato illegale. "E poi e' vero che l'iniezione avviene in ambiente protetto, ma chi garantisce cosa c'e' nella sostanza acquistata e iniettata? Potrebbe essere ad esempio tagliata male". "Se, invece si parla di somministrazione controllata di eroina, fatta da un medico e di provenienza sicura, allora sono disponibile a considerarla". Gerra ha aggiunto che ci sono fattori genetici che possono predisporre alla dipendenza da cocaina.
"Numerosi studi internazionali hanno dimostrato che esistono condizioni caratteriali e del temperamento che sottendono fattori genetici ereditari i quali, una volta esposti alla cocaina, facilitano lo sviluppo della dipendenza". Un esempio, ha detto, sono quei ragazzi che hanno la "sindrome da deficit della gratificazione", che sono cioe' incapaci di provare appieno le gratificazioni della vita quotidiana: un problema, ha precisato, che riguarda una percentuale di studenti che va dal 2-3% (nelle forme piu' gravi) all'8-10% (per quelle piu' lievi, la cosiddetta "area grigia"). Queste persone, ha spiegato, sono candidate alla dipendenza dalla cocaina e dagli stimolanti in generale.
Cosa fare per prevenire questo problema? Gli stessi studi, ha detto Gerra, hanno dimostrato che "la percezione delle cure materne e paterne, l'attenzione e la presenza della famiglia, oltre a fattori ambientali, riescono a vanificare il rischio genetico". Questi "bambini-guerrieri", ha sottolineato, hanno bisogno di molta attenzione da parte sia della famiglia che delle istituzioni, a partire dalla scuola. Ecco perche', ha aggiunto, serve una "prevenzione selettiva" da parte della famiglia, ma anche degli insegnanti che devono segnalare gli alunni e gli studenti con temperamenti problematici.

"La cocaina falcera' la classe dirigente italiana, cosi' come e' successo negli Stati Uniti alla fine degli anni '80": lo ha detto Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche della Asl Citta' di Milano.
Le droghe, secondo Gatti, non sono piu' un problema giovanile e di emarginazione, ma "tagliano" trasversalmente tutte le eta', cosi' come tutti i luoghi di lavoro, dalle fabbriche agli uffici. La cocaina, in particolare, prende sempre piu' piede negli ambienti alti, e se non si attuano strategie mirate il rischio e' "di fare come gli Usa alla fine degli anni '80, quando, mentre noi eravamo alle prese con l'emergenza eroina, li' hanno dovuto organizzarsi per arginare il dilagare della coca che stava mettendo in serio pericolo le capacita' e l'affidabilita' dei manager e dei dirigenti". "Abbiamo intenzione - si chiede Gatti - di affrontare le droghe come fenomeno complesso che riguarda la cultura dominante? Se questa intenzione c'e', allora anche i principi di prevenzione, trattamento e riduzione dei rischi, i pilastri della strategia europea, vanno rivisti".
Cosa serve allora per affrontare la nuova emergenza droga? Secondo il medico milanese, occorre innanzitutto "un sistema con piu' competenze e maggiore capacita' d'intervento". Quello che manca, ha spiegato, sono dei centri clinici per la cura dei tossicodipendenti, dove "si possa sviluppare correttamente la diagnosi e si possa accompagnare la persona a distaccarsi dalla droga in modo assistito". Una via di mezzo, insomma, tra un sert (servizio pubblico per le tossicodipendenze) e una comunita', e dove siano presenti in modo continuativo sia medici che educatori. Questa soluzione, secondo Gatti, sarebbe ottima soprattutto per i pazienti con doppia diagnosi, cioe' con problemi psichiatrici oltre a quelli di dipendenza, come purtroppo spesso accade.

A differenza che negli Usa, in Europa l'abuso di cocaina e' aumentato fortemente negli ultimi anni: nell'Ue ci sono oggi "circa 3 milioni di coca-dipendenti recenti e circa 1,5 milioni di coca-dipendenti correnti", con una piu' alta incidenza in Paesi come Regno Unito e Spagna e un'incidenza media in Italia, Olanda e Danimarca, Paesi dove pero' il problema si e' accentuato. Lo afferma Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Ufficio dell'Onu contro la droga e il crimine (Unodc).
"L'aumento della domanda di cocaina in Europa impensierisce, soprattutto perche' le coltivazioni di coca sono diminuite del 30% negli ultimi 5 anni". La cocaina, secondo Costa, e' "una sostanza pericolosa che necessita di un impegno forte per prevenirne il consumo e curare chi ne fa uso". E la prevenzione, per essere efficace, deve essere "basata su postulati scientifici e affrontare le circostanze fondamentali che portano alla dipendenza". Occorre, conclude, "limitare i fattori di rischio e sostenere i fattori di protezione, fornire ai giovani informazioni chiare sui rischi delle dipendenze e rafforzare la predilezione per comportamenti che sgorghino in stili di vita sani".

Superamento della contrapposizione tra comunita' e servizi pubblici, interventi mirati per i tossicodipendenti in carcere, tanta prevenzione: sono tra le cose urgenti da fare per il sottosegretario alla salute, Antonio Gaglione, intervenuto oggi al convegno della Fict sulla cocaina.
Bisogna, ha detto Gaglione, superare "l'approccio di tipo puramente poliziesco o al massimo medicale al problema droga" e costruire una "efficace rete di servizi sociosanitari e riabilitativi". E' necessaria inoltre, ha aggiunto, una "chiara ripartizione delle competenze tra Stato ed enti locali", che "verra' a mancare se malauguratamente dovesse passare la proposta referendaria".
Gli obiettivi della strategia del governo in tema di lotta alle tossicodipendenze, ha detto ancora il sottosegretario, sono quello di "razionalizzare il sistema dell'integrazione tra pubblico e privato sociale, con una chiara definizione di responsabilita', metodologie operative, canali di finanziamento". Poi, sono "indispensabili" interventi mirati per i tossicodipendenti in carcere: "migliorare l'assistenza e prevedere forme di detenzione alternative in presenza di un percorso di recupero, con un'attenzione particolare alle madri e ai bambini". "Ma lo sforzo piu' grande va fatto sulla prevenzione. La strada da percorrere deve passare attraverso un potenziamento dei servizi territoriali e una rivalutazione del ruolo delle comunita'".

Fatti ("abolire la Fini-Giovanardi") e non parole ("le inutili diatribe sulle stanze del buco"). Don Mimmo Battaglia, presidente della Fict, la Federazione italiana delle comunita' terapeutiche, sottolinea il fatto "che la politica non e' fare leggi, ma ricercare una strategia condivisa, che metta in rete i saperi e non si fermi sulla soglia di polemiche inutili: le sterili diatribe sulle cosi' dette stanze del buco o sulla liberalizzazione dell'uso di sostanze stupefacenti, non ci riguardano".
Dunque, "chiediamo al governo di rivedere la legge 'Fini-Giovanardi' e di destinare l'1,5% del budget assegnato dalle Regioni alla Sanita' a percorsi di recupero gestiti dai servizi pubblici e privati", chiude don Battaglia.

Internet contro la droga. Il sito e' www.drogaonline.it ed e' stato costruito dal Centro di Solidarieta' di Reggio Emilia per offrire risposte a chiunque, giovani per la gran parte, voglia saperne di piu' su droga e dintorni. "Quella della rete informatica", spiega Mario Cipressi, educatore e coordinatore del Centro di Reggio Emilia, "indica una strada nuova, soprattutto adatta ai giovani, per trovare risposte utili al problema delle tossicodipendenze, mettendo in rete i saperi".
"Il nome del sito", ammette Cipressi, "si presta a interpretazioni ambigue, come quella che aprirebbe a un facile acquisto di sostanze attraverso il web": un amo per agganciare chi ha bisogno di una consulenza e di risposte in forma anonima. Il numero di accessi al sito e' quadruplicato dal 2001 -27.770- al 2005 -103.536- cosi' come i visitatori che da 24.443 nel 2001 sono diventati 84.493 quattro anni dopo. Le sezioni piu' visitate: "Leggi domande e risposte", da 32.590 persone, e "Info su sostanze", da 16.820. Nel mese di aprile 2006, i navigatori hanno 'cliccato' su due argomenti principali: le droghe e gli esami delle urine -in particolare, i frequentatori del sito web sarebbero interessati soprattutto a conoscere gli effetti delle droghe e a sapere come evitare d'incappare nell'eventuale esito positivo di esami clinici- mentre risulta che la droga piu' ciccata sia stata, nello stesso mese, il 'popper' (115 volte), seguito al terzo posto dalla cocaina con 26 click.
"Grazie all'utilizzo della rete", spiega Cipressi, "siamo entrati in contatto con la generazione che vive di 'relazioni click': giovani dal contatto rapido e di poche parole, chiedono in sostanza come depistare i controlli. Gli ultra trentenni cercano invece informazioni su come aiutare amici e familiari: con loro e' possibile, se le risposte risultano convincenti, passare alla relazione face to face", anche solo attraverso una telefonata.
"I nuovi stili di consumo ci dicono che i luoghi di accesso del nuovo 'consumatore consapevole', non sono piu' i Sert o le comunita' di recupero, ma internet, i reparti del pronto soccorso, quelli d'urgenza della psichiatria, le stesse carceri". Resta aperto il problema, che Cipressi definisce "drammatico", dato dalla velocita' e dall'approssimazione delle informazioni raccolte attraverso il web: "Che tipo di relazioni e' possibile costruire attraverso la rete informatica?".
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