Italia. Un convegno sulla salute in carcere, riapre il dibattito sulla legge sulla droga
"Questo governo ha sempre avuto a cuore la salute in carcere", e l'assistenza sanitaria "é sempre stata garantita", rivolgendo particolare attenzione verso "i soggetti più disagiati". A sottolinearlo è il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, nel messaggio inviato in occasione del convegno nazionale "La salute in carcere", organizzato dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. C'é tuttavia un dato che "va ad incidere nella bilancia della salute in carcere, e cioé i ben 16 mila detenuti tossicodipendenti sul totale della popolazione carceraria". Dopo aver elencato una serie di progetti che il ministero della Giustizia ha attuato d'intesa con il ministero della Salute, Castelli afferma che "molto è stato fatto", "ma molto si può e si deve ancora fare". Tra i progetti realizzati dal governo, Castelli cita l'avvio di una commissione interministeriale Giustizia e Sanità, "da cui è scaturito un ventaglio di proposte per un rinnovamento della sanità penitenziaria". E ancora: "In ambito di prevenzione, in accordo con le Asl, é stato realizzato un programma di promozione della salute e di informazione sanitaria. Dal 2004 è stato attivato un progetto che mira a individuare lo stato di salute reale dei detenuti in modo da concentrare le risorse umane e finanziarie a favore dei detenuti che hanno esigenze di cura e di assistenza e fare invece attività di prevenzione, con il coinvolgimento delle Asl verso coloro che non presentano patologie in atto". Il Guardasigilli ricorda infine che in collaborazione con le Regioni sono stati aperti due reparti ospedalieri a Milano e a Roma; per la disabilità motoria sono stati realizzati due reparti appositi, a Parma e a Bari; negli stessi istituti sono state realizzate delle sezioni ad hoc per i detenuti sottoposti ad osservazione psichiatrica. Tra i soggetti all'avanguardia "sono già in avanzato stato di sperimentazione la cartella informatizzata dei detenuti e la telemedicina"."La legge sulla droga aiuterà a svuotare le carceri". Lo ha affermato il ministro per i rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, a margine del convegno sulla salute in carcere. Il ministro ha fatto notare che "é stata portata da 4 a 6 anni la gravità dei reati per cui non si va in carcere se si è in una comunità di recupero e se si può continuare il percorso". Inoltre, sul sovraffollamento delle carceri non inciderà "la 'ex-Cirielli' perché per la tossicodipendenza abbiamo tolto la recidiva prevista dalla 'ex-Cirielli'. Chi racconta che con gli spinelli si va in carcere racconta una grande bugia, perché in questi casi è prevista una sanzione amministrativa". Giovanardi, intervenendo al dibattito moderato dal giornalista Francesco Giorgino, ha annunciato che "entro pochissimi giorni" verranno pubblicate le tabelle che fisseranno i limiti in base ai quali si potrà distinguere l'uso personale di stupefacenti dallo spaccio. Le tabelle saranno stabilite "sulla base di un principio di buonsenso e di ragionevolezza. Facendo un esempio, Giovanardi ha detto che per ipotesi "fino a 20 spinelli si potrebbe parlare di consumo personale, mentre dai 21 in su si ha la presunzione che ci si trovi di fronte ad uno spacciatore. Se così non è, la persona trovata con un numero di spinelli superiore a 20 dovrà dimostrare il contrario".
Con la nuova legge sulla droga "si ridurrà il numero dei tossicodipendenti nelle carceri" e gli effetti positivi delle nuove norme "si potranno apprezzare nel giro di due anni". Lo ha detto il sottosegretario all'interno, Alfredo Mantovano (An). Secondo Mantovano "vi è un orientamento chiaro della nuova normativa verso il recupero dei tossicodipendenti". E questo è possibile grazie a tre misure introdotte dalla nuova legge: "Innanzitutto la sanzione penale può essere sospesa in presenza di un percorso di recupero del tossicodipendente, e il limite della sospensione è stato innalzato da quattro a sei anni". "In secondo luogo è stato integrato l'art. 671 del Codice di procedura penale così da ritenere unificata la continuazione dei reati che abbiano come filo conduttore la droga. Infine i tossicodipendenti che sono stati condannati, che hanno esaurito i benefici, e che non intendono intraprendere un percorso di recupero, possono comunque evitare il carcere perché la legge prevede per loro la possibilità di lavoro sostitutivo di pubblica utilità".
"Il carcere ammala e questo è dovuto anche al fatto che siamo di fronte ad un'assistenza sanitaria insufficiente e disastrata, sia per volontà politica che per mancanza di risorse". Così Enrico Buemi, responsabile giustizia Sdi, interviene al convegno sulla situazione italiana nelle carceri. "La legge 230/99 che prevedeva lo spostamento delle competenze dal Servizio Sanitario Penitenziario al Servizio Sanitario Nazionale è stato attuato in pochissime regioni, la scarsità degli operatori penitenziari, dei medici, degli operatori sanitari, degli psicologi e degli psichiatri rende inutile, in molti casi, la stessa presenza di strutture sanitarie all'interno delle carceri. E' inutile che si continui a fare affermazioni sulla gravità della situazione all'interno delle strutture penitenziarie, quando si tagliano risorse e si impedisce di fatto che avvenga un qualsivoglia recupero dei detenuti". Buemi entra poi nel merito della legge sulle droghe che "parificando spacciatori e consumatori di droghe leggere, rischia di far finire in carcere migliaia di giovani, mentre non si fa nulla affinché migliori la situazione nelle carceri italiane". "Un Paese può essere considerato civile solo quando punisce giustamente chi infrange la legge, ma allo stesso tempo tutela la dignità degli individui. Il recupero sociale che dovrebbe essere alla base del nostro sistema carcerario è ormai un'utopia. Il Governo dovrebbe ammettere di aver fallito. Ma anche questa è pura utopia".
"Con la legge Fini sulla droga accadrà esattamente l'opposto di ciò che sostengono Giovanardi e Castelli: le carceri italiane cioé esploderanno". Lo sostiene il coordinatore dei Verdi Paolo Cento, che sottolinea che "migliaia di consumatori occasionali di spinelli rischiano la condanna penale mentre si fanno già sentire gli effetti della legge Cirielli che ha aumentato le pene per i recidivi". "Il governo della destra ha peggiorato le condizioni della detenzione, sarà compito dell'Unione quello di intervenire con urgenza per migliorare la vita all'interno dei penitenziari: noi Verdi proporremo per le celebrazioni della festa della Repubblica il prossimo due giugno l'adozione di due provvedimenti per l'approvazione dell'amnistia e dell'indulto, affossati dall'ipocrisia trasversale del parlamento".
"Spudoratezze": così Franco Corleone (Verdi), garante per i detenuti del comune di Firenze, liquida le affermazioni del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, secondo cui la nuova legge sulla droga contribuirà a svuotare le carceri. "Non è affatto vero, i tossicodipendenti in carcere aumenteranno. Basta pensare che le nuove norme triplicano le pene per i detentori di marijuana", afferma Corleone, intervenendo a margine del convegno 'La salute in carcere' organizzato dal Dap. L'ex sottosegretario alla Giustizia stima che su 80 mila segnalazioni al prefetti per consumo di stupefacenti che si "circa 10-20 mila passeranno al penale". "Mi auguro - conclude Corleone riferendosi alle imminenti elezioni - che nei prossimi cento giorni questa legge verrà abrogata con un decreto, lo stesso strumento che il centrodestra ha usato per farla passare".
I suicidi nelle carceri sono "terribilmente stabili". Così il garante per i detenuti del Comune di Roma, Luigi Manconi (Ds) commenta i dati forniti dal Dap in base ai quali sono 57 i detenuti che si sono tolti la vita nel 2005. Secondo Manconi, questi dati forniti dal responsabile della direzione generale detenuti del Dap, Sebastiano Ardita, dimostrano che non è vero quanto sostenuto dal ministro della Giustizia, Roberto Castelli, su un calo dei suicidi in cella. Il garante per i detenuti del Comune di Roma è stato poi fortemente critico nei confronti della nuova legge sulla droga: "Non è vero quanto sostenuto dal ministro Giovanardi che ci sarà una diminuzione del numero dei tossicodipendenti nelle carceri. E' stato proprio il Dap ad affermare il contrario, esprimendo preoccupazione sugli effetti della penalizzazione del consumo di stupefacenti sulla popolazione detenuta. Secondo Giovanardi per sottrarsi al carcere bisogna accettare la cura coatta ed andare in comunità terapeutica. Si può essere consumatori di canapa indiana ma, anche in presenza di abuso, difficilmente si diventa dipendenti". Manconi ha, inoltre, definito "un'enormità " quanto sostenuto da Giovanardi sulla inversione dell'onere della prova, vale a dire sul fatto che un tossicodipendente venga ritenuto spacciatore e non semplice consumatore se in possesso di una quantità di stupefacenti che supera una determinata soglia, a meno che non dimostri il contrario. "Questa è inversione dell'onere della prova ed è un'assurdità giuridica".
"Per l'ennesima volta siamo costretti a smentire quanto affermato dal Ministro Giovanardi, il quale continua a riferirsi alla riforma della legge sulle tossicodipendenze come se non la conoscesse e come se l'avesse scritta e voluta qualcun altro", e' il commento di Marco Contini, Segretario di Antiproibizionisti.it. "In merito alle conseguenze che tale riforma avrà sulla già critica situazione carceraria non ci soffermiamo, dato che appare tristemente ridicolo affermare che questa legge «svuoterà le celle» a fronte di un prossimo aumento della popolazione dei detenuti stimato in circa 20.000 unità. Non pretendiamo che il nostro parere sia considerato super partes, ma consigliamo al Ministro di consultare i responsabili del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, nonché il suo collega al Dicastero della Giustizia (che pure recentemente ha mostrato segnali di preoccupazione in tal senso), prima di sbilanciarsi in simili affermazioni. Sulla controversa questione dell'inversione dell'onere della prova, già da noi - in quasi totale solitudine - ampiamente contestata, sia nel merito che nel metodo, sarà bene fare chiarezza una volta per tutte. Il Ministro, anche e soprattutto in relazione all'importante incarico istituzionale che riveste, non è in alcun modo legittimato a diffondere informazioni che risultano essere evidentemente e incontestabilmente false al solo scopo di confondere ulteriormente le acque (che pure appaiono abbastanza torbide), per ottenerne uno sperato beneficio in termini elettoralistici. Quando, facendo un esempio, Giovanardi dice che, per ipotesi, «fino a 20 spinelli si potrebbe parlare di consumo personale, mentre dai 21 in su si ha la presunzione che ci si trovi di fronte ad uno spacciatore» e aggiunge addirittura che «se così non è, la persona trovata con un numero di spinelli superiore a 20 dovrà dimostrare il contrario», non solo tenta - abusando del suo ruolo - di condizionare la Magistratura nell'interpretazione della legge, ma spaccia consapevolmente e deliberatamente per verità assodata quella che non è altro che una vera e propria menzogna. Chiunque abbia tempo e voglia per andare a leggere il testo della legge, potrà verificare che l'elemento quantitativo - i cui limiti saranno fissati dalle tanto attese tabelle predisposte dal Ministero della Salute - non soltanto è uno tra i vari elementi indiziari che concorrono all'individuazione della presunta attività di spaccio, ma anche che l'onere di comprovare questo elemento, così come gli altri, è (e non potrebbe essere altrimenti) totalmente a carico dell'accusa. Il Ministro sa bene che così stanno le cose. Lo sa talmente bene che per ben due volte ha tentato, con la sua maggioranza e su indicazione di Letizia Moratti, di modificare ulteriormente il DPR 309/90 attraverso un emendamento - fortunatamente giudicato inammissibile dal Presidente della Camera, a cui va dato atto, in questo caso, di essere stato inflessibile nell'applicazione del regolamento - che si è tentato di inserire nel Decreto riguardante la Pubblica Amministrazione. L'invito è dunque - non soltanto nei confronti del Ministro Giovanardi, ma a tutti coloro che si troveranno in futuro a pronunciarsi su questa legge - di attenersi a quanto è scritto nel testo del provvedimento appena entrato in vigore e, possibilmente, di astenersi dal fornire libere interpretazioni, inopportune quanto potenzialmente dannose".
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