Italia. Cosa fare degli embrioni congelati: parla il professor Redi
La ricerca scientifica, i confini della biogenetica, il ruolo dello Stato, i diritti e i doveri del mondo dell'informazione. Sono stati i temi del settimo appuntamento di "Socrate al Caffe'", al Caffe' Demetrio in Strada Nuova a Pavia. Tra i partecipanti il professor Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di genetica dello sviluppo dell'Universita' di Pavia che nella stessa giornata e' intervenuto sul quotidiano La Provincia Pavese. Ne riportiamo alcuni stralci
(...) L'uomo (alcuni uomini), oggi e' in grado di manipolare l'esistente e l'etica che governa tali azioni non puo' piu' essere quella della negazione, non basta piu'; e' necessaria un'etica della responsabilita', che impone di investire nella ricerca scientifica. La comunita' scientifica e' riuscita a far sapere fuori dei circoli accademici che la Repubblica investe meno della Tunisia in ricerca, meno della meta' degli altri paesi europei (1% contro 2-4%). Il ritardo dell'azione educativa ed informativa, l'analfabetismo scientifico, le tragedie ambientali e sanitarie causate dall'inefficienza, le dichiarazioni sul disinvolto impiego di alcune tecniche (la clonazione umana), tutti questi fatti certamente concorrono a far prevalere nel dibattito pubblico delle problematizzazioni di tipo etico, sociale e legali delle implicazioni delle ricerche. E cosi', un poco per ignoranza, un poco per rassicurare, a volte per non dispiacere al Vaticano, i decisori politici tendono ad assumere posizioni di chiusura danneggiando la ricerca. Quando questa cornice viene applicata alla ricerca biomedica se ne esalta l'irrazionalita' (...)
(...) I risultati del progetto Genoma Umano vanno discussi anche all'interno di queste semplici osservazioni: sara' possibile attuare una medicina predittiva (migliori diagnosi, migliori farmaci, etc) ma nel nostro paese non si investe in ricerca. Al massimo riusciamo a discutere in ristretti circoli accademici del problema legato al brevetto di sequenze di DNA. Il caso clonazione mette in luce anche altri limiti della nostra societa': i preconcetti e pregiudizi ideologici. Si e' sentito di tutto, decisori politici che disquisiscono sulla natura dell'embrione, proposte strampalate (adozione degli embrioni criopreservati) ed altre ancora, ma mai un barlume di approccio razionalistico al problema, con l'umilta' necessaria di dare ascolto in primo luogo al ricercatore, allo scienziato. Mai un tentativo di mettere in campo una chiara informazione scientifica, per permettere ai cittadini di esprimersi liberamente sui vincoli, sulle limitazioni o sulle possibilita' applicative ritenute lecite. Cosi', mentre fecondatori assistiti con pochi scrupoli ottengono le prime serate Tv, i cittadini vengono male informati e spaventati di cio' che gli scienziati pazzi vorrebbero fare. La conseguenza e' un ritardo incredibile su possibili applicazioni terapeutiche (Parkinson, distrofie, diabete giovanile, ed altre patologie). Un esempio poco edificante e' quello sulla sorte che la nostra societa' vuole riservare agli embrioni criopreservati.
Di fronte agli embrioni congelati disponiamo di quattro opzioni (l'adozione e' esclusa per legge, oltre che impraticabile): 1) lasciare gli embrioni congelati per secula seculorum. Di fatto questa decisione e' sinonimo di morte, seppure lenta. 2) Scongelarli e gettarli, accelerando cosi' la loro morte. 3) Impiegarli per la ricerca sul differenziamento cellulare; questa opzione implica la loro morte, ma ha l'attenuante di poter offrire alla umanita' importanti conoscenze scientifiche. 4) Impiegarli come cellule per terapie cellulari ricostruttive; cio' implica la vita dell'embrione, sebbene in una forma diffusa, poiche' le sue cellule saranno disperse in altri individui che partecipano alla vita. Risulta immediato, che solo la quarta assicura la vita dell'embrione, al di la' delle posizioni ideologiche, religiose ed etiche. La decisione sul loro destino deve essere ridotta al "che fare" e non posta nella prospettiva di derivare la decisione in base al "cosa sono". (...)
(...) L'uomo (alcuni uomini), oggi e' in grado di manipolare l'esistente e l'etica che governa tali azioni non puo' piu' essere quella della negazione, non basta piu'; e' necessaria un'etica della responsabilita', che impone di investire nella ricerca scientifica. La comunita' scientifica e' riuscita a far sapere fuori dei circoli accademici che la Repubblica investe meno della Tunisia in ricerca, meno della meta' degli altri paesi europei (1% contro 2-4%). Il ritardo dell'azione educativa ed informativa, l'analfabetismo scientifico, le tragedie ambientali e sanitarie causate dall'inefficienza, le dichiarazioni sul disinvolto impiego di alcune tecniche (la clonazione umana), tutti questi fatti certamente concorrono a far prevalere nel dibattito pubblico delle problematizzazioni di tipo etico, sociale e legali delle implicazioni delle ricerche. E cosi', un poco per ignoranza, un poco per rassicurare, a volte per non dispiacere al Vaticano, i decisori politici tendono ad assumere posizioni di chiusura danneggiando la ricerca. Quando questa cornice viene applicata alla ricerca biomedica se ne esalta l'irrazionalita' (...)
(...) I risultati del progetto Genoma Umano vanno discussi anche all'interno di queste semplici osservazioni: sara' possibile attuare una medicina predittiva (migliori diagnosi, migliori farmaci, etc) ma nel nostro paese non si investe in ricerca. Al massimo riusciamo a discutere in ristretti circoli accademici del problema legato al brevetto di sequenze di DNA. Il caso clonazione mette in luce anche altri limiti della nostra societa': i preconcetti e pregiudizi ideologici. Si e' sentito di tutto, decisori politici che disquisiscono sulla natura dell'embrione, proposte strampalate (adozione degli embrioni criopreservati) ed altre ancora, ma mai un barlume di approccio razionalistico al problema, con l'umilta' necessaria di dare ascolto in primo luogo al ricercatore, allo scienziato. Mai un tentativo di mettere in campo una chiara informazione scientifica, per permettere ai cittadini di esprimersi liberamente sui vincoli, sulle limitazioni o sulle possibilita' applicative ritenute lecite. Cosi', mentre fecondatori assistiti con pochi scrupoli ottengono le prime serate Tv, i cittadini vengono male informati e spaventati di cio' che gli scienziati pazzi vorrebbero fare. La conseguenza e' un ritardo incredibile su possibili applicazioni terapeutiche (Parkinson, distrofie, diabete giovanile, ed altre patologie). Un esempio poco edificante e' quello sulla sorte che la nostra societa' vuole riservare agli embrioni criopreservati.
Di fronte agli embrioni congelati disponiamo di quattro opzioni (l'adozione e' esclusa per legge, oltre che impraticabile): 1) lasciare gli embrioni congelati per secula seculorum. Di fatto questa decisione e' sinonimo di morte, seppure lenta. 2) Scongelarli e gettarli, accelerando cosi' la loro morte. 3) Impiegarli per la ricerca sul differenziamento cellulare; questa opzione implica la loro morte, ma ha l'attenuante di poter offrire alla umanita' importanti conoscenze scientifiche. 4) Impiegarli come cellule per terapie cellulari ricostruttive; cio' implica la vita dell'embrione, sebbene in una forma diffusa, poiche' le sue cellule saranno disperse in altri individui che partecipano alla vita. Risulta immediato, che solo la quarta assicura la vita dell'embrione, al di la' delle posizioni ideologiche, religiose ed etiche. La decisione sul loro destino deve essere ridotta al "che fare" e non posta nella prospettiva di derivare la decisione in base al "cosa sono". (...)
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