Italia. Dal Trullo di Roma a Sassuolo, nei Bronx d'Italia e' guerra allo straniero
Da Sassuolo, piccolo paese del modenese, a Via Anelli a Padova, dove il comune ha costruito un muro anti degrado, fino alla rivolta dei pusher del parco Stura di Torino e alla spedizione punitiva lo scorso 2 ottobre nel bar di via Monte delle Capre nel quartiere Trullo di Roma, si moltiplicano ormai in Italia le realta' in cui la convivenza tra immigrati e residenti sta diventando sempre piu' difficile. Quartieri di periferia che rischiano di trasformarsi in veri e propri Bronx dove l'intolleranza degenera in violenza. Un fenomeno contro il quale spesso le misure adottate dalle amministrazioni locali risultano insufficienti. Sotto accusa e oggetto di polemiche lo stato di degrado in cui versano alcune zone.
E' il caso del Trullo, quartiere a sud ovest della Capitale dove un gruppo di circa 30 giovani a volto coperto poco meno di una settimana fa ha fatto irruzione in un bar, frequentato soprattutto da stranieri, scatenato una rissa nella quale sono rimasti feriti due rumeni, e appiccato fuoco al locale. Un episodio che ha da subito scatenato polemiche sullo stato di degrado del quartiere e sulla situazione insostenibile ormai da tre anni per l'eccessiva presenza di stranieri, secondo quanto hanno lamentato alcuni residenti.
Tre giorni dopo 'la spedizione punitiva al Trullo' diventa anche argomento di discussione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Roma. Ed e' previsto per domani un consiglio straordinario del Comune e del municipio XV sempre sul tema della sicurezza. Intanto sono gia' stati adottati alcuni provvedimenti per migliorare la situazione al Trullo. Il Comitato per l'ordine pubblico ha disposto la presenza di un camper dei carabinieri in piazza Caterina Cicetti, zona centrale del Trullo, mentre un poliziotto di quartiere gravitera' nella zona di via Monte delle Capre.
'Adesso c'e' un presidio mobile, un camper dei carabinieri che staziona nel quartiere - ha detto all'ADNKRONOS il presidente del XV municipio di Roma, Gianni Paris - ma abbiamo gia' chiesto che venga istituito un presidio fisso per garantire un clima di sicurezza e un punto di riferimento per i cittadini. C'e' gia' un luogo all'interno del mercato rionale dove ci sono locali del municipio che possono essere ceduti alle forze dell'ordine. Al Trullo c'e' un assoluto bisogno creare un clima di legalita', tranquillita' e rispetto reciproco. E' necessario ristabilire i cardini della legalita'. Gia' da tempo chiedevo una presenza massiccia delle forze dell'ordine perche' c'era una situazione che poteva degenerare'.
Secondo Paris comunque 'l'episodio che e' accaduto al Trullo poteva accadere anche altrove'. 'Sono episodi legati alla presenza di stranieri - ha affermato - dobbiamo considerare che il 22% dei ragazzi che frequentano le scuole al Trullo sono stranieri e che un quinto della popolazione del quartiere e' straniera. Si parla di gente integrata che frequenta le parrocchie e le attivita' del municipio. Ma come sempre c'e' una quota di chi si lascia andare a comportamenti non consoni alla convivenza civile. E' anche certo che il fatto stesso che la gente del Trullo affitti case in cui vivono 10 stranieri non favorisce un clima di convivenza tranquilla'.
Ma non tutti i problemi di quartiere possono essere risolti con la maggiore presenza delle forze dell'ordine. Un'opinione condivisa dal prefetto di Roma, Achille Serra, che nel corso del comitato per la sicurezza di giovedi' scorso ha sottolineato l'importanza di operare nel sociale, di creare le condizioni di integrazione, fermo restando che chi delinque va punito. Secondo Serra quella del Trullo e' una situazione che non va sottovalutata ma che va inquadrata in una visione di insieme. Roma e' pur sempre una grande metropoli, ha affermato il prefetto della Capitale.
E interventi di tipo sociale sono gia' allo studio del presidente del Municipio XV. 'Lunedi' - ha detto Paris - portero' una proposta al consiglio comunale, chiedero' all'amministrazione di istituire un laboratorio di quartiere per studiare le trasformazioni del Trullo garantendo la partecipazione dei cittadini, un ufficio Informagiovani e il finanziamento di attivita' associative e culturali per alimentare la creazione di un clima pacifico di convivenza.
Chiedero' anche che la biblioteca che c'e' al Trullo sia inserita all'interno del circuito delle biblioteche comunali. Spero che questo fatto rimanga isolato e che non si verifichi un effetto domino'.
Diverse proposte per risolvere il problema del Trullo sono state presentate anche dai partiti di opposizione del XV municipio. 'Come opposizione - ha detto Augusto Santori, consigliere di Alleanza Nazionale del Municipio Roma XV- abbiamo proposto una commissione sicurezza'. 'Al Trullo non c'e' stato un problema di intolleranza razziale - ha voluto sottolineare Santori - ma una situazione insostenibile per i residenti ormai da tre anni. Il Trullo e' una periferia particolare e' un quartiere fiero della sua identita' e la presenza di stranieri e' tale e cosi' invasiva da condizionare la vita quotidiana. Il Trullo si e' sempre autoregolato, con un suo ordine tradizionale, e' una sorta di paese'.
'Il quartiere - ha detto il consigliere di An - ha legittimato l'accaduto, lo ha giustificato perche' si tratta di una situazione non piu' sopportabile. Gli aggressori sono conosciuti nel quartiere. Ci sono persone che non subiscono le angherie e le offese alle donne da parte degli stranieri'. Un grave errore, secondo Santori, e' stato fatto anche dalle istituzioni che 'hanno chiuso gli occhi pensando che ci fosse una convivenza pacifica tra stranieri e italiani. Poi le due comunita' si sono scontrate'. E quello della presenza invasiva di extracomunitari non e' un problema che riguarda solo il Trullo secondo il consigliere di An. Nel quartiere Portuense, sempre nel XV municipio ci sono 'zone in cui la gente per paura non esce piu' di casa'.
La questione dell'integrazione degli immigrati non e' un problema che riguarda solo Roma. A Torino il 10 per cento della popolazione e' costituita da stranieri. 'Torino e' una citta' che sa integrare, con fatica ma sa integrare e lo ha fatto', ha detto l'assessore comunale alle politiche per l'integrazione dei nuovi cittadini, Ilda Curti, per anni direttrice del progetto 'The Gate' per lo sviluppo di uno dei quartieri piu' multietinici di Torino, Porta Palazzo.
Opinione non condivisa da Carlo Verra, coordinatore del Ccst, il Coordinamento dei Comitati spontanei torinesi, che da anni vive e lavora nello stesso quartiere. 'Per Torino - ha affermato - la strada da fare e' ancora molto lunga, si e' parlato tanto di integrazione ma non c'e' stata'. E' la stessa citta', ma quando si chiede a persone diverse di definire il suo rapporto con l'immigrazione sembrano due mondi opposti. E proprio questi due punti di vista rappresentano, in qualche modo, le molte anime della citta' quando si parla di immigrazione. Un tema sempre attuale e che a Torino in questi giorni, dopo quella che e' ormai nota come 'la rivolta dei pusher di parco Stura', e' tornato a riempire le pagine dei giornali, le conversazioni delle persone, la discussione politica.
C'e' chi fa analisi, chi, come il partito di estrema destra Forza Nuova, vuole organizzare una fiaccolata 'contro il degrado e l'insicurezza creati dall'immigrazione', chi chiede, come fanno le forze politiche di tutti gli schieramenti per una volta uniti, un aumento degli organici delle forze dell'ordine in supporto a quelle che ci sono e che, dicono tutti i politici, 'lavorano bene ma non sono in numero sufficiente', chi, come gli abitanti della zona intorno a quello che e' stato ribattezzato 'tossic park', dice di essere esasperato fino a pensare di scendere per le strade a riprendersi il quartiere.
Tutto questo nella citta' che in passato ha vissuto l'immigrazione dal sud Italia e dove oggi gli stranieri rappresentano quasi il 10 per cento della popolazione. Una citta' in cui l'immigrazione regolare e' sempre piu' radicata, non solo nei quartieri storici come Porta Palazzo e San Salvario, ma in tutta la citta' di cui e' diventata parte integrante. E una citta', al contrario, in cui si creano delle sacche di immigrazione clandestina e di criminalita', in particolare lo spaccio che si sposta ma mano che viene spazzato dall'intervento delle forze dell'ordine, dai Murazzi al Valentino, poi al Monte dei Cappuccini e, ora, ai confini della citta', in un'area verde fra il fiume e un hotel di lusso.
'Quello che e' successo a parco Stura riguarda un fenomeno ben preciso, quello dello spaccio e della tossicodipendenza - dice l'assessore Curti - e trovo difficile pensare che quello sia un tema che ha a che fare con l'integrazione, piuttosto e' un tema di ordine pubblico. Detto questo e' vero che nel fenomeno dello spaccio la criminalita' di strada e' in mano agli ultimi, che sono spesso gli immigrati, ma non dimentichiamo che ci sono altrettanti clandestini che non delinquono, che non hanno fatto questa scelta'.
Per l'assessore 'questa e' una citta' che sta sperimentando forme di convivenzae integrazione di cui non si parla mai. In citta' oltre il 9% della popolazione e' immigrata, la maggior parte di queste persone vivono in un sistema di regole condivise e la criminalita', rispetto a questi numeri, e' un fenomeno limitato. Certo e' anche una citta' in cui molti vivono in condizioni di esclusione sociale, in cui c'e' ancora prevenzione, ma paradossalmente c'e' meno nei quartieri ad alta densita' di stranieri, dove ci sono anche forme di integrazione e convivenza fortissime. Quando c'e' l'esperienza diretta i pregiudizi sono minori'.
Rispetto alla vicenda di parco Stura l'assessore Curti sottolinea che 'la rivolta di pochi non si e' innestata e non ha creato un effetto a valanga. Anzi nella comunita' immigrata c'e' la voglia di differenziarsi da queste persone, i giudizi e le condanne sono molto duri perche' questi fenomeni allargano il pregiudizio anche su quelli che vivono integrati. Io credo che questa sia una citta' che sa integrare. A me e' capitato di celebrare molti matrimoni misti e ho visto non nozze di convenienza ma ragazzi che si volevano bene e questo da' il segno di una citta' che silenziosamente sta crescendo.
Bisogna solo non avere paura'.
Ben diverso il tono delle dichiarazioni di Carlo Verra secondo cui 'l'integrazione non c'e' stata, ma al contrario si sono volute sottolineare le differenze, si e' voluto creare il personaggio dell'immigrato. Ovviamente ci sono quelli che si sono integrati e sono quelli che, per cosi' dire, non vedi, nel senso che si sono adeguati al nostro modo di vivere e non ti rendi piu' conto che sono stranieri'. Per Verra e per i Comitati e' molto forte la questione ordine pubblico. 'Come Ccst - dice il coordinatore - siamo sempre piu' preoccupati perche' non ci sono leggi che garantiscono il cittadino. Il problema dell'illegalita' e' vasto e al suo interno c'e' quello della clandestinita'. Se continuano ad arrivare migliaia di persone che non sanno cosa fare e' facile che vengano immesse nel circuito criminale'. E torna, dunque, la richiesta di leggi appropriate.
'Se qualcuno dice che ci sono - prosegue Verra - allora vuol dire che non vengono applicate. C'e' comunque un vuoto, una falla da qualche parte. Certo la poca sicurezza non puo' essere imputata alle forze dell'ordine che ci sono. Quello che manca sono leggi che diano autorita' alle forze dell'ordine che oggi a noi sembrano osservatori Onu perche' quando intervengono non hanno alle spalle una legge che dia seguito al loro lavoro. Se gli arresti che fanno non vengono convalidati questo e' svilire il lavoro di polizia e carabinieri'.
Problemi legati alla difficile convivenza tra italiani e stranieri non hanno risparmiato nemmeno l'Emilia Romagna.
Nel modenese a Sassuolo nel quartiere Braida numerose si sono susseguite le proteste dei cittadini e le richieste di intervento alle forze dell'ordine per l'eccessiva presenza di immigrati. E proprio il sindaco di Sassuolo (Modena), Graziano Patuzzi, ha lanciato una sfida per risolvere alcuni fenomeni di degrado e delinquenza, concentrati in particolare in zone di Sassuolo dove sorgono grandi palazzi, abitati prevalentemente da stranieri. La sfida? Stringere un patto con la citta', che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle strutture sanitarie al volontariato, dalle scuole a i comitati di cittadini fino alle associazioni di extracomunitari, per combattere il degrado e la criminalita' dovuta all'emarginazione e promuovere l'integrazione sociale e culturale.
Il percorso di concertazione che dovra' portare alla sottoscrizione del patto e' iniziato lo scorso agosto e sta proseguendo, in queste settimane, con assemblee allargate tra amministrazione e societa' civile. Ad avere la priorita' nella discussione e' il quartiere Braida, dove sorgeva il palazzo altamente degradato e cellula di criminalita' che nell'estate 2005 il Comune ha sgombrato, per inserire l'intera nel nuovo piano di riqualificazione urbanistica. 'Vogliamo condividere con loro le scelte per riqualificare il quartiere - ha spiegato Patuzzi - in un'ottica di interventi di breve, medio e lungo termine, che comprendono riqualificazioni dall'interno, servizi di mediazione culturale, iniziative sportive, nelle scuole e per l'insegnamento dell'italiano.
Contiamo di sottoscrivere il patto per l'approvazione del biancio, quindi entro la fine di novembre'.
A Sassuolo, tuttavia, questo percorso ha anche incontrato degli ostacoli e delle resistenze, in particolare da parte del Comitato cittadino del Quartiere Braida che fa riferimento a Francesco Battani.'Il problema - ha raccontato il sindaco - e' che faticano a riconoscere che il fatto di collaborare e condividere un progetto comune sia un valore. Chiedono che i problemi si risolvano 'domani', ma questo non e' possibile, e credono che tutto si possa realizzare con l'impiego delle forze dell'ordine, quando noi pensiamo che servano anche altre iniziative'. Insomma, ha aggiunto il sindaco 'questo e' un elemento che non abbiamo ancora superato, ma siamo intenzionati ad andare avanti e faremo di tutto per coinvolgere tutti'.
'Rispetto al 2004, quando i sindacati della Polizia riferirono in assemblea che le forze dell'ordine si rifiutavano di intervenire al quartiere Braida per il rischio di essere picchiati e c'era un'evidente clima di tensione, le cose sono molto migliorate', ha assicurato il sindaco, ricordando che nel palazzo sgomberato un anno fa 'vivevano anche in 7 in un monolocale e spesso venivano ospitati dei delinquenti'. Oggi al tavolo per la realizzazione del patto siede anche la comunita' marocchina, che rappresenta il 66% della presenza di stranieri a Sassuolo, seguita da quella ghanese, polacca, e romena. 'Quello che conta e' non lasciare che le realta' difficili degenerino e vengano abbandonate a se stesse, perche' questo significa minare alle fondamenta qualsiasi processo di integrazione sociale', ha osservato Pattuzzi.
'Per ora, la maggior parte dei cittadini e' con noi.
L'amministrazione ha gia' fatto molto e messo in campo gli strumenti, seppur pochi e con scarsita' di mezzi, che aveva a disposizione, coinvolgendo anche le forze dell'ordine e puntando sulla capacita' di presidio e di conoscenza del territorio da parte della Polizia Municipale, e contiamo di proseguire sul piano della riqualificazione', ha concluso il primo cittadino, ammettendo pero' che 'la strada dell'integrazione e' ancora in salita, perche' in generale, nella nostra societa', la percezione dell'insicurezza, urbana, sociale e lavorative, e' aumentata e le pubbliche amministrazioni hanno difficolta' a relazionarsi e a restare soggetti interlocutori, dall'altra parte esiste anche un atteggiamento di rifiuto del dialogo e della cooperazione da parte di alcuni cittadini'.
A Sassuolo, comunque, se il palazzo di via San Pietro e' stato sgomberato, restano ancora i due edifici, abitati in prevalenza da stranieri, di via Adda e di via della Circunvallazione che permangono, a detta dello stesso sindaco, 'problematici e rischiano di emarginare gli abitanti della zona'.
E particolarmente delicata sul fronte immigrati resta la situazione di Padova, dove in via Anelli, il 25 luglio scorso e' esplosa come un bubbone culminando in violenti scontri e vere e proprie scene di guerriglia che hanno avuto come protagonisti gli immigrati stessi, nigeriani e magrebini che si contendevano il mercato della droga. Scontri che hanno portato alla rivolta dei residenti e alla decisione, che tanto clamore e polemiche ha suscitato di costruire un muro per separare il bronx dal resto.
Chi vive a Padova pero' sa che via Anelli e' solo una parte del problema immigrazione; chi fugge dal quartiere Serenissima, costantemente ripulito dalle forze dell'ordine grazie a numerosi e costanti blitz, cerca rifugio altrove: ogni palazzina abbandonata e' una valida alternativa, soprattutto lungo l'asse che collega il quartiere della Stanga, margine Est della citta' ove e' sita via Anelli, con la zona centrale della stazione dei treni.
In particolare, secondo quanto riferito dal presidente del comitato Stanga, Paolo Manfrin, i nuovi degradi cittadini emergenti sarebbero 'certamente l'area del Pescarotto, quella che per noi era nota come zona rossa perche' c'erano le prostitute, e poi i palazzi in gestione all Esu'.
Questi ultimi sono costruzioni date in gestione all'Universita' di Padova che, vicine all'area di via Anelli, sono frequentate da immigrati in fuga dal quartiere Serenissima: loro non cercano grandi comfort, basta uno scantinato dove trovare riparo, ed un palazzo disabitato si presta ottimamente a questo scopo.
Nonostante sia continua l'attenzione per queste aree degradate della citta', con gli interventi congiunti di Polizia, Carabinieri, e con l'aiuto di vigili del Fuoco, Municipale, cani ed elicotteri, il problema immigrazione e droga e' di difficile contenimento nonostante, ad ogni controllo, il Questore provveda all'espulsione di decine e decine di clandestini e a far sequestrare discreti quantitativi di stupefacenti: certe aree sono comunque e sempre alimentate da un flusso costante di disperati o criminali che cercano rifugio. Oramai l'unica soluzione per ripulire l'area di va Anelli e', come ribadito con forza da molti fronti politici, quello di chiudere e radere al suolo il quartiere. Concorde, a modo suo, anche il sindaco Flavio Zanonato che tra circa un paio di settimane dovrebbe provvedere a sgomberare la quarta delle sei palazzine che compongono il quartiere serenissima.
'Prima dobbiamo sgomberare le palazzine - ha sostenuto il primo cittadino - e a fine ottobre, finito il Ramadan, libereremo la quarta cosi' entro un anno saranno svuotate anche le altre'. Intanto c'e' il muro, ci sono le telecamere, le sbarre telecomandate e i controlli costanti, ma per immigrati clandestini, spacciatori e clienti, via Anelli rimane un punto di riferimento costante: un punto di smistamento ma soprattutto un luogo noto in tutta Italia, e non solo, come rifugio piu' o meno sicuro. Per la droga invece una parte del flusso si sta trasferendo nei quartieri attigui della citta' e sta migrando anche fuori provincia, verso Marghera (Venezia), nel quartiere delle Vaschette.
(Fonte: Adnkronos)
E' il caso del Trullo, quartiere a sud ovest della Capitale dove un gruppo di circa 30 giovani a volto coperto poco meno di una settimana fa ha fatto irruzione in un bar, frequentato soprattutto da stranieri, scatenato una rissa nella quale sono rimasti feriti due rumeni, e appiccato fuoco al locale. Un episodio che ha da subito scatenato polemiche sullo stato di degrado del quartiere e sulla situazione insostenibile ormai da tre anni per l'eccessiva presenza di stranieri, secondo quanto hanno lamentato alcuni residenti.
Tre giorni dopo 'la spedizione punitiva al Trullo' diventa anche argomento di discussione del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica di Roma. Ed e' previsto per domani un consiglio straordinario del Comune e del municipio XV sempre sul tema della sicurezza. Intanto sono gia' stati adottati alcuni provvedimenti per migliorare la situazione al Trullo. Il Comitato per l'ordine pubblico ha disposto la presenza di un camper dei carabinieri in piazza Caterina Cicetti, zona centrale del Trullo, mentre un poliziotto di quartiere gravitera' nella zona di via Monte delle Capre.
'Adesso c'e' un presidio mobile, un camper dei carabinieri che staziona nel quartiere - ha detto all'ADNKRONOS il presidente del XV municipio di Roma, Gianni Paris - ma abbiamo gia' chiesto che venga istituito un presidio fisso per garantire un clima di sicurezza e un punto di riferimento per i cittadini. C'e' gia' un luogo all'interno del mercato rionale dove ci sono locali del municipio che possono essere ceduti alle forze dell'ordine. Al Trullo c'e' un assoluto bisogno creare un clima di legalita', tranquillita' e rispetto reciproco. E' necessario ristabilire i cardini della legalita'. Gia' da tempo chiedevo una presenza massiccia delle forze dell'ordine perche' c'era una situazione che poteva degenerare'.
Secondo Paris comunque 'l'episodio che e' accaduto al Trullo poteva accadere anche altrove'. 'Sono episodi legati alla presenza di stranieri - ha affermato - dobbiamo considerare che il 22% dei ragazzi che frequentano le scuole al Trullo sono stranieri e che un quinto della popolazione del quartiere e' straniera. Si parla di gente integrata che frequenta le parrocchie e le attivita' del municipio. Ma come sempre c'e' una quota di chi si lascia andare a comportamenti non consoni alla convivenza civile. E' anche certo che il fatto stesso che la gente del Trullo affitti case in cui vivono 10 stranieri non favorisce un clima di convivenza tranquilla'.
Ma non tutti i problemi di quartiere possono essere risolti con la maggiore presenza delle forze dell'ordine. Un'opinione condivisa dal prefetto di Roma, Achille Serra, che nel corso del comitato per la sicurezza di giovedi' scorso ha sottolineato l'importanza di operare nel sociale, di creare le condizioni di integrazione, fermo restando che chi delinque va punito. Secondo Serra quella del Trullo e' una situazione che non va sottovalutata ma che va inquadrata in una visione di insieme. Roma e' pur sempre una grande metropoli, ha affermato il prefetto della Capitale.
E interventi di tipo sociale sono gia' allo studio del presidente del Municipio XV. 'Lunedi' - ha detto Paris - portero' una proposta al consiglio comunale, chiedero' all'amministrazione di istituire un laboratorio di quartiere per studiare le trasformazioni del Trullo garantendo la partecipazione dei cittadini, un ufficio Informagiovani e il finanziamento di attivita' associative e culturali per alimentare la creazione di un clima pacifico di convivenza.
Chiedero' anche che la biblioteca che c'e' al Trullo sia inserita all'interno del circuito delle biblioteche comunali. Spero che questo fatto rimanga isolato e che non si verifichi un effetto domino'.
Diverse proposte per risolvere il problema del Trullo sono state presentate anche dai partiti di opposizione del XV municipio. 'Come opposizione - ha detto Augusto Santori, consigliere di Alleanza Nazionale del Municipio Roma XV- abbiamo proposto una commissione sicurezza'. 'Al Trullo non c'e' stato un problema di intolleranza razziale - ha voluto sottolineare Santori - ma una situazione insostenibile per i residenti ormai da tre anni. Il Trullo e' una periferia particolare e' un quartiere fiero della sua identita' e la presenza di stranieri e' tale e cosi' invasiva da condizionare la vita quotidiana. Il Trullo si e' sempre autoregolato, con un suo ordine tradizionale, e' una sorta di paese'.
'Il quartiere - ha detto il consigliere di An - ha legittimato l'accaduto, lo ha giustificato perche' si tratta di una situazione non piu' sopportabile. Gli aggressori sono conosciuti nel quartiere. Ci sono persone che non subiscono le angherie e le offese alle donne da parte degli stranieri'. Un grave errore, secondo Santori, e' stato fatto anche dalle istituzioni che 'hanno chiuso gli occhi pensando che ci fosse una convivenza pacifica tra stranieri e italiani. Poi le due comunita' si sono scontrate'. E quello della presenza invasiva di extracomunitari non e' un problema che riguarda solo il Trullo secondo il consigliere di An. Nel quartiere Portuense, sempre nel XV municipio ci sono 'zone in cui la gente per paura non esce piu' di casa'.
La questione dell'integrazione degli immigrati non e' un problema che riguarda solo Roma. A Torino il 10 per cento della popolazione e' costituita da stranieri. 'Torino e' una citta' che sa integrare, con fatica ma sa integrare e lo ha fatto', ha detto l'assessore comunale alle politiche per l'integrazione dei nuovi cittadini, Ilda Curti, per anni direttrice del progetto 'The Gate' per lo sviluppo di uno dei quartieri piu' multietinici di Torino, Porta Palazzo.
Opinione non condivisa da Carlo Verra, coordinatore del Ccst, il Coordinamento dei Comitati spontanei torinesi, che da anni vive e lavora nello stesso quartiere. 'Per Torino - ha affermato - la strada da fare e' ancora molto lunga, si e' parlato tanto di integrazione ma non c'e' stata'. E' la stessa citta', ma quando si chiede a persone diverse di definire il suo rapporto con l'immigrazione sembrano due mondi opposti. E proprio questi due punti di vista rappresentano, in qualche modo, le molte anime della citta' quando si parla di immigrazione. Un tema sempre attuale e che a Torino in questi giorni, dopo quella che e' ormai nota come 'la rivolta dei pusher di parco Stura', e' tornato a riempire le pagine dei giornali, le conversazioni delle persone, la discussione politica.
C'e' chi fa analisi, chi, come il partito di estrema destra Forza Nuova, vuole organizzare una fiaccolata 'contro il degrado e l'insicurezza creati dall'immigrazione', chi chiede, come fanno le forze politiche di tutti gli schieramenti per una volta uniti, un aumento degli organici delle forze dell'ordine in supporto a quelle che ci sono e che, dicono tutti i politici, 'lavorano bene ma non sono in numero sufficiente', chi, come gli abitanti della zona intorno a quello che e' stato ribattezzato 'tossic park', dice di essere esasperato fino a pensare di scendere per le strade a riprendersi il quartiere.
Tutto questo nella citta' che in passato ha vissuto l'immigrazione dal sud Italia e dove oggi gli stranieri rappresentano quasi il 10 per cento della popolazione. Una citta' in cui l'immigrazione regolare e' sempre piu' radicata, non solo nei quartieri storici come Porta Palazzo e San Salvario, ma in tutta la citta' di cui e' diventata parte integrante. E una citta', al contrario, in cui si creano delle sacche di immigrazione clandestina e di criminalita', in particolare lo spaccio che si sposta ma mano che viene spazzato dall'intervento delle forze dell'ordine, dai Murazzi al Valentino, poi al Monte dei Cappuccini e, ora, ai confini della citta', in un'area verde fra il fiume e un hotel di lusso.
'Quello che e' successo a parco Stura riguarda un fenomeno ben preciso, quello dello spaccio e della tossicodipendenza - dice l'assessore Curti - e trovo difficile pensare che quello sia un tema che ha a che fare con l'integrazione, piuttosto e' un tema di ordine pubblico. Detto questo e' vero che nel fenomeno dello spaccio la criminalita' di strada e' in mano agli ultimi, che sono spesso gli immigrati, ma non dimentichiamo che ci sono altrettanti clandestini che non delinquono, che non hanno fatto questa scelta'.
Per l'assessore 'questa e' una citta' che sta sperimentando forme di convivenzae integrazione di cui non si parla mai. In citta' oltre il 9% della popolazione e' immigrata, la maggior parte di queste persone vivono in un sistema di regole condivise e la criminalita', rispetto a questi numeri, e' un fenomeno limitato. Certo e' anche una citta' in cui molti vivono in condizioni di esclusione sociale, in cui c'e' ancora prevenzione, ma paradossalmente c'e' meno nei quartieri ad alta densita' di stranieri, dove ci sono anche forme di integrazione e convivenza fortissime. Quando c'e' l'esperienza diretta i pregiudizi sono minori'.
Rispetto alla vicenda di parco Stura l'assessore Curti sottolinea che 'la rivolta di pochi non si e' innestata e non ha creato un effetto a valanga. Anzi nella comunita' immigrata c'e' la voglia di differenziarsi da queste persone, i giudizi e le condanne sono molto duri perche' questi fenomeni allargano il pregiudizio anche su quelli che vivono integrati. Io credo che questa sia una citta' che sa integrare. A me e' capitato di celebrare molti matrimoni misti e ho visto non nozze di convenienza ma ragazzi che si volevano bene e questo da' il segno di una citta' che silenziosamente sta crescendo.
Bisogna solo non avere paura'.
Ben diverso il tono delle dichiarazioni di Carlo Verra secondo cui 'l'integrazione non c'e' stata, ma al contrario si sono volute sottolineare le differenze, si e' voluto creare il personaggio dell'immigrato. Ovviamente ci sono quelli che si sono integrati e sono quelli che, per cosi' dire, non vedi, nel senso che si sono adeguati al nostro modo di vivere e non ti rendi piu' conto che sono stranieri'. Per Verra e per i Comitati e' molto forte la questione ordine pubblico. 'Come Ccst - dice il coordinatore - siamo sempre piu' preoccupati perche' non ci sono leggi che garantiscono il cittadino. Il problema dell'illegalita' e' vasto e al suo interno c'e' quello della clandestinita'. Se continuano ad arrivare migliaia di persone che non sanno cosa fare e' facile che vengano immesse nel circuito criminale'. E torna, dunque, la richiesta di leggi appropriate.
'Se qualcuno dice che ci sono - prosegue Verra - allora vuol dire che non vengono applicate. C'e' comunque un vuoto, una falla da qualche parte. Certo la poca sicurezza non puo' essere imputata alle forze dell'ordine che ci sono. Quello che manca sono leggi che diano autorita' alle forze dell'ordine che oggi a noi sembrano osservatori Onu perche' quando intervengono non hanno alle spalle una legge che dia seguito al loro lavoro. Se gli arresti che fanno non vengono convalidati questo e' svilire il lavoro di polizia e carabinieri'.
Problemi legati alla difficile convivenza tra italiani e stranieri non hanno risparmiato nemmeno l'Emilia Romagna.
Nel modenese a Sassuolo nel quartiere Braida numerose si sono susseguite le proteste dei cittadini e le richieste di intervento alle forze dell'ordine per l'eccessiva presenza di immigrati. E proprio il sindaco di Sassuolo (Modena), Graziano Patuzzi, ha lanciato una sfida per risolvere alcuni fenomeni di degrado e delinquenza, concentrati in particolare in zone di Sassuolo dove sorgono grandi palazzi, abitati prevalentemente da stranieri. La sfida? Stringere un patto con la citta', che coinvolga tutti i soggetti interessati, dalle strutture sanitarie al volontariato, dalle scuole a i comitati di cittadini fino alle associazioni di extracomunitari, per combattere il degrado e la criminalita' dovuta all'emarginazione e promuovere l'integrazione sociale e culturale.
Il percorso di concertazione che dovra' portare alla sottoscrizione del patto e' iniziato lo scorso agosto e sta proseguendo, in queste settimane, con assemblee allargate tra amministrazione e societa' civile. Ad avere la priorita' nella discussione e' il quartiere Braida, dove sorgeva il palazzo altamente degradato e cellula di criminalita' che nell'estate 2005 il Comune ha sgombrato, per inserire l'intera nel nuovo piano di riqualificazione urbanistica. 'Vogliamo condividere con loro le scelte per riqualificare il quartiere - ha spiegato Patuzzi - in un'ottica di interventi di breve, medio e lungo termine, che comprendono riqualificazioni dall'interno, servizi di mediazione culturale, iniziative sportive, nelle scuole e per l'insegnamento dell'italiano.
Contiamo di sottoscrivere il patto per l'approvazione del biancio, quindi entro la fine di novembre'.
A Sassuolo, tuttavia, questo percorso ha anche incontrato degli ostacoli e delle resistenze, in particolare da parte del Comitato cittadino del Quartiere Braida che fa riferimento a Francesco Battani.'Il problema - ha raccontato il sindaco - e' che faticano a riconoscere che il fatto di collaborare e condividere un progetto comune sia un valore. Chiedono che i problemi si risolvano 'domani', ma questo non e' possibile, e credono che tutto si possa realizzare con l'impiego delle forze dell'ordine, quando noi pensiamo che servano anche altre iniziative'. Insomma, ha aggiunto il sindaco 'questo e' un elemento che non abbiamo ancora superato, ma siamo intenzionati ad andare avanti e faremo di tutto per coinvolgere tutti'.
'Rispetto al 2004, quando i sindacati della Polizia riferirono in assemblea che le forze dell'ordine si rifiutavano di intervenire al quartiere Braida per il rischio di essere picchiati e c'era un'evidente clima di tensione, le cose sono molto migliorate', ha assicurato il sindaco, ricordando che nel palazzo sgomberato un anno fa 'vivevano anche in 7 in un monolocale e spesso venivano ospitati dei delinquenti'. Oggi al tavolo per la realizzazione del patto siede anche la comunita' marocchina, che rappresenta il 66% della presenza di stranieri a Sassuolo, seguita da quella ghanese, polacca, e romena. 'Quello che conta e' non lasciare che le realta' difficili degenerino e vengano abbandonate a se stesse, perche' questo significa minare alle fondamenta qualsiasi processo di integrazione sociale', ha osservato Pattuzzi.
'Per ora, la maggior parte dei cittadini e' con noi.
L'amministrazione ha gia' fatto molto e messo in campo gli strumenti, seppur pochi e con scarsita' di mezzi, che aveva a disposizione, coinvolgendo anche le forze dell'ordine e puntando sulla capacita' di presidio e di conoscenza del territorio da parte della Polizia Municipale, e contiamo di proseguire sul piano della riqualificazione', ha concluso il primo cittadino, ammettendo pero' che 'la strada dell'integrazione e' ancora in salita, perche' in generale, nella nostra societa', la percezione dell'insicurezza, urbana, sociale e lavorative, e' aumentata e le pubbliche amministrazioni hanno difficolta' a relazionarsi e a restare soggetti interlocutori, dall'altra parte esiste anche un atteggiamento di rifiuto del dialogo e della cooperazione da parte di alcuni cittadini'.
A Sassuolo, comunque, se il palazzo di via San Pietro e' stato sgomberato, restano ancora i due edifici, abitati in prevalenza da stranieri, di via Adda e di via della Circunvallazione che permangono, a detta dello stesso sindaco, 'problematici e rischiano di emarginare gli abitanti della zona'.
E particolarmente delicata sul fronte immigrati resta la situazione di Padova, dove in via Anelli, il 25 luglio scorso e' esplosa come un bubbone culminando in violenti scontri e vere e proprie scene di guerriglia che hanno avuto come protagonisti gli immigrati stessi, nigeriani e magrebini che si contendevano il mercato della droga. Scontri che hanno portato alla rivolta dei residenti e alla decisione, che tanto clamore e polemiche ha suscitato di costruire un muro per separare il bronx dal resto.
Chi vive a Padova pero' sa che via Anelli e' solo una parte del problema immigrazione; chi fugge dal quartiere Serenissima, costantemente ripulito dalle forze dell'ordine grazie a numerosi e costanti blitz, cerca rifugio altrove: ogni palazzina abbandonata e' una valida alternativa, soprattutto lungo l'asse che collega il quartiere della Stanga, margine Est della citta' ove e' sita via Anelli, con la zona centrale della stazione dei treni.
In particolare, secondo quanto riferito dal presidente del comitato Stanga, Paolo Manfrin, i nuovi degradi cittadini emergenti sarebbero 'certamente l'area del Pescarotto, quella che per noi era nota come zona rossa perche' c'erano le prostitute, e poi i palazzi in gestione all Esu'.
Questi ultimi sono costruzioni date in gestione all'Universita' di Padova che, vicine all'area di via Anelli, sono frequentate da immigrati in fuga dal quartiere Serenissima: loro non cercano grandi comfort, basta uno scantinato dove trovare riparo, ed un palazzo disabitato si presta ottimamente a questo scopo.
Nonostante sia continua l'attenzione per queste aree degradate della citta', con gli interventi congiunti di Polizia, Carabinieri, e con l'aiuto di vigili del Fuoco, Municipale, cani ed elicotteri, il problema immigrazione e droga e' di difficile contenimento nonostante, ad ogni controllo, il Questore provveda all'espulsione di decine e decine di clandestini e a far sequestrare discreti quantitativi di stupefacenti: certe aree sono comunque e sempre alimentate da un flusso costante di disperati o criminali che cercano rifugio. Oramai l'unica soluzione per ripulire l'area di va Anelli e', come ribadito con forza da molti fronti politici, quello di chiudere e radere al suolo il quartiere. Concorde, a modo suo, anche il sindaco Flavio Zanonato che tra circa un paio di settimane dovrebbe provvedere a sgomberare la quarta delle sei palazzine che compongono il quartiere serenissima.
'Prima dobbiamo sgomberare le palazzine - ha sostenuto il primo cittadino - e a fine ottobre, finito il Ramadan, libereremo la quarta cosi' entro un anno saranno svuotate anche le altre'. Intanto c'e' il muro, ci sono le telecamere, le sbarre telecomandate e i controlli costanti, ma per immigrati clandestini, spacciatori e clienti, via Anelli rimane un punto di riferimento costante: un punto di smistamento ma soprattutto un luogo noto in tutta Italia, e non solo, come rifugio piu' o meno sicuro. Per la droga invece una parte del flusso si sta trasferendo nei quartieri attigui della citta' e sta migrando anche fuori provincia, verso Marghera (Venezia), nel quartiere delle Vaschette.
(Fonte: Adnkronos)
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