Italia. Dalle staminali i vaccini del futuro
Vaccini piu' efficaci e in grado di mantenere sempre vigile il sistema immunitario, nuove strategie per aggredire le malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide e future armi per attaccare allergie e leucemie: sono le nuove possibilita' aperte dalla scoperta che il sistema immunitario ha una memoria "a due velocita"', pubblicata domani su Science.
Si apre cosi' un nuovo scenario nelle future ricerche sui vaccini, grazie alla ricerca coordinata dall'immunologo Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto svizzero di Ricerche in Biomedicina di Bellinzona e docente dell'universita' di Siena. "Avendo individuato i due tipi di memoria immunologica ed i meccanismi responsabili, diventa possibile prevedere in modo preciso l'efficacia e la protezione delle vaccinazioni e cercare quindi metodi per indurre selettivamente una memoria in grado di proteggere per tutta la vita", ha detto Lanzavecchia.
La stessa scoperta apre anche la possibilita' di leggere in una nuova chiave i meccanismi coinvolti nelle allergie e di spiegare come mai la maggior parte di linfomi e leucemie deriva proprio dalle cellule B della memoria. "Abbiamo dimostrato infatti -ha aggiunto l'immunologo- che certi prodotti batterici sono in grado di stimolare selettivamente i linfociti B della memoria. Questo puo' spiegare, ad esempio, come una infezione cronica con Helicobacter pylori possa indurre linfomi".
La capacita' di reagire alle aggressioni di virus e batteri si deve quindi, secondo lo studio, alla disponibilita' di una riserva di cellule progenitrici che, come fanno le staminali, si rinnova continuamente e riesce a mantenere costante il livello degli anticorpi. Nello stesso tempo, esiste una memoria immunitaria dalla vita piu' breve, al massimo di alcuni mesi.
"Il sistema immunitario -ha osservato Lanzavecchia- ha quindi una memoria a doppia velocita': i vaccini attualmente disponibili agiscono inducendo la produzione di anticorpi specifici che neutralizzano virus, batteri e tossine. Gli anticorpi prodotti in questo modo hanno una vita breve: in poco tempo il loro livello si abbassa ed e' quindi necessario ripetere periodicamente la vaccinazione per ottenere una protezione persistente. Esiste pero' un meccanismo che permette di mantenere il livello degli anticorpi costante per tutta la vita senza che vengano fatte vaccinazioni di richiamo".
La riserva delle cellule-madre della memoria immunitaria e' stata individuata in una sottopopolazione di linfociti (i linfociti B della memoria). Questi ultimi, ha proseguito Lanzavecchia, "si comportano come cellule staminali in quanto sono in grado di rispondere a stimoli ambientali dividendosi continuamente e generando cellule mature che producono anticorpi, le plasmacellule. Queste ultime hanno breve vita e devono quindi essere continuamente sostituite per mantenere livelli costanti di anticorpi". Si dimostra cosi' che, proprio come il sistema nervoso, anche quello immunitario possiede due tipi di memoria. Insieme, ha concluso, le due memorie "permettono da un lato di rispondere rapidamente e efficacemente ad un nuovo incontro con i patogeni e dall'altro di mantenere un livello costante di anticorpi protettivi per tutta la vita".
Si apre cosi' un nuovo scenario nelle future ricerche sui vaccini, grazie alla ricerca coordinata dall'immunologo Antonio Lanzavecchia, direttore dell'Istituto svizzero di Ricerche in Biomedicina di Bellinzona e docente dell'universita' di Siena. "Avendo individuato i due tipi di memoria immunologica ed i meccanismi responsabili, diventa possibile prevedere in modo preciso l'efficacia e la protezione delle vaccinazioni e cercare quindi metodi per indurre selettivamente una memoria in grado di proteggere per tutta la vita", ha detto Lanzavecchia.
La stessa scoperta apre anche la possibilita' di leggere in una nuova chiave i meccanismi coinvolti nelle allergie e di spiegare come mai la maggior parte di linfomi e leucemie deriva proprio dalle cellule B della memoria. "Abbiamo dimostrato infatti -ha aggiunto l'immunologo- che certi prodotti batterici sono in grado di stimolare selettivamente i linfociti B della memoria. Questo puo' spiegare, ad esempio, come una infezione cronica con Helicobacter pylori possa indurre linfomi".
La capacita' di reagire alle aggressioni di virus e batteri si deve quindi, secondo lo studio, alla disponibilita' di una riserva di cellule progenitrici che, come fanno le staminali, si rinnova continuamente e riesce a mantenere costante il livello degli anticorpi. Nello stesso tempo, esiste una memoria immunitaria dalla vita piu' breve, al massimo di alcuni mesi.
"Il sistema immunitario -ha osservato Lanzavecchia- ha quindi una memoria a doppia velocita': i vaccini attualmente disponibili agiscono inducendo la produzione di anticorpi specifici che neutralizzano virus, batteri e tossine. Gli anticorpi prodotti in questo modo hanno una vita breve: in poco tempo il loro livello si abbassa ed e' quindi necessario ripetere periodicamente la vaccinazione per ottenere una protezione persistente. Esiste pero' un meccanismo che permette di mantenere il livello degli anticorpi costante per tutta la vita senza che vengano fatte vaccinazioni di richiamo".
La riserva delle cellule-madre della memoria immunitaria e' stata individuata in una sottopopolazione di linfociti (i linfociti B della memoria). Questi ultimi, ha proseguito Lanzavecchia, "si comportano come cellule staminali in quanto sono in grado di rispondere a stimoli ambientali dividendosi continuamente e generando cellule mature che producono anticorpi, le plasmacellule. Queste ultime hanno breve vita e devono quindi essere continuamente sostituite per mantenere livelli costanti di anticorpi". Si dimostra cosi' che, proprio come il sistema nervoso, anche quello immunitario possiede due tipi di memoria. Insieme, ha concluso, le due memorie "permettono da un lato di rispondere rapidamente e efficacemente ad un nuovo incontro con i patogeni e dall'altro di mantenere un livello costante di anticorpi protettivi per tutta la vita".
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