Italia. Ddl Fini: commenti
Due deputati di An hanno difeso il ddl del vicepremier Gianfranco Fini in materia di droghe.
Secondo il senatore Michele Bonatesta, "questa proposta vuole colpire lo spaccio e favorire il recupero dei tossicodipendenti", cioe' fare, secondo l'esponente di An quello che non e' stato fatto nella passata legislatura da quelli che, con una dialettica parlamentare inadeguata anche per il Bar Sport piu' classico, chiama "Fioroni e i catto-compagni".
"Vogliamo tornare alla legge Jervolino-Vassalli -continua il senatore di AN- poiche' la riteniamo, al di la' di ogni logica di schieramento, una normativa fatta bene e che aveva conseguito risultati positivi, prima di essere stravolta dal referendum radicale del '93".
Mentre il suo collega di partito, Riccardo Pedrizzi, responsabile alle politiche sulla famiglia, dotato di un'apertura mentale sui temi in questione, tali da far passare il Mullah Omar come progressista e fin troppo libertino, la mette piu' sul mistico: "questo progetto non punta a colpire i semplici tossicodipendenti, ma piuttosto a liberarli dalla loro schiavitu'. La nostra linea e' che il consumatore di droga non puo' essere considerato solo come un malato, ma come un soggetto che, pur avendo bisogno di cure, compie una scelta che la societa' non apprezza. Cio' malgrado, lo Stato, tenderebbe una mano a colui che sbaglia, permettendogli di andare esente dalla sanzione, amministrativa o penale che sia, a condizione che lasci la droga e segua un percorso di recupero". Amen.
Passiamo ad altri commenti sulla proposta di Fini: "Creare centri recupero d'eccellenza con il massimo della professionalita' e dell'assistenza per chi e' vittima della droga, magari con un coinvolgimento delle Regioni". Colui che chiede l'intervento delle Regioni e', ironia del destino, il ministro agli Affari Regionali Enrico La Loggia, che dichiara di "non essere assolutamente d'accordo con la legalizzazione delle droghe" e che "spesso dalle droghe leggere si passa a quelle pesanti", parlando poi, nel corso di un'intervista a Radio Radicale dell'idea di istituire una struttura per ogni regione o un grande centro d'eccellenza, "magari affidandosi a chi, nel settore, ha un'esperienza apprezzata: penso a San Patrignano o ai centri di Don Gelmini". "Non credo -ha proseguito La Loggia- che occorra solo la repressione: bisogna fare qualcosa per recuperare questi ragazzi. Non credo sia difficile da realizzare ne' particolarmente costoso: piuttosto faremmo un grande salto in avanti mettendoci all'avanguardia nel mondo". Il ministro ha parlato di strutture nelle quali i drogati possono essere curati, assistiti, possano imparare un lavoro e prepararsi al rientro nella societa'. "Penso innanzitutto a chi e' in carcere -ha spiegato- che merita un trattamento diverso rispetto al normale criminale (ndr:"normale criminale"?????): la droga talvolta induce a compiere reati che sono piu' frutto della condizione di tossicodipendenza che non della vera volonta' di compiere il reato stesso". Il fatto che la droga sia illegale, anche se La Loggia non lo dice (questione di spazio, forse) forse contribuisce a compiere reati.
"Contro la tossicodipendenza -secondo Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni familiari- e contro tutti i disagi dei giovani serve un patto fra forze sociali, istituzioni e famiglie che accompagnino i giovani nella crescita e prevengano le loro difficolta". "Condivido il concetto di prevenzione -ha detto Santolini- ma prevenire e' complesso. Significa mettersi a fianco delle famiglie coinvolgendo la scuola e tutte le agenzie educative. E questo non e' mai stato fatto. Se penso al disagio giovanile non penso solo alla droga ma anche alle morti del sabato sera ai sassi dal cavalcavia (ancora i sassi? E' successo tre volte in dieci anni, non e' poi cosi' frequente da farci nascere un disagio giovanile! N.d.A). Ecco perche' credo sia importante fare un patto fra forze sociali, istituzioni e famiglie per prevenire quel disagio che si manifesta in tanti modi. Solo cosi' il ricorso alla droga puo' diminuire e non aumentare".
Marco Pannella stronca, come poteva essere prevedibile, l'annuncio del ddl di Gianfranco Fini: "E' un progetto clerico-fascista con l'appoggio della sinistra". "Mi sembra che Fini -prosegue il leader radicale in un'intervista al quotidiano "La Stampa"- e compagnia abbiano un grande avvenire dietro le spalle. L'avvenire del tandem Fanfani-Almirante sulla droga e anche sul divorzio, l'aborto, la liberta' scientifica. Un grande avvenire di sconfitte e mandate a casa da parte del popolo italiano". Per quanto riguarda la "cancellazione" degli effetti del referendum del 1993, per Pannella, "questi, come i loro oppositori, giocano sul fatto che non hanno cancellato un referendum, li hanno cancellati tutti. Perche' il popolo in democrazia conta, in partitocrazia no. Ma a colui che risponde sempre ghe pensi mi, rispondo: dura minga". Parlando poi delle nuove iniziative radicali, Pannella annuncia che "a Vienna c'e' gia' Marco Cappato e sta arrivando Emma Bonino. Abbiamo la Lega internazionale antiproibizionista. E 500 parlamentari d'Europa che hanno sottoscritto un invito alla riunione in corso a Vienna per fare il bilancio dei primi tre anni di guerra contro il proibizionismo. Siamo passati ormai da 4 paesi a 10-12 parlamenti coinvolti sulla nostra posizione".
Livio Ferrari, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, ci va giu' duro: "E' indegno cio' che ha in mente Fini, non sa quello che dice. Ancora una volta si pensa a leggi repressive, a mettere in carcere gli altri ma a preservare se stessi dal carcere". A suo avviso, "se il ddl annunciato diventera' legge fara' aumentare la presenza di persone in carcere che non hanno commesso reato. Cio' incancrenira' gli interventi verso persone che sono persone, non lo dimentichiamo, in difficolta". Questa proposta repressiva e' la risposta alla mancanza di politiche sociali. E' una vergogna".
Il ministro della Salute Girolamo Sirchia condivide appieno la proposta del vice premier Gianfranco Fini. "Sicuramente e' la strada giusta, totalmente condivisa dal governo e che il vice presidente con forza vuole portare avanti. Non siamo disponibili a tollerare la droga in nessuna maniera. Non c'e' nessuna differenza fra droghe leggeri e pesanti, e' solo dialettica. La droga e' una malattia legata alla dipendenza. E' un problema psichico che rende l'uomo schiavo ed e' questa dipendenza che dobbiamo curare".
"Mi auguro che prima di presentare in Consiglio dei Ministri la proposta di legge, se ne parli anche a livello politico e parlamentare". Lo afferma Alfredo Biondi, deputato di Forza Italia. "Cio' per evitare che chi la pensa diversamente come me, possa dare qualche indicazione utile per chi crede ancora che la repressione penale e l'equiparazione delle sostanze stupefacenti siano strumenti adatti a debellare una piaga che ha profondi motivi umani e sociali oltre che psicologici. Di fronte a questi motivi le grida manzoniane non hanno alcun effetto altre a quello propagandistico".
Secondo il senatore Michele Bonatesta, "questa proposta vuole colpire lo spaccio e favorire il recupero dei tossicodipendenti", cioe' fare, secondo l'esponente di An quello che non e' stato fatto nella passata legislatura da quelli che, con una dialettica parlamentare inadeguata anche per il Bar Sport piu' classico, chiama "Fioroni e i catto-compagni".
"Vogliamo tornare alla legge Jervolino-Vassalli -continua il senatore di AN- poiche' la riteniamo, al di la' di ogni logica di schieramento, una normativa fatta bene e che aveva conseguito risultati positivi, prima di essere stravolta dal referendum radicale del '93".
Mentre il suo collega di partito, Riccardo Pedrizzi, responsabile alle politiche sulla famiglia, dotato di un'apertura mentale sui temi in questione, tali da far passare il Mullah Omar come progressista e fin troppo libertino, la mette piu' sul mistico: "questo progetto non punta a colpire i semplici tossicodipendenti, ma piuttosto a liberarli dalla loro schiavitu'. La nostra linea e' che il consumatore di droga non puo' essere considerato solo come un malato, ma come un soggetto che, pur avendo bisogno di cure, compie una scelta che la societa' non apprezza. Cio' malgrado, lo Stato, tenderebbe una mano a colui che sbaglia, permettendogli di andare esente dalla sanzione, amministrativa o penale che sia, a condizione che lasci la droga e segua un percorso di recupero". Amen.
Passiamo ad altri commenti sulla proposta di Fini: "Creare centri recupero d'eccellenza con il massimo della professionalita' e dell'assistenza per chi e' vittima della droga, magari con un coinvolgimento delle Regioni". Colui che chiede l'intervento delle Regioni e', ironia del destino, il ministro agli Affari Regionali Enrico La Loggia, che dichiara di "non essere assolutamente d'accordo con la legalizzazione delle droghe" e che "spesso dalle droghe leggere si passa a quelle pesanti", parlando poi, nel corso di un'intervista a Radio Radicale dell'idea di istituire una struttura per ogni regione o un grande centro d'eccellenza, "magari affidandosi a chi, nel settore, ha un'esperienza apprezzata: penso a San Patrignano o ai centri di Don Gelmini". "Non credo -ha proseguito La Loggia- che occorra solo la repressione: bisogna fare qualcosa per recuperare questi ragazzi. Non credo sia difficile da realizzare ne' particolarmente costoso: piuttosto faremmo un grande salto in avanti mettendoci all'avanguardia nel mondo". Il ministro ha parlato di strutture nelle quali i drogati possono essere curati, assistiti, possano imparare un lavoro e prepararsi al rientro nella societa'. "Penso innanzitutto a chi e' in carcere -ha spiegato- che merita un trattamento diverso rispetto al normale criminale (ndr:"normale criminale"?????): la droga talvolta induce a compiere reati che sono piu' frutto della condizione di tossicodipendenza che non della vera volonta' di compiere il reato stesso". Il fatto che la droga sia illegale, anche se La Loggia non lo dice (questione di spazio, forse) forse contribuisce a compiere reati.
"Contro la tossicodipendenza -secondo Luisa Santolini, presidente del Forum delle associazioni familiari- e contro tutti i disagi dei giovani serve un patto fra forze sociali, istituzioni e famiglie che accompagnino i giovani nella crescita e prevengano le loro difficolta". "Condivido il concetto di prevenzione -ha detto Santolini- ma prevenire e' complesso. Significa mettersi a fianco delle famiglie coinvolgendo la scuola e tutte le agenzie educative. E questo non e' mai stato fatto. Se penso al disagio giovanile non penso solo alla droga ma anche alle morti del sabato sera ai sassi dal cavalcavia (ancora i sassi? E' successo tre volte in dieci anni, non e' poi cosi' frequente da farci nascere un disagio giovanile! N.d.A). Ecco perche' credo sia importante fare un patto fra forze sociali, istituzioni e famiglie per prevenire quel disagio che si manifesta in tanti modi. Solo cosi' il ricorso alla droga puo' diminuire e non aumentare".
Marco Pannella stronca, come poteva essere prevedibile, l'annuncio del ddl di Gianfranco Fini: "E' un progetto clerico-fascista con l'appoggio della sinistra". "Mi sembra che Fini -prosegue il leader radicale in un'intervista al quotidiano "La Stampa"- e compagnia abbiano un grande avvenire dietro le spalle. L'avvenire del tandem Fanfani-Almirante sulla droga e anche sul divorzio, l'aborto, la liberta' scientifica. Un grande avvenire di sconfitte e mandate a casa da parte del popolo italiano". Per quanto riguarda la "cancellazione" degli effetti del referendum del 1993, per Pannella, "questi, come i loro oppositori, giocano sul fatto che non hanno cancellato un referendum, li hanno cancellati tutti. Perche' il popolo in democrazia conta, in partitocrazia no. Ma a colui che risponde sempre ghe pensi mi, rispondo: dura minga". Parlando poi delle nuove iniziative radicali, Pannella annuncia che "a Vienna c'e' gia' Marco Cappato e sta arrivando Emma Bonino. Abbiamo la Lega internazionale antiproibizionista. E 500 parlamentari d'Europa che hanno sottoscritto un invito alla riunione in corso a Vienna per fare il bilancio dei primi tre anni di guerra contro il proibizionismo. Siamo passati ormai da 4 paesi a 10-12 parlamenti coinvolti sulla nostra posizione".
Livio Ferrari, presidente della Conferenza nazionale volontariato giustizia, ci va giu' duro: "E' indegno cio' che ha in mente Fini, non sa quello che dice. Ancora una volta si pensa a leggi repressive, a mettere in carcere gli altri ma a preservare se stessi dal carcere". A suo avviso, "se il ddl annunciato diventera' legge fara' aumentare la presenza di persone in carcere che non hanno commesso reato. Cio' incancrenira' gli interventi verso persone che sono persone, non lo dimentichiamo, in difficolta". Questa proposta repressiva e' la risposta alla mancanza di politiche sociali. E' una vergogna".
Il ministro della Salute Girolamo Sirchia condivide appieno la proposta del vice premier Gianfranco Fini. "Sicuramente e' la strada giusta, totalmente condivisa dal governo e che il vice presidente con forza vuole portare avanti. Non siamo disponibili a tollerare la droga in nessuna maniera. Non c'e' nessuna differenza fra droghe leggeri e pesanti, e' solo dialettica. La droga e' una malattia legata alla dipendenza. E' un problema psichico che rende l'uomo schiavo ed e' questa dipendenza che dobbiamo curare".
"Mi auguro che prima di presentare in Consiglio dei Ministri la proposta di legge, se ne parli anche a livello politico e parlamentare". Lo afferma Alfredo Biondi, deputato di Forza Italia. "Cio' per evitare che chi la pensa diversamente come me, possa dare qualche indicazione utile per chi crede ancora che la repressione penale e l'equiparazione delle sostanze stupefacenti siano strumenti adatti a debellare una piaga che ha profondi motivi umani e sociali oltre che psicologici. Di fronte a questi motivi le grida manzoniane non hanno alcun effetto altre a quello propagandistico".
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