Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Diaco: ho usato droghe e sono proibizionista

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"Tra i 22 e i 27 anni mi sentivo molto solo e ho vissuto gli anni peggiori della mia vita: anni legati a un vizio e a un rapporto neanche troppo occasionale con le droghe.
La coca ha amplificato la mia ansia da prestazione e mi ha provocato quel caratterino che ha prodotto strappi con tutte le aziende per le quali lavoravo. Me ne sono andato via sbattendo la porta da RadioRai, da SkyTg24, da Tmc. Ho cominciato in maniera borghese: non ero uno che stava sotto i ponti e si drogava per disperazione, ma uno che alle droghe aveva un accesso facile e credeva di poter mantenere il controllo'. Il giornalista Pierluigi Diaco si confessa nel numero in edicola di "A", diretto da Maria Latella, questa settimana in edicola, e racconta il suo rapporto con il vizio 'in maniera franca e sincera', augurandosi che la sua testimonianza 'serva a far comprendere ai piu' giovani e alla politica la gravita' del fenomeno'.

'Dietro c'era un vuoto profondissimo. Papa' e' morto quando avevo cinque anni. A 17 sono andato a vivere da solo.
Unisca un'inclinazione malinconica, la ricerca impossibile di un padre, il fatto che ho bruciato le tappe. Ho smesso di farne uso -rivela Diaco- quando ho capito che non ero in pace con me stesso.
Allora sono andato in analisi e l'analisi mi ha fatto accettare me stesso, i miei limiti. Mi ha lasciato consapevole di quello che sono e di quello che sono stato. Ora tocco le cose e mi emoziono".

"Spero che la mia storia neanche troppo originale, possa servire ai miei ascoltatori e telespettatori per capire che la droga uccide l'anima e le idee delle persone. Negli anni ho cambiato idea:credo fortemente nel proibizionismo di tutte le droghe "pesanti. A Roma e nelle grandi citta' i ragazzi fanno un uso smodato di droghe. Ha ragione il sindaco di Torino Chiamparino:la politica sta sottovalutando il problema, che sempre di piu' sta diventando una tragedia".
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