Italia. Don Gallo, 33 anni di lotta alla droga: il proibizionismo e' l'arma sbagliata
"Ricordo ancora il primo ragazzo in crisi di astinenza, l'ospedale non lo volle, erano altri tempi, la legge non distingueva spacciatori e consumatori". Don Andrea Gallo, fondatore della Comunita' di San Benedetto al Porto di Genova, tra le prime in Italia con il Gruppo Abele ad occuparsi di tossicodipendenza, ricorda il primo ragazzo 'salvato' 33 anni fa.Lunedi' la Comunita' di San Benedetto festeggia 33 anni di vita. Molte cose sono cambiate da quell'8 dicembre 1970, molte leggi sono passate sopra la testa delle migliaia di tossicodipendenti assistiti dalla Comunita', che funziona ancora in autogestione. Don Gallo e' sempre qui, forte e determinato, a dispetto dei 76 anni e di mille battaglie affrontate da protagonista, con tutti e contro tutti.
"Quello che non e' cambiato e' questa determinazione a fare la guerra all'offerta, cioe' ai venditori, mentre invece bisogna fare la guerra alla domanda di droga. E per farlo ci sono molte strade, da seguire tutte insieme, a cominciare dalla lotta al proibizionismo, tenendo ben presente che la Comunita' non e' certo l'unica soluzione", racconta don Gallo.
Da sempre fautore della necessita' che senza l'autodeterminazione del soggetto non si ottengono risultati, don Gallo negli anni ha acquisito maggiori consapevolezze: "per uscire da questa condizione serve la determinazione del soggetto, non vanno bene le imposizioni".
Lunedi' la Comunita' festeggia con una celebrazione eucaristica, un pranzo e un concerto a favore della Lila, e oggi don Gallo annuncia future iniziative, una occasione per tracciare un bilancio. "Non ho niente di cui pentirmi o forse si', forse sarei dovuto essere piu' intransigente con la mia Chiesa, quando parla contro i gay, l'aborto, i transessuali".
"Ho avuto quattro arcivescovi, sono stato tante volte, non so piu' quante, davanti a un tribunale ecclesiastico, ma sono sempre stato assolto. Ma qui bisogna parlare dei ragazzi, non di me".
I ragazzi sono gli emarginati, non solo i drogati. Anche "i transessuali, costretti ancora a mettere gli abiti 'originali' per stare in certe comunita' della Chiesa" denuncia don Gallo. Sono le decine di giovani a rischio di dipendenza "per i quali oggi piu' che mai c'e' una vasta offerta di droghe a prezzi sempre piu' bassi". "Il proibizionismo non ha prodotto risultati, anzi. Lo sapete che un quartino di cocaina oggi costa 15 euro? E quanto ci vuole per procurasela? Dieci minuti".
La Comunita' ha 120 ospiti residenziali e fornisce altri 40 pasti giornalieri, cui fa fronte con "rette di 73 mila lire a persona per le quali abbiamo gia' chiesto un aumento che non arriva". Mentre si batte perche' a Genova "cresca una cultura della solidarieta'" e la gente "smetta di chiedere soltanto e inizi anche a dare qualcosa, magari anche solo in termini di amicizia", don Gallo ha ben chiaro come si devono aiutare le nuove generazioni a rischio droga: "il proibizionismo no, serve solo ad aumentare la mitizzazione delle droghe, bisogna fare la guerra alla domanda".
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