Italia. Don Verze': no all'eutanasia e al testamento biologico
Totalmente contrario all'eutanasia, ma anche all'accanimento terapeutico. Don Luigi Verze', dopo l'intervista al 'Corriere della sera' in cui confessava di aver dato l'autorizzazione a 'staccare la spina' ad un amico gravemente malato e che ha suscitato forti polemiche, ribadisce il suo pensiero. Lo fa in una lettera al direttore del quotidiano 'Avvenire', in cui precisa di avere chiesto di smettere l'accanimento e di essere da sempre contro l'eutanasia.
Il presidente della Fondazione San Raffaele di Milano, nella lettera pubblicata su Avvenire, spiega che un suo carissimo amico, negli anni '70, 'rimase praticamente privo di funzione cardiaco-polmonare, fu attaccato ad un respiratore e vi rimase per quattro lunghissimi mesi di sofferenza. Dopo alcuni giorni - prosegue Don Verze' - fui chiamato dal mio amico al suo capezzale. Era lucidissimo, capii ... chiesi ai medici di smettere quell'accanimento, di far di tutto per conservarmelo, senza tormentarlo'. Dopo alcuni giorni l'amico spiro'.
No dunque all'accanimento terapeutico, ma nessuna giustificazione delle pratiche eutanasiche, che sono cosa diversa. E Don Verze' lo ribadisce con forza in un suo libro di prossima pubblicazione del quale Avvenire ha anticipato alcuni brani: 'Non e' lecito uccidere perche' l'eliminazione della vita e' il peggiore di tutti i mali, com'e' vero che la vita e' il migliore di tutti i beni'. E poi: 'Appare irrazionale l'eutanasia, qualsiasi ne sia la motivazione. Non solo cristianamente, ma anche scientificamente e professionalmente riprovevole, in quanto e' dimostrazione di vuoto culturale, antropologico, teologico e clinico-biologico'.
Secondo Don Verze', fondamentale e' dunque sempre assistere il malato, 'perche' arrendersi alla malattia, al 'non c'e' piu' niente da fare', e quindi uccidere per compassione, e' meschina codardia'.
Quanto al Testamento biologico, Don Verze' conferma il suo giudizio negativo: 'Ad evitare la sofferenza, non servono metodi abrogativi della vita che sono tutti brutali compreso il 'living will registry' o Testamento biologico, che non so se definire 'patto scellerato' o 'frigo funerario''.
Il presidente della Fondazione San Raffaele di Milano, nella lettera pubblicata su Avvenire, spiega che un suo carissimo amico, negli anni '70, 'rimase praticamente privo di funzione cardiaco-polmonare, fu attaccato ad un respiratore e vi rimase per quattro lunghissimi mesi di sofferenza. Dopo alcuni giorni - prosegue Don Verze' - fui chiamato dal mio amico al suo capezzale. Era lucidissimo, capii ... chiesi ai medici di smettere quell'accanimento, di far di tutto per conservarmelo, senza tormentarlo'. Dopo alcuni giorni l'amico spiro'.
No dunque all'accanimento terapeutico, ma nessuna giustificazione delle pratiche eutanasiche, che sono cosa diversa. E Don Verze' lo ribadisce con forza in un suo libro di prossima pubblicazione del quale Avvenire ha anticipato alcuni brani: 'Non e' lecito uccidere perche' l'eliminazione della vita e' il peggiore di tutti i mali, com'e' vero che la vita e' il migliore di tutti i beni'. E poi: 'Appare irrazionale l'eutanasia, qualsiasi ne sia la motivazione. Non solo cristianamente, ma anche scientificamente e professionalmente riprovevole, in quanto e' dimostrazione di vuoto culturale, antropologico, teologico e clinico-biologico'.
Secondo Don Verze', fondamentale e' dunque sempre assistere il malato, 'perche' arrendersi alla malattia, al 'non c'e' piu' niente da fare', e quindi uccidere per compassione, e' meschina codardia'.
Quanto al Testamento biologico, Don Verze' conferma il suo giudizio negativo: 'Ad evitare la sofferenza, non servono metodi abrogativi della vita che sono tutti brutali compreso il 'living will registry' o Testamento biologico, che non so se definire 'patto scellerato' o 'frigo funerario''.
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