Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Droga nel carcere di Lanciano, grazie alla polizia

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Per conto dei famigliari recapitavano droga ai detenuti nel supercarcere di Lanciano (Chieti), tra i quali anche un presunto appartenente a un clan camorristico. Dopo sei mesi di indagini sono scattate le manette per due agenti di Polizia Penitenziaria in servizio nell'istituto abruzzese, destinatari di ordinanze di custodia cautelare insieme ad altre sei persone, alcune gia' recluse.
A scoprire il traffico di cocaina e hashish sono stati i Carabinieri, in collaborazione con la stessa Polizia Penitenziaria, che hanno eseguito gli arresti nell'operazione denominata "Oltre il Muro". Per tutti le accuse sono di concorso in spaccio di stupefacenti e corruzione.
Sono finiti dietro alle sbarre, a Pescara, gli assistenti di Polizia Penitenziaria Vincenzo Nardella, 38 anni, di San Paolo di Civitate (Foggia), e Giuseppe Lombardo (37), di Foggia, residente a San Vito Chietino (Chieti), il cui ruolo, rispetto al collega, e' pero' ritenuto marginale.
Gli altri provvedimenti -sempre firmati dal Gip di Lanciano Ciro Riviezzo, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Rosaria Vecchi- sono a carico di Antonio Luca' (58) di Scandale (Crotone), domiciliato a Lanciano; i fratelli Santino (27) e Gherard (37) Pomposo di Lanciano e la loro madre Christel Weibflog (58), originaria di Munster (Germania); Lorenzo Cozzolino (35) di Cercola (Napoli), affiliato al clan Cozzolino-Vollaro, e la convivente Italia Belsole (21) di San Giorgio a Cremano (Napoli), residenti a Francavilla al Mare (Chieti). Agli uomini il provvedimento e' stato notificato in carcere, le donne hanno ottenuto i domiciliari.
Nell'ambito dell'inchiesta e' rientrato anche un episodio di detenzione in carcere di un telefonino cellulare che Cozzolino usava per mantenere contatti con l'esterno. Sarebbe stato l'agente Nardella a farglielo recapitare.
I dettagli sono stati illustrati in conferenza stampa, presente il comandante Compagnia di Lanciano, Emanuele Mazzotta, dal colonnello Ugo Sica, comandante provinciale dei Carabinieri di Chieti, il quale ha stigmatizzato la concessione dei domiciliari a Cozzolino, scarcerato a fine anni Novanta dopo avere scontato una condanna per duplice omicidio e in seguito arrestato diverse volte, per violazione delle norme sui permessi ai detenuti e poi per camorra. Una volta tornato in liberta' si era stabilito in Abruzzo. Nel dicembre scorso era stato arrestato a Vasto (Chieti), per tentativo di omicidio e spaccio di droga.
"Oltre il muro" non e' la prima inchiesta che investe il supercarcere di Lanciano. Nel novembre scorso, nell'ambito dell'operazione "Game Over", fu arrestato Bruno Medugno, all'epoca direttore del carcere di Pesaro, con pesanti accuse riconducibili ai circa dieci anni in cui era stato alla guida della struttura carceraria abruzzese: a suo carico si ipotizzavano abuso d'ufficio, truffa aggravata, falsita' ideologica, frode nelle pubbliche forniture, corruzione, peculato, violenza privata, agevolazione del gioco d'azzardo.
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