Italia. Due persone arrestate per spaccio di 3,5 grammi di hashish
Due persone sono state arrestate dai carabinieri a Davoli, nel catanzarese, perche' trovate in possesso di poco piu' di mezzo grammo di hascisc ed uno spinello. I carabinieri, successivamente, hanno reso noto che nel corso dell'operazione ai due arrestati sono stati sequestrati anche altri tre grammi di hascisc. La droga, secondo "quanto si e' appreso dai carabinieri, era stata divisa in dosi e pronta per essere venduta. I due arrestati sono accusati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze. I due sono un insegnante di danza di 21 anni ed un idraulico di 19.Su disposizione del sostituto procuratore di Catanzaro Andreana Ambrosino ai due arrestati e' stata concessa la detenzione domiciliare in attesa del processo con rito direttissimo.
'Fini e Giovanardi sono serviti: avevano detto che con uno spinello non si sarebbe andati in galera, e invece..': Franco Corleone, ex sottosegretario alla giustizia e presidente di 'Forum droghe', commenta con amarezza il caso di Davoli. 'Avevamo ragione noi - afferma - questo e' uno dei primi casi, ma sono destinati purtroppo a ripetersi. Ecco perche' ripropongo oggi con forza che uno dei primi atti del nuovo governo sia quello di abrogare, con un decreto legge, la Fini-Giovanardi'.
Le informazioni che arrivano da Davoli 'terrorizzano'. Lo afferma Mario Staderini, membro della direzione nazionale della Rosa nel Pugno. 'L'applicazione della Fini-Giovanardi rischia di essere peggiore della legge stessa: l'arresto di due giovani lavoratori per tre grammi di hashish evidenzia il pericolo delle politiche proibizioniste e il cortocircuito dell'attivita' di polizia. Occorrono subito politiche alternative, cancellando la legge approvata dalla Cdl e regolamentando in maniera non criminogena il consumo di sostanze psicoattive'.
Secondo Staderini, poi, a livello locale, 'deve proseguire ed estendersi il lavoro dell'Agenzia per le tossicodipendenze del Comune di Roma, unico esempio in Italia per ridurre il danno di una questione sociale che va affrontata avendo al centro la salute e la sicurezza dei cittadini'.
'Non si puo' essere arrestati per uno spinello? E' vero, ne basta mezzo'. Commenta cosi', polemicamente, Marco Contini, segretario dell'associazione politica Antiproibizionisti.it. 'Il piu' recente e, al tempo stesso, quello che piu' di tutti rende evidente quanto, nella sua applicazione quotidiana, questa legge possa rivelarsi perversa, si e' verificato in provincia di Catanzaro dove due ragazzi, di 19 e 21 anni, sono stati arrestati dai carabinieri per detenzione ai fini di spaccio di uno spinello e di pochi grammi di hashish. Il rischio e' che, mentre l'attenzione della classe politica e dell'opinione pubblica e' distratta dalle articolate vicende che vanno dagli appuntamenti istituzionali agli scandali calcistici, centinaia di cittadini restino intrappolati tra le maglie di una giustizia che difficilmente si riesce a percepire come tale, vedendo la propria vita distrutta dall'oggi al domani'. 'Ribadiamo l'assoluta urgenza - aggiunge - di porre un freno alle sciagurate conseguenze derivanti dall'attuale normativa in materia di stupefacenti e, contestualmente, auspichiamo che gli organi di informazione sappiano dare la giusta visibilita' a episodi come quello in questione, che sono tutt'altro che marginali e isolati'.
'Da parte nostra continueremo a seguire con attenzione l'evolversi della situazione e faremo di tutto, con i mezzi a nostra disposizione, per dare delle risposte concrete a chi ne ha bisogno. A partire dal giorno del suo insediamento, rammenteremo al nuovo esecutivo ogni ora, ogni minuto e ogni secondo trascorsi nell'esercizio della normativa in vigore e, a chi malauguratamente fosse gia' incappato in situazioni kafkiane come quella verificatasi quest'oggi, tenteremo di dare un supporto attraverso l'istituzione di un nuovo servizio di consulenza e assistenza legale di imminente attivazione'.
"Le due persone in questione, riducendo il quantitativo di droga da spacciare di volta in volta, pensavano di farla franca. Ma cosi' non e' stato e non poteva essere". Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famigli,a commenta cosi' l'arresto dei due giovani calabresi. "A quanto e' dato sapere i due giovani arrestati a Davoli non sono accusati di detenzione a fini di spaccio perche' trovati in possesso di 3,6 grammi di hashish, quantita' inferiore ai 5 grammi di cannabis previsti dalla legge Fini, ma perche' la sostanza stupefacente era stata divisa in dosi ed era pronta per essere venduta".
La legge Fini infatti, spiega l'esponente di Alleanza nazionale, prevede sanzioni non solo per chi detiene droga in quantita' superiori i limiti massimi, "ma anche verso chi detiene droga che per modalita' di presentazione o per altre circostanze appaia destinata a un uso non personale". Chi si oppone alla legge Fini e ne invoca l'abrogazione, percio', commenta l'esponente di An, "conferma di essere a favore degli spacciatori".
"La legge Fini Giovanardi colpisce ancora. Sapevamo che sarebbe successo", ha dichiarato il presidente del gruppo al Senato di Rifondazione Comunista Giovanni Russo Spena. "L'arresto nel catanzarese di due giovani lavoratori in possesso di pochi grammi di hascish mostra in tutta la sua portata l'assurdita' di una legge promossa solo a scopo punitivo. Viene smentita una volta per tutte dalla realta' dei fatti l'interpretazione "aperta" di norme che invece- come era ovvio- criminalizzano il piccolo consumo. Gli autori e i sostenitori avevano dichiarato che la legge non avrebbe mai portato ad arresti come quelli avvenuti e che si sono puntualmente verificati aggiungendosi alle perquisizioni avvenute in una scuola e a altri episodi che servono solo a creare tensione. E' indispensabile abrogare con un decreto la Fini-Giovanardi e ragionare su come battere la grande distribuzione della droga".
"Durante la fase di elaborazione della riforma della legge antidroga eravamo in molti a paventare il rischio che un ragazzo con qualche spinello in tasca sarebbe finito in carcere. Oggi il rischio e' divenuto realta': bastano 3 grammi e due ragazzi di vent'anni finiscono in carcere mentre su di loro pende un processo per direttissima con cui rischiano da 6 a 20 anni di carcere e una sanzione amministrativa da 26 a 260 mila euro grazie all'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti". E' questo il commento dell'On. Donatella Poretti, deputata della Rosa nel Pugno.
"Si puo' prevedere che venga applicata una pena minore come prevista dalla legge per fatti di lieve entita' (art. 73 comma 5) e i due rischiano 'solo' da 1 a 6 anni e una sanzione amministrativa da 3 mila a 26 mila euro. Ma ricordiamo che prima della riforma i due ragazzi avrebbero comunque rischiato da 6 mesi a 4 anni e una sanzione da mille a 10 mila euro. Se a questo si aggiungono le spese processuali, la durata del processo e tutto il contorno, si potrebbe dire piu' semplicemente che per 'spacciare' pochi grammi di hashish la pena cui si va incontro e' quella di avere rovinata la vita, essere ospiti delle patrie galere e imparare a conoscere il mondo della criminalita'". "La differenza con la legge di prima -continua Poretti- sta tutta nella durata della pena da scontare, che e' rilevante, ma il problema in linea di principio resta intatto. Siamo sicuri che l'impostazione di mera proibizione sia la soluzione per un comportamento cosi' diffuso come quello del consumo di hashish, e della conseguente vendita?
Se dopo decenni di applicazione di leggi proibizioniste il fenomeno non diminuisce, ma cresce e si modifica nelle sostanze e nelle abitudini, e' saggio e ragionevole insistere a percorrere la stessa strada? Se si rispondesse sinceramente a questa domanda forse potremmo iniziare a pensare a soluzioni diverse, una per tutte la regolamentazione e legalizzazione".
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