Italia. Editoriale di Mantovano sul "Secolo d'Italia"
Il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, con un editoriale che apparira' domani sul quotidiano di An, "il Secolo d'Italia", e' tornato a parlare della proposta del vicepremier Gianfranco Fini di un ddl in materia di droghe."La questione droga si risolvera' -di legge nell'editoriale- in tempi lunghi, solo se la politica, il mondo della cultura in senso lato, i corpi intermedi fra stato e societa', le famiglie, collaboreranno con sacrificio per risalire pazientemente la china. Il Governo ha posto un tassello. Attendiamo il resto dei pezzi, in assenza dei quali nessuno avra' il diritto di lamentarsi quando constatera' che il mosaico e' incompleto".
"Comprendo la difficolta' a valutare un testo che deve essere ancora diffuso; ma, gia' dalla illustrazione delle sue linee guida, ci si puo' rendere conto che le cose stanno diversamente. E' una proposta che ruota attorno a tre termini: prevenzione, recupero e repressione, che sono connessi l'uno con l'altro. Nessuno dei tre termini rappresenta l'obiettivo finale da raggiungere che e' uno solo: salvare il maggior numero di giovani e di meno giovani dalla droga".
Ma una legge, "non e' la bacchetta magica". Da sola non puo' bastare. "La posizione della Destra italiana non e' e non puo' essere ridotta al proibizionismo. Per comprenderla, si deve partire da lontano, dai diretti interessati: quei tanti giovani che trascorrono le giornate immersi in un'atmosfera pregna di dati e di messaggi, ma priva di finalita'. L'esaltazione delle emozioni, l'insofferenza nei confronti dell'attivita' intellettuale, la riduzione del linguaggio articolato a semplici slogan, allontanano da una vita autenticamente umana".
"Tutto cio', genera insicurezza, frammentazione interiore e contraddizioni. L'autorita' dei genitori, dei maestri, dei professori, viene vissuta non come un aiuto, ma come un ostacolo mal tollerato. Se per un ragazzo oggi non conta nulla quello che dicono i genitori, conta la maglietta con l'erba indossata da Vasco Rossi (nota: se questo fosse vero, 10 anni fa tutti i giovani si sarebbero sparati in bocca quando lo fece Kurt Cobain n.d.r.), che invece viene percepito come un modello riferimento. Come 30 anni fa contava il richiamo a sister morphine dei Rolling Stones".
"Il malessere profondo che attraversa l'universo giovanile, l'instabilita', lo sradicamento, si manifesta non soltanto nella vicinanza alla droga, ma anche nella violenza negli stadi, nell'ebbrezza della velocita' al sabato sera, e in tutto cio' che e' sintomo di una vita della quale non viene colto il senso". E conclude: "Si puo' immaginare che tutto questo possa essere affrontato compiutamente con una legge o un regolamento? Tutti esigono risposte pronte alla tragedia della tossicodipendenza, o, per altri versi, alle devastazioni dei campi sportivi, o alle ripetute immagini delle lamiere accartocciate: pochi ammettono che problemi complessi richiedono risposte complesse, che chiamano in cause soggetti diversi".
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