Italia. Embrione: il check-point dello sviluppo delle cellule
Come verificare lo sviluppo delle cellule nei momenti cruciali dello sviluppo. A suggerire una strada e a mostrare i primi risultati in questa direzione, ottenuti su embrioni di topo, sono stati Maurizio Zuccotti, dell'universita' di Parma, e Vittorio Sebastiano, del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'universita' di Pavia nel corso del convegno sulla riproduzione organizzato ad Abano Terme dall'istituto di Andrologia dell'universita' di Padova il 20 e 21 febbraio.
I ricercatori hanno seguito l'espressione di sei geni durante l'intero sviluppo dell'embrione, soffermandosi su quei veri e propri check-point molecolari che sono il passaggio da 2 a 4 cellule e il passaggio da morula a blastocisti (ossia da 32 a 64 cellule nel topo). "Osservare quello che accade in questi momenti dello sviluppo e' cruciale", ha detto Sebastiano.
Allo stadio di 2 cellule, gli embrioni di topo clonati mostrano infatti alterazioni nei livelli di espressione genica. In particolare i sei geni analizzati risultano meno espressi rispetto a quanto accade in embrioni ottenuti naturalmente. Gia' in questo stadio, quindi, potrebbero entrare in gioco fattori che impediscono ai geni di funzionare in modo corretto.
Nel passaggio da morula a blastocisti, poi, i ricercatori hanno osservato che i sei geni si esprimono in modo molto diverso: in alcuni casi in modo superiore alla norma e in altri inferiore.
Cio' significa che anche se l'aspetto di un embrione giunto a questo stadio dello sviluppo (ossia quello che precede immediatamente l'impianto in utero) ha un aspetto normale, possono esservi dei problemi a livello genetico.
"Il nostro -ha rilevato Sebastiano- e' un risultato che va verso la cautela nella produzione di embrioni umani". Anche secondo Zuccotti "e' vero che riusciamo ad ottenere blastocisti e che da queste riusciamo a isolare cellule staminali embrionali in grado di differenziarsi in altri tipi cellulari, ma d'ora in avanti per verificare lo stato di salute delle cellule e' necessario associare all'evidenza l'analisi dei meccanismi che regolano l'espressione genica". E' necessario quindi verificare cio' che accade nei check-point dello sviluppo anche negli embrioni umani ottenuti per clonazione.
I due ricercatori giudicano "fantastico" l'esperimento annunciato su Science e condotto fra Stati Uniti e Corea del Sud, "ma in questo momento e' opportuno rimandare eventuali applicazioni". Il loro esperimento rafforza infatti "un background di conoscenze che indica come queste cellule abbiano caratteristiche anomale. Impiegarle in questo momento per una terapia sarebbe azzardato". "Il solo fatto di avere ottenuto cellule staminali non da' la sicurezza che queste si siano riprogrammate in modo corretto".
I ricercatori hanno seguito l'espressione di sei geni durante l'intero sviluppo dell'embrione, soffermandosi su quei veri e propri check-point molecolari che sono il passaggio da 2 a 4 cellule e il passaggio da morula a blastocisti (ossia da 32 a 64 cellule nel topo). "Osservare quello che accade in questi momenti dello sviluppo e' cruciale", ha detto Sebastiano.
Allo stadio di 2 cellule, gli embrioni di topo clonati mostrano infatti alterazioni nei livelli di espressione genica. In particolare i sei geni analizzati risultano meno espressi rispetto a quanto accade in embrioni ottenuti naturalmente. Gia' in questo stadio, quindi, potrebbero entrare in gioco fattori che impediscono ai geni di funzionare in modo corretto.
Nel passaggio da morula a blastocisti, poi, i ricercatori hanno osservato che i sei geni si esprimono in modo molto diverso: in alcuni casi in modo superiore alla norma e in altri inferiore.
Cio' significa che anche se l'aspetto di un embrione giunto a questo stadio dello sviluppo (ossia quello che precede immediatamente l'impianto in utero) ha un aspetto normale, possono esservi dei problemi a livello genetico.
"Il nostro -ha rilevato Sebastiano- e' un risultato che va verso la cautela nella produzione di embrioni umani". Anche secondo Zuccotti "e' vero che riusciamo ad ottenere blastocisti e che da queste riusciamo a isolare cellule staminali embrionali in grado di differenziarsi in altri tipi cellulari, ma d'ora in avanti per verificare lo stato di salute delle cellule e' necessario associare all'evidenza l'analisi dei meccanismi che regolano l'espressione genica". E' necessario quindi verificare cio' che accade nei check-point dello sviluppo anche negli embrioni umani ottenuti per clonazione.
I due ricercatori giudicano "fantastico" l'esperimento annunciato su Science e condotto fra Stati Uniti e Corea del Sud, "ma in questo momento e' opportuno rimandare eventuali applicazioni". Il loro esperimento rafforza infatti "un background di conoscenze che indica come queste cellule abbiano caratteristiche anomale. Impiegarle in questo momento per una terapia sarebbe azzardato". "Il solo fatto di avere ottenuto cellule staminali non da' la sicurezza che queste si siano riprogrammate in modo corretto".
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