Mercoledì 10 giugno 2026
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Italia. Englaro: Eluana e' in un limbo di Stato, imprigionata dal giuramento di Ippocrate e dalla giustizia

U.E. - ITALIA
Notizia ·
'Eluana e' in un limbo di Stato, imprigionata dal giuramento di Ippocrate e dall'ordinamento giuridico': ha parole accorate Beppino Englaro, padre di Eluana, la ragazza di Lecco che, da 15 anni, a seguito di un incidente stradale, si trova in stato vegetativo. Da 13 anni, i suoi genitori chiedono inutilmente a medici e magistrati di lasciarla morire, ma ora, con il caso Welby, si sentono un po' meno soli nella loro battaglia.
'Prima ero un cane che ululava da solo alla luna, ma ora il testamento biologico sembra piu' vicino e comunque continueremo la nostra battaglia fino in fondo, perche' Eluana, dopo aver visto cosa era successo a un suo amico, vittima di un incidente, ci aveva detto di essere contro la rianimazione e le cure a oltranza'. Rispetto al caso di Piergiorgio Welby, quello di Eluana e' diverso 'perche' lei non e' capace di intendere e volere, ma noi, come genitori prima e poi anche come tutori, abbiamo cercato di darle voce, ripetendo cio' di cui era convinta: lei si era espressa contro la rianimazione a oltranza e per la sospensione dei sostegni vitali in caso di stato vegetativo'. 'All'inizio davamo per scontato che, rendendo note le decisioni di Eluana, i medici avrebbero provveduto nel migliore dei modi, ma ancora non sapevamo che, se una persona non e' capace di intendere e volere, diventa  proprieta' dello Stato'. 'Noi non abbiamo chiesto interventi di nessun tipo, qui non si parla di iniezioni letali, ma di sospendere i sostegni vitali, alimentazione e idratazione, e' un lasciarsi morire che non e' eutanasia, ma e' solo lasciare che la natura faccia il suo corso, come e' accaduto per Luca Coscioni o nel caso della signora Maria che, rifiutando di farsi amputare una gamba, e' morta'. Se, quando si e' in grado di intendere e volere, e' possibile prendere decisioni di questo tipo, dovrebbe esserlo anche quando non lo si e' piu', 'altrimenti  si cade nella discriminazione'. 'La morte fa parte della vita, ma questi sbocchi terapeutici, come diceva Eluana dopo aver visto quanto capitato al suo amico, sono  delle imposizioni di Stato, perche' portano a condizioni che non esistono in natura'.
Englaro non pretende che si legiferi su una singola esigenza, fosse anche quella di sua figlia, ma sottolinea che 'casi come quello di Welby ed Eluana sono patrimonio della societa' ed esigono soluzioni istituzionali'. Una speranza, in questo senso, viene dalle parole del presidente della Repubblica Napolitano, 'che ha detto che questo e' un problema che va dibattuto'. Ora 'il Parlamento deve risolvere questi problemi, per tutelare i cittadini perche' tutti si possono trovare nelle condizioni di Welby ed Eluana'. Se ci fosse stato il testamento biologico, 'e se fosse bastata la ricostruzione della sua volonta'', 'anche Eluana, come Welby, sarebbe stata in grado di tutelarsi: lei ha le migliori cure, ma il paradosso e' che non ne voleva alcuna'. Convinto che 'in un paese civile non si possa dire che la vita appartiene a Dio', Englaro e' fermamente intenzionato a proseguire la sua battaglia: 'la mia e' una lotta per la liberta', in fondo Nelson Mandela e' stato in prigione quasi 30 anni, non so quanto dovra' aspettare ancora Eluana per vedersi riconosciuto   il suo diritto alla liberta''.

COMMENTI

"Con il caso di Eluana Englaro, come con tutti i casi dove sono in gioco pratiche quali l'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione dei malati in stato vegetativo persistente, un'eventuale legge sul testamento biologico non c'entrerebbe nulla perche', per quanto ci riguarda, non si tratta di pratiche rifiutabili: non si puo' scrivere, nel "living will", di non essere aiutati a respirare, di non essere sfamati e dissetati. Perche' altrimenti il testamento biologico servirebbe a legalizzare l'eutanasia". Lo dichiara l'onorevole Riccardo Pedrizzi, presidente nazionale della Consulta etico-religiosa di AN, responsabile nazionale per le politiche della famiglia e membro dell'esecutivo politico nazionale del partito.
"L'aiuto alla respirazione, l'alimentazione e l'idratazione dei malati in stato vegetativo persistente  non sono atti medici, e quindi non hanno nulla a che vedere con l'accanimento terapeutico e non possono essere sospesi. Sono invece atti di sostentamento vitale, come tali dovuti. Del resto, che alimentazione e idratazione non siano atti medici e' dimostrato dal fatto che in alcuni (e non pochi) casi esse sono somministrate a domicilio direttamente dai familiari del paziente (se fossero autentici atti medici, sarebbe proibito).
Se tali cure domiciliari non sono piu' diffuse e' solo per la mancanza di un adeguato supporto alle famiglie (ecco quello che bisogna fare)". "Dunque, quando si parla di malati in stato vegetativo persistente,  si parla di persone vive, di cui non si puo' anticipare la morte. Esse sono come neonati: dobbiamo circondarle di affetto, accudirle, curare la loro qualita' della vita; o vogliamo sopprimerle solo perche' non sono autosufficienti e non sanno badare e se stesse? Solo perche' aiutarle a respirare, sfamarle e dissetarle costa troppi soldi, fatica e amore? L'aiuto alla respirazione, l'alimentazione, l'idratazione, la cura del corpo sono diritti che non possono essere negati. Astenersi dal compiere un atto di supporto alla vita dovuto, quale il sostentamento vitale, l'idratazione e l'alimentazione, configurerebbe un atto di eutanasia omissiva che assumerebbe la medesima rilevanza, la stessa gravita', dal punto di vista morale, di un atto di eutanasia attiva e non avrebbe nulla a che vedere con il dovere di astensione da un intervento di accanimento terapeutico".
"In sostanza  non va fatta confusione tra stato vegetativo persistente e condizione irreversibile. Lo stato vegetativo, infatti, non e' assimilabile sotto alcun profilo alla morte cerebrale. Anche perche' non possediamo nessun criterio per stabilirne l'irreversibilita'. In altre parole, anche se statisticamente e' improbabile una fuoriuscita dal coma dopo che siano passati alcuni anni, non e' lecito ritenerlo impossibile. Di qui il dovere di lasciare a questi pazienti la chance di recuperare la coscienza, accudendoli sempre e comunque. Devono pertanto considerarsi eticamente obbligatori gli interventi ordinari, proporzionati alla sofferenza ed efficaci per la salute del malato. Fra essi rientrano le cure palliative, la terapia del dolore e, appunto,  i mezzi di sostentamento vitale, come aiuto alla respirazione, alimentazione e idratazione parenterali".
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