Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Eutanasia clandestina. Luca': non si puo' fare un'indagine su un reato

U.E. - ITALIA
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"Quella richiesta e' un'indagine conoscitiva su un reato: trovatemi un precedente". Il presidente della commissione Affari sociali della Camera, Mimmo Luca', difende, dagli attacchi di Rosa nel pugno e Verdi, la scelta delle sua commissione insieme a quella della Giustizia, di rispondere con una serie di audizioni informali alle petizioni di Piergiorgio Welby e dell'associazione Coscioni su un'indagine conoscitiva sull'eutanasia clandestina. La scelta, ha spiegato il diessino Luca', aprendo i lavori delle commissioni a Montecitorio, e' stata fatta "nella convinzione che, anche in tal modo e senza escludere eventuali altre iniziative successivamente, si potesse realizzare al piu' alto livello il momento conoscitivo, senza peraltro interferire con il procedimento legislativo in corso al Senato".
Nella commissione Sanita' di Palazzo Madama, infatti "e' stato gia' avviato l'iter per arrivare ad una legge sul testamento biologico. Noi- sottolinea- non potevamo fare altro". Inoltre, "le audizioni in oggetto risulteranno di estrema utilita' quando le iniziative legislative, se approvate, arriveranno dal Senato qui alla Camera: potremo esaminarle con maggiore celerita'".
Va ricordato che proprio ieri l'ufficio di presidenza della Commissione di inchiesta sul Servizio sanitario nazionale del Senato ha deciso l'apertura di un'indagine per verificare se nelle strutture ospedaliere italiane si verificano "casi Welby". Lo ha spiegato il segretario della commissione, il senatore di An, Domenico Gramazio.

'Da nessuna parte nel nostro ordinamento e' compresa la parola 'eutanasia'. Da questo punto di vista e' assolutamente improprio da parte del Presidente Mimmo Luca' affermare che l'eutanasia e' un reato e che il Parlamento non puo' raccogliere informazioni su questo'. Lo afferma Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e deputato europeo radicale, che ribadisce: 'Quello che con Piergiorgio Welby e con la sua petizione chiediamo e' una grande indagine sociale sulla morte all'italiana che dovra' includere tutti gli aspetti che riguardano: sia l'assistenza, sia la disponibilita' di cure palliative (vergognosamente carenti nel nostro Paese) sia l'effettivo rispetto del diritto costituzionalmente garantito a interrompere trattamenti sanitari, sia gli oltre mille suicidi (fonte ISTAT 2004) di malati terminali che sono stati abbandonati dallo stato italiano alla loro disperazione'.
'L'indagine conoscitiva e' necessaria proprio per il fatto che le pratiche concretamente messe in atto di fronte a condizioni di malattia e dolore estreme sono confinate nella clandestinita' in contrasto con i diritti fondamentali della persona. Facciamo presente al Presidente Luca' che la forma dell'indagine anonima e' stata adottata gia' in Olanda e in altri paesi. Non vi e' dunque alcuna ragione formale e sostanziale, altra che la paura della partitocrazia italiana nei confronti del tabu' eutanasia, per non procedere all'indagine conoscitiva da noi proposta'.

ALTRI COMMENTI


"Esiste il diritto alla vita, non il diritto alla morte. Questa potrebbe essere il senso delle audizioni informali svoltesi oggi in Commissioni riunite, ossia è stato negato dagli esperti il diritto di morire perché il diritto alla vita è prioritario e precede gli altri diritti umani". Lo afferma, in una nota, la responsabile Udc per la famiglia, Luisa Capitanio Santolini. "La campagna mediatica su Welby ha confuso i termini della questione, per cui alle stesse parole si attribuiscono significati diversi. Così non si distingue il rifiuto di medicine salvavite dalla rinuncia dell'accanimento terapeutico, le cure palliative dal dovere del medico di intervenire sempre per curare e accompagnare e mai per danneggiare fino a togliere la vita". "E questo 'va deciso caso per caso, senza ragionare' , come ha affermato il professor D'Agostino, 'con una mentalità illuminista , cercando invece di interpretare la volontà del paziente che spesso chiede cose che non sa esprimere e che nascondono il desiderio di vivere' "."Ritengo estremamente importante anche quanto affermato dal professor Casavola, neo presidente del Comitato nazionale di Bioetica, per cui 'il testamento biologico appartiene alla giurisprudenza più che alla legislazione' , perché è dubbio il vantaggio di arrivare a una legge che fissi in modo dogmatico ogni intervento in una sorta di gabbia sovrastrutturale che non può garantire i migliori risultati possibili". "Queste parole andrebbero seriamente meditate, senza pregiudizi ideologici e senza quegli irrigidimenti e fughe in avanti a cui abbiamo recentemente assistito, che non aiutano certo a risolvere i problemi di una materia così delicata".
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