Giovedì 4 giugno 2026
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Italia. Eutanasia discussa in Parlamento?

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Si preannuncia battaglia in Parlamento sull'eutanasia, argomento che con ogni probabilita' dividera' in modo trasversale le forze politiche, come del resto e' stato per la fecondazione medicalmente assistita nella passata legislatura. Le iniziative legislative all'esame di Camera e Senato sono tre, due a Montecitorio, entrambe a favore della 'dolce morte', ed una a palazzo Madama, decisamente contraria.
Una delle due proposte di legge depositate alla Camera (l'altra e' del gruppo di Rifondazione) ha il marchio dell'Unione, ci sono, si', gli ulivisti, ma sono tutti di matrice Ds; ci sono i Verdi, la Rosa nel pugno, di Rifondazione e del Pdci. La proposta e' pero' orfana dell'apporto della Margherita, dell'Udeur e dell'Italia dei valori. Eppure, nella passata legislatura, tra i firmatari di alcune dellle 6 proposte di legge presentate in materia, vi erano anche esponenti della formazione politica guidata dal vice premier Rutelli, come Alessandro Battisti, Natale D'Amico, Nando Dalla Chiesa, Carla Rocchi, Roberto Giachetti. Cosi' come, in perfetto spirito bipartisan, tra le firme a sostegno di tali proposte vi erano anche quelle di parlamentari del centrodestra: Isabella Bertolini, Luigi Cesaro, Ciro Falanga, Giorgio Lainati, Carlo Taormina, di Forza italia; Gian Paolo Landi di Chiavenna e Giulio Maceratini, di Alleanza nazionale.
Nettamente contraria, e praticamente in blocco, ieri come oggi, la Lega. Nella scorsa legislatura, la proposta di legge anti-eutanasia presentata dall'allora capogruppo alla Camera Alessandro Ce', era stata sottoscritta dalla stragrande maggioranza dei deputati del Carroccio. In questa legislatura e' ancora la Lega ad opporsi con fermezza, con il disegno di legge depositato questa volta a palazzo Madama da Massimo Polledri.
Quasi il 60% degli italiani, dicono a sostegno della loro tesi i 23 deputati dell'Unione che hanno presentato la pdl per la depenalizzazione dell'eutanasia, si dichiara favorevole alla non punibilita' per la 'dolce morte'. E i numeri favorevoli aumentano, fino ad una quota del 70% circa, aggiungono, quando l'eutanasia e' prevista per i malati terminali. L'eutanasia, sottolineano i firmatari della proposta, "non costituisce un problema religioso, ma sociale e politico. E come tale va affrontato". E "un'eventuale opposizione delle gerarchie religiose non dovrebbe distogliere il Parlamento dal farsi carico di dare una risposta positiva alle aspettative dell'opinione pubblica, cosi' come e' avvenuto in relazione ad altri importanti iniziative legislative che il Parlamento ha saputo adottare, ad esempio, in materia di divorzio e aborto".
Per i deputati dell'Unione che hanno sottoscritto la pdl, l'eutanasia puo' essere chiesta solo da una persona che si trovi "in uno stato di malattia terminale, patologico o accidentale, gravemente invalidante e irreversibile, causa di sofferenze fisiche o psichiche insopportabili e senza prospettive di miglioramento". Condizioni rigorose, dunque, alle quali si affiancano altre misure: la richiesta di eutanasia e' valida solo se viene effettuata "in piena autonomia e liberta'" e se la persona che la presenta e' "pienamente capace di intendere e di volere". Inoltre, deve essere una commissione composta da tre medici (uno specialista della patologia, uno designato dal paziente ed un terzo indicato dall'Ordine dei medici) a verificare se sussistano le condizioni per richiedere l'eutanasia.
Ne', secondo la proposta, e' punibile il medico che provoca o agevola la morte di una persona che si trovi in uno stato di malattia che comporta la perdita delle facolta' intellettive e dell'integrita' psichica, "se la richiesta e' stata formulata per iscritto quando la persona era pienamente capace di intendere e di volere". Ne' sono punibili le persone "che hanno fornito i mezzi per l'eutanasia o il suicidio assistito e chiunque abbia collaborato all'intervento sotto la direzione del medico". Tutto questo, naturalmente, in deroga agli articoli 579, 580 e 593 del codice penale, che oggi puniscono chi pratica o agevola la 'dolce morte'.
Il confronto, in Parlamento e nel Paese, sull'affermazione del "diritto ad una morte dignitosa", sostiene Rifondazione comunista, e' ormai improrogabile. Ed il confronto deve avvenire, "nel rispetto reciproco di posizioni diverse, sul ruolo che deve avere lo Stato, e la sua legislazione, rispetto alle decisioni individuali, anche quelle che riguardano la propria vita, o la possibilita' di una 'dolce morte'". Non puo' essere il legislatore, sottolinea il Prc, a dare una risposta "a dilemmi etici o filosofici", ma il Parlamento, "di fronte ad un problema cosi' rilevante e che riguarda migliaia di persone, non puo' limitarsi a rimuoverlo, ma ha il dovere di affrontarlo dando una risposta che deve tenere conto della realta'".
Si deve poter scegliere, propone Rifondazione, la modalita' della fine della propria esistenza, "nel caso di patologie non curabili e in fase terminale, quale aspetto del diritto a non essere sottoposti a trattamenti sanitari senza il proprio consenso, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, dal codice di deontologia medica e dalla Convenzione europea per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignita' dell'essere umano riguardo all'applicazione della biologia e della medicina". Di conseguenza, il medico che pratica l'eutanasia non e' punibile "se rispetta le condizioni e le procedure" indicate dalla nuova legge. Il paziente che richiede l'eutanasia, quindi, deve essere maggiorenne e capace di intendere e di volere al momento della richiesta. La stessa richiesta deve essere formulata volontariamente, "ben ponderata e ripetuta" e non deve essere il risultato di pressioni esterne.
Il paziente deve essere affetto da una malattia "con prognosi infausta e in fase terminale, senza alcuna prospettiva di sopravvivenza, e le sue sofferenze fisiche o psichiche sono costanti e insopportabili e tali da non poter essere eliminate con trattamenti farmacologici, a causa di lesioni psicofisiche o di una malattia grave e incurabile
L'eutanasia, secondo la proposta del Prc, puo' essere praticata anche nei confronti di persone affette da patologia grave ed incurabile e che non sono piu' in grado di intendere e di volere, nel caso in cui queste stesse persone abbiano sottoscritto la cosiddetta 'dichiarazione anticipata', "entro i cinque anni immediatamente precedenti la situazione che rende impossibile la manifestazione cosciente della propria volonta'". Nella Pdl di Rifondazione e' inoltre prevista una Commissione nazionale chiamata a verificare se l'eutanasia sia stata effettuata secondo le condizioni e le procedure previste.
No su tutti i fronti, invece, dalla Lega. "Partire dalla constatazione che un divieto di eutanasia risulta gia' previsto dal nostro ordinamento -spiega Massimo Polledri, il senatore del Carroccio che ha depositato il ddl- puo' non sempre essere sufficiente. Al di la' dell'articolo 36 del codice deontologico medico -spiega- l'eutanasia non e' esplicitamente considerata dal nostro ordinamento. Di volta in volta, viene ritagliata con un'operazione interpretativa all'interno dei reati gia' previsti dal codice penale. Una lacuna legislativa -aggiunge Polledri- che rischia di essere colmata con interpretazioni di dubbia legittimita' dai magistrati".
Da qui la necessita' di un'iniziativa legislativa volta "non solo a vietare qualsiasi forma di eutanasia", ma anche a "specificare i fondamentali diritti dei pazienti nei confronti di quelle pratiche mediche che operano a cavallo tra la vita e la morte. Parlare di 'dolce morte' -prosegue Polledri- e' in larga misura inappropriato quando, dietro alcune iniezioni letali, giace non tanto un sentimento di 'pieta" verso il paziente, quanto un interesse economico volto alla riduzione delle spese sanitarie". Cosi' la Lega propone un'"ampia nozione" di eutanasia, "estesa a quella passiva ma anche a quella attiva". No all'eutanasia, dunque, "anche se praticata con il consenso del soggetto stesso", punibile ai sensi degli articoli 575, 579 e 580 del codice penale. Il ddl Polledri vieta anche l"accanimento terapeutico', "inteso come ricorso ad interventi medici di prolungamento della vita non rispettosi della dignita' del paziente". Il medico, quindi, "deve astenersi dall'ostinazione in trattamenti dai quali non si possa fondatamente attendere un beneficio per la salute del malato o un miglioramento della sua qualita' di vita".

(Fonte: Adnkronos)
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