Italia. Ex arbitro malato di Sla si rivolge a Napolitano: basta farmaci che ritardano la morte
Da sette anni e' affetto da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), respira grazie ad una macchina, e' alimentato tramite un foro nello stomaco e parla con gli occhi. Giovanni Nuvoli, di 52 anni, di Alghero, ex arbitro di calcio, ha scritto al Presidente della Repubblica perche' lo aiuti: la malattia deve fare il suo corso senza l'assunzione di quelle medicine che ne ritardano la morte.
Dopo esser venuto a conoscenza dell'appello di Piergiorgio Welby -ha riportato oggi il quotidiano L'unione Sarda- anche Nuvoli con gli occhi (attraverso una tavoletta con le lettere tenuta dalla moglie) ha dettato un messaggio dal suo letto nel reparto di rianimazione dell'Ospedale civile di Sassari. "Non vuole assumere piu' medicinali - ha raccontato la moglie dell'uomo - ed ha voluto scrivere anche lui una lettera al capo dello Stato".
"Gli aspetti piu' tragici di questa malattia -ha dettato Nuvoli- sono che non si perde affatto la sensibilita' e a tutt'oggi vedo, sento e ragiono normalmente. Non ho perso la mia lucidita' mentale. Non riesco a immaginare una malattia piu' crudele di questa. Nessuno e' mai guarito da questa malattia. La mia vita sta finendo e io sono capace di accettarlo. Questo e' quanto la natura ha previsto per me". Nuvoli non chiede l'iniezione letale ma nemmeno un accanimento terapeutico. "Io sono in grado oggi e lucidamente di decidere se proseguire o meno le cure e trovo assurdo che la legge non tenga in alcun conto la mia volonta'".
"Sono problemi enormi che possono coinvolgere ciascun cittadino italiano -ha scritto Nuvoli al presidente Napolitano- ed il Parlamento non puo' continuare a ignorarli", da qui la sua richiesta per una legislazione "moderna, laica e articolata che metta anche il medico italiano in condizioni di superare il conflitto che spesso deve affrontare da solo, fra il rispetto della legge in vigore ed il suo personale senso morale ed il buon senso".
Dopo esser venuto a conoscenza dell'appello di Piergiorgio Welby -ha riportato oggi il quotidiano L'unione Sarda- anche Nuvoli con gli occhi (attraverso una tavoletta con le lettere tenuta dalla moglie) ha dettato un messaggio dal suo letto nel reparto di rianimazione dell'Ospedale civile di Sassari. "Non vuole assumere piu' medicinali - ha raccontato la moglie dell'uomo - ed ha voluto scrivere anche lui una lettera al capo dello Stato".
"Gli aspetti piu' tragici di questa malattia -ha dettato Nuvoli- sono che non si perde affatto la sensibilita' e a tutt'oggi vedo, sento e ragiono normalmente. Non ho perso la mia lucidita' mentale. Non riesco a immaginare una malattia piu' crudele di questa. Nessuno e' mai guarito da questa malattia. La mia vita sta finendo e io sono capace di accettarlo. Questo e' quanto la natura ha previsto per me". Nuvoli non chiede l'iniezione letale ma nemmeno un accanimento terapeutico. "Io sono in grado oggi e lucidamente di decidere se proseguire o meno le cure e trovo assurdo che la legge non tenga in alcun conto la mia volonta'".
"Sono problemi enormi che possono coinvolgere ciascun cittadino italiano -ha scritto Nuvoli al presidente Napolitano- ed il Parlamento non puo' continuare a ignorarli", da qui la sua richiesta per una legislazione "moderna, laica e articolata che metta anche il medico italiano in condizioni di superare il conflitto che spesso deve affrontare da solo, fra il rispetto della legge in vigore ed il suo personale senso morale ed il buon senso".
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