Venerdì 5 giugno 2026
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Italia. Fabio Ridolfi, immobile da tre anni per una trombosi cerebrale, chiede di poter morire

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Un giovane di 30 anni, Fabio Ridolfi, di Fermignano, immobile sul letto dal febbraio 2004 dopo essere stato colpito da trombosi cerebrale, chiede di morire per porre fine alle sofferenze causategli dalla sua condizione. Non potendo parlare, lo ha fatto con gli occhi, battendo le palpebre per indicare al fratello Andrea, di 31 anni, le lettere incise su uno schermo trasparente, guardato, dalla parte opposta, dal familiare. Il risultato e' un appello che Andrea ha letto davanti alle telecamere di Studio Aperto.
'Vivere una vita cosi' non ha piu' senso'. Questo il passaggio fondamentale del suo appello, rivolto alle autorita' che potrebbero permettergli di morire, 'perche' non e' giusto -riferisce Andrea, riportando il pensiero del fratello- che una persona non possa decidere del suo destino'.
'Fabio -e' sempre Andrea che parla- e' stato colpito dalla trombosi nel febbraio 2004; da quasi tre anni non si muove piu' e non parla, perche' non puo' piu' muovere la lingua; si nutre attraverso un tubo nello stomaco, ma e' mentalmente lucido e sensibile, sente il caldo, il freddo, e anche i dolori che derivano dall' immobilita' cui e' costretto. Da subito dopo l' ictus, e fino a gennaio 2005, abbiamo fatto il giro di varie cliniche, ma purtroppo e' risultato che non e' operabile. Un paio di settimane fa, pero', ha chiesto di nuovo se avrebbe potuto essere operato -forse non si ricordava piu' che non poteva esserlo- e quando gli e' stato ripetuto di no, e' stato allora che ha chiesto di poter morire'. Se, attraverso il fratello, viene chiesto a Fabio se sia credente, la risposta e': 'no, non lo sono' 'Io -ricorda ancora Andrea- durante questi anni ho cercato di spiegargli che la vita valeva comunque la pena di essere vissuta: per la famiglia, gli amici, per il nipote piccolino; gli ho chiesto se aveva pensato a queste cose, ma lui mi ha risposto che la vita e' la sua ed e' lui che avverte i dolori dell' immobilita'. In fondo -aggiunge Andrea- sono d' accordo con lui; Fabio era un ragazzo molto attivo, che viveva da solo e ora non puo' fare piu' niente'.
Fabio Ridolfi vive ora in casa con i genitori, ed e' assistito da loro e dal fratello; il padre, nel luglio 2005, e' stato a sua volta colpito da un ictus, ma si e' ripreso piuttosto bene ed e' tornato autosufficiente.
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