Italia. Famiglia cristiana: eutanasia e' condanna camuffata da malintesa
"Una condanna camuffata da malintesa pietà": 'Famiglia cristiana' titola così un editoriale sull'eutanasia. Il settimanale dei paolini dedica anche un articolo al tema: "Aiutiamoli a vivere. Le voci di coloro per cui la si invoca e di chi se ne cura".
Caldeggiando un passaggio "dalla cultura del dominio alla cultura della responsabilità", l'editorialista Giorgio Campanini scrive: "Ambito fondamentale di esercizio di questa responsabilità è quello della vita, di quella nascente come di quella terminale". "Spetterà ai credenti, e a tutti gli uomini di buona volontà, essere in prima linea di questa difesa della vita che è il più grande servizio cheun uomo possa rendere a un altro uomo", conclude l'editoriale di 'Famiglia cristiana'.
"Fare di alcuni esseri umani (quali sono pur sempre, alla fine, coloro che si arrogano il diritto di decidere chi debba vivere e chi debba morire) dei giudici supremi ai cui verdetti ci si debba inchinare, significherebbe rinnovare, sotto altra forma, le antiche diseguaglianze". Lo scrive Famiglia Cristiana commentando i "no" all'eutanasia e alle ricerche sulle staminali embrionali pronunciati da Benedetto XVI nella recente udienza all'ambasciatore tedesco. "Come in passato si avevano di qui i liberi e di li' gli schiavi, di qui i padroni e di li' i servi, cosi' ora -afferma il settimanale cattolico- si vorrebbe che da una parte vi fossero i grandi decisori e dall'altra gli oggetti passivi delle loro inappellabili sentenze, e cioe' i nascituri allo stato embrionale, i feti sani o malformati, gli handicappati e i pazienti ritenuti inguaribili, gli anziani giunti all'estremo, i malati debilitati dalla sofferenza".
Secondo Famiglia Cristiana, "tutti questi sono esseri umani verso i quali dovrebbero esercitarsi l'amore e il servizio e non un rifiuto e un'esclusione camuffati da malintesa pieta'. E cio' senza tener conto, oltretutto, dei possibili futuri guadagni di una scienza che potrebbe domani consentire di risolvere problemi che oggi appaiono insolubili". "Proprio per questo - spiega l'editoriale - occorre ritrovare, nella linea piu' volte indicata dallo stesso Pontefice, l'umilta' di un sapere non piu' affascinato dal mito dell'incontrastato dominio e aperto invece alla fatica della ricerca, oltre che pienamente responsabile verso la vita. In questo esercizio di responsabilita' non vi e' posto per alcuna discriminazione, ma soltanto per l'umile e quotidiano servizio alla vita, sia essa voluta o non voluta, utile o inutile, felice o infelice".
"Spettera' ai credenti, e a tutti gli uomini di buona volonta' -conclude la rivista che viene diffusa nelle parrocchie italiane- essere in prima linea di questa difesa della vita che e' il piu' grande servizio che un uomo possa rendere a un altro uomo".
Caldeggiando un passaggio "dalla cultura del dominio alla cultura della responsabilità", l'editorialista Giorgio Campanini scrive: "Ambito fondamentale di esercizio di questa responsabilità è quello della vita, di quella nascente come di quella terminale". "Spetterà ai credenti, e a tutti gli uomini di buona volontà, essere in prima linea di questa difesa della vita che è il più grande servizio cheun uomo possa rendere a un altro uomo", conclude l'editoriale di 'Famiglia cristiana'.
"Fare di alcuni esseri umani (quali sono pur sempre, alla fine, coloro che si arrogano il diritto di decidere chi debba vivere e chi debba morire) dei giudici supremi ai cui verdetti ci si debba inchinare, significherebbe rinnovare, sotto altra forma, le antiche diseguaglianze". Lo scrive Famiglia Cristiana commentando i "no" all'eutanasia e alle ricerche sulle staminali embrionali pronunciati da Benedetto XVI nella recente udienza all'ambasciatore tedesco. "Come in passato si avevano di qui i liberi e di li' gli schiavi, di qui i padroni e di li' i servi, cosi' ora -afferma il settimanale cattolico- si vorrebbe che da una parte vi fossero i grandi decisori e dall'altra gli oggetti passivi delle loro inappellabili sentenze, e cioe' i nascituri allo stato embrionale, i feti sani o malformati, gli handicappati e i pazienti ritenuti inguaribili, gli anziani giunti all'estremo, i malati debilitati dalla sofferenza".
Secondo Famiglia Cristiana, "tutti questi sono esseri umani verso i quali dovrebbero esercitarsi l'amore e il servizio e non un rifiuto e un'esclusione camuffati da malintesa pieta'. E cio' senza tener conto, oltretutto, dei possibili futuri guadagni di una scienza che potrebbe domani consentire di risolvere problemi che oggi appaiono insolubili". "Proprio per questo - spiega l'editoriale - occorre ritrovare, nella linea piu' volte indicata dallo stesso Pontefice, l'umilta' di un sapere non piu' affascinato dal mito dell'incontrastato dominio e aperto invece alla fatica della ricerca, oltre che pienamente responsabile verso la vita. In questo esercizio di responsabilita' non vi e' posto per alcuna discriminazione, ma soltanto per l'umile e quotidiano servizio alla vita, sia essa voluta o non voluta, utile o inutile, felice o infelice".
"Spettera' ai credenti, e a tutti gli uomini di buona volonta' -conclude la rivista che viene diffusa nelle parrocchie italiane- essere in prima linea di questa difesa della vita che e' il piu' grande servizio che un uomo possa rendere a un altro uomo".
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