Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Far regredire le cellule adulte della pelle, uno studio a Roma

U.E. - ITALIA
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Riportare indietro l'orologio biologico delle cellule dell'epidermide fino a farle ritornare 'bambine', ovvero ad uno stadio indifferenziato dal quale possono trasformarsi in vari tipi di tessuti. Con un obiettivo: ottenere pelle, unghie e forse organi nuovi da queste cellule che ritornano ad essere staminali, ovvero ad uno stadio primordiale. Un'operazione, questa, che potrebbe rivoluzionare il futuro dei trapianti e della dermatologia e che oggi sembra essere piu' vicina grazie ad un nuovo metodo elaborato dal gruppo del direttore della Clinica dermatologica del Policlinico Umberto I di Roma, Stefano Calvieri.
Il team di ricercatori ha infatti messo a punto un procedimento "semplice e a basso costo", come conferma lo stesso Calvieri, i cui risultati sono in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica Pnas, per far regredire i cherotinociti (le cellule di cui e' composta l'epidermide) al livello in cui sono in grado di produrre tessuti. Ma in cosa consiste questo nuovo procedimento? "In pratica -ha spiegato Calvieri- abbiamo osservato che se coltiviamo in modo convenzionale dei cheratinociti presi con una normale biopsia, queste cellule muoiono nell'arco di 4-6 giorni. Al contrario, se li coltiviamo utilizzando un particolare supporto da noi realizzato, il risultato e' che queste cellule tornano ad uno stadio primordiale e riacquistano la capacita' di moltiplicarsi". Proprio da queste cellule 'regredite', ha detto Calvieri, "si potrebbe dunque partire per costruire nuovi tessuti epiteliali". Un progresso rivoluzionario che potrebbe permettere, ad esempio, ad un soggetto con gravi ustioni di riavere la propria pelle integra nell'arco di pochi giorni o ad un paziente in attesa di trapianto di poter disporre di un organo nuovo senza la necessita' di un donatore.
In altre parole, se lo studio sara' confermato da ulteriori test, ha spiegato l'esperto, "dovremmo riuscire a riportare cellule dell'epidermide gia' differenziate allo stadio di staminali che, coltivate secondo il procedimento da noi messo a punto, dovrebbero poter svilupparsi in peli, unghie, ghiandole e altri tessuti". Ma uno sviluppo futuro potrebbe anche essere quello della produzione di nuovi organi: "Costruendo modelli idonei si potrebbero infatti ottenere cellule staminali da molti organi, ma su questo fronte bisogna ancora lavorare molto".
Sul procedimento scoperto dal team vige pero' il piu' totale riserbo. Tutto si basa infatti su questo particolare 'supporto' messo a punto dai ricercatori e sul quale Calvieri mantiene il silenzio poiche', spiega, "abbiamo depositato la domanda di brevetto meno di un anno fa e stiamo estendendo la domanda all'estero".
"La portata di questa scoperta potrebbe essere rivoluzionaria, soprattutto nel settore dei trapianti. Ma il problema principale resta quello dei finanziamenti necessari a proseguire le nostre ricerche". Il metodo, comunque, sembra funzionare e permetterebbe anche di ovviare a gravi problemi etici: "Con questa tecnica non parliamo infatti di clonazione ma di cellule dello stesso paziente. Si tratta cioe' di cellule che, da 'bambine', sapevano gia' fare tutto ma differenziandosi e' come se avessero dimenticato questa loro abilita'. Il nostro procedimento permette, appunto, di riportarle indietro allo stadio di 'bambine' in modo che acquisiscano nuovamente le capacita' delle cellule staminali".
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