Italia. Federserd: ragazze dai 14 ai 16 anni consumano cocaina e alcol
Le ragazzine fra i 14 e i 16 anni hanno scoperto la cocaina e la usano insieme all'alcol per potenziarne gli effetti: l'allarme, che conferma e aggrava i dati della Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze di quest'anno, giunge oggi dal Congresso di Federserd, la federazione nazionale dei servizi pubblici per le dipendenze, che ha aperto i suoi lavori a Sorrento alla presenza di 750 delegati provenienti da tutta Italia.Una trasgressione in piu', forse la piu' grave, dopo alcool, marijuana e psicofarmaci sottratti dall'armadietto di casa. Sono ragazzine che fanno parte di famiglie normali, integrate. Si conferma che le donne si avvicinano alla cocaina molto prima dei maschi, che usano questa droga dopo i 24 anni. Per quanto riguarda l'eta' della prima assunzione delle droghe, il limite rimane ancora intorno ai 13-14 anni, mentre e' piu' basso per quanto riguarda l'alcool.
Ma questa non e' l'unica notizia preoccupante che danno gli operatori dei Sert, che a Sorrento studiano una strategia di responsabilizzazione che coinvolga chi si droga, chi cura il tossicodipendente, chi fa le leggi. L'altro allarme e' che un giovane su tre assume droghe: dalla marijuana, all'eroina, alla cocaina. E uno su due confessa che e' spesso avvicinato da gente che gli offre la droga. Ma non basta: un tossicodipendente su tre oggi in Italia ha problemi psichici, dalla paranoia all'ossessivita', all'aggressivita'. E cosi' diventa responsabile di atti di violenza, in casa e per strada, e questa violenza si scatena anche quando non e' alla ricerca di droga.
Dal Congresso giunge quindi un preciso atto di accusa: 'siamo davanti ad una clamorosa insufficienza delle politiche contro la droga -dice Alfio Lucchini presidente della Federserd- sia a livello di Governo che delle Regioni e delle altre istituzioni.
Vengono ignorate e talvolta emarginati gli operatori dei Sert che ogni giorno, quasi ogni ora, monitorizzano sul campo il 'calore' della situazione'.
Un invito ai governi a superare le differenze ideologiche e a considerare la tossicodipendenza semplicemente come una malattia e' giunto oggi da Antonio Maria Costa, direttore esecutivo dell'Ufficio sulla droga e il crimine delle Nazioni unite (Unodc) di Vienna. Intervenendo con un videomessaggio all'apertura dei lavori del Congresso di Federserd, Costa ha insistito sul concetto di 'malattia' riguardo alla tossicodipendenza: 'Per la cura del cancro o della tubercolosi non ci sono divisioni politiche tra destra e sinistra, perche' sulla droga si'? E' una malattia, riconosciamolo!'. Il direttore dell'Unodc ha quindi reso noto che le Nazioni unite stanno proponendo all'Organizzazione mondiale della sanita' una 'vasta iniziativa congiunta sulla prevenzione e il trattamento delle dipendenze'.
Il suo ufficio intende promuovere, insieme all'Oms, la creazione di una rete 'per gestire programmi appropriati'. E sara' necessaria, ha aggiunto Costa, una campagna contro lo stigma del tossicodipendente. Inoltre, intende sviluppare insieme all'Oms 'pratiche basate sulla scienza e sulla conoscenza'.
L'obiettivo, ha concluso, e' quello di 'creare un partenariato globale per la cura delle tossicodipendenze' ma per farlo 'occorre la volonta' politica degli Stati membri'.
Occorre 'riflettere se il carcere rappresenti la risposta idonea ed efficace per la problematica relativa ai tossicodipendenti': lo ha detto il direttore del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap), Ettore Ferrara.
Premettendo di condividere 'le ragioni della giusta domanda di legalita' e sicurezza proveniente dalla societa' civile', Ferrara ha sottolineato la necessita', anche in conseguenza del grande sovraffollamento degli istituti penitenziari, di prevedere, per i tossicodipendenti che si macchiano di reati minori, misure alternative al carcere.
Ferrara ha ribadito l'allarme sul sovraffollamento delle carceri, gia' lanciato di recente, fornendo anche le cifre che riguardano i tossicodipendenti. La percentuale di questi ultimi rispetto al totale dei detenuti, ha reso noto, si assesta fra un massimo del 33% al 31 dicembre 1991 e un minimo del 21% al 31 dicembre 2006.
Un dato, ha sottolineato, frutto dell'indulto, ma che non deve far sperare se gia' nel primo semestre del 2007 questa percentuale e' aumentata. Al 30 giugno 2007, infatti, risultavano presenti 10.275 detenuti tossicodipendenti, pari al 23% circa dell'intera popolazione carceraria, una percentuale, ha sottolineato Ferrara, aumentata rispetto al dicembre 2006.
Ecco quindi perch,, secondo Ferrara 'le condotte illecite dei tossicodipendenti, nella maggior parte dei casi, sono indotte dal bisogno e si risolvono spesso nella commissione di reati previsti dal Testo Unico sulle droghe, cioe' proprio la normativa posta a tutela dei tossicodipendenti'. 'Non e' certo questo - ha precisato - il caso del trafficante, per il quale invece l'esigenza di sicurezza, e quindi di applicare sanzioni il piu' rigorose possibili, costituisce il presupposto a qualsiasi seria politica di sicurezza, ma il caso del piccolo consumatore, del piccolo dipendente'.
Quanto alla seconda considerazione, Ferrara si e' chiesto se il carcere sia in grado di operare adeguatamente per prevenire la doppia recidiva dell'abuso e del reato di quei detenuti tossicodipendenti che siano definitivi, cioe' che non siano di passaggio nelle strutture penitenziarie perch, soggetti a custodia cautelare. Ancora, 'di garantire che vengano accolti nel circuito degli istituti e delle sezioni a custodia attenuata, riservata ad assuntori disposti a intraprendere un circuito riabilitativo'. Senza queste due condizioni, ha detto, 'il carcere non e' in grado di operare in maniera adeguata per prevenire la doppia recidiva'. Insomma, ha aggiunto, 'nessun risultato si puo' ottenere se la detenzione e' troppo breve e se non c'e' una sia pur minima volonta' dell'interessato a collaborare'.
La detenzione in carcere, ha concluso Ferrara, deve quindi restare 'come estrema ratio, da utilizzare soltanto nella misura necessaria per proteggere la societa' da criminali pericolosi, e non come provvisorio contenitore di persone spesso indotte a commettere illeciti, che non denotano pericolosita' individuale, dal proprio stato di malato cronico come deve essere considerato il tossicodipendente. Legalita' e sicurezza devono significare certezza della pena e non necessariamente pena detentiva da espiare in carcere'. Quindi, per i tossicodipendenti autori di reati minori, occorre incrementare il ricorso alle misure alternative al carcere e 'trasformare le strutture alternative in servizi che garantiscano da un lato il controllo sociale sulle persone e dall'altro un'occasione concreta di recupero'.
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