Italia. Ferrero: basta criminalizzare immigrati nella stampa
Parte dalla strage di Erba, dagli immediati sospetti su Azouz Marzouk, il Ministro della solidarieta' Sociale Paolo Ferrero, per invitare la stampa ad una riflessione 'seria' su come 'sempre piu' spesso la logica del 'capro espiatorio' permei la comunicazione relativa all' immigrazione', finendo anche per formare il 'senso comune', 'l' immaginario collettivo' degli italiani.
In una 'lettera aperta agli operatori dell'informazione' il ministro giudica positivamente il fatto che 'molti giornali', abbiano 'considerato criticamente il modo in cui avevano affrontato all'inizio la vicenda', ma forse, suggerisce Ferrero si puo' andare oltre. 'L'immigrazione - dice - e' un fenomeno che appartiene ormai stabilmente al panorama del nostro paese, eppure la 'normalita' ' di questa presenza non sembra emergere.
Tre milioni di immigrati che lavorano in Italia e producono il 5% del Pil continuano a fare meno notizia di un singolo caso di cronaca nera di cui puo' essere protagonista un immigrato'.
Il ministro invita quindi a riflettere su come viene costruita 'la figura pubblica dell' immigrato, su come i mezzi di comunicazione di massa concorrono a definirne la figura nell'immaginario collettivo, su come si formi, su questo tema, cio' che definiamo come 'senso comune' '. E purtroppo, sottolinea, sulla stampa 'l'immigrato esiste se delinque, o, al limite, se salva qualcuno mettendo a rischio la propria vita: non appare quasi mai nella sua quotidianita' '.
Emblematico a questo proposito, assicura Ferrero, l'esempio di Lampedusa: 'Nonostante nel 2006 siano diminuiti gli sbarchi rispetto al 2005, durante tutti i mesi estivi si sono ripetuti gli allarmi sull'invasione'. Nello stesso tempo, prosegue, 'la maggioranza degli immigrati ha continuato ad entrare clandestinamente in Italia in autobus, dalle frontiere di terra, senza far notizia e senza che si aprisse una seria discussione sul perch, siano costretti ad entrare in Italia clandestinamente'.
'Perche' - propone quindi il ministro - non aprire nel nostro paese una riflessione approfondita sul modo in cui stiamo diventando una societa' di immigrazione, nella quale i nuovi arrivati sono almeno in parte destinati a diventare cittadini cosi' come i nostri nonni sono diventati cittadini statunitensi o francesi, dopo essere stati per altro storicamente una societa' di emigranti?'. L'invito e' a parlare del fenomeno immigrazione 'nel suo complesso', dice il ministro, ma aggiunge: 'Capisco che questo sia difficile, in un contesto in cui la destra fa una sistematica e demagogica campagna di allarme sociale, alimentando paure, razzismo e odio sociale.
Tuttavia mi pare che su questa capacita' di trattare correttamente un grande fenomeno storico come l'immigrazione, si giochi il senso stesso della democrazia nel nostro paese'.
In una 'lettera aperta agli operatori dell'informazione' il ministro giudica positivamente il fatto che 'molti giornali', abbiano 'considerato criticamente il modo in cui avevano affrontato all'inizio la vicenda', ma forse, suggerisce Ferrero si puo' andare oltre. 'L'immigrazione - dice - e' un fenomeno che appartiene ormai stabilmente al panorama del nostro paese, eppure la 'normalita' ' di questa presenza non sembra emergere.
Tre milioni di immigrati che lavorano in Italia e producono il 5% del Pil continuano a fare meno notizia di un singolo caso di cronaca nera di cui puo' essere protagonista un immigrato'.
Il ministro invita quindi a riflettere su come viene costruita 'la figura pubblica dell' immigrato, su come i mezzi di comunicazione di massa concorrono a definirne la figura nell'immaginario collettivo, su come si formi, su questo tema, cio' che definiamo come 'senso comune' '. E purtroppo, sottolinea, sulla stampa 'l'immigrato esiste se delinque, o, al limite, se salva qualcuno mettendo a rischio la propria vita: non appare quasi mai nella sua quotidianita' '.
Emblematico a questo proposito, assicura Ferrero, l'esempio di Lampedusa: 'Nonostante nel 2006 siano diminuiti gli sbarchi rispetto al 2005, durante tutti i mesi estivi si sono ripetuti gli allarmi sull'invasione'. Nello stesso tempo, prosegue, 'la maggioranza degli immigrati ha continuato ad entrare clandestinamente in Italia in autobus, dalle frontiere di terra, senza far notizia e senza che si aprisse una seria discussione sul perch, siano costretti ad entrare in Italia clandestinamente'.
'Perche' - propone quindi il ministro - non aprire nel nostro paese una riflessione approfondita sul modo in cui stiamo diventando una societa' di immigrazione, nella quale i nuovi arrivati sono almeno in parte destinati a diventare cittadini cosi' come i nostri nonni sono diventati cittadini statunitensi o francesi, dopo essere stati per altro storicamente una societa' di emigranti?'. L'invito e' a parlare del fenomeno immigrazione 'nel suo complesso', dice il ministro, ma aggiunge: 'Capisco che questo sia difficile, in un contesto in cui la destra fa una sistematica e demagogica campagna di allarme sociale, alimentando paure, razzismo e odio sociale.
Tuttavia mi pare che su questa capacita' di trattare correttamente un grande fenomeno storico come l'immigrazione, si giochi il senso stesso della democrazia nel nostro paese'.
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