Italia. Fict: non potremo garantire i servizi se passano i provvedimenti sul Tfr in finanziaria
Pubblichiamo la lettera aperta di Don Mimmo Battaglia inviata ai Ministri sul versamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei lavoratori di imprese che contino più di 50 dipendenti, prevista dalla legge finanziaria.LETTERA APERTA AI POLITICI
Mi risolvo a scrivere per segnalare un grave ed urgente rischio che potrebbe determinare la chiusura di diversi servizi che oggi, faticosamente, sono impegnati a contrastare le forme di disagio e di devianza, accompagnando gli ultimi ed i più poveri, gli esclusi della nostra nazione.
Rappresento la Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche (FICT) che raggruppa oltre 700 servizi su tutto il territorio nazionale, gestiti da organizzazioni di natura non lucrativa che hanno fatto della scelta del servizio agli ultimi ed agli emarginati uno stile di vita ed un modus operandi.
Come ormai ampiamente ufficializzato, anche a seguito dell'accordo raggiunto con gli industriali, la legge finanziaria attualmente in esame al Parlamento, prevede il versamento del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) dei lavoratori di imprese che contino più di 50 dipendenti, ad un fondo avente analoga finalità acceso presso l'INPS.
Una tale eventualità, mentre può essere considerata come percorribile nei confronti di imprese che hanno quale principale finalità il raggiungimento di un utile in bilancio, potrebbe significare la morte di esperienze non lucrative, di alto valore sociale ed etico, che proprio grazie agli accantonamenti del TFR hanno la possibilità di fruire di un credito valido per risolvere i molteplici problemi di liquidità che spesso si vengono a creare a seguito dei ritardi nei pagamenti da parte degli enti pubblici committenti dei servizi.
Le Organizzazioni del Terzo Settore infatti, in particolare in ambito socio-sanitario, si trovano troppo spesso a fare i conti con i ritardi, a volte pluriennali, nel pagamento di rette e contributi su servizi che vengono richiesti dagli stessi Enti.
Qualora entrasse in vigore la finanziaria così come attualmente esposta, i costi, in aggiunta alla già grave mancanza di liquidità, diverrebbero un peso non più sostenibile per le organizzazioni no profit sopra i 50 dipendenti.
Deve invece essere attentamente valutato da questo Governo come non si possano paragonare le organizzazioni del terzo settore alle imprese profit, dovendosi necessariamente immaginare strumenti diversi, peraltro già utilizzati per altri settori di contribuzione e fiscali (imposte di bollo, IVA, ecc.).
In questo senso è auspicabile la costituzione di un serio tavolo di confronto che contribuisca a determinare una soluzione alla crisi economica ormai insostenibile nella quale si dibatte da diversi anni l'intero settore dei servizi alla persona.
Nell'immediato, vista l'urgenza, al fine di non peggiorare ulteriormente la situazione già deficitaria delle organizzazioni no profit, si chiede di esonerare le imprese del terzo settore con più di 50 dipendenti dal versamento all'INPS delle somme accantonate per il TFR.
Si ribadisce che in caso di diniego non sarebbe più possibile garantire servizi di particolare importanza su tutto il territorio nazionale, venendosi a determinare un costo sociale ed economico di rilevanza ben maggiore dei benefici legati al versamento del TFR.
Riformulando la piena disponibilità della Federazione che rappresento alla collaborazione ed al confronto, volti a tutelare gli interessi ed i diritti dei più deboli, in fiduciosa attesa di riscontro porgo distinti saluti.
Sac. Mimmo Battaglia
Presidente FICT
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