Italia. Il Garante della Privacy, Internet e i test genetici
La "commercializzazione su Internet dei kit per i test genetici e' diventata ormai un gigantesco affare", che puo' avere "effetti distruttivi" e dimostra la "tendenza sempre piu' diffusa a far diventare la salute una pura merce in vendita su Internet senza nessuna garanzia". E' l'allarme lanciato a Roma dal Garante per la privacy, Stefano Rodota'.
Rodota' e' intervenuto a un convegno sull'etica in Internet organizzato dall'Isimm (Istituto per lo studio dell'innovazione nei media e per la multimedialita') presieduto da Enrico Manca, e dall'Ucsi (Unione cattolica stampa italiana).
Riprendendo le considerazioni fatte qualche giorno prima dal Gruppo europeo per l'etica nella scienza e le nuove tecnologie, Rodota' ha sottolineato come "la pubblicita' aggressiva sui test di paternita' e' ormai una pratica corrente anche in Europa, con effetti sociali distruttivi. Ci sono padri che, all'insaputa delle mogli o compagne, prelevano il Dna dei figli per accertarne la paternita' arrivando a conclusioni variamente inquietanti".
La diffusione dei kit per i test genetici e' solo un aspetto di un fenomeno che, ha sottolineato Rodota', "coinvolge anche la vendita dei farmaci e le diagnosi via Internet".
Il rischio che anche la salute diventi merce e' tra i problemi piu' allarmanti, secondo il Garante per la privacy: "per dirla con una battuta, non mi preoccupa tanto chi propaganda la bomba in rete, perche' si tratta di un reato perseguibile in quanto tale anche 'off line', fuori dalla rete, quanto la possibilita' di scaricare un annuncio pubblicitario che invita a comprare per 37,50 dollari il test 'fai da te' per la sieropositivita"'.
Che fare? "Il problema e' di chi pone le regole: quelle dettate da chi opera su Internet sono fissate con procedure oscure, incontrollabili, da soggetti non legittimati se non dal potere economico". Va bene il richiamo all'autoregolamentazione, ha detto ancora Rodota', "ma all'interno di un sistema di principi con evidenza e sanzione normativa in caso di violazioni". Di qui il richiamo, avanzato a livello mondiale gia' nel 2000 dall'Autorita' garante per la protezione dei dati personali, "a una convenzione internazionale su questa materia".
Il problema piu' ampio resta la "sempre piu' forte tendenza di Internet a diventare, data la sua importanza per il mercato globale, un gigantesco supermercato mondiale, in cui tutto si riduce a un 'guarda e compra' ". Secondo il Garante per la privacy, bisognerebbe piuttosto "tornare a Internet come risorsa globale e quindi garantire equita' e giustizia nell'accesso alle risorse".
Rodota' e' intervenuto a un convegno sull'etica in Internet organizzato dall'Isimm (Istituto per lo studio dell'innovazione nei media e per la multimedialita') presieduto da Enrico Manca, e dall'Ucsi (Unione cattolica stampa italiana).
Riprendendo le considerazioni fatte qualche giorno prima dal Gruppo europeo per l'etica nella scienza e le nuove tecnologie, Rodota' ha sottolineato come "la pubblicita' aggressiva sui test di paternita' e' ormai una pratica corrente anche in Europa, con effetti sociali distruttivi. Ci sono padri che, all'insaputa delle mogli o compagne, prelevano il Dna dei figli per accertarne la paternita' arrivando a conclusioni variamente inquietanti".
La diffusione dei kit per i test genetici e' solo un aspetto di un fenomeno che, ha sottolineato Rodota', "coinvolge anche la vendita dei farmaci e le diagnosi via Internet".
Il rischio che anche la salute diventi merce e' tra i problemi piu' allarmanti, secondo il Garante per la privacy: "per dirla con una battuta, non mi preoccupa tanto chi propaganda la bomba in rete, perche' si tratta di un reato perseguibile in quanto tale anche 'off line', fuori dalla rete, quanto la possibilita' di scaricare un annuncio pubblicitario che invita a comprare per 37,50 dollari il test 'fai da te' per la sieropositivita"'.
Che fare? "Il problema e' di chi pone le regole: quelle dettate da chi opera su Internet sono fissate con procedure oscure, incontrollabili, da soggetti non legittimati se non dal potere economico". Va bene il richiamo all'autoregolamentazione, ha detto ancora Rodota', "ma all'interno di un sistema di principi con evidenza e sanzione normativa in caso di violazioni". Di qui il richiamo, avanzato a livello mondiale gia' nel 2000 dall'Autorita' garante per la protezione dei dati personali, "a una convenzione internazionale su questa materia".
Il problema piu' ampio resta la "sempre piu' forte tendenza di Internet a diventare, data la sua importanza per il mercato globale, un gigantesco supermercato mondiale, in cui tutto si riduce a un 'guarda e compra' ". Secondo il Garante per la privacy, bisognerebbe piuttosto "tornare a Internet come risorsa globale e quindi garantire equita' e giustizia nell'accesso alle risorse".
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