Italia. Da Genova il progetto di una banca della pelle per i lavoratori a rischio
Una banca della pelle per il pronto utilizzo in situazioni di emergenza per lesioni da ustioni per lavoratori che fanno parte di categorie a rischio, come artificieri, vigili del fuoco, ma anche operai siderurgici. I donatori sono cioe' le stesse persone che in un futuro potrebbero dover beneficiare dei tessuti coltivati e conservati nel deposito.
E' il progetto pilota, a livello mondiale, seguito dall'Unita' operativa di chirurgia plastica dell'Universita' di Genova diretta dal professor Pierluigi Santi e presentato il 27 maggio nel capoluogo ligure.
Nella banca potranno confluire anche cellule staminali ottenute dal grasso di persone che si sottopongono ad interventi di liposuzione e che potrebbero essere utilizzate sugli stessi pazienti in situazioni di necessita' clinica.
Le tecniche di cultura cellulare per la terapia degli ustionati -ha spiegato il responsabile del progetto, il professor Enrico Raposio- sono gia' in uso da una ventina d'anni pero' non si era mai pensato di fare dei prelievi ed aver gia' a disposizione i tessuti per i lavoratori a rischio. "Queste tecniche di cultura cellulare necessitano di circa 20 giorni, che e', per i pazienti con le grandi ustioni, proprio il periodo piu' critico per quello che riguarda la terapia sia medica che chirurgica. Una metodica questa della conservazione, che dovrebbe quindi portare a grossi miglioramenti sia dal punto di vista del decorso clinico, che del risultato estetico".
Il progetto ha vissuto un periodo di sperimentazione di un paio d'anni nell'unita' operativa inquadrata nel Dipartimento di discipline chirurgiche morfologiche e metodologiche integrate (DICMI) dell'Universita' di Genova dove si e' costituito un laboratorio di ingegneria tissutale. Qui si e' partiti dalla coltivazione di capelli per risolvere il problema della calvizie naturale, ma una volta individuate le cellule staminale si e' pensato di utilizzarle per applicazioni cliniche.
La pelle -ha proseguito il professor Santi- e' ottenuta attraverso la coltivazione di "cellule pluripotenti" isolate da follicoli capilliferi. In altre parole, i lavoratori che fanno parte delle categorie a rischio, possono donare una cinquantina di capelli, sui quali vengono individuate cellule staminali che serviranno a coltivare lamine di cheratinociti espansi (epitelio) da conservare in una banca seguendo la metodica della criogenia, una tecnica che prevede la conservazione nei vapori di azoto liquido a temperature molto basse e che permette il mantenimento per periodi illimitati.
Il prelievo dei capelli avviene attraverso lo "stripping", cioe' lo strappo dei capelli dalla cute della regione occipitale ed e' eseguibile in pochi minuti.
A differenza delle altre banche di tessuti gia' esistenti, all'interno delle quali sono conservati campioni di tessuti ottenuti da cadavere o da una singola linea cellulare umana prelevata da una persona, in questo caso la banca si pone come un vero e proprio centro di deposito di lamine cutanee della stessa persona che successivamente potrebbe doverne beneficiare, evitando cosi' anche il fenomeno del rigetto.
La banca, una camera bianca perfettamente sterile, che in termini scientifici viene indicata come "Banca di crioconservazione della cute autologa", che sara' realizzata grazie al finanziamento della Fondazione Carige, dovrebbe essere pronta entro la fine di luglio e sara' ospitata presso l'Unione operativa di Anatomia patologica dell'Universita' di Genova diretta dal professor Roberto Fiocca.
Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, di tutti i soggetti ustionati che hanno necessitato di cure sanitarie, il 20% circa presenta ustioni che hanno richiesto un intervento chirurgico, con un danno morfofunzionale permanente, mentre il 3% circa presenta ustioni estese oltre il 50% della superficie corporea, rappresentando un grave pericolo per la vita. Con questa banca, questi soggetti potranno, in caso di necessita' ed in condizioni di urgenza, fruire rapidamente dei propri tessuti.
Una seconda linea di ricerca che viene portata avanti dall'Unita' operativa diretta dal professor Santi e' anche quella di isolare cellule staminali dal grasso di persone che si sono sottoposte ad interventi di lipoaspirazione, ottenendo sia neuroni che cellule di tipo muscolare, utili addirittura per interventi sul midollo osseo.
E' il progetto pilota, a livello mondiale, seguito dall'Unita' operativa di chirurgia plastica dell'Universita' di Genova diretta dal professor Pierluigi Santi e presentato il 27 maggio nel capoluogo ligure.
Nella banca potranno confluire anche cellule staminali ottenute dal grasso di persone che si sottopongono ad interventi di liposuzione e che potrebbero essere utilizzate sugli stessi pazienti in situazioni di necessita' clinica.
Le tecniche di cultura cellulare per la terapia degli ustionati -ha spiegato il responsabile del progetto, il professor Enrico Raposio- sono gia' in uso da una ventina d'anni pero' non si era mai pensato di fare dei prelievi ed aver gia' a disposizione i tessuti per i lavoratori a rischio. "Queste tecniche di cultura cellulare necessitano di circa 20 giorni, che e', per i pazienti con le grandi ustioni, proprio il periodo piu' critico per quello che riguarda la terapia sia medica che chirurgica. Una metodica questa della conservazione, che dovrebbe quindi portare a grossi miglioramenti sia dal punto di vista del decorso clinico, che del risultato estetico".
Il progetto ha vissuto un periodo di sperimentazione di un paio d'anni nell'unita' operativa inquadrata nel Dipartimento di discipline chirurgiche morfologiche e metodologiche integrate (DICMI) dell'Universita' di Genova dove si e' costituito un laboratorio di ingegneria tissutale. Qui si e' partiti dalla coltivazione di capelli per risolvere il problema della calvizie naturale, ma una volta individuate le cellule staminale si e' pensato di utilizzarle per applicazioni cliniche.
La pelle -ha proseguito il professor Santi- e' ottenuta attraverso la coltivazione di "cellule pluripotenti" isolate da follicoli capilliferi. In altre parole, i lavoratori che fanno parte delle categorie a rischio, possono donare una cinquantina di capelli, sui quali vengono individuate cellule staminali che serviranno a coltivare lamine di cheratinociti espansi (epitelio) da conservare in una banca seguendo la metodica della criogenia, una tecnica che prevede la conservazione nei vapori di azoto liquido a temperature molto basse e che permette il mantenimento per periodi illimitati.
Il prelievo dei capelli avviene attraverso lo "stripping", cioe' lo strappo dei capelli dalla cute della regione occipitale ed e' eseguibile in pochi minuti.
A differenza delle altre banche di tessuti gia' esistenti, all'interno delle quali sono conservati campioni di tessuti ottenuti da cadavere o da una singola linea cellulare umana prelevata da una persona, in questo caso la banca si pone come un vero e proprio centro di deposito di lamine cutanee della stessa persona che successivamente potrebbe doverne beneficiare, evitando cosi' anche il fenomeno del rigetto.
La banca, una camera bianca perfettamente sterile, che in termini scientifici viene indicata come "Banca di crioconservazione della cute autologa", che sara' realizzata grazie al finanziamento della Fondazione Carige, dovrebbe essere pronta entro la fine di luglio e sara' ospitata presso l'Unione operativa di Anatomia patologica dell'Universita' di Genova diretta dal professor Roberto Fiocca.
Secondo i dati forniti dal Ministero della Salute, di tutti i soggetti ustionati che hanno necessitato di cure sanitarie, il 20% circa presenta ustioni che hanno richiesto un intervento chirurgico, con un danno morfofunzionale permanente, mentre il 3% circa presenta ustioni estese oltre il 50% della superficie corporea, rappresentando un grave pericolo per la vita. Con questa banca, questi soggetti potranno, in caso di necessita' ed in condizioni di urgenza, fruire rapidamente dei propri tessuti.
Una seconda linea di ricerca che viene portata avanti dall'Unita' operativa diretta dal professor Santi e' anche quella di isolare cellule staminali dal grasso di persone che si sono sottoposte ad interventi di lipoaspirazione, ottenendo sia neuroni che cellule di tipo muscolare, utili addirittura per interventi sul midollo osseo.
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