Lunedì 8 giugno 2026
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Italia. Il giorno dopo l'approvazione delle nuove norme

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"Una follia". Daniele Capezzone, intervistato dal Gr3, definisce così la nuova legge sulla droga. "Avevo lanciato l'allarme da mesi -dice il dirigente della Rosa nel Pugno- e sono rimasto in una qualche solitudine. Dicevo attenzione che il governo farà il colpo di mano e questi lo hanno fatto. Oggi lo dico non solo ai ragazzi ma anche a loro genitori a cui magari può dispiacere che i loro figli si fanno una 'canna', ma oggi per una sciocchezza come cinque o sei spinelli si rischia la perquisizione all'alba, l'arresto, il processo, quattromila euro per l'avvocato, e poi la condanna da uno a sei anni di carcere: é una follia".

"Parlare di una legge ad partitum, è da un lato un riconoscimento ai meriti di Alleanza Nazionale, dall'altro la dimostrazione di una visione limitata del problema". Lo afferma Maurizio Gasparri, dell'esecutivo di Alleanza Nazionale. "Le nuove norme sulla droga aiutano i tossicodipendenti ad uscire da questa tragedia e ampliano la possibilità di uscire dal carcere per chi è vittima di questo flagello. Nello stesso tempo si punisce con severità lo spaccio". "Che cosa propone Prodi in questa materia? Cosa ha fatto per sostenere l'azione delle comunità terapeutiche laiche e cattoliche? Che cosa sa del problema per il quale è assolutamente incompetente come in tantissime altre materie". "La nuova legge sulla droga che approveremo nelle prossime ore alla Camera dei deputati è uno degli atti qualificanti dell'intera legislatura e per An motivo di orgoglio averne ottenuto l'approvazione. Prodi taccia su questa e su tante altre materie che non conosce affatto".

"E' il momento peggiore per approvare una legge che riguardi la giustizia dal punto di vista delle pene, almeno questa è la mia opinione": così Gaetano Pecorella, presidente della Commissione Giustizia della Camera. "Quando si è in prossimità di un momento elettorale si ha una richiesta di un consenso forte". E già nella scorsa legislatura "l'ultima legge del centrosinistra aggravava tutte le ipotesi di furto rendendo le pene altissime anche per reati esclusivamente economici". Sul provvedimento che riguarda le droghe, inoltre, ci sarebbe bisogno di un "esame più approfondito", visto che si tratta di un provvedimento molto ampio e complesso. "Credo comunque che si possa entrare nella logica, normale in molti Paesi, che le leggi sono esperimenti: si approvano e poi se ne vede in concreto la funzionalità nel tempo. Anche questa legge, infatti, potrà avere una verifica empirica per vedere se migliora o peggiora le cose". Pecorella preferisce non commentare la decisione di mettere sullo stesso piano droghe leggere e pesanti considerando cannabis e hascisc come "anticamera per stupefacenti più pesanti. Io lascerei agli scienziati dare una risposta". "Credo che dovremo stare molto attenti anche dal punto di vista della verifica sociale, per controllare quanto questa legge peggiori o migliori la lotta alla criminalità".

"E' incredibile l'ignoranza di Prodi sui lavori parlamentari. Il candidato dell'Ulivo, che parla sempre per sentito dire, non sa che il decreto legge nel quale ieri sono state inserite le norme sulla droga riguardava le Olimpiadi di Torino e 'Disposizioni per favorire il recupero dei tossicodipendenti recidivi' ". Carlo Giovanardi, ministro per i Rapporti con il Parlamento, replica così al Professore, secondo il quale "non sta né in cielo né in terrà che le norme sulla droga siano inserite nel decreto sulle Olimpiadi". "Ho mantenuto la promessa fatta agli operatori di non ricorrere né a decreti né alla fiducia prima della Conferenza Nazionale di Palermo di dicembre, dove il testo è stato discusso e perfezionato. E' pertanto in perfetta malafede chi mi accusa di inaffidabilità per essere ricorso al voto di fiducia dopo la Conferenza, essendo questo l'unico strumento valido per poter tradurre in legge il grande lavoro sviluppato in questi anni dal Parlamento e dagli operatori del settore".

Un invito al governo "a non procedere" sulla strada dell'approvazione definitiva della nuova legge, anche perché le carceri "non reggerebbero l'ingresso di nuovi soggetti che non riguardano la criminalità in senso stretto", è arrivato oggi dal convegno del forum nazionale per la tutela della salute dei detenuti e delle detenute, riguardante la sanità penitenziaria e, in particolare, il problema del rapporto tra tossicodipendenti e carceri. I partecipanti hanno approvato un ordine del giorno con la richiesta del blocco dell'iter parlamentare del provvedimento e lo stralcio della parte riguardante le tossicodipendenze. Introducendo i lavori del convegno il vice presidente del forum, Lillo Di Mauro, ha affermato che il carcere per i tossicodipendenti "é una risposta più dannosa che utile".

"Se vinceremo le elezioni, uno tra i primi provvedimenti che prenderemo sarà quello di abrogare la legge sulla tossicodipendenza approvata ieri dal Senato. Non tutte le leggi di questo governo sono da eliminare, ma sicuramente questa lo è come anche altre". E' quanto hanno detto Livia Turco, responsabile welfare dei Ds, e Rosi Bindi, responsabile welfare della Margherita, nel corso della prima conferenza nazionale dei Ds sulla salute e le politiche sociali. "Si è capito ormai a cosa serviranno questi altri quindici giorni di governo -ha detto Rosi Bindi- facendo passare provvedimenti come questi, annunciati ad inizio legislatura, e ricorrendo ancora una volta al voto di fiducia. Ritengo che questa sia una brutta pagina per i giovani del nostro paese". Di pieno accordo sono stati invece definiti i rapporti della Margherita con i Ds. "Lavoreremo insieme - ha continuato Bindi - su welfare, politiche sociali e sanità. Anche sui Pacs siamo riusciti a trovare un punto di sintesi e di equilibrio. Ritengo invece che le proposte di legge presentate dalla Rosa nel pugno siano delle provocazioni inutili e pericolose, perché spaventano gli italiani e sono sbagliate nel merito e nel metodo. E' difficile trovare un punto d'incontro se si lavora così".

"E molto grave il minaccioso proposito di abrogare la legge antidroga avanzato dalle onorevoli Bindi e Turco". E quanto dichiara in una nota il ministro della Salute Francesco Storace. "Se alle parole dovessero seguire le azioni, per i giovani si tornerebbe a considerare un diritto drogarsi; resterebbero impuniti spacciatori e trafficanti; si costringerebbero i tossicodipendenti a vedersi privati del diritto al recupero a una vita civile. Quella che ci prospettano è una sinistra sempre più cupa".

"La maggioranza di centrodestra con l'ennesimo voto di fiducia decide che chi si fa una 'canna' va in galera, decretando che le droghe sono indistintamente tutte uguali. E' un governo veramente stupefacente". Lo afferma Alessandro Pignatiello, della direzione nazionale del Partito dei Comunisti Italiani. "Così scopriamo che all'interno del pacchetto 'Olimpiadi di Torino 2006' il governo decide che tutta la 'neve' é uguale. Che sia quella dei campi da sci o quella che si sniffa è poco rilevante". "Non importa cosa dicono i medici e gli esperti del settore. Non importa se si corre il rischio di criminalizzare diverse generazioni di italiani 'normalissimi'. Mentre in tutto il mondo si avanzano proposte antiproibizioniste e si attuano, con importanti risultati, politiche di riduzione del danno, in Italia il governo fa esattamente l'opposto". "La logica del proibizionismo, la criminalizzazione, l'incapacità di distinguere una droga dall'altra vanno solo a vantaggio del narcotraffico e non hanno portato ad alcun risultato. E' l'ennesima legge da abrogare".

La Rosa Nel Pugno a partire dall'11 agosto presenterà due richieste di referendum abrogativo della nuova normativa sulla droga approvata ieri dal Senato. Lo ha annunciato il leader Radicale Marco Pannella in conferenza stampa nella sede del partito. "I termini di legge ci impongono di attendere sei mesi dopo la convocazione dei comizi elettorali. Ma è indubbio che punteremo a sottoporre a referendum questa 'leggiaccia' e i suoi peggioramenti 'ex Fini'". Commentando il modo in cui il governo ha portato le norme al voto, Pannella ha detto: "la prassi dei maxiemendamenti, come del resto l'abuso costante dei decreti, la dice lunga sullo 'stato dello Stato' di diritto, a cui concorre per la gran parte la maggioranza di governo ma che è reso possibile anche dalla debolezza della sinistra". "I mezzi - ha concluso in riferimento all'approvazione all'interno del decreto Olimpiadi - si adeguano ai connotati dei fini e non sarebbero immaginabili se il Parlamento fosse davvero liberale".

"La nuova normativa sul contrasto al consumo di sostanze stupefacenti è una legge eccellente. I principi introdotti aiutano i tossicodipendenti a liberarsi da questo flagello e puniscono finalmente con severità lo spaccio". Lo dice il presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro. "Non comprendo l'assordante silenzio del centrosinistra su questo tema. E' possibile che a Roma come a Palermo l'opposizione non abbia nulla da dire in materia?. Mi chiedo cosa proponga Rita Borsellino per arginare questo drammatico problema, che qui in Sicilia ha delle ovvie connessioni con la priorità data dalla lotta alla mafia". "Ricordo a tutti l'impegno pluridecennale delle Comunità terapeutiche cattoliche, ma anche laiche, che hanno aiutato migliaia di giovani ad abbandonare la droga. Credo che questa nuova legge vada nella giusta direzione, perché cerca di colpire gli spacciatori, cercando al tempo stesso di salvare intere generazioni".

Un aumento della spesa, un contrasto netto con le competenze delle Regioni ma, soprattutto, un rischio di scadimento della qualità delle prestazioni: sono queste, secondo Federserd, le conseguenze prevedibili in caso di approvazione delle nuove norme. Alfio Lucchini, presidente nazionale della federazione che raggruppa i servizi pubblici per le tossicodipendenze, si sofferma in particolare su uno dei punti centrali dell'emendamento approvato ieri, cioé l'assimilazione del privato al pubblico, che, spiega, autorizza le strutture accreditate del privato ai compiti di certificazione dello stato di tossicodipendenza e di definizione e conduzione dei programmi terapeutici. "La certificazione dello stato di dipendenza è un atto di valore pubblico di rilievo, spendibile su tutto il territorio nazionale e si collega al possibile accesso a un trattamento specifico conseguente. Si basa su un processo diagnostico, di per sé multimodale e complesso, attualmente riservato a strutture pubbliche e alle migliori professionalità". "Nel nostro Paese da 30 anni è in corso l'attuazione, faticosa ma importante e riconosciuta in tutta Europa, di un modello con i Sert (550 sparsi nel Paese con 7.000 professionisti) che svolgono le funzioni di accoglienza, osservazione diagnosi e definizione terapeutica, e le Comunità Terapeutiche e i Servizi Intermedi Territoriali (oltre 1.500 sedi) che intervengono nelle fasi riabilitative e di riduzione dei rischi. Quasi 200.000 persone si rivolgono a queste strutture ogni anno: un continuum, che deve divenire sempre più virtuoso, in cui ognuno fa quello che sa fare, quello per cui ha studiato e che ha nella mission del suo esistere. Il medico, lo psicologo, gli altri professionisti dei Sert fanno diagnosi e terapia, l'educatore di comunità fa la riabilitazione. Non bisogna alterare ma sviluppare questo processo". Secondo il presidente di Federserd, quindi, appare chiara la "volontà di distruggere il servizio pubblico e di fatto, considerata la realtà attuale, abbassare considerevolmente il livello dell'intervento specialistico offerto ai cittadini". Inoltre, la competenza esclusiva della organizzazione dei servizi è delle Regioni, "totalmente estranee alla discussione di queste norme". Le conseguenze prevedibili, in caso di approvazione definitiva e di applicazione delle nuove norme saranno quindi, secondo la federazione, un aumento di spesa senza regia di sistema, un contrasto netto con le competenze delle Regioni (non esclusi nuovi ricorsi costituzionali), rischi tecnici notevoli nella qualità delle prestazioni. "Le famiglie, i cittadini hanno bisogno di risposte concrete, vogliono vedere servizi che funzionino, interventi di prevenzione e innovazione, capacità di comprendere e attrezzarsi per i nuovi fenomeni che emergono nel consumo e nell'abuso di sostanze. Questo ddl e le volontà sottese parlano e si occupano d'altro". "Noi proseguiremo con lo sviluppo del modello di Alta Integrazione per un intervento qualificato e flessibile sul territorio, a cui hanno aderito il 95% degli enti pubblici e privati accreditati attualmente a intervenire nel settore in Italia".

"La legge sull'uso e lo spaccio di droga ora in vigore rappresenta il giusto equilibrio tra la lotta contro la criminalità e l'attenzione rivolta verso i disperati che fanno uso di droga. Il provvedimento approvato in Senato mette sullo stesso piano tutti, ma i 'poveri cristi' finiranno in galera mentre i potenti continueranno a restare in giro a spacci are". Così Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori.

"Bisogna liberarsi di questa normativa liberticida al più presto e con ogni mezzo". Lo afferma Mauro Bulgarelli, deputato dei Verdi. "Intanto bisognerà fare la più dura opposizione alla Camera e, se non dovesse servire, l'Unione, se vincerà le elezioni, dovrà inserire il ddl Fini tra quelle leggi inemendabili, da abrogare subito". "Un provvedimento così iniquo e stolidamente repressivo, infatti meno resta in vigore meglio è; questa è l'indicazione che ci proviene dalla stragrande maggioranza degli operatori, delle strutture che operano sul territorio, dalle stesse famiglie, tutti preoccupati dalle conseguenze giudiziarie che questa stretta repressiva comporterebbe per la vita di milioni di consumatori di droghe leggere". "Per rendere breve e difficile la vita di questa legge occorrerà inoltre intercettare e sintonizzarsi con tutte le iniziative provenienti dalla società civile, dalla disobbedienza civile alle proposte di referendum abrogativo, perché è necessario respingere, insieme alla legge, la cultura oscurantista che l'ha generata e che si profila minacciosa sulla società ".

"La sinistra promette che se andrà al governo abrogherà la legge Fini antidroga e antispaccio? I cittadini italiani che si sentono nemici degli spacciatori, dei mercanti di morte, di quelli che ammazzano i nostri figli nel corpo e nello spirito; le famiglie di questo Paese che hanno vissuto sulla propria pelle la tragedia della droga; gli elettori cattolici hanno un motivo in più per votare per la destra". Lo afferma il senatore Riccardo Pedrizzi, responsabile nazionale di An per le politiche della famiglia. "La legge Fini antidroga e antispaccio afferma un principio sacrosanto: drogarsi è un delitto (contro la libertà, la volontà razionale, la propria personalità, la dignità, la salute, la vita e la società nella sua interezza), non un diritto. Coloro che avversano questa legge e minacciano di abrogarla, dunque, avversano il principio che essa afferma e propugnano la libertà di drogarsi. Ed è oltremodo significativo che tra essi vi siano i cattolici del centrosinistra, sempre più sedicenti e sempre più subalterni alla cultura relativista, nichilista e libertaria". "Quanto a Pannella e alla sua solita minaccia dei referendum abrogativi è una pistola ormai scarica. Faranno la stessa fine dei referendum abrogativi della legge sulla procreazione medicalmente assistita. Spiegheremo infatti agli italiani quello che non fu loro spiegato nel 1993, e cioé che se votassero sì autorizzerebbero non soltanto il consumo personale, ma anche lo spaccio della droga, consentendo ai venditori di morte di poter continuare, impunibili, tranquilli e indisturbati, a uccidere fisicamente e psichicamente i nostri figli".

Le dichiarazioni del segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, contro la legge sulla droga, sono al di là della decenza. Lo sostiene il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano. "E' più che comprensibile che la campagna elettorale faccia aumentare i decibel di chi già grida di solito. Altrettanto comprensibile che un libertario professionale urli di fronte alla concreta possibilità che sia approvata la nuova legge sulla droga. C'é però un limite di decenza, costituito dal rispetto elementare per la verità: e il segretario del Partito radicale, e chi lo accompagna nelle sue esternazioni, lo ha superato da tempo". "Come fa Capezzone a dire che con le nuove norme 5 o 6 spinelli manderanno automaticamente in carcere, quando il limite che integra la detenzione penalmente illecita deve ancora essere stabilito dal decreto del ministro della Salute? Come fa a profetizzare che decine di migliaia di tossicodipendenti entreranno in carcere con la 'legge Fini', quando quest'ultima permette di evitarlo in vario modo, in presenza di un recupero in atto, anche col servizio pubblico, e con limiti più ampi di quelli attuali?". "La corretta applicazione delle disposizioni che il Parlamento sta per varare permetterà di avere meno tossicodipendenti in carcere e più recuperi avviati: potrebbe apprezzarne gli effetti perfino Capezzone!".

"Chi vuole abrogare la legge Fini antidroga e antispacci o ritiene che drogarsi sia lecito e fa il tifo per quelli che vanno davanti alle scuole a spacciare morte ai nostri figli": è il duro commento del senatore Michele Bonatesta, della direzione nazionale di An. "La legge Fini mira a introdurre un'intelligente repressione dello spaccio e a manifestare contrarietà anche verso il semplice uso e la detenzione della droga. Questo, però, non comporta il ricorso alla pena, e si traduce in graduali provvedimenti di tipo amministrativo, collocati a coprire, con intensità crescente, anche la zona grigia posta fra il consumo e lo spaccio, dal momento che anche la mera detenzione di apprezzabili quantità di stupefacenti si é dimostrata costituire significativo punto di partenza per la diffusione del fenomeno". "Le nuove sanzioni previste nel provvedimento vogliono coniugare prevenzione, repressione e recupero. Si pensi solo alle sanzioni amministrative che sono guidate da sapienti criteri di gradualità". "La stessa, saggia intensità crescente è applicata alle sanzioni penali: per fatti di lievi entità è prevista una pena da uno a sei anni di reclusione; chi commette tali fatti e non vuole affrontare un percorso di recupero, può usufruire di una nuova possibilità: invece di andare in carcere, può svolgere un lavoro di pubblica utilità per l'intera durata della pena detentiva. In questo modo il soggetto che non si sente pronto per il recupero, potrà affrontarlo ugualmente attraverso il lavoro". "In sostanza con tale normativa lo Stato esprime un giudizio chiaramente negativo sulla droga e il suo semplice uso, ma vuole anche investire sulla prevenzione della tossicodipendenza e sul recupero di chi ne è rimasto vittima".

"Grave per i giovani, per i tossicodipendenti e le loro famiglie, per la situazione delle carceri italiane": il Gruppo Abele giudica negativamente le nuove norme. L'associazione fondata da Don Luigi Ciotti riassume in quattro punti il proprio dissenso. "Primo: l'equiparazione tra droghe leggere e pesanti mette sostanze, effetti e persone molto diverse sullo stesso piano - si legge in un comunicato - e porterà inevitabilmente nel circuito carcerario molti assuntori di sole droghe leggere". In secondo luogo, la nuova normativa limita fortemente la discrezionalità del giudice "quando definisce per legge chi è tossicodipendente e chi spacciatore e determina la quantità". Pollice verso anche contro la previsione dell'accesso ai programmi di trattamento in sostituzione della pena, perché la comunità terapeutica "rappresenta uno strumento efficace solo se la persona che ne fruisce può sceglierla liberamente giorno per giorno". Quarto punto contestato è l'introduzione della certificazione dello stato di tossicodipendenza, finora appannaggio esclusivo dei servizi pubblici, anche da parte dei privati. "Oggi le comunità hanno molti posti vuoti e potrebbe esserci una sorta di conflitto di interessi, vale a dire un invio più facile, per far tornare i conti, non nell'interesse della persona, ma della struttura".

"La nuova normativa sulla droga è sbagliata ma il referendum non può essere il riflesso automatico. Potrebbe essere addirittura controproducente". Lo dice il leader dei Riformatori Liberali Benedetto Della Vedova. "Come ha dimostrato la recente esperienza referendaria, il referendum rischia di produrre effetti contrari a quelli voluti e cioé di confermare la normativa messa in discussione, perché mobiliterebbe una maggioranza di favorevoli che si sommerebbero agli astenuti". Ciò non toglie, aggiunge Della Vedova, che il disegno di legge sulla droga sia "un errore gravissimo, fondato sull'equiparazione 'inventata' tra droghe leggere e droghe pesanti". "Da un punto di vista elettorale adottare un atteggiamento così punitivo nei confronti di un comportamento socialmente diffuso comporti rischi soprattutto per quei partiti, come Forza Italia, che di fronte a questi problemi hanno un atteggiamento pragmatico e non ideologico". "Bisogna badare agli effetti della normativa e non fare 'guerre' o 'lotte'. E gli effetti del dl Fini li conosciamo, sono quelli già prodotti dalla Iervolino Vassalli".

"Prodi ci dica se è vero quanto afferma Livia Turco e cioé che il centrosinistra è a favore 'di una netta depenalizzazione delle droghe' ". Lo chiede Elisabetta Gardini, portavoce di Forza Italia. "Quello che sta uscendo sempre più è una sinistra ideologica, radicale e in totale assenza di valori che tenta di accaparrarsi voti promettendo impunità da una parte e privilegi dall'altra".

Maurizio Gasparri, esponente di An coordinatore dell'intergruppo parlamentare 'per la liberta' dalla droga, commenta ironicamente l'annuncio di Marco Pannella di voler proporre due referendum contro la legge sulla droga in corso di approvazione, invitando l'esponente della Rosa nel pugno a "bere un bicchiere d'acqua" per avere le "idee più fresche". "Ma Pannella ha ancora il coraggio di proporre referendum?" e "non è ancora contento delle disfatte referendarie subite su vari fronti?", si domanda Gasparri. "Francamente l'annuncio di voler abrogare la nuova legge sulle tossicodipendenze attraverso un referendum non trova alcun ragionevole commento. Pannella si beva un bicchiere d'acqua. Avrà le idee più fresche. La legge si farà e non sarà c

ancellata né dalla sinistra in Parlamento né da Pannella con il referendum". "La legge sulla droga è stata voluta fortemente da Alleanza Nazionale. Finalmente fa chiarezza della demagogia di chi combatte la droga soltanto a parole". Così il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli. "Questa legge ha visto impegnato in prima persona il presidente Fini per quasi tutta la legislatura. Portarla all'approvazione prima della scadenza dei cinque anni lo considero un successo. Ciò nell'interesse di tanti giovani e di tante famiglie. Chi ha un problema di droga in casa sa perfettamente che non deve essere criminalizzato né il ragazzo né la famiglia. Vanno aiutati, ma bisogna riportare a verità quelli che sono i reati".

Una legge introdotta "con un metodo senza precedenti, con il quale An ha inserito nel decreto sulle Olimpiadi, in periodo ormai di campagna elettorale, norme che la destra non ha avuto il coraggio di portare in aula in questi cinque anni". E' duro il giudizio di Pietro Folena, deputato indipendente del Prc. Per Folena c'é un problema costituzionale nella non omogeneità della materia con quella del decreto cui è stata ancorata, ma non solo. "Migliaia di ragazzi finiranno sotto processo e saranno criminalizzati, finendo per essere esposti a 'raccontare' penalmente vicende che invece andrebbero semmai legate ad altri problemi che in Italia non si vuole affrontare: quelli dell'alcolismo e delle altre forme di dipendenza". Ma intanto il decreto varato ieri "é vergognoso e noi faremo una battaglia dura".

Giulio Manfredi (esponente torinese della Rosa nel Pugno) ha dichiarato:
"Le vie del Signore sono infinite: le prossime Olimpiadi di Torino hanno permesso al governo Berlusconi di far passare ieri al Senato, infarcendo fino a stravolgerlo il decreto-legge sulle Olimpiadi della neve, una nuova legge sulla droga che riporta l'Italia al 1954, quando fu approvata (L. 1041/54) una disciplina delle tossicodipendenze che prevedeva un unico elenco degli stupefacenti, proprio come quello approvato ieri (dalla cannabis alla cocaina, si è fatto di tutta l'erba un'unica tabella).
Gianfranco Fini ha dichiarato ieri sera nel programma di Ferrara che la maggioranza non era abbastanza coesa per approvare la sua legge secondo le procedure normali; si è dovuto violentare ancora una volta la Costituzione (dove sono i requisiti di necessità ed urgenza? Dov'è il requisito dell'omogeneità del contenuto, in un decreto che va dalle Olimpiadi invernali al Fondo per l'usura a misure contro il terrorismo internazionale al ritorno al passato sugli stupefacenti?), in nome di "fini" superiori. E al danno si aggiunge la beffa; alle obiezioni sulle soglie di principio attivo che trasformeranno il consumatore in spacciatore, la risposta di Fini è che non è possibile discuterne finchè "la scienza" (sic), cioè il Ministero della Salute, non le avrà fissate. E' come se Bettino Craxi avesse fatto approvare la sua controriforma proibizionista (legge 162 del 1990, tristemente nota come "Iervolino-Vassalli") dentro le norme per i Mondiali di Calcio in Italia del 1990! Ma Craxi non si sarebbe mai abbassato a questo livello, non avrebbe accettato che il Parlamento fosse ridotto a un "votificio", amputato dell'indispensabile dibattito dalla mannaia del voto di fiducia. La legge "Iervolino-Vassalli-Craxi" fu il frutto di un grande confronto durato due anni e proseguito poi fino al referendum, lanciato da Marco Pannella già nel settembre 1991, che portò nell'aprile 1993 alla riscrittura di tale legge.
Non tutto è ancora perduto se l'Unione saprà per una volta unirsi alla Camera dei Deputati in difesa delle prerogative del Parlamento e se il Presidente Ciampi dichiarerà in difesa della Costituzione.".

Paolo Cento, dei Verdi, si schiera fin d'ora per il referendum contro la nuova legge sulla droga, in corso di approvazione. "Se passano le nuove norme sulla droga, non ci resta che ricorrere al referendum, attivando subito i comitati promotori" afferma Cento, per il quale, comunque, "intanto dobbiamo impegnarci per una dura battaglia alla Camera contro una legge vergognosa, uno spot elettorale che avrà gravi conseguenze sul sistema carcerario". Infine sostiene che l'Unione dovrebbe "superare le timidezze, preparando il terreno ad una battaglia di civiltà. cioé la legalizzazzione della cannabis".

Giovanni Burtone, della Margherita, dà dell'"arrogante" a Maurizio Gasparri, di An, che aveva respinto le critiche di Romano Prodi alla legge sula droga. definendolo "incompetente, come in tantissime altre materie". "Gasparri - accusa Burtone - si dimostra il solito arrogante nei confronti delle giustissime osservazioni di Romano Prodi". "Saranno invece ben poche le cose che avrà letto e capito da ministro, considerato che la legge che porta il suo nome sulle emittenti tv l'hanno scritta altri". "Non solo l'Unione ha letto le norme inserite nel decreto sulle Olimpiadi di Torino ma le ha lette talmente bene da accorgersi della loro assurdità e della loro pericolosità constatando addirittura l'assenza delle tabelle". Ora, "il rischio è quello di mandare in galera tanti ragazzi accanendosi contro i tossicodipendenti e non affrontando seriamente il contrasto del traffico e dei trafficanti di morte". Per Burtone, "agitare lo scalpo di un testo di legge, avversato dalla stragrande maggioranza degli operatori e dalle Acli, dalla Cisl dall'Agesci, sulla pelle delle persone e delle famiglie è la becera e volgare propaganda della destra".

Una legge che potrebbe non passare il vaglio di un giudizio di costituzionalità. Così giudica le nuove norme sulla droga Eligio Resta, docente di Filosofia e sociologia del diritto ed ex consigliere laico del Csm, a margine del convegno romano di "Antigone". Punti critici della legge, secondo il giurista, sarebbero fra l'altro gli aspetti che hanno a che fare con la necessità della norma stessa, alla luce del carattere dubbio del reato, e la proporzionalità della pena. Ma anche questo provvedimento, osserva, si inserisce in quella "legislazione pessima e incostituzionale" e in quel "ritorno a forme preilluministiche" del sistema giuridico che Resta vede anche in altri recenti provvedimenti varati dall'attuale maggioranza. "Ma se il Parlamento viene esautorato sono il Capo dello Stato e la Costituzione ad essere chiamati a vigilare sulla costituzionalità dei provvedimenti". Di fronte ad una concezione "muscolare" della politica in cui è la legge dei numeri della maggioranza a dominare. "Non si possono fare le leggi solo per il fatto che si ha la maggioranza", perché alcune questioni per loro stessa natura "si sottraggono, in democrazia, alla tirannia della maggioranza". E così sbagliava il ministro Castelli quando diceva al plenum del Csm, conclude, "di aver messo mano alla riforma per tener fede ad un patto con i suoi elettori".

Azione Giovani, movimento giovanile di An, plaude alle nuove norme sulla droga che hanno avuto il primo via libera ieri dal Senato e si dice pronto a difendere questa legge, "se la proposta di Marco Pannella di indire un referendum andrà in porto, iniziando una campagna volta all'astensione". "Il voto di fiducia alla legge sulla droga è una grande vittoria per il centrodestra" afferma Giorgia Meloni, presidente nazionale, che ne attribuisce gran parte del merito a Gianfranco Fini, "che ha avuto il coraggio di farsi promotore di una norma che non fa distinzioni di convenienza: la droga è droga, appunto". Quanto al leader dei Radicali, i giovani di An continuano a sperare che Pannella, dopo lo sciopero della fame e della sete, proponga un giorno lo sciopero della marijuana". "Ne guadagnerebbe in salute" conclude.
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