Italia. Giovanardi: non vogliamo i tossici in carcere
"Le convenzioni internazionali non fanno differenza, per quanto riguarda lo spaccio, tra droghe pesanti e leggere. Aver quindi parificato le tabelle e' conforme alle convenzioni internazionali": lo afferma il ministro Carlo Giovanardi, replicando alle precisazioni del responsabile tossicodipendenze del Cnca, Riccardo De Facci. Premesso che si sta parlando di spaccio, non di consumo, e che "il governo non intende fare sconti agli spacciatori", Giovanardi aggiunge che "se si vuole discutere su quale debba essere, nelle tabelle, il confine tra consumo personale e spaccio, e' assolutamente giusto che ci confrontiamo e ne discutiamo, e la Conferenza di Palermo e' proprio il luogo adatto per parlarne". Poi, aggiunge il ministro, "bisogna tener conto che l'aver innalzato a sei anni di condanna la possibilita' di accesso alle pene alternative in comunita' significa che i piccoli spacciatori tossicodipendenti comunque non finiscono in carcere ma possono rimanere in comunita' a fare la terapia di recupero". "Quindi non e' vero, come si dice, che noi vogliamo mandare i tossici in carcere: noi vogliamo punire gli spacciatori e recuperare coloro che sono schiavi della droga"."Il ministro Giovanardi sa bene che costruendo una sola tabella in cui vengono incluse tutte le sostanze stupefacenti, leggere e pesanti, e definendo le pene su questa tabella, che e' parificabile alla vecchia tabella delle droghe pesanti, sposta la pena minima per tutti i detentori di quantita' che superano la dose minima giornaliera a sei anni, mentre attualmente e' di quattro anni per le droghe leggere". Cosi' Riccardo De Facci, responsabile tossicodipendenze del Cnca (Coordinamento nazionale comunita' di accoglienza), replica alle dichiarazioni del ministro. "Non solo questa tabella vanifica i referendum del 1993, ma innalza per tutti i giovani consumatori la pena minima a cui verranno sottoposti se trovati in possesso di quantita' esuberanti la dose minima". "In questo modo era evidente e necessario, per poter rendere accessibili le pene alternative, spostare da 4 a 6 anni il livello di pena per l'accesso a queste pene alternative, come e' stato previsto nello stralcio". "Quindi negare l'innalzamento della pena per una gran parte dei consumatori vuol dire manipolare la realta'. Siamo comunque preoccupati che anche questo innalzamento di accesso alle pene alternative a 6 anni possa essere vanificato dalla proposta di legge ex-Cirielli, che prevede il dimezzamento della possibilita' di accesso alle pene alternative per persone recidive, anche di piccoli reati, come purtroppo sono molti dei nostri tossicodipendenti".
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