Italia. Giuristi e ricercatori: la ricerca sulle staminali embrionali e' legale
La ricerca sulle cellule staminali embrionali in Italia e' non soltanto possibile, ma legittima. Lo hanno detto lo scorso 14 luglio a Roma i rappresentanti dei sei gruppi di ricerca che lavorano sulle cellule derivate da embrioni ottenute all'estero e che per la prima volta hanno deciso di presentarsi in pubblico costituendo il Gruppo dei ricercatori italiani sulle cellule staminali. La legittimita' e la compatibilita' della ricerca sulle cellule di derivazione embrionale e' stata confermata anche da giuristi ed esperti di bioetica che hanno partecipato all'incontro.
L'incontro, ha detto il presidente della Consulta di Bioetica, Maurizio Mori, e' "un evento fortemente pubblico perche' le ricerche in corso sono tali da modificare la struttura della nostra esistenza futura". Le ricerche sulle staminali embrionali, che per la prima volta in Italia sono state presentate in un quadro completo, promettono nuovi strumenti per studiare malattie e in futuro mettere a punto nuove cure, per identificare nuovi farmaci o testarne gli effetti senza ricorrere alla sperimentazione animale, e infine aprono la via al trapianto cellulare, l'obiettivo che secondo i ricercatori e' il piu' complesso e lontano.
Tuttavia, affermano ricercatori e giuristi, dopo la campagna referendaria sulla legge 40 e dopo le affermazioni piu' recenti seguite al ritiro del veto dell'Italia alla dichiarazione etica sull'embrione in sede europea, si e' diffuso un clima che da' 'la sensazione di essere dei cospiratori", ha osservato uno dei pionieri della fecondazione artificiale in Italia, Carlo Flamigni. Anche per il giurista Amedeo Santosuosso, giudice della Corte di Appello di Milano, si e' diffusa la sensazione che "tutto sia proibito e che la ricerca scientifica che ha a che fare con le cellule staminali sia un mostro che la legge 40 argina". In realta', ha proseguito Santosuosso, la legge 40 vieta di manipolare embrioni, ma non cellule staminali di derivazione embrionale. "Questo tipo di ricerca in se' non pone problemi di tipo giuridico o etico perche' e' una ricerca condotta su materiale biologico di origine umana".
Dello stesso parere il giurista Emilio Dolcini, dell'universita' di Milano, per il quale la legge 40 lascia in realta' alcune possibilita' di apertura alla ricerca sulle staminali embrionali.
L'art. 13, per esempio, vieta la sperimentazione sugli embrioni ma questo, ha osservato Santosuosso, "e' un divieto che non tocca le ricerche sulle staminali di derivazione embrionale". Il genetista Antonino Forabosco, dell'universita' di Modena, ha precisato che le cellule staminali totipotenti utilizzate nei laboratori, sono prelevate dagli embrioni di cinque-sette giorni. In genere il termine "embrione" viene utilizzato fin dall'unione di spermatozoo e ovocita, "ma fino alla quarta settimana non c'e' un individuo", ha aggiunto Forabosco citando la terminologia recentemente proposta da una rivista scientifica internazionale prestigiosa come Nature.
Il punto 1 dell'art.14 della legge 40 vieta la soppressione di embrioni e di conseguenza vieta la possibilita' di ottenere in Italia linee di cellule di derivazione embrionali. Non vieta pero' di utilizzare linee cellulari esistenti e non prodotte in Italia, come stanno facendo i sei gruppi di ricerca riuniti .
***
Questa la lettera aperta al Presidente del Consiglio Romano Prodi dal Gruppo di ricercatori italiani sulle cellule staminali embrionali.
Oggetto: Perché la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane non e' un inutile "optional", ma è doverosa per il progresso della scienza ed è una pratica legalmente permessa in Italia.
Egregio Presidente,
Noi ricercatori, che, in Italia, stiamo conducendo studi su linee di cellule staminali embrionali preparate all'estero, ci siamo riuniti in un Gruppo indipendente ed abbiamo organizzato per oggi un Convegno di studio a Roma per presentare all'opinione pubblica le nostre ricerche scientifiche e per affermare la assoluta legittimità degli studi che stiamo facendo.
Le inviamo questa Lettera Aperta per informarLa dei principali risultati del nostro Convegno e per chiedere il sostegno del Governo e Suo alle nostre ricerche.
A questo proposito ribadiamo che:
- le ricerche sulle cellule staminali embrionali sono campo di frontiera, nuovo e ricco di prospettive, potenzialita' e quindi anche di speranze. Esse contribuiranno all'avanzamento delle conoscenze sulle malattie, permettendoci di elevare il livello di lotta alle patologie, con benefici per l'umanità tutta.
- le ricerche sulle cellule staminali embrionali sono necessarie quanto quelle sulle staminali adulte. Non esiste contrapposizione tra queste ricerche ma complementarità. Le scoperte sulle prime costantemente favoriscono gli studi sulle altre, e viceversa. Non vi è alcuna certezza che la ricerca sulle sole staminali adulte possa garantire la cura di tutte le malattie umane. Per questo e' "scientificamente sbagliato" impedire questa sinergia.
- la percezione, da alcuni veicolata all'opinione pubblica, che le cellule staminali siano un "mero strumento di trapianto", e' frutto di una comunicazione superficiale e deviante. Non c'e' niente di piu' sbagliato. Ad esempio, le cellule staminali embrionali presentano caratteristiche tali da renderle un preziosissimo elemento di conoscenza per giungere a capire lo sviluppo dei nostri tessuti, le molecole implicate o come si ammalino alcune delle nostre cellule. Non solo, esse possono essere usate per sviluppare e valutare gli effetti biologici di farmaci e vaccini o per capire la tossicita' di composti dannosi alla salute del feto. Il trapianto cellulare rappresenta, quindi, soltanto uno dei potenziali ambiti applicativi delle cellule staminali, siano esse embrionali o adulte.
- la "curiosa" campagna secondo cui la ricerca sulle staminali embrionali sarebbe finanziata da non bene identificate "lobby internazionali", attente solo all'aspetto economico è falsa, inconsistente e faziosa. Al contrario, queste ricerche sono, per la quasi totalita', rigorosamente controllate e sostenute economicamente da Enti Pubblici e da Fondazioni.
- l'affermazione secondo cui il finanziamento per la ricerca sulle staminali embrionali "sottragga ingenti fondi" a quella sulle staminali adulte è altrettanto falsa. Il Ministero della Ricerca ha già messo in evidenza che le staminali di origine embrionale compaiono in un numero esiguo di progetti Europei e che hanno ricevuto una frazione irrisoria del budget complessivo. All'atto pratico, i due campi si sostengono l'un l'altro, anche come possibilita' di accesso ai fondi per la ricerca. Non si tratta di due strade parallele ma di una rete di conoscenze che si intersecano. Dimostrazione e' che molti scienziati nel mondo ed anche italiani, nei laboratori, lavorano sia sulle une che sulle altre.
- tutti i ricercatori che lavorano solo sulle staminali adulte, devono avere l'onesta' scientifica e intellettuale di ricordare, sempre, a sé stessi, alla gestione politica e all'opinione pubblica quanto beneficino e beneficieranno delle ricerche sulle staminali embrionali. Devono ricordare quanti vantaggi conoscitivi traggono dal partecipare a progetti internazionali di ricerca che contemplano entrambi i tipi cellulari. E quanto i risultati ottenuti siano interdipendenti. Qualcuno, correttamente, lo fa. Qualcun altro invece no. Non farlo e' grave e fuorviante nei confronti della societa' intera. Peggio ancora è alimentare il clima di sospetto e l'azione tesa a screditare la ricerca sulle staminali embrionali.
- la ricerca sulle cellule staminali embrionali in Italia e' legale. Non contravviene alcuna legge e neanche le disposizioni previste dalla legge 40/2004 (artt. 13 e segg.). Sosteniamo inoltre che, anche dal punto di vista etico, le nostre ricerche sono pienamente legittime e doverose. Non è questa la sede per affrontare il tema dell'embrione, ma quello che è certo oltre ogni ragionevole dubbio è che una cellula staminale embrionale non è un embrione, e che lavorare su queste cellule non equivale affatto a lavorare su un embrione.
- i nostri progetti di ricerca sono stati approvati e sono sottoposti a monitoraggio da parte di un Comitato etico indipendente che si è fatto garante della loro rilevanza scientifica e della legittimità dei finanziamenti, nonché dell'osservanza della normativa vigente (anche Regionale) e della consonanza all'etica. Ci impegniamo a continuare questa prassi ed a rendere conto a Lei e all'opinione pubblica di quanto andiamo facendo e progettiamo di ricercare.
- la libertà di ricerca scientifica è principio sacrosanto accolto ed esplicitato nella nostra Costituzione. Vorremmo che alle dichiarazioni seguano i fatti anche per quanto riguarda il nostro settore di ricerca. Siamo preoccupati che la Carta fondamentale della nostra società sia violata non dai nostri studi, ma da chi tenta di limitare la libertà di ricerca sulla scorta di strumentali e ingiustificate interpretazioni restrittive della Legge 40/2004.
Come scienziati chiediamo che alle nostre ricerche innovative sia dato il giusto rilievo, e siamo aperti a qualsiasi confronto trasparente e costruttivo. Siamo pronti e sempre disponibili a presentare in pubblico ciò che stiamo facendo, perché la scienza è un'attività che deve essere sempre svolta nella totale trasparenza e nel dialogo argomentato - senza pregiudizi.
La invitiamo a venire a visitare i nostri laboratori per prendere atto di quel che stiamo facendo, mostrando attenzione alle ricerche in corso.
Signor Presidente, sostenga e favorisca le nostre ricerche nelle forme a Lei possibili, perché queste ricerche sono parte significativa e fondamentale del bene comune: la salute di domani si garantisce soprattutto con le scelte di oggi. Un paese come l'Italia non può sottovalutare le nuove opportunità che si sono aperte sul piano scientifico in questo settore. È per questo che ci siamo rivolti direttamente a Lei sicuri di trovare considerazione e sostegno.
Il Gruppo dei Ricercatori Italiani sulle Cellule Staminali Embrionali
- Elena Cattaneo (Università di Milano)
- Gianluigi Condorelli (I.R.C.C.S. Multimedica, Milano, Fondazione Parco Biomedico San Raffaele Roma)
- Cesare Galli (LTR-CIZ, Spallanzani, Cremona, Università di Bologna)
- Fulvio Gandolfi (Università di Milano)
- Alessandro Mugelli (Università di Firenze)
- Federica C. Sangiuolo (Università di Roma "Tor Vergata")
- Giuseppe Novelli (Università di Roma "Tor Vergata" e Università dell'Arkansas)
***
REAZIONI
"La nostra stessa Carta costituzionale prevede quell'autonomia e liberta' della ricerca che oggi nel dibattito interno alla comunita' scientifica europea e internazionale si misura sempre piu' spesso con il nesso tra scienza, coscienza e spirito di cautela": lo rileva il ministro dei Diritti e delle Pari opportunita', Barbara Pollastrini, nel messaggio al Gruppo dei ricercatori italiani sulle cellule staminali che si e' riunito per la prima volta oggi a Roma.
"La comunita' scientifica italiana, con la ricchezza delle sue competenze e il suo pluralismo, e' una grandissima risorsa per la credibilita' e la stessa possibilita' di crescita economica e civile del Paese", prosegue il messaggio.
Il ministro dichiara inoltre di conoscere da tempo "la qualita' professionale e deontologica" dei ricercatori riuniti nel Gruppo e di avere avuto modo, recentemente "di visitare sia alcuni dei centri avanzati dove si e' sviluppata la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sia i centri dove prosegue nel nostro Paese la ricerca sulle cellule staminali adulte. Questa mia attenzione proseguira' anche in futuro nel rispetto di quello spirito di ascolto, dialogo e confronto che, ritengo, debba ispirare la politica e la nostra capacita' di stabilire con la comunita' scientifica una relazione di reciproca fiducia".
La ricerca sulle cellule staminali embrionali non va difesa soltanto con argomenti tecnici, ma "abbiamo il dovere di difendere la dignita' del nostro lavoro": cosi' il ginecologo Carlo Flamigni intervenendo all'incontro dei ricercatori sulle cellule staminali di derivazione embrionale.
"Sarebbe grave ragionare soltanto di tecnica" perche' "la ricerca e' un grande investimento sociale dai quali possono derivare vantaggi per migliorare la qualita' di vita dei suoi elementi piu' fragili e sofferenti. Per questo i ricercatori hanno doveri molto precisi verso la societa'". Alla luce di queste considerazioni, secondo Flamigni e' importante che un Paese finanzi la ricerca di base. E' una condizione cruciale, ha aggiunto, "per evitare che un ricercatore che non trova finanziamenti da parte dello Stato vada a cercarli altrove, ad esempio dall'industria farmaceutica, e che da quel momento potrebbe non essere piu' padrone dei suoi risultati".
Il lavoro del ricercatore, ha detto ancora, non dovrebbe essere essere guidato da un'etica religiosa: "una morale religiosa sarebbe limitativa in una societa' multietnica e multireligiosa". Per Flamigni e' "allora necessario affidarsi ad una morale di senso comune non dogmatica e capace di rispondere agli stimoli che vengono dalla conoscenza, una volta individuati con chiarezza limiti e obiettivi".
Non bisogna rinunciare "alla battaglia per migliorare la legge 40" sulla fecondazione assistita e va ribadito che la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha diritto a finanziamenti pubblici, cosi' come la ricerca sulle staminali adulte. Lo ha detto Lamberto Turci (Ds) parlando al convegno.
E' ottimista, Turci, sulla possibilita' di migliorare la legge 40. "Non credo che i questo Parlamento ci siano condizioni per cancellare lo spazio che la legge 40 ha lasciato alla ricerca sulle cellule staminali embrionali". Una ricerca, questa, della quale Turci ha ribadito "la piena legittimita'". Secondo il senatore Ds "e' l'offesa piu' clamorosa al principio di legalita' dire che in Italia c'e' un divieto implicito alle ricerche di questo tipo".
Va sfatato, ha proseguito, anche il "luogo comune secondo il quale l'Italia e' il luogo per eccellenza della ricerca sulle staminali adulte". Questa affermazione e', secondo Turci, il frutto di "una campagna molto bene orchestrata". Servirebbero invece "iniziative, come il convegno di oggi, capaci di riequilibrare i termini della questione, rendendo noto quanto si fa anche nella ricerca sulle cellule staminali embrionali", oltre che su quelle adulte. Due filoni di ricerca che sono complementari, come hanno affermato i ricercatori, e che "spesso si integrano e collaborano vicendevolmente". Per questo Turci ha rilevato che anche le ricerche sulle staminali embrionali "devono avere un loro riconoscimento".
I finanziamenti europei alla ricerca "devono interessare anche quegli studi italiani realizzati con cellule staminali embrionali importate dall'estero". A chiederlo e' Lanfranco Turci, parlamentare della Rosa nel Pugno, intervenuto al convegno.
Turci, che chiede una "rivendicazione" della presenza del 'made in Italy' in quest'ambito della ricerca, denuncia un vero e proprio "risentimento anti-Mussi", da parte di alcuni comparti della societa' civile, dopo la decisione del ministro dell'Universita' e Ricerca di ritirare l'adesione italiana alla pregiudiziale etica contro la ricerca sulle staminali embrionali. Eppure, secondo Turci, gli italiani non sarebbero contrari a questo tipo di studi, e la 'debacle' referendaria sarebbe legata a ben altri fattori, come la complessita' dei temi su cui gli italiani sono stati chiamati a pronunciarsi.
"Il 66% dei nostri connazionali, secondo uno studio ad hoc -gli fa eco Demetrio Neri, docente di bioetica dell'Universita' di Messina- sarebbe favorevole alla ricerca su staminali embrionali, il 18% l'ammetterebbe solo in casi speciali, mentre solo il 4% sarebbe del tutto contrario. Ebbene si abusa di una falsa verita' avvalendosi del risultato referendario. In realta' gli italiani sono i piu' aperti alla ricerca, secondi solo ai danesi".
"Neanche a farlo apposta, stamattina avevo denunciato la natura sfacciatamente politica della sentenza emessa ieri dalla Cassazione in tema di coppie di fatto, intravedendo la possibilita' di nuove 'invasioni' da parte della magistratura in settori che non sono loro, e a poche ore di distanza si e' verificato quanto temevo: un giudice della corte d'Appello di Milano, afferma, a proposito della procreazione medicalmente assistita, che in Italia la ricerca sulle cellule staminali embrionali e' legittima". E' quanto denuncia, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'.
Prosegue il comunicato: "questi signori che tentano di trovare in qualche modo l'aggiramento della legge 40 vadano a leggersi il comma 1 dell'articolo 13, che recita: 'E' vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano'". A seguito di questo "intervento improprio della magistratura si impone da parte del ministro Mastella un reale e serio intervento nei confronti di quella parte della magistratura stessa che intende, con le proprie opinioni, intende sostituirsi al parlamento".
A Pedrizzi e Volonte' risponde Lanfranco Turci: "Mi dispiace constatare che, evidentemente, gli onorevoli Volonte' e Pedrizzi non conoscono la legge 40 che hanno voluto con tanta tenacia. Quella legge non impedisce affatto la ricerca sulle cellule staminali embrionali importate dall'estero, tanto e' vero ci sono alcuni gruppi di ricercatori che conducono ricerche di eccellenza in questo campo. Il convegno di stamattina e' servito appunto per dare conto degli avanzamenti di queste ricerche da parte delle equipe che da anni si sono impegnate in collaborazione con centri di ricerca americani e di altri paesi europei".
"In Italia la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e' vietata dalla legge 40/2004, che assicura i diritti del concepito-embrione e proibisce ogni intervento su di esso che non sia finalizzato alla tutela della sua salute e, quindi, della sua vita". Lo dichiara in una nota Riccardo Pedrizzi (An), ricordando anche che "i referendum contro la legge 40 (in particolare il primo quesito) su cui gli italiani si sono espressi in maniera chiara e inequivocabile appena un anno fa, promossi anche dai ricercatori che adesso scrivono questa lettera aperta a Prodi, puntavano proprio a permettere sperimentazioni distruttive sull'embrione come, appunto, quella consistente nel prelievo da esso delle cellule staminali".
Secondo Pedrizzi, cioe', i ricercatori autori della lettera aperta a Prodi "prima hanno promosso dei referendum contro la legge 40 imputandole di non consentire la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e ora, dopo aver straperso quei referendum, sostengono che la normativa permette tale sperimentazione distruttiva sull'embrione". Continuano, dunque, le sue accuse: "E' chiaro che non ci vogliono stare, non vogliono accettare la democrazia, la volonta' popolare. E cercano in ogni modo di aggirare la legge in vigore, chiara e inequivocabile sia nella lettera che nello spirito". In conclusione, Pedrizzi sottolinea che "la legge 40, come tutte le leggi dello Stato, va applicata e rispettata, impedendo che l'essere umano possa essere trasformato in cavia e che su di esso si possa praticare la vivisezione. Vero Prodi?".
Ripensare al ruolo degli embrioni crioconservati, rendendo quelli danneggiati o 'abbandonati' per anni e anni disponibili per la produzione di staminali embrionali da utilizzare in ricerca. E' l'invito avanzato da Amedeo Santosuosso, giudice della Corte d'Appello di Milano, durante l'incontro dei ricercatori italiani.
"L'articolo 1 della legge 40 riconosce pari dignita' all'embrione rispetto agli altri soggetti coinvolti nella procreazione. Ma vi sono alcuni casi in cui - prosegue - tale tutela giuridica potrebbe venir meno. Pensiamo, ad esempio, a un embrione crioconservato da una decina d'anni. Qualora la 'madre' decidesse di sottoporsi all'impianto, sarebbe imprudente il medico favorevole all'impianto di quell'embrione 'vecchio' di 10 anni. In casi come questo e in casi in cui l'embrione dovesse rivelarsi inidoneo all'impianto, la tutela dell'articolo 1 della legge 40 verrebbe a mancare e, a questo punto, la ricerca in tal senso andrebbe favorita senza dover ricorrere all'importazione di staminali embrionali prodotte all'estero".
Gli studi italiani sulle cellule staminali embrionali importate dall'estero sono un 'escamotage' per sfuggire ai limiti imposti dalla legge 40 sulla fecondazione assistita. Lo afferma il Centro di Bioetica dell'universita' Cattolica diretto da Adriano Pessina, che, in una nota, critica duramente la posizione dei ricercatori che conducono questi studi, riuniti in un incontro a Roma. "L'importazione di cellule staminali derivate da embrione e' un chiaro tentativo di aggirare quanto stabilito dalla legge 40, dimenticando e tradendo lo spirito della legge che ha chiuso la strada a ogni ipotesi di ricerca sulle cellule staminali embrionali".
"Che la prassi dell'importazione di cellule staminali derivanti da embrione venga poi anche presentata come legittima, in base a un'interpretazione riduttivistica del testo giuridico, esprime l'immagine di un gruppo di ricercatori interessati a far valere la loro posizione, prescindendo dai contenuti etici del dibattito tuttora in corso all'interno della comunita' scientifica europea. Persuaso del fatto che l'etica sia universale e non conosca, dunque, confini geografici, il Centro di Bioetica della Cattolica esprime poi la sua preoccupazione per l'immagine di laicita' che emerge dalle dichiarazioni attribuite a Carlo Flamigni, incentrate sulla proposta di una scienza governata da un vuoto buon senso incapace di criticita'. Il Centro di Bioetica e', invece, convinto che la via della scienza sia in grado di coniugare con intelligenza e umanita' le istanze della ricerca e quelle dell'etica. Ci si augura, comunque, che il dialogo su questi temi continui a rimanere aperto", conclude la nota.
"E' vero la legge 40 non proibisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che provengono da linee cellulari acquistate". Lo ha detto Ignazio Marino, Ds, presidente della commissione sanita' del Senato, intervenuto in un dibattito alla Festa dell'Unita'. "In altre e' possibile oggi, nel nostro paese, fare ricerca sulle cellule staminali embrionali che vengono acquistate da linee cellulari prodotte all'estero".
Secondo il diessino e' necessario "cercare strumenti che consentano di fare la ricerca con le cellule staminali totipotenti che hanno le stesse caratteristiche di quelle embrionali e che possono essere prodotte attraverso un trasferimento nucleare che, bloccando un gene specifico, permette di ottenere cellule staminali di una struttura che viene chiamata embrioide e che non puo' essere impiantata".
Marino, tuttavia, indica delle strade "su cui ci si deve concentrare se si vuole fare un favore alla ricerca". Queste strade sono: cellule staminali adulte; cellule staminali cordonali; cellule staminali con caratteristiche delle embrionali; infine Marino parla della possibilita' di "identificare tra gli embrioni congelati quali non possono piu' dare origine ad un bambino. Stiamo lavorando anche in Parlamento per trovare finanziamenti per individuare in quale momento l'embrione perde capacita' riproduttiva".
L'incontro, ha detto il presidente della Consulta di Bioetica, Maurizio Mori, e' "un evento fortemente pubblico perche' le ricerche in corso sono tali da modificare la struttura della nostra esistenza futura". Le ricerche sulle staminali embrionali, che per la prima volta in Italia sono state presentate in un quadro completo, promettono nuovi strumenti per studiare malattie e in futuro mettere a punto nuove cure, per identificare nuovi farmaci o testarne gli effetti senza ricorrere alla sperimentazione animale, e infine aprono la via al trapianto cellulare, l'obiettivo che secondo i ricercatori e' il piu' complesso e lontano.
Tuttavia, affermano ricercatori e giuristi, dopo la campagna referendaria sulla legge 40 e dopo le affermazioni piu' recenti seguite al ritiro del veto dell'Italia alla dichiarazione etica sull'embrione in sede europea, si e' diffuso un clima che da' 'la sensazione di essere dei cospiratori", ha osservato uno dei pionieri della fecondazione artificiale in Italia, Carlo Flamigni. Anche per il giurista Amedeo Santosuosso, giudice della Corte di Appello di Milano, si e' diffusa la sensazione che "tutto sia proibito e che la ricerca scientifica che ha a che fare con le cellule staminali sia un mostro che la legge 40 argina". In realta', ha proseguito Santosuosso, la legge 40 vieta di manipolare embrioni, ma non cellule staminali di derivazione embrionale. "Questo tipo di ricerca in se' non pone problemi di tipo giuridico o etico perche' e' una ricerca condotta su materiale biologico di origine umana".
Dello stesso parere il giurista Emilio Dolcini, dell'universita' di Milano, per il quale la legge 40 lascia in realta' alcune possibilita' di apertura alla ricerca sulle staminali embrionali.
L'art. 13, per esempio, vieta la sperimentazione sugli embrioni ma questo, ha osservato Santosuosso, "e' un divieto che non tocca le ricerche sulle staminali di derivazione embrionale". Il genetista Antonino Forabosco, dell'universita' di Modena, ha precisato che le cellule staminali totipotenti utilizzate nei laboratori, sono prelevate dagli embrioni di cinque-sette giorni. In genere il termine "embrione" viene utilizzato fin dall'unione di spermatozoo e ovocita, "ma fino alla quarta settimana non c'e' un individuo", ha aggiunto Forabosco citando la terminologia recentemente proposta da una rivista scientifica internazionale prestigiosa come Nature.
Il punto 1 dell'art.14 della legge 40 vieta la soppressione di embrioni e di conseguenza vieta la possibilita' di ottenere in Italia linee di cellule di derivazione embrionali. Non vieta pero' di utilizzare linee cellulari esistenti e non prodotte in Italia, come stanno facendo i sei gruppi di ricerca riuniti .
Questa la lettera aperta al Presidente del Consiglio Romano Prodi dal Gruppo di ricercatori italiani sulle cellule staminali embrionali.
Oggetto: Perché la ricerca sulle cellule staminali embrionali umane non e' un inutile "optional", ma è doverosa per il progresso della scienza ed è una pratica legalmente permessa in Italia.
Egregio Presidente,
Noi ricercatori, che, in Italia, stiamo conducendo studi su linee di cellule staminali embrionali preparate all'estero, ci siamo riuniti in un Gruppo indipendente ed abbiamo organizzato per oggi un Convegno di studio a Roma per presentare all'opinione pubblica le nostre ricerche scientifiche e per affermare la assoluta legittimità degli studi che stiamo facendo.
Le inviamo questa Lettera Aperta per informarLa dei principali risultati del nostro Convegno e per chiedere il sostegno del Governo e Suo alle nostre ricerche.
A questo proposito ribadiamo che:
- le ricerche sulle cellule staminali embrionali sono campo di frontiera, nuovo e ricco di prospettive, potenzialita' e quindi anche di speranze. Esse contribuiranno all'avanzamento delle conoscenze sulle malattie, permettendoci di elevare il livello di lotta alle patologie, con benefici per l'umanità tutta.
- le ricerche sulle cellule staminali embrionali sono necessarie quanto quelle sulle staminali adulte. Non esiste contrapposizione tra queste ricerche ma complementarità. Le scoperte sulle prime costantemente favoriscono gli studi sulle altre, e viceversa. Non vi è alcuna certezza che la ricerca sulle sole staminali adulte possa garantire la cura di tutte le malattie umane. Per questo e' "scientificamente sbagliato" impedire questa sinergia.
- la percezione, da alcuni veicolata all'opinione pubblica, che le cellule staminali siano un "mero strumento di trapianto", e' frutto di una comunicazione superficiale e deviante. Non c'e' niente di piu' sbagliato. Ad esempio, le cellule staminali embrionali presentano caratteristiche tali da renderle un preziosissimo elemento di conoscenza per giungere a capire lo sviluppo dei nostri tessuti, le molecole implicate o come si ammalino alcune delle nostre cellule. Non solo, esse possono essere usate per sviluppare e valutare gli effetti biologici di farmaci e vaccini o per capire la tossicita' di composti dannosi alla salute del feto. Il trapianto cellulare rappresenta, quindi, soltanto uno dei potenziali ambiti applicativi delle cellule staminali, siano esse embrionali o adulte.
- la "curiosa" campagna secondo cui la ricerca sulle staminali embrionali sarebbe finanziata da non bene identificate "lobby internazionali", attente solo all'aspetto economico è falsa, inconsistente e faziosa. Al contrario, queste ricerche sono, per la quasi totalita', rigorosamente controllate e sostenute economicamente da Enti Pubblici e da Fondazioni.
- l'affermazione secondo cui il finanziamento per la ricerca sulle staminali embrionali "sottragga ingenti fondi" a quella sulle staminali adulte è altrettanto falsa. Il Ministero della Ricerca ha già messo in evidenza che le staminali di origine embrionale compaiono in un numero esiguo di progetti Europei e che hanno ricevuto una frazione irrisoria del budget complessivo. All'atto pratico, i due campi si sostengono l'un l'altro, anche come possibilita' di accesso ai fondi per la ricerca. Non si tratta di due strade parallele ma di una rete di conoscenze che si intersecano. Dimostrazione e' che molti scienziati nel mondo ed anche italiani, nei laboratori, lavorano sia sulle une che sulle altre.
- tutti i ricercatori che lavorano solo sulle staminali adulte, devono avere l'onesta' scientifica e intellettuale di ricordare, sempre, a sé stessi, alla gestione politica e all'opinione pubblica quanto beneficino e beneficieranno delle ricerche sulle staminali embrionali. Devono ricordare quanti vantaggi conoscitivi traggono dal partecipare a progetti internazionali di ricerca che contemplano entrambi i tipi cellulari. E quanto i risultati ottenuti siano interdipendenti. Qualcuno, correttamente, lo fa. Qualcun altro invece no. Non farlo e' grave e fuorviante nei confronti della societa' intera. Peggio ancora è alimentare il clima di sospetto e l'azione tesa a screditare la ricerca sulle staminali embrionali.
- la ricerca sulle cellule staminali embrionali in Italia e' legale. Non contravviene alcuna legge e neanche le disposizioni previste dalla legge 40/2004 (artt. 13 e segg.). Sosteniamo inoltre che, anche dal punto di vista etico, le nostre ricerche sono pienamente legittime e doverose. Non è questa la sede per affrontare il tema dell'embrione, ma quello che è certo oltre ogni ragionevole dubbio è che una cellula staminale embrionale non è un embrione, e che lavorare su queste cellule non equivale affatto a lavorare su un embrione.
- i nostri progetti di ricerca sono stati approvati e sono sottoposti a monitoraggio da parte di un Comitato etico indipendente che si è fatto garante della loro rilevanza scientifica e della legittimità dei finanziamenti, nonché dell'osservanza della normativa vigente (anche Regionale) e della consonanza all'etica. Ci impegniamo a continuare questa prassi ed a rendere conto a Lei e all'opinione pubblica di quanto andiamo facendo e progettiamo di ricercare.
- la libertà di ricerca scientifica è principio sacrosanto accolto ed esplicitato nella nostra Costituzione. Vorremmo che alle dichiarazioni seguano i fatti anche per quanto riguarda il nostro settore di ricerca. Siamo preoccupati che la Carta fondamentale della nostra società sia violata non dai nostri studi, ma da chi tenta di limitare la libertà di ricerca sulla scorta di strumentali e ingiustificate interpretazioni restrittive della Legge 40/2004.
Come scienziati chiediamo che alle nostre ricerche innovative sia dato il giusto rilievo, e siamo aperti a qualsiasi confronto trasparente e costruttivo. Siamo pronti e sempre disponibili a presentare in pubblico ciò che stiamo facendo, perché la scienza è un'attività che deve essere sempre svolta nella totale trasparenza e nel dialogo argomentato - senza pregiudizi.
La invitiamo a venire a visitare i nostri laboratori per prendere atto di quel che stiamo facendo, mostrando attenzione alle ricerche in corso.
Signor Presidente, sostenga e favorisca le nostre ricerche nelle forme a Lei possibili, perché queste ricerche sono parte significativa e fondamentale del bene comune: la salute di domani si garantisce soprattutto con le scelte di oggi. Un paese come l'Italia non può sottovalutare le nuove opportunità che si sono aperte sul piano scientifico in questo settore. È per questo che ci siamo rivolti direttamente a Lei sicuri di trovare considerazione e sostegno.
Il Gruppo dei Ricercatori Italiani sulle Cellule Staminali Embrionali
- Elena Cattaneo (Università di Milano)
- Gianluigi Condorelli (I.R.C.C.S. Multimedica, Milano, Fondazione Parco Biomedico San Raffaele Roma)
- Cesare Galli (LTR-CIZ, Spallanzani, Cremona, Università di Bologna)
- Fulvio Gandolfi (Università di Milano)
- Alessandro Mugelli (Università di Firenze)
- Federica C. Sangiuolo (Università di Roma "Tor Vergata")
- Giuseppe Novelli (Università di Roma "Tor Vergata" e Università dell'Arkansas)
REAZIONI
"La nostra stessa Carta costituzionale prevede quell'autonomia e liberta' della ricerca che oggi nel dibattito interno alla comunita' scientifica europea e internazionale si misura sempre piu' spesso con il nesso tra scienza, coscienza e spirito di cautela": lo rileva il ministro dei Diritti e delle Pari opportunita', Barbara Pollastrini, nel messaggio al Gruppo dei ricercatori italiani sulle cellule staminali che si e' riunito per la prima volta oggi a Roma.
"La comunita' scientifica italiana, con la ricchezza delle sue competenze e il suo pluralismo, e' una grandissima risorsa per la credibilita' e la stessa possibilita' di crescita economica e civile del Paese", prosegue il messaggio.
Il ministro dichiara inoltre di conoscere da tempo "la qualita' professionale e deontologica" dei ricercatori riuniti nel Gruppo e di avere avuto modo, recentemente "di visitare sia alcuni dei centri avanzati dove si e' sviluppata la ricerca sulle cellule staminali embrionali, sia i centri dove prosegue nel nostro Paese la ricerca sulle cellule staminali adulte. Questa mia attenzione proseguira' anche in futuro nel rispetto di quello spirito di ascolto, dialogo e confronto che, ritengo, debba ispirare la politica e la nostra capacita' di stabilire con la comunita' scientifica una relazione di reciproca fiducia".
La ricerca sulle cellule staminali embrionali non va difesa soltanto con argomenti tecnici, ma "abbiamo il dovere di difendere la dignita' del nostro lavoro": cosi' il ginecologo Carlo Flamigni intervenendo all'incontro dei ricercatori sulle cellule staminali di derivazione embrionale.
"Sarebbe grave ragionare soltanto di tecnica" perche' "la ricerca e' un grande investimento sociale dai quali possono derivare vantaggi per migliorare la qualita' di vita dei suoi elementi piu' fragili e sofferenti. Per questo i ricercatori hanno doveri molto precisi verso la societa'". Alla luce di queste considerazioni, secondo Flamigni e' importante che un Paese finanzi la ricerca di base. E' una condizione cruciale, ha aggiunto, "per evitare che un ricercatore che non trova finanziamenti da parte dello Stato vada a cercarli altrove, ad esempio dall'industria farmaceutica, e che da quel momento potrebbe non essere piu' padrone dei suoi risultati".
Il lavoro del ricercatore, ha detto ancora, non dovrebbe essere essere guidato da un'etica religiosa: "una morale religiosa sarebbe limitativa in una societa' multietnica e multireligiosa". Per Flamigni e' "allora necessario affidarsi ad una morale di senso comune non dogmatica e capace di rispondere agli stimoli che vengono dalla conoscenza, una volta individuati con chiarezza limiti e obiettivi".
Non bisogna rinunciare "alla battaglia per migliorare la legge 40" sulla fecondazione assistita e va ribadito che la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha diritto a finanziamenti pubblici, cosi' come la ricerca sulle staminali adulte. Lo ha detto Lamberto Turci (Ds) parlando al convegno.
E' ottimista, Turci, sulla possibilita' di migliorare la legge 40. "Non credo che i questo Parlamento ci siano condizioni per cancellare lo spazio che la legge 40 ha lasciato alla ricerca sulle cellule staminali embrionali". Una ricerca, questa, della quale Turci ha ribadito "la piena legittimita'". Secondo il senatore Ds "e' l'offesa piu' clamorosa al principio di legalita' dire che in Italia c'e' un divieto implicito alle ricerche di questo tipo".
Va sfatato, ha proseguito, anche il "luogo comune secondo il quale l'Italia e' il luogo per eccellenza della ricerca sulle staminali adulte". Questa affermazione e', secondo Turci, il frutto di "una campagna molto bene orchestrata". Servirebbero invece "iniziative, come il convegno di oggi, capaci di riequilibrare i termini della questione, rendendo noto quanto si fa anche nella ricerca sulle cellule staminali embrionali", oltre che su quelle adulte. Due filoni di ricerca che sono complementari, come hanno affermato i ricercatori, e che "spesso si integrano e collaborano vicendevolmente". Per questo Turci ha rilevato che anche le ricerche sulle staminali embrionali "devono avere un loro riconoscimento".
I finanziamenti europei alla ricerca "devono interessare anche quegli studi italiani realizzati con cellule staminali embrionali importate dall'estero". A chiederlo e' Lanfranco Turci, parlamentare della Rosa nel Pugno, intervenuto al convegno.
Turci, che chiede una "rivendicazione" della presenza del 'made in Italy' in quest'ambito della ricerca, denuncia un vero e proprio "risentimento anti-Mussi", da parte di alcuni comparti della societa' civile, dopo la decisione del ministro dell'Universita' e Ricerca di ritirare l'adesione italiana alla pregiudiziale etica contro la ricerca sulle staminali embrionali. Eppure, secondo Turci, gli italiani non sarebbero contrari a questo tipo di studi, e la 'debacle' referendaria sarebbe legata a ben altri fattori, come la complessita' dei temi su cui gli italiani sono stati chiamati a pronunciarsi.
"Il 66% dei nostri connazionali, secondo uno studio ad hoc -gli fa eco Demetrio Neri, docente di bioetica dell'Universita' di Messina- sarebbe favorevole alla ricerca su staminali embrionali, il 18% l'ammetterebbe solo in casi speciali, mentre solo il 4% sarebbe del tutto contrario. Ebbene si abusa di una falsa verita' avvalendosi del risultato referendario. In realta' gli italiani sono i piu' aperti alla ricerca, secondi solo ai danesi".
"Neanche a farlo apposta, stamattina avevo denunciato la natura sfacciatamente politica della sentenza emessa ieri dalla Cassazione in tema di coppie di fatto, intravedendo la possibilita' di nuove 'invasioni' da parte della magistratura in settori che non sono loro, e a poche ore di distanza si e' verificato quanto temevo: un giudice della corte d'Appello di Milano, afferma, a proposito della procreazione medicalmente assistita, che in Italia la ricerca sulle cellule staminali embrionali e' legittima". E' quanto denuncia, in una nota, il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte'.
Prosegue il comunicato: "questi signori che tentano di trovare in qualche modo l'aggiramento della legge 40 vadano a leggersi il comma 1 dell'articolo 13, che recita: 'E' vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano'". A seguito di questo "intervento improprio della magistratura si impone da parte del ministro Mastella un reale e serio intervento nei confronti di quella parte della magistratura stessa che intende, con le proprie opinioni, intende sostituirsi al parlamento".
A Pedrizzi e Volonte' risponde Lanfranco Turci: "Mi dispiace constatare che, evidentemente, gli onorevoli Volonte' e Pedrizzi non conoscono la legge 40 che hanno voluto con tanta tenacia. Quella legge non impedisce affatto la ricerca sulle cellule staminali embrionali importate dall'estero, tanto e' vero ci sono alcuni gruppi di ricercatori che conducono ricerche di eccellenza in questo campo. Il convegno di stamattina e' servito appunto per dare conto degli avanzamenti di queste ricerche da parte delle equipe che da anni si sono impegnate in collaborazione con centri di ricerca americani e di altri paesi europei".
"In Italia la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e' vietata dalla legge 40/2004, che assicura i diritti del concepito-embrione e proibisce ogni intervento su di esso che non sia finalizzato alla tutela della sua salute e, quindi, della sua vita". Lo dichiara in una nota Riccardo Pedrizzi (An), ricordando anche che "i referendum contro la legge 40 (in particolare il primo quesito) su cui gli italiani si sono espressi in maniera chiara e inequivocabile appena un anno fa, promossi anche dai ricercatori che adesso scrivono questa lettera aperta a Prodi, puntavano proprio a permettere sperimentazioni distruttive sull'embrione come, appunto, quella consistente nel prelievo da esso delle cellule staminali".
Secondo Pedrizzi, cioe', i ricercatori autori della lettera aperta a Prodi "prima hanno promosso dei referendum contro la legge 40 imputandole di non consentire la sperimentazione sulle cellule staminali embrionali e ora, dopo aver straperso quei referendum, sostengono che la normativa permette tale sperimentazione distruttiva sull'embrione". Continuano, dunque, le sue accuse: "E' chiaro che non ci vogliono stare, non vogliono accettare la democrazia, la volonta' popolare. E cercano in ogni modo di aggirare la legge in vigore, chiara e inequivocabile sia nella lettera che nello spirito". In conclusione, Pedrizzi sottolinea che "la legge 40, come tutte le leggi dello Stato, va applicata e rispettata, impedendo che l'essere umano possa essere trasformato in cavia e che su di esso si possa praticare la vivisezione. Vero Prodi?".
Ripensare al ruolo degli embrioni crioconservati, rendendo quelli danneggiati o 'abbandonati' per anni e anni disponibili per la produzione di staminali embrionali da utilizzare in ricerca. E' l'invito avanzato da Amedeo Santosuosso, giudice della Corte d'Appello di Milano, durante l'incontro dei ricercatori italiani.
"L'articolo 1 della legge 40 riconosce pari dignita' all'embrione rispetto agli altri soggetti coinvolti nella procreazione. Ma vi sono alcuni casi in cui - prosegue - tale tutela giuridica potrebbe venir meno. Pensiamo, ad esempio, a un embrione crioconservato da una decina d'anni. Qualora la 'madre' decidesse di sottoporsi all'impianto, sarebbe imprudente il medico favorevole all'impianto di quell'embrione 'vecchio' di 10 anni. In casi come questo e in casi in cui l'embrione dovesse rivelarsi inidoneo all'impianto, la tutela dell'articolo 1 della legge 40 verrebbe a mancare e, a questo punto, la ricerca in tal senso andrebbe favorita senza dover ricorrere all'importazione di staminali embrionali prodotte all'estero".
Gli studi italiani sulle cellule staminali embrionali importate dall'estero sono un 'escamotage' per sfuggire ai limiti imposti dalla legge 40 sulla fecondazione assistita. Lo afferma il Centro di Bioetica dell'universita' Cattolica diretto da Adriano Pessina, che, in una nota, critica duramente la posizione dei ricercatori che conducono questi studi, riuniti in un incontro a Roma. "L'importazione di cellule staminali derivate da embrione e' un chiaro tentativo di aggirare quanto stabilito dalla legge 40, dimenticando e tradendo lo spirito della legge che ha chiuso la strada a ogni ipotesi di ricerca sulle cellule staminali embrionali".
"Che la prassi dell'importazione di cellule staminali derivanti da embrione venga poi anche presentata come legittima, in base a un'interpretazione riduttivistica del testo giuridico, esprime l'immagine di un gruppo di ricercatori interessati a far valere la loro posizione, prescindendo dai contenuti etici del dibattito tuttora in corso all'interno della comunita' scientifica europea. Persuaso del fatto che l'etica sia universale e non conosca, dunque, confini geografici, il Centro di Bioetica della Cattolica esprime poi la sua preoccupazione per l'immagine di laicita' che emerge dalle dichiarazioni attribuite a Carlo Flamigni, incentrate sulla proposta di una scienza governata da un vuoto buon senso incapace di criticita'. Il Centro di Bioetica e', invece, convinto che la via della scienza sia in grado di coniugare con intelligenza e umanita' le istanze della ricerca e quelle dell'etica. Ci si augura, comunque, che il dialogo su questi temi continui a rimanere aperto", conclude la nota.
"E' vero la legge 40 non proibisce la ricerca sulle cellule staminali embrionali che provengono da linee cellulari acquistate". Lo ha detto Ignazio Marino, Ds, presidente della commissione sanita' del Senato, intervenuto in un dibattito alla Festa dell'Unita'. "In altre e' possibile oggi, nel nostro paese, fare ricerca sulle cellule staminali embrionali che vengono acquistate da linee cellulari prodotte all'estero".
Secondo il diessino e' necessario "cercare strumenti che consentano di fare la ricerca con le cellule staminali totipotenti che hanno le stesse caratteristiche di quelle embrionali e che possono essere prodotte attraverso un trasferimento nucleare che, bloccando un gene specifico, permette di ottenere cellule staminali di una struttura che viene chiamata embrioide e che non puo' essere impiantata".
Marino, tuttavia, indica delle strade "su cui ci si deve concentrare se si vuole fare un favore alla ricerca". Queste strade sono: cellule staminali adulte; cellule staminali cordonali; cellule staminali con caratteristiche delle embrionali; infine Marino parla della possibilita' di "identificare tra gli embrioni congelati quali non possono piu' dare origine ad un bambino. Stiamo lavorando anche in Parlamento per trovare finanziamenti per individuare in quale momento l'embrione perde capacita' riproduttiva".
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