Italia. Grasso: Balcani retrobottega dei nuovi traffici di droga
Non solo area di transito sulle rotte degli affari illeciti, ma retrobottega del grande mercato della droga e di stoccagggio di 'merci' varie frutto di traffici transnazionali cogestiti dalla criminalita' italiana con partner mafiosi stranieri. E' questo il nuovo profilo dei Balcani secondo il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, il quale -accompagnato dal sostitituto Antonio Laudati- ha concluso oggi a Belgrado una visita di tre giorni dedicata allo scambio d'informazioni ed esperienze e all'intensificazione della collaborazione con le autorita' della Serbia-Montenegro.Giunto lunedi' nella capitale serba, Grasso ha partecipato a un seminario promosso dall'Osce sulla compatibilita' dei diversi sistemi giudiziari della regione ed e' stato protagonista d'un affollato dibattito all'Universita' di Belgrado con studenti, studiosi di diritto e specialisti. Appuntamenti a margine dei quali ha avuto ieri colloqui col procuratore nazionale serbo, Slobodan Jankovic, e con il capo della procura speciale contro il crimine organizzato, Slobodan Radovanovic, per poi coronare oggi la missione incontrando il ministro della giustizia, Zoran Stojkovc, e quello dell'interno, Dragan Jocic.
L'obiettivo vuol essere quello di rafforzare un rapporto di cooperazione, investigativa e non solo, che ha gia' prodotto risultati. Un obiettivo che e' una necessita', ha sottolineato l'alto magistrato italiano, illustrando i segnali di crescenti intrecci criminali a cavallo fra le sponde dell'Adriatico. Il tutto sullo sfondo di una piu' generale globalizzazione del crimine organizzato prevista gia' 20 anni fa da Giovanni Falcone, che fu capace di delineare fin dal 1987 la tendenza a un 'avvicinamento' tra le piu' pericolose piovre del pianeta (da Cosa Nostra siciliana alle famiglie americane, dalla mafia turca a quelle russa ed ex sovietiche, dalla yakuza giapponese alle triadi cinesi), come lo stesso procuratore ha ricordato agli studenti belgradesi.
Quanto ai Balcani, 'sappiamo che ci sono presenze criminali italiane non solo in Romania e Bulgaria, ma pure in Serbia', ha detto Grasso parlando con l'Ansa nella sede della residenza dell'ambasciatore italiano a Belgrado, Alessandro Merola. Paesi che sono soprattutto 'punti di transito per il traffico degli esseri umani, della droga e delle armi' in un quadro di 'scambio di favori e alleanze' tra cosche di diverse nazionalita', ma stanno diventando anche qualcosa di piu'.
'Il nostro sospetto e' che nella regione si stia moltiplicando l'insediamento di basi operative, gestite insieme da clan italiani e locali come depositi di stoccaggio dai quali si possono poi dosare verso il mercato finale occidentale le forniture di eroina proveniente da Afghanistan e Asia centrale, ma anche di cocaina prodotta in altri continenti', ha spiegato Grasso. Insomma, una sorta di maxi retrobottega collocato in un territorio geograficamente vicino ancora in parte instabile e non pienamente controllato, assai piu' comodo di certe vecchie piattaforme africane o asiatiche ormai sotto tiro. Una realta' che minaccia la sicurezza e l'economia sia dei Paesi balcanici sia dell'Italia e che impone collaborazione.
Di qui i contatti con i magistrati serbi schierati 'con determinazione' sulla trincea dell'antimafia e con i ministri competenti. Il titolare della giustizia Stojkovic ha concordato in particolare con Grasso sull'opportunita' di creare un coordinamento regionale delle procure specializzate nella lotta alla grande criminalita' e ha osservato che nella nuova Serbia 'le leggi ci sono, ma occorre l'aiuto di Paesi come l'Italia per renderle piu' efficaci nella pratica'. Un punto, questo, sul quale e' convenuto pure il ministro dell'interno Jocic, evocando con l'ospite forme d'interazione nelle 'attivita' di analisi e intelligence' e la necessita' di 'assistenza da parte italiana per l'addestramento degli uomini e il pieno adeguamento dei nostri standard normativi a quelli europei'.
Questioni sulle quali Grasso si e' mostrato in sintonia, offrendo la disponibilita' delle strutture antimafia italiane ad accrescere una cooperazione bilaterale che ha gia' permesso negli ultimi anni di colpire (o quanto meno costringere verso altri lidi, come le isole britanniche) il traffico di sigarette tra il Montenegro e la Puglia. E manifestando inoltre la volonta' di condividere 'con gli amici serbi' l'esperienza che 'l'Italia purtroppo ha dovuto fare nella lotta alla mafia', tanto sul terreno delle indagini quanto su quello delle leggi.
La prospettiva -ha evidenziato il procuratore- e' in ultima analisi quella di 'combattere ancor meglio il fenomeno mafioso, anche nelle relazioni che esso ha con la finanza, gli affari, l'economia e talora la politica'. Una prospettiva che del resto puo' essere indicata come 'ulteriore tappa' dell'impegno antimafia nella stessa Italia: dopo la cattura recente (non certo ignorata in Serbia e che oggi gli e' valsa le congratulazioni pubbliche del ministro Jocic) del non piu' inafferrabile padrino Bernardo Provenzano.
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