Italia. Incontro tra Radicali e Antonio Maria Costa
Ieri pomeriggio, Antonio Maria Costa (Direttore Esecutivo UNODC, Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine) ha ricevuto nella sua casa di Mondovì (Cn) una delegazione radicale composta dai consiglieri regionali radicali Carmelo Palma e Bruno Mellano e da Giulio Manfredi e Gianni Pizzini (Comitato Nazionale Radicali Italiani).Al termine del colloquio, durato oltre un'ora e mezza, gli esponenti radicali hanno dichiarato:
"Ringraziamo, innanzitutto, il Dr. Costa per averci voluto ricevere e per aver avuto con noi una discussione assolutamente non formale e di cortesia ma che ha affrontato tutti i nodi del dilemma "proibizionismo/antiproibizionismo". Abbiamo subito invitato il nostro interlocutore ad intraprendere uno studio complessivo sui costi delle politiche proibizioniste che comprendesse tutti i settori coinvolti (sanitario, giudiziario, libertà civili, economia .); il Dr. Costa ha risposto positivamente alla nostra sollecitazione. Rilevanti ci sono apparsi anche il suo netto rifiuto alla criminalizzazione delle persone tossicodipendenti e, d'altro canto (e, a parer nostro, in modo contraddittorio) la sua attenzione al mondo delle carceri, in Russia come in Cina come in Iran. Costa ci ha raccontato un aneddoto illuminante la situazione delle carceri del Terzo Mondo: nella galera di Teheran, un detenuto chiamato "the businessman" ha fabbricato una siringa con una biro Bic e l'affitta ai tossicodipendenti al costo di un centesimo di dollaro per iniezione; quella siringa è usata 300 volte al giorno e il "businessman" incassa, quindi, tre dollari al giorno!
Restano intatte fra noi e il Direttore dell'UNODC le enormi differenze di valutazione sul contesto in cui si collocano le politiche proibizioniste; di fronte al nostro invito a riflettere, per esempio, sull'effetto devastante prodotto dal monopolio criminale del mercato della droga sul tessuto sociale, civile ed economico della città di Napoli, Costa ha minimizzato tale impatto e si è comunque rifiutato di porre tali costi allo stesso livello di quelli sanitari derivanti, a parer suo, da una eventuale legalizzazione di tale mercato; uguale minimizzazione è stata espressa sulla somministrazione controllata di eroina in atto da dieci anni in Svizzera. Costa ha poi ripreso le parole d'ordine dell'on. Fini rispetto all'equivalenza delle droghe leggere e di quelle pesanti e alla stigmatizzazione degli antiproibizionisti, a suo dire responsabili di un progetto di riforma delle convenzioni internazionali che aumenterebbe la diffusione del consumo di droga.
Ci pare, infine, da sottolineare che tutti i sedicenti "successi antidroga" che Costa ci ha elencato (Laos, Birmania, Colombia) sono stati ottenuti a scapito delle libertà e dei diritti civili, del sacrificio della democrazia in quei Paesi.
Resta il fatto che il predecessore di Costa, Pino Arlacchi non avrebbe mai ricevuto e accettato di discutere in questi termini con gli antiproibizionisti, e che Costa, a differenza di Arlacchi, pur rimanendo ancorato "burocraticamente" alla logica proibizionista, non indulge ai toni messianici con cui Arlacchi pateticamente dissimulava il fallimento delle Convenzioni internazionali proibizioniste.".
Al termine dell'incontro, c'è stato il rituale scambio dei regali; i radicali hanno donato una copia del libro "Il proibizionismo è un crimine" (a cura del CORA) al Dr. Costa, che ha ricambiato con una copia del "Rapporto mondiale sulle Droghe - 2004" (a cura dell'UNODC).
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