Italia. Indagine su qualita' e quantita' delle condanne, pene comminate ed espiazione
Indagine dell' Eures, istituto di ricerche economiche e sociali, sulla quantita' e sulla qualita' delle condanne, sulla media delle pene comminate e sulla effettiva loro espiazione, tracciando anche l'identikit del condannato. Tutti i dati si riferiscono a condanne passate in giudicato in un arco di tempo che comprende gli ultimi dieci anni.
Nell'ultimo decennio, sono stati 850 mila gli anni di detenzione inflitti e non scontati in carcere. Dal rapporto tra anni scontati e anni di reclusione comminati dalle sentenze definitive e' stato possibile realizzare l' indice di certezza della pena, vale a dire la percentuale degli anni effettivamente trascorsi in carcere su quelli inflitti, che tocca nel 2001 la punta più bassa (38,4%) e nel 1995 la punta più alta (44,9%).
Per quali reati si rischia di andare in carcere dopo la condanna definitiva? Calcolando il rapporto tra detenuti e condannati, la classifica vede ai primi posti il sequestro di persona e l'omicidio volontario; seguono estorsione, produzione e spaccio di stupefacenti, rapina, istigazione e sfruttamento della prostituzione, violenze sessuali, furto, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, infanticidio, atti osceni, lesioni personali volontarie; in coda peculato, truffa, bancarotta, emissioni di assegni a vuoto, lesioni personali colpose e omicidio colposo.
Dal 1995 e' cresciuto il peso dei condannati che hanno precedenti penali, che rappresentano il 62 per cento del totale.
I condannati stranieri, per lo piu' immigrati, sono aumentati: dal 94 al 2000, la loro incidenza rispetto al totale dei condannati e' passata dal 10,8% al 19,1%. Rispetto alle condanne ricevute, sono proprio gli stranieri a rischiare di piu' il carcere rispetto agli italiani: nel 2000 i condannati stranieri sono stati infatti il 19,1% del totale, mentre i detenuti stranieri ammontavano al 28,8% del totale dei detenuti, con uno scarto di quasi 10 punti percentuali tra le due componenti. Prostituzione e furto i reati con la piu' alta componente di immigrati (42,9% e 42,5%), seguiti da spaccio di stupefacenti (30,7% dei condannati), rapina (19,8%), violenze sessuali (16,2%) e omicidio volontario (8,6%).
Secondo l'indagine e' piu' facile andare in carcere per reati di bassa manovalanza criminale, commessi magari da stranieri, come lo spaccio di sostanze stupefacenti, rispetto a reati piu' "raffinati" come il peculato o la bancarotta.
L' indagine non consente valutazioni sulla qualita' della difesa dei criminali di basso profilo o sul condizionamento esercitato dalla estrazione sociale che, evidentemente secondo l' Eures, hanno un peso sull'iter processuale e detentivo del condannato. Preoccupa l'aumento dei giovani e delle donne tra i condannati. Ma ancor piu' preoccupante e' la constatazione che chi ha sbagliato una volta (il pregiudicato) torni a delinquere mentre dovrebbe essere in teoria recuperato.
Nell'ultimo decennio, sono stati 850 mila gli anni di detenzione inflitti e non scontati in carcere. Dal rapporto tra anni scontati e anni di reclusione comminati dalle sentenze definitive e' stato possibile realizzare l' indice di certezza della pena, vale a dire la percentuale degli anni effettivamente trascorsi in carcere su quelli inflitti, che tocca nel 2001 la punta più bassa (38,4%) e nel 1995 la punta più alta (44,9%).
Per quali reati si rischia di andare in carcere dopo la condanna definitiva? Calcolando il rapporto tra detenuti e condannati, la classifica vede ai primi posti il sequestro di persona e l'omicidio volontario; seguono estorsione, produzione e spaccio di stupefacenti, rapina, istigazione e sfruttamento della prostituzione, violenze sessuali, furto, violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, infanticidio, atti osceni, lesioni personali volontarie; in coda peculato, truffa, bancarotta, emissioni di assegni a vuoto, lesioni personali colpose e omicidio colposo.
Dal 1995 e' cresciuto il peso dei condannati che hanno precedenti penali, che rappresentano il 62 per cento del totale.
I condannati stranieri, per lo piu' immigrati, sono aumentati: dal 94 al 2000, la loro incidenza rispetto al totale dei condannati e' passata dal 10,8% al 19,1%. Rispetto alle condanne ricevute, sono proprio gli stranieri a rischiare di piu' il carcere rispetto agli italiani: nel 2000 i condannati stranieri sono stati infatti il 19,1% del totale, mentre i detenuti stranieri ammontavano al 28,8% del totale dei detenuti, con uno scarto di quasi 10 punti percentuali tra le due componenti. Prostituzione e furto i reati con la piu' alta componente di immigrati (42,9% e 42,5%), seguiti da spaccio di stupefacenti (30,7% dei condannati), rapina (19,8%), violenze sessuali (16,2%) e omicidio volontario (8,6%).
Secondo l'indagine e' piu' facile andare in carcere per reati di bassa manovalanza criminale, commessi magari da stranieri, come lo spaccio di sostanze stupefacenti, rispetto a reati piu' "raffinati" come il peculato o la bancarotta.
L' indagine non consente valutazioni sulla qualita' della difesa dei criminali di basso profilo o sul condizionamento esercitato dalla estrazione sociale che, evidentemente secondo l' Eures, hanno un peso sull'iter processuale e detentivo del condannato. Preoccupa l'aumento dei giovani e delle donne tra i condannati. Ma ancor piu' preoccupante e' la constatazione che chi ha sbagliato una volta (il pregiudicato) torni a delinquere mentre dovrebbe essere in teoria recuperato.
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