Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Islam europeo da svecchiare? Musulmani italiani: prima di tutto integrare

U.E. - ITALIA
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Islamici europei arrocati su posizioni 'vecchie' e superate? Impossibile generalizzare, anzi, spinte di riformismo in Europa si fanno sentire. Ma per un vero dialogo il solo sforzo dei musulmani non basta: l'Occidente deve fare la sua parte aprendosi al confronto e all'integrazione. Cosi' in sintesi, numerosi esponenti del mondo islamico in Italia rispondono al sociologo Felice Dassetto, che in un'intervista oggi al "Sole 24 Ore" ha affermato "la grossa carenza di elaborazione dottrinale e culturale moderna". E alla necessita', denunciata dal sociologo di formare "una classe dirigente per gli islamici d'Europa, ancora carente sul piano intellettuale", gli islamici italiani rispondono che il dinamismo in questo senso non manca: una classe dirigente si sta evolvendo e riflette su come di far convivere la societa' contemporanea con la dottrina islamica.
"Non si puo' generalizzare - afferma all'ADNKRONOS il sociologo musulmano Abdessattar Chaouech - non e' vero che tutti hanno 'idee vecchie': si va dalle idee laiche dell'Islam a quelle piu' salafiti strettamente ortodosse, fino ad altre letture si sforzano per arrivare ad una interpretazione che salvaguardi il nucleo duro della cultura d'origine ma, allo stesso tempo, prenda punti positivi della cultura occidentale".
Secondo il sociologo, la chiusura di parte dell'Islam e' anche causata dalla condizione di immigrato, "forse il processo di integrazione sarebbe stato piu' semplice fin dall'inizio - sottolinea - se l'immigrato fosse stato senza conflitti aperti nella societa' ospitante, ma credo che tanti immigrati musulmani sono arrivati a quella che si puo' definire una 'combinazione culturale""'.
Piu' perentorio il presidente dell'Unione Musulmani d'Italia Adel Smith, secondo il quale "il multiculturalismo non e' facile non a causa dei musulmani ma dei non musulmani che si stanno comportando verso l'Islam come negli anni '30, quando l'Europa era ostile agli ebrei. Come si fa a parlare di multiculturalismo se in Italia c'e' uno Stato che presta assistenza religiosa solo a cattolici e non a tutti gli altri?". "Sarebbe necessario un rapporto di fiducia reciproca - precisa - ma non si puo' avere fiducia nei criminali di guerra: una parte dell'Occidente dovrebbe evitare di invadere in maniera colonialista i paesi musulmani, affiancando gli Usa nelle occupazioni di Israele e nelle torture agli iracheni. Prima di tutto deve finire il conflitto armato e il tentativo di sfruttare risorse che sono state rubate alle terre dei paesi musulmani".
Mario Scialoja, gia' leader della Lega musulmana in Italia ed ex ambasciatore, pur "d'accordo sulla necessita' di un Islam piu' aperto alla societa' attuale e sulla mancanza di leadership nell'Islam europeo" rifiuta di "commentare le parole di Dassetto, che non ha nessuna autorita' per discutere sulla corretta interpretazione Islam".
A ritenere che per gettare le basi del dialogo lo stesso l'Occidente debba fare la sua parte e' anche il segretario generale del Centro islamico che gestisce la grande moschea di Roma, Abdellah Redouane. "L'integrazione nasce da una conoscenza reciproca - afferma - la societa' che non riesce a integrare le sue componenti e' bloccata come la democrazia che non arriva farlo e' in crisi: la partita si gioca sul campo sociale e politico, per questo motivo un ripensamento del pensiero islamico puo' aiutare ma non e' sufficiente. Dobbiamo credere in valori che dobbiamo condividere con la societa' europea, perche' vivere in una societa' moderna va al di la' del dogma e della fede".
Sulla necessita' di una ventata di rinnovamento, e' d'accordo Reduane, secondo il quale "la strada del dialogo e' quella giusta da imboccare, una chiave di lettura che vede l'importanza di un revisionismo storico e del riformismo dogmatico, inteso come rinnovamento e non come negazione dei principi per sostituirlo con nuovi. Ma questo e' un percorso molto lento - sottolinea - che necessita di tempo".
Concordano gli islamici italiani sul fatto che l'integrazione sia un percorso comune e non debba essere calata dall'alto. "L'interpretazione dei testi e' gia' stata fatta da autorevoli studiosi e la conoscenza della lingua che avevano loro e' difficile trovarla ora - sottolinea Adel Smith - una reinterpretazione dei testi significherrebbe una manipolazione e l'Islam non puo' farlo se vuole conservare la propria ortodossia. Si assiste ad un tentativo di cambiare l'Islam, cadendo nello stesso errore che ha fatto il cristianesimo, cambiando i connotati originari della religione".
Tutti d'accordo gli esponenti dell'Islam italiano sulla mancanza di una consolidata classe dirigente in Europa, ma lo addebitano alla storia di immigrazione degli islamici nel vecchio continente. C'e' dinamismo pero' che spinge aad individuare una leadership, come e' vivo il dibattito tra i pensatori musulmani sulla via di una pacifica convivenza degli islamici nella societa' occidentale. Ne e' convinto Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice presidente della Comunita' religiosa islamica (Coreis), secondo il quale "il futuro dell'Islam in Europa dipendera' dalla capacita' di organizzare e promuovere il dibattito intellettuale tra dottrina islamica e le sfide della modernita' della cultura contemporanea".
"Sono reduce da numerose iniziative europee che ci fanno ben sperare - spiega Pallavicini - incontri tra ministri del culto o epsonenti del mondo musulmano attenti ad elaborare strategie per favorire nuove integrazioni salvaguardando i principi della nostra dottrina. C'e' un grande dinamismo della comunita' islamica europea e l'intenzione di sviluppare una riflessione e trovare coordinate di riferimento per vivere la nostra dimensione religiosa nel mondo contemporaneo".
La consapevolezza della necessita' di una classe dirigente "non deve essere imposta da fuori", afferma il sociologo musulmano Chaouech, sottolineando che comunque questa classe si sta formando, a velocita' diverse a seconda dei paesi di accoglienza. Secondo Chaouech esiste una "lettura nuova e riformista dell'Islam, ad esempio, il mutuo preso con prestito ad interesse nei paesi islamici e' proibito ma il Consiglio europeo per la giurisprudenza islamica in Occidente, viste le difficolta' che trovano i musulmani a comprare o affittare casa, ha permesso loro di prendere mutuo con interesse, anche se solo per comprare un'abitazione.
La storia e la condizione di immigrati, spinti a trasferirisi in Europa per la necessita' di lavoro e', secondo il segretario dell'Ucoii Hamza Roberto Piccardo, Redouane e Smith, tra le cause del ritardo nella creazione di una leadership di islamici nel vecchio continente. "Credo che il ritratto di Dassetto, che pure ritengo uno studioso serio, sia un po' impietoso - afferma Piccardo - non tiene conto della realta' durissima in cui si e' formata la realta' islamica in Europa".
"Gli immigrati islamici - aggiunge Piccardo - che sono andati via dai paesi di origine in cerca di lavoro non erano pensatori, era gente che praticava un mestiere ma si sono dedicati alla comunita' islamica con amore. Gli intellettuali pero' si stanno formando. Ad esempio l'European Muslim Network (Emn) lavora da diversi anni per contestualizzare l'Islam".
Redouane, sulla mancanza di una classe dirigente, afferma invece che "c'e' una dinamica a livello organizzativo non seguita parallelamente a livello intellettuale. Ma c'e' qualcosa che si muove, basta guardare ai figli degli immigrati che arrivano all'universita'. E' un percorso lento ma i pensatori ci sono, solo che a volte vengono ascoltati poco e invece si da piu' retta ai predicatori". "L'Islam in Europa ha idee giovani ma ancora non organizzate come si deve - sottolinea invece Adel Smith - gli islamici del vecchio continente sono soprattutto immigrati e non c'e' stata finora una spinta forte dei musulmani europei e del mondo a scegliere, una volta per tutte, una loro guida".
L'idea lanciata dal sociologo Dassetto di promuovere la riflessione dell'Islam in Europa anche attraverso l'apertura delle facolta' di teologia e studi islamici, e' accettata con 'riserva' da Piccardo. "Bene contributi di questo tipo a patto che non si vogliano creare 'Islam ad hoc' ma servano ad avviare un lavoro scientifico serio", dichiara Piccardo mentre piu' ottismista e' il sociologo Chaouech, secondo il quale iniziative di questo tipo potrebbero servire "ad anticipare il processo di integrazione". "Sono contro le nicchie accademiche - dice Pallavicini - che rischiano di diventare dei ghetti. Piuttosto preferirei l'istituzione di commissioni di lavoro miste dove intellettuali musulmani ed europei e studiosi di Islam possano collaborare".
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