Italia. Ismu: 120 casi di mutilazioni genitali femminili a Milano
Sono quasi 120 le donne a Milano e un centinaio quelle a Brescia che sarebbero state sottoposte a mutazioni dei genitali femminili. Una stima che emerge da una ricerca presentata a Milano durante il convegno organizzato dalla Regione Lombardia e da Fondazione Ismu "Gli immigrati in Lombardia". condotta dalla Fondazione. Difficile fornire cifre ufficiali. Manca ancora uno studio quantitativo sull'argomento e non e' possibile stabilire il numero delle mutilazioni genitali femminili a fronte di "testimonianze secondo le quali, un quarto delle donne egiziane e la totalita' delle somale che vivono in Lombardia - afferma la ricerca - dovrebbero essere state sottoposte a queste mutilazioni, mentre altre parlano di numeri ben piu' ridotti".
Uno studio, quello affrontato nel convegno sull'integrazione e la multietnicita', in cui i ricercatori sono partiti da interviste effettuate tra gli operatori sanitari della provincia di Milano e di Brescia e che ha fornito i primi dati utili.
"L'indicazione e' di un centinaio di donne, sopra i 15 anni, con mutilazioni nel bresciano e quasi 120 a Milano a luglio 2005". Si tratta di casi piu' visibili, ma talvolta "processi non sempre consapevoli di rimozione tendono a celare, agli occhi degli stessi operatori sanitari, le forme piu' lievi del fenomeno". Operazioni che risulterebbero sempre meno invasive rispetto al passato, anche se sempre gravissime, si sottolinea nella ricerca dal punto di vista personale, sanitario e psicologico.
Se si stanno diffondendo lentamente sistemi di parziale anestesia, a operare donne e bambine sono quasi sempre uomini. "Molte ricerche empiriche svolte sia su scala nazionale sia regionale - afferma Nicola Pasini, curatore della ricerca e docente di Scienze politiche all'Universita' degli studi di Milano - hanno fatto emergere che dal punto di vista dell'incontro tra domanda e offerta sanitaria sono gli immigrati che incontrano le difficolta' maggiori nell'accesso alle strutture sanitarie del Paese ospitante e quindi, prima ancora che a un problema di carattere etico-giuridico circa il diritto alla salute e all'assistenza sanitaria, siamo di fronte a un problema di carattere culturale e psicologico".
Uno studio, quello affrontato nel convegno sull'integrazione e la multietnicita', in cui i ricercatori sono partiti da interviste effettuate tra gli operatori sanitari della provincia di Milano e di Brescia e che ha fornito i primi dati utili.
"L'indicazione e' di un centinaio di donne, sopra i 15 anni, con mutilazioni nel bresciano e quasi 120 a Milano a luglio 2005". Si tratta di casi piu' visibili, ma talvolta "processi non sempre consapevoli di rimozione tendono a celare, agli occhi degli stessi operatori sanitari, le forme piu' lievi del fenomeno". Operazioni che risulterebbero sempre meno invasive rispetto al passato, anche se sempre gravissime, si sottolinea nella ricerca dal punto di vista personale, sanitario e psicologico.
Se si stanno diffondendo lentamente sistemi di parziale anestesia, a operare donne e bambine sono quasi sempre uomini. "Molte ricerche empiriche svolte sia su scala nazionale sia regionale - afferma Nicola Pasini, curatore della ricerca e docente di Scienze politiche all'Universita' degli studi di Milano - hanno fatto emergere che dal punto di vista dell'incontro tra domanda e offerta sanitaria sono gli immigrati che incontrano le difficolta' maggiori nell'accesso alle strutture sanitarie del Paese ospitante e quindi, prima ancora che a un problema di carattere etico-giuridico circa il diritto alla salute e all'assistenza sanitaria, siamo di fronte a un problema di carattere culturale e psicologico".
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