Italia. Ismu: ecco l'identikit dei potenziali cittadini italiani
Soprattutto marocchini, maschi, con un alto livello di istruzione, un lavoro a tempo indeterminato e uno stipendio medio di oltre mille euro al mese. Ecco, secondo la Fondazione Ismu (Studi e ricerche sulla multietnicità), chi sono i nuovi potenziali cittadini italiani, gli immigrati che dopo cinque anni potrebbero ottenere la cittadinanza italiana.
La proposta di riduzione dei termini per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati solleva polemiche e paura. Soprattutto dopo gli sventati attacchi terroristici a Londra: gli arrestati, infatti, non sono immigrati, ma cittadini inglesi di immigrazione musulmana. Considerando il contesto italiano e la recente proposta di modifica della legge sull'immigrazione, potrebbero sorgere dubbi sull'opportunità della riforma in atto a livello di sicurezza interna. L'Ismu ha voluto rispondere ai timori stilando un identikit del potenziale nuovo cittadino italiano. Ecco quanti e chi sono gli immigrati che dopo cinque anni potrebbero ottenere la cittadinanza italiana.
I POTENZIALI NUOVI CITTADINI ITALIANI: CONSISTENZA E CARATTERISTICHE
Da un'apposita elaborazione dei dati ricavati nel corso di un'indagine campionaria recente mente svolta dall'Ismu per conto del Ministero del lavoro si identificherebbero circa 1037 mila stranieri che, a seguito della riduzione dei termini da 10 a 5 anni, potrebbero presentare istanza per l'ottenimento della cittadinanza italiana. Ciò significherebbe un innalzamento dello stock dai circa 750 mila residenti ultradecennali ai circa 1800 mila ultraquinquennali.
Oltre a ciò, andrebbero messe in conto nell'immediato circa 300 mila unità che matureranno la presenza quinquennale nel 2007 e altre 200 mila che lo competeranno nel 2008. Naturalmente si tratta di valori del tutto teorici sia perché non tutti coloro che sono nel nostro paese da lungo tempo sono in possesso dei necessari requisiti di continuità rispetto alla residenza, sia perché non è assolutamente detto che, pur potendolo, siano tutti interessati a diventare cittadini italiani.
Se dunque, con maggior realismo, ci si limita a considerare quel 9,8% di immigrati stranieri che sono già in possesso della carta di soggiorno e che vivono altresì con il coniuge e gli eventuali figli - coniugando pertanto un'anzianità di residenza in Italia almeno quinquennale con un progetto migratorio verosimilmente stabile - lo stock dei potenziali 'aspiranti alla cittadinanza' a seguito della nuova normativa scenderebbe a 331 mila unità.
Gli 'aspiranti' cittadini italiani, spiega ancora l'Ismu, avrebbero questi caratteri:
- una lieve superiorità della componente maschile (53%);
- la significativa prevalenza di marocchini (20%), albanesi (12%) e filippini (7%);
- la sussistenza di una soluzione abitativa generalmente adeguata: il 31% risulta proprietario dell'abitazione in cui vive e il 66% ha una sistemazione in affitto unicamente con i propri familiari);
- il possesso di elevati livelli di scolarità: il 44% è diplomato e il 18% laureato;
- un alto tasso di attività (84% dei casi) con una netta prevalenza di occupati regolari a tempo indeterminato e con orario normale (53% degli attivi) e una buona rappresentanza di imprenditori (9,2% degli attivi);
- il prolungato possesso di un lavoro regolare (nel 60% dei casi da oltre 5 anni) e la disponibilità di un reddito medio mensile da lavoro di 1139 euro.
La proposta di riduzione dei termini per la concessione della cittadinanza italiana agli immigrati solleva polemiche e paura. Soprattutto dopo gli sventati attacchi terroristici a Londra: gli arrestati, infatti, non sono immigrati, ma cittadini inglesi di immigrazione musulmana. Considerando il contesto italiano e la recente proposta di modifica della legge sull'immigrazione, potrebbero sorgere dubbi sull'opportunità della riforma in atto a livello di sicurezza interna. L'Ismu ha voluto rispondere ai timori stilando un identikit del potenziale nuovo cittadino italiano. Ecco quanti e chi sono gli immigrati che dopo cinque anni potrebbero ottenere la cittadinanza italiana.
I POTENZIALI NUOVI CITTADINI ITALIANI: CONSISTENZA E CARATTERISTICHE
Da un'apposita elaborazione dei dati ricavati nel corso di un'indagine campionaria recente mente svolta dall'Ismu per conto del Ministero del lavoro si identificherebbero circa 1037 mila stranieri che, a seguito della riduzione dei termini da 10 a 5 anni, potrebbero presentare istanza per l'ottenimento della cittadinanza italiana. Ciò significherebbe un innalzamento dello stock dai circa 750 mila residenti ultradecennali ai circa 1800 mila ultraquinquennali.
Oltre a ciò, andrebbero messe in conto nell'immediato circa 300 mila unità che matureranno la presenza quinquennale nel 2007 e altre 200 mila che lo competeranno nel 2008. Naturalmente si tratta di valori del tutto teorici sia perché non tutti coloro che sono nel nostro paese da lungo tempo sono in possesso dei necessari requisiti di continuità rispetto alla residenza, sia perché non è assolutamente detto che, pur potendolo, siano tutti interessati a diventare cittadini italiani.
Se dunque, con maggior realismo, ci si limita a considerare quel 9,8% di immigrati stranieri che sono già in possesso della carta di soggiorno e che vivono altresì con il coniuge e gli eventuali figli - coniugando pertanto un'anzianità di residenza in Italia almeno quinquennale con un progetto migratorio verosimilmente stabile - lo stock dei potenziali 'aspiranti alla cittadinanza' a seguito della nuova normativa scenderebbe a 331 mila unità.
Gli 'aspiranti' cittadini italiani, spiega ancora l'Ismu, avrebbero questi caratteri:
- una lieve superiorità della componente maschile (53%);
- la significativa prevalenza di marocchini (20%), albanesi (12%) e filippini (7%);
- la sussistenza di una soluzione abitativa generalmente adeguata: il 31% risulta proprietario dell'abitazione in cui vive e il 66% ha una sistemazione in affitto unicamente con i propri familiari);
- il possesso di elevati livelli di scolarità: il 44% è diplomato e il 18% laureato;
- un alto tasso di attività (84% dei casi) con una netta prevalenza di occupati regolari a tempo indeterminato e con orario normale (53% degli attivi) e una buona rappresentanza di imprenditori (9,2% degli attivi);
- il prolungato possesso di un lavoro regolare (nel 60% dei casi da oltre 5 anni) e la disponibilità di un reddito medio mensile da lavoro di 1139 euro.
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